Il "Set of Indicators" dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) è un insieme di indicatori chiave utilizzato per monitorare e valutare diverse dimensioni dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile in Europa. È progettato per fornire informazioni sullo stato dell'ambiente e sul progresso verso obiettivi di sostenibilità.
Sono presenti gli indicatori ISPRA che hanno una corrispondenza (non sempre univoca) con gli indicatori del suddetto core set.
In alcuni casi, a un singolo indicatore del core set ISPRA corrisponde uno o più indicatori del core set in questione, o viceversa, più indicatori del core set ISPRA corrispondono a un singolo indicatore del core set di riferimento.
EEA - Set of Indicators
TEMPERATURA MEDIA
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore descrive l'andamento della temperatura media in Italia. L'aumento della temperatura media registrato in Italia negli ultimi trenta anni è spesso superiore a quello medio globale sulla terraferma. Nel 2025 l’anomalia, rispetto alla media climatologica 1991-2020, della temperatura media in Italia (+1,03 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+0,85 °C). In Italia, il 2025 è risultato il 4° anno più caldo dell'intera serie annuale dal 1961. A partire dal 2000 le anomalie rispetto alla base climatologica 1991-2020 sono state sempre positive, ad eccezione di quattro anni (2004, 2005, 2010 e 2013).
QUOTA DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI NEI CONSUMI FINALI
Data aggiornamento scheda:
La quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo nei Paesi dell'Unione Europea nel ventennio considerato, cresce in Italia fino a raggiungere il 19,4% nel 2024. Valore ancora lontano dall’obiettivo del 38,7% da raggiungere nel 2030. Il Paese si colloca attualmente al di sotto della media UE27 (che ha raggiunto il 25,2% nel 2024) e nettamente a distanza dai Paesi leader come Svezia (62,8%), Finlandia (52,1%) e Danimarca (46,5%). L'obiettivo che dovrebbe raggiungere l'UE27 si attesta intorno al 42,5%.
MATERIAL FOOTPRINT
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore quantifica l'estrazione di risorse naturali - biomasse, minerali metalliferi, minerali non metalliferi e combustibili fossili - a livello globale, dovuta ai consumi finali e agli investimenti delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione in Italia. L’Italia ha ridotto in modo strutturale il proprio material footprint, passando da 17,8 a 11 tonnellate pro capite tra il 2008 e il 2025, attestandosi su valori inferiori alla media UE (14,3 tonnellate pro capite). Questo risultato evidenzia progressi significativi in termini di efficienza e circolarità. Tuttavia, per rendere il vantaggio competitivo duraturo, è necessario consolidare il disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse.
IMPOSTE AMBIENTALI
Data aggiornamento scheda:
Le informazioni statistiche relative alle imposte ambientali possono essere articolate secondo la categoria di imposta, le unità che le corrispondono, la classe di attività ambientale e la destinazione del gettito. In Italia, le imposte ambientali ammontano nel 2025 a 62,4 miliardi di euro (+3,1% rispetto all'anno precedente). Nel 2025, il gettito delle imposte ambientali corrisponde al6,4% del gettito totale delle imposte e contributi sociali e a circa il 3% del Prodotto interno lordo.
SPESE PER LA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE
Data aggiornamento scheda:
Nel 2023 la spesa complessiva dell’economia italiana destinata alla protezione dell’ambiente ammonta a 52,9 miliardi di euro, pari al 2,5% del Prodotto interno lordo (PIL). Questo ultimo valore si mantiene sostanzialmente stabile nel periodo 2016–2023, segnalando una continuità negli investimenti dedicati alla salvaguardia ambientale. Le risorse sono impiegate principalmente per la gestione dei rifiuti e la gestione delle acque reflue, che rappresentano le due voci di spesa più rilevanti (rispettivamente 46% e 26%). A queste si affiancano, con peso minore ma comunque significativo, gli interventi di protezione e risanamento del suolo, delle acque sotterranee e superficiali, la tutela della biodiversità e del paesaggio, la protezione dell’aria e del clima, nonché le attività di abbattimento del rumore e delle vibrazioni (esclusi gli ambienti di lavoro). Completano il quadro le spese per ricerca e sviluppo ambientale e per altre attività di supporto, che contribuiscono alla diffusione di soluzioni innovative e sostenibili e altre finalità ambientali.
QUANTITÀ DI RIFIUTI SPECIALI SMALTITI IN DISCARICA, E NUMERO DI DISCARICHE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore mostra la quantità di rifiuti speciali smaltiti in discarica per categoria e per tipologia di rifiuti e il numero di discariche. Nel 2024, i quantitativi di rifiuti speciali complessivamente smaltiti in discarica ammontano a 7,7 milioni di tonnellate, pari al 4,1% del quantitativo totale dei rifiuti speciali gestiti a livello nazionale (187 milioni di tonnellate). Rispetto al 2023, si rileva un decremento di circa 154 mila tonnellate (-2%). Il numero totale delle discariche operative è pari a 244: 103 discariche per rifiuti inerti (42% del totale degli impianti operativi), 130 discariche per rifiuti non pericolosi (53% del totale), e 11 discariche per rifiuti pericolosi (5% del totale). Analizzando il triennio 2022 - 2024, si assiste ad una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative che passano da 261 nel 2022, a 249 nel 2023 e a 244 nel 2024.
PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI
Data aggiornamento scheda:
Nel 2024 la produzione complessiva dei rifiuti speciali generati dal sistema produttivo nazionale (attività industriali, commerciali, artigianali, di servizi, ma anche di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale) mostra una significativa crescita, attestandosi a oltre 172 milioni di tonnellate (+4,6% rispetto al 2023, corrispondente a quasi 7,6 milioni di tonnellate).
I rifiuti speciali non pericolosi, che rappresentano il 93,7% del totale dei rifiuti prodotti, presentano un aumento di quasi 7 milioni di tonnellate (+4,5%), quelli pericolosi, invece, di 612 mila tonnellate (+6,0%).
Riguardo al settore dell’edilizia, sono continuati gli incentivi disposti dal Governo per la ristrutturazione degli immobili mirati alla riqualificazione energetica degli edifici. Tali lavori di costruzione/ristrutturazione unitamente alle attività di cantieri destinati alla costruzione di infrastrutture e opere pubbliche e di edilizia abitativa e commerciale, sostenuti anche dai finanziamenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), hanno generato maggiori quantitativi di rifiuti da costruzione e demolizione.
PRODUZIONE DI RIFIUTI URBANI
Data aggiornamento scheda:
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) si attesta a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% (664 mila tonnellate) rispetto al 2023.
CONSUMI FINALI E TOTALI DI ENERGIA PER SETTORE ECONOMICO
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore misura l'energia consumata dagli utenti finali e l’energia totale consumata dal Paese. A partire dal 1990 si registra un andamento crescente dell’energia disponibile per i consumi finali, con un picco raggiunto nel 2005 pari a 139 Mtep. Successivamente si rileva un’inversione di tendenza fino a un minimo toccato nel 2014 (114 Mtep). Fino al 2018 si osserva una ripresa dei consumi finali seguita dalla flessione nel 2019 e dalla repentina riduzione nel 2020 a causa del lockdown delle attività economiche per contenere la diffusione della pandemia di SARS-CoV-2, seguita dalla ripresa dei consumi nel 2021, per poi diminuire nei due anni successivi. Nel 2024 l’energia disponibile per il consumo finale, contabilizzata secondo la metodologia adottata da Eurostat, è pari a 109,3 Mtep, +0,4% rispetto al 2023.
TASSO DI USO CIRCOLARE DEI MATERIALI
Data aggiornamento scheda:
Il tasso di uso circolare dei materiali misura la quota di risorse materiali riutilizzate da un'economia. Nel periodo 2004-2024 il tasso di uso circolare dei materiali italiano passa dal 5,8% al 21,6%
EMISSIONI DI PRECURSORI DI OZONO TROPOSFERICO (NOx E COVNM): TREND E DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore rappresenta l’andamento nazionale dei valori di emissione dei precursori di ozono troposferico: ossidi di azoto e composti organici volatili non metanici, distinti per settore di provenienza. Si evidenzia la marcata decrescita dal 1990 al 2024 (-75% per NOx, e -57% per COVNM), determinata dalla forte diminuzione delle emissioni derivanti dal trasporto.
EMISSIONI DI GAS SERRA (CO2 ,CH4 ,N2O, HFCS, PFCS, SF6 ): TREND E PROIEZIONI
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore rappresenta le proiezioni delle emissioni nazionali di gas serra fino al 2055, considerando lo scenario basato sulle politiche correnti al 31/12/2022, quindi incluse quelle del PNRR e lo scenario con le politiche e misure aggiuntive definite dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). Lo scenario è stato calcolato a partire dagli ultimi dati storici consolidati relativi al 2024, nonché dall’evoluzione attesa dei principali driver macroeconomici secondo le indicazioni fornite alla Commissione europea. Sono altresì state prese in considerazioni le informazioni disponibili per il 2025, nonché i dati relativi ai primi mesi del 2026. Le riduzioni previste nelle emissioni di gas serra totali (incluso il LULUCF) stimate per il 2030, rispetto al 1990, nello scenario a politiche correnti e nello scenario con politiche aggiuntive risultano rispettivamente pari a -44% e -55%.
EMISSIONI DI GAS SERRA DALL'AGRICOLTURA
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore descrive le emissioni di gas serra (CH4, N2O, CO2) in atmosfera prodotte dal settore agricolo, dovute principalmente alla gestione degli allevamenti e all’uso dei fertilizzanti e permette di valutare il peso del settore rispetto al totale di emissione nazionale e il raggiungimento degli obiettivi di riduzione. L'andamento delle emissioni di gas serra del settore agricoltura a partire dal 1990 è in tendenziale diminuzione; tuttavia, ulteriori interventi di riduzione dovranno essere intrapresi per raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), dell'Accordo di Parigi e normative europee. In particolare, l’obiettivo al 2030 per l’Italia fissato dal Regolamento Effort Sharing (2023/857/EC) è pari a -43,7% di riduzione delle emissioni complessive di gas serra dei settori agricoltura, civile, trasporti, rifiuti e impianti industriali non inclusi nella Direttiva EU-ETS (European Union Emission Trading Scheme), rispetto ai livelli del 2005. Nel 2024, le emissioni di gas serra dall’agricoltura hanno un peso marginale rispetto al totale delle emissioni dei settori del Regolamento Effort Sharing, pari a 10,8%; mentre la riduzione delle emissioni di gas serra del settore agricoltura rispetto al 2005 è pari a 15,2%.
EMISSIONI DI GAS SERRA (CO2, CH4, N2O, HFCS, PFCS, SF6): DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore rappresenta la serie storica delle emissioni di gas serra nazionali dal 1990 al 2024, per settore di provenienza. Dall’analisi dei dati si registra, nel 2024, una riduzione sensibile delle emissioni rispetto al 1990 (-30,2%), spiegata dalla recessione economica che ha frenato i consumi negli ultimi anni ma anche da un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 del settore energetico (-30,2% rispetto al 1990).
EMISSIONI DI SOSTANZE ACIDIFICANTI (SOx, NOx, NH3): TREND E DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore descrive l'andamento delle emissioni nazionali di sostanze acidificanti SOx, NOx e NH3, sia a livello totale sia settoriale, evidenziandone il trend decrescente dal 1990 al 2024 (-73%). Con riferimento alla Direttiva 2016/2284 del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, che definisce gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni rispetto al 2005, applicabili dal 2020 al 2029 e a partire dal 2030, gli ossidi di zolfo raggiungono la percentuale di riduzione imposta per il 2020 già dal 2009; l’ammoniaca dal 2008, mentre gli ossidi di azoto la raggiungono nel 2016.
STATO DI CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT DI DIRETTIVA 92/43/CEE
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore descrive lo stato di conservazione dei 132 habitat tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura. L’indicatore si basa sui risultati dei report italiani (III Report-2013, IV Report-2019, V Report 2025) redatti ai sensi dell’art. 17 della Direttiva, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi ufficialmente alla Commissione europea.
Nello specifico, la scheda presenta i risultati del V report nell’ambito del quale sono state prodotte mappe di distribuzione per 124 habitat terrestri e delle acque interne e 8 habitat marini. Inoltre, sono state aggiornate 262 schede di reporting, ciascuna riferita a un habitat nelle rispettive regioni biogeografiche di presenza. Nel 2025, il 42% degli habitat è in stato di conservazione (SC) inadeguato (U1), mentre il 48% in SC cattivo (U2), ovvero si trova in condizioni preoccupanti. Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III-2013, IV-2019) per la maggior parte degli habitat non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato complessivamente un aumento di conoscenze. Le percentuali di cambiamento dello SC degli habitat tra IV e V report mostrano un 71% delle valutazioni in cui lo SC degli habitat rimane invariato, un 7% in cui lo SC migliora, un 19% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 3% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili. I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento.
EMISSIONI DI GAS SERRA NEI SETTORI ETS ed ESR
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore è costituito dalle quote di emissione generate dagli impianti soggetti al sistema di scambio di quote (EU emissions trading, EU ETS), istituito con la Direttiva 2003/87/CE, e le emissioni di tutti i settori non coperti dal sistema ETS, ovvero piccola-media industria, trasporti, civile, agricoltura e rifiuti, secondo la Decisione 406/2009/CE (Effort Sharing Decision, ESD) fino al 2020 e secondo il Regolamento Effort Sharing (ESR 2018/842) dal 2021. Le emissioni dei settori non ETS nel 2020 sono state inferiori all’obiettivo richiesto di 37 MtCO2eq. Nel 2021 e 2022 le emissioni ESR sono in linea con quanto richiesto dall’obiettivo annuale, mentre dal 2023 sono superiori all’obiettivo, di 0,6 MtCO2eq nel 2023 e 9,6 MtCO2eq nel 2024.
SICCITÀ IDROLOGICA
Data aggiornamento scheda:
Le mappe di Standardized Precipitation Index (SPI) a 12 mesi forniscono una valutazione a livello nazionale e a larga scala delle condizioni di siccità idrologica, ottenute utilizzando i dati di precipitazioni raccolti e pubblicati dai servizi idro-meteorologici regionali e delle province autonome e quelli del soppresso Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale (SIMN, ora confluito in ISPRA) del Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali. Il passo temporale di aggregazione a 12 mesi scelto per la valutazione dello SPI è quello che meglio descrive gli effetti della siccità (deficit di precipitazione) sulla portata dei fiumi, sulla ricarica degli invasi e sulla disponibilità di acqua nelle falde.
Nel 2025, le mappe di SPI a 12 mesi (SPI12) hanno continuato a evidenziare condizioni di siccità per i territori del Centro-Sud e delle Isole maggiori, anche se tali condizioni, su scala annuale, sono risultate meno gravose rispetto agli anni precedenti e molto localizzate. In termini di SPI12, i mesi di gennaio, settembre e ottobre 2025 sono stati quelli maggiormente caratterizzati da condizioni di siccità, da estrema a moderata, sebbene la percentuale del territorio italiano affetto da tali condizioni è stata di poco superiore al 10%. Il Nord Italia è stato, invece, caratterizzato da situazioni di umidità perlopiù severa (1,5 ≤ SPI < 2,0) e localmente estrema (SPI12 ≥ 2,0).
Il Centro, il Sud Italia e le Isole maggiori, a causa dei deficit di precipitazioni e delle alte temperature registrate anche nel 2025, nonché delle condizioni di siccità già ricontate a partire dalla seconda metà del 2023 e poi nel 2024, hanno continuato ad avere problematiche legate all’uso della risorsa idrica (stress idrico) con impatti ambientali e socio-economici.
EMISSIONI DI METALLI PESANTI (CD, HG, PB): TREND E DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore rappresenta la serie storica delle emissioni nazionali di metalli pesanti dal 1990 al 2024, per settore di provenienza. Dal 1990 si rileva una riduzione delle emissioni per tutti i metalli. In particolare, le emissioni di cadmio, mercurio e piombo sono in linea con gli obiettivi fissati a livello internazionale dal Protocollo di Aarhus, essendosi ridotte rispetto ai valori del 1990 rispettivamente del -64%, -65% e -96%.
EMISSIONI DI PARTICOLATO (PM10): TREND E DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore rappresenta l'andamento delle emissioni nazionali di particolato (PM10) per settore di provenienza dal 1990 al 2024, evidenziando a livello totale una marcata riduzione negli anni (-48,3%). Il settore del trasporto stradale, che contribuisce alle emissioni totali con una quota emissiva del 10,7% nel 2024, presenta una riduzione nell’intero periodo pari al 67,7%. Le emissioni provenienti dalla combustione non industriale, nel medesimo periodo, crescono del 5,2%, rappresentando nel 2024 il settore più importante con il 39,6% di peso sulle emissioni totali.
EMISSIONI DI INQUINANTI ATMOSFERICI DAI TRASPORTI
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore consente di valutare le emissioni dei principali inquinanti atmosferici prodotte dal settore dei trasporti. In Italia, le emissioni nocive prodotte dal trasporto stradale sono diminuite notevolmente negli ultimi anni, grazie all’introduzione di catalizzatori, di filtri per particolato fine e di altre tecnologie installate nei veicoli. Dal 1990 al 2024 le emissioni provenienti dal totale dei trasporti di composti organici volatili non metanici si riducono dell’87,4%, le emissioni di ossidi di azoto del 71,6% e quelle di particolato fine del 69,6%. Le emissioni di ossidi di zolfo, ormai quasi assenti nel trasporto stradale, sono ancora rilevanti nel trasporto via mare. Le emissioni inquinanti in atmosfera vengono monitorate a livello nazionale ai fini della verifica del rispetto degli impegni di riduzione imposti a livello europeo, con l’obiettivo di conseguire livelli di qualità dell'aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi significativi per la salute umana e l'ambiente.
RETE NATURA 2000
Data aggiornamento scheda:
La Rete Natura 2000, istituita ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli (dette Direttive Natura), in Italia è composta da 2.649 siti, per una superficie totale, al netto delle sovrapposizioni, di 5.844.888 ettari a terra, pari al 19,4% del territorio nazionale, e una superficie a mare di 2.344.963 ettari, pari al 6,5% delle acque di giurisdizione nazionale (acque territoriali e ZPE) (dati 2025, trasmessi alla Commissione nel gennaio 2026). La Rete è fondamentale per l’attuazione delle Direttive Natura, ma è anche importante in relazione ai target delle Strategie europee e nazionale per la Biodiversità al 2030 (SEB2030 e SNB2030), che chiedono di ampliare le zone protette arrivando almeno al 30% della superficie terrestre e al 30% delle acque marine; a tale target contribuiscono oltre ai siti della Rete N2000, tutte le aree sottoposte a tutela tra cui Parchi Nazionali, Regionali e tutte le altre aree protette. Nelle regioni e province autonome italiane la Rete ha una estensione eterogenea con percentuali di territori e acque regionali protetti che oscillano dal 12% (Emilia-Romagna) al 36% (Abruzzo) a terra e da meno dell’1% (Marche) al 31% (Puglia) a mare.
QUANTITÀ DI RIFIUTI URBANI SMALTITI IN DISCARICA E NUMERO DI DISCARICHE
Data aggiornamento scheda:
Nel 2024, i quantitativi di rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica ammontano ad oltre 4,4 milioni di tonnellate, e il numero delle discariche operative è pari a 102 impianti. Si registra una riduzione, rispetto al 2023, delle quantità totali di rifiuti urbani smaltiti in discarica pari al 3,7% (-170 mila tonnellate), e del numero degli impianti pari all’8,9% (-10 impianti).
QUOTA DELLA FLOTTA VEICOLARE CONFORME A DETERMINATI STANDARD DI EMISSIONE
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore approfondisce la ripartizione percentuale della flotta veicolare circolante in Italia in base agli standard europei di emissione (classi Euro) aggiornati al 2024, evidenziando il livello di obsolescenza tecnologica e l'impatto ambientale delle diverse categorie di veicoli stradali. Costituisce uno strumento fondamentale per valutare l'efficacia delle politiche di rinnovo del parco circolante e per calcolare l'inventario nazionale delle emissioni climalteranti e inquinanti in atmosfera. Nel 2024 per le automobili Euro 0 è presente una quota del 13,4% di veicoli a benzina e un 2,9% di auto diesel. Più preoccupante la situazione del parco commerciale, in gran parte con motorizzazioni diesel, dove il 10% dei veicoli leggeri (furgoni) e il 24,9% dei veicoli pesanti permangono in classe Euro 0.
La penetrazione delle tecnologie più pulite e dei veicoli a zero o basse emissioni varia sensibilmente a seconda della tipologia di motorizzazione e della destinazione d'uso del veicolo. Se da un lato le alimentazioni elettrificate e ibride di ultima generazione mostrano una forte concentrazione negli standard emissivi più avanzati, permane al contempo una quota non trascurabile di veicoli storici o ad alimentazione tradizionale (specialmente benzina) appartenenti alle classi ambientali più obsolete, come l'Euro 0. Tale fenomeno evidenzia la persistenza di una fascia di parco circolante anziana che rallenta il complessivo processo di decarbonizzazione dei trasporti.
EMISSIONI DI PARTICOLATO FINE (PM2,5): TREND E DISAGGREGAZIONE SETTORIALE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore rappresenta l'andamento delle emissioni nazionali di particolato (PM2,5) per settore di provenienza dal 1990 al 2024, evidenziando a livello totale una marcata riduzione negli anni (-48,5%). Il settore del trasporto stradale, che contribuisce alle emissioni totali con una quota emissiva del 9,9% nel 2024, presenta una riduzione nell’intero periodo pari al 77,5%. Le emissioni provenienti dalla combustione non industriale, nel medesimo periodo, crescono del 5,1%, rappresentando nel 2024 il settore più importante con il 57,3% di peso sulle emissioni totali.
FARMLAND BIRD INDEX (FBI) - MONITORAGGIO DEGLI UCCELLI DEGLI AMBIENTI AGRICOLI
Data aggiornamento scheda:
Gli uccelli delle aree agricole rappresentano efficaci indicatori della qualità ambientale grazie alla loro sensibilità ai cambiamenti degli habitat e alla possibilità di monitorarne le popolazioni con metodologie standardizzate su vasta scala. Per tali caratteristiche, il Farmland Bird Index è adottato dalla Commissione europea come indicatore di contesto della Politica Agricola Comune per valutare lo stato della biodiversità negli agroecosistemi e l’efficacia delle misure di conservazione e gestione del territorio rurale.
L’indicatore nazionale, calcolato sulla base dell’andamento di 28 specie tipiche degli ambienti agricoli nel periodo 2000-2025, evidenzia un complessivo declino del 33,49%, con il 71% delle specie considerate in diminuzione. Anche l’indicatore relativo alle specie tipiche delle praterie montane (FBIpm), calcolato sul trend di 13 specie, mostra una riduzione del 29,90%, con il 46% delle specie in declino. Dai risultati emerge un persistente deterioramento della biodiversità associata agli ambienti agricoli italiani e la necessità di rafforzare le misure di conservazione previste dalle strategie nazionali ed europee per la biodiversità.
STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE DI DIRETTIVA HABITAT 92/43/CEE
Data aggiornamento scheda:
L'indicatore illustra le tendenze e lo stato di conservazione delle oltre 340 specie italiane tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE ed è basato sui risultati degli ultimi tre report italiani ex art. 17, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi alla Commissione Europea nel 2013, 2019 e 2025. Vengono presentati nel dettaglio i dati dell’ultimo report (riferito al periodo 2019-2024 e consegnato nel 2025), nel quale sono state valutate le 346 specie di interesse comunitario presenti sul nostro territorio e nei nostri mari (226 specie animali e 120 specie vegetali), realizzando 344 mappe di distribuzione e 580 schede di reporting (una per ciascuna specie in ogni regione biogeografica di presenza).
I risultati mostrano che nel 2025 il 29% delle specie è in stato di conservazione (SC) inadeguato e il 20% è in SC cattivo, ovvero si trova in condizioni preoccupanti e a rischio di estinzione. La fauna terrestre e delle acque dolci è il gruppo con la maggior percentuale di specie in SC cattivo (22%), seguita dalla flora terrestre (16%) e dalle specie marine (11%).
Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III Report-2013, IV Report-2019) per la maggior parte delle specie non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato un aumento di conoscenza per le specie marine. Le percentuali di cambiamento dello SC delle specie tra IV e V Report mostrano un 74% delle valutazioni in cui lo SC della specie rimane invariato, un 10% in cui lo SC migliora, un 11% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 5% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili.
I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento.
SUSSIDI AMBIENTALMENTE FAVOREVOLI E SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI
Data aggiornamento scheda:
Nel 2024, la settima edizione del Catalogo dei sussidi ambientali individua un totale di 191 misure (rispetto alle 183 del 2022), da cui scaturiscono 25,4 miliardi di euro (Mld €) di Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) e un valore record di 71,8 Mld € di Sussidi Ambientalmente Favorevoli (SAF). Sussidi per un importo pari a 26,3 Mld € sono di Incerta qualifica (SAI). Fra i SAD, quelli alle fonti fossili (FFS) ammontano a 19,6 Mld € nel 2024.
POPOLAZIONE ESPOSTA AL RUMORE
Data aggiornamento scheda:
Elevati livelli di rumore possono influire sullo stato di benessere. Gli effetti del rumore sulla salute comprendono lo stress, la riduzione del benessere psicologico e i disturbi del sonno, ma anche problemi cardiovascolari.
Nell'ambito della gestione dell'inquinamento acustico, con l'emanazione della Direttiva 2002/49/CE, l'Unione Europea ha definito un approccio comune per evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi dell'esposizione della popolazione al rumore ambientale. L'approccio si fonda sulla determinazione dell'esposizione al rumore ambientale, sull'informazione del pubblico e sull'attuazione di Piani di Azione a livello locale. La popolazione esposta al rumore viene determinata attraverso la mappatura acustica, elaborata sulla base di metodi comuni e condivisi.
Dalle mappature acustiche risulta elevata la popolazione esposta a livelli di rumore superiori ai livelli raccomandati dall'OMS. Il traffico stradale rappresenta la principale fonte di rumore.
QUALITÀ DELL'ARIA AMBIENTE: BIOSSIDO DI AZOTO (NO2)
Data aggiornamento scheda:
L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di biossido di azoto (NO2) in atmosfera misurati nel corso del 2024 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati da ISPRA nel database InfoAria, secondo quanto previsto dalla Direttiva 2008/50/CE (e dal decreto legislativo di recepimento D.Lgs 155/2010) e dalla Decisione 2011/850/EU. Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di NO2 sono 625, di queste 605 dispongono di serie di dati aventi copertura temporale sufficiente per la verifica dei valori di rifermento. Il Valore limite orario è rispettato ovunque: in nessuna stazione si è verificato il superamento di 200 µg/m³, come media oraria, per più di 18 volte. Il valore di riferimento OMS, che non prevede superamenti dei 200 µg/m³, è superato in 5 stazioni (pari allo 0,83 % delle stazioni con copertura temporale sufficiente). Il valore limite annuale, pari a 40 µg/m³ come media annua, è superato in 10 stazioni (1,7 %). Il valore di riferimento OMS per gli effetti a lungo termine sulla salute umana, pari a 10 µg/m³ come media annua, è superato in 444 stazioni (73,4 %).