MATERIAL FOOTPRINT

Data aggiornamento scheda
Autori

Cristina Frizza

Abstract

L'indicatore quantifica l'estrazione di risorse naturali - biomasse, minerali metalliferi, minerali non metalliferi e combustibili fossili - a livello globale, dovuta ai consumi finali e agli investimenti delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione in Italia. L’Italia ha ridotto in modo strutturale il proprio material footprint, passando da 17,8 a 11 tonnellate pro capite tra il 2008 e il 2025, attestandosi su valori inferiori alla media UE (14,3 tonnellate pro capite). Questo risultato evidenzia progressi significativi in termini di efficienza e circolarità. Tuttavia, per rendere il vantaggio competitivo duraturo, è necessario consolidare il disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse.

Descrizione

Ai fini di una valutazione più completa dei flussi di materia connessi al funzionamento di un'economia è opportuno tenere conto, oltre del consumo di materiale interno e della produttività delle risorse, anche di quei flussi necessari a produrre beni e servizi importati ed esportati. Si tratta dei flussi indiretti, cioè della parte del cosiddetto ecological rucksack che è trasformata in rifiuti o emissioni. Un quadro più esaustivo si può fornire esprimendo le importazioni e le esportazioni in “risorse (naturali) materiali (utilizzate) equivalenti”, note nella letteratura internazionale come “raw materials equivalents” (RME). Le RME, ad esempio, di una data quantità di cereali scambiati con l’estero consiste, oltre ai cereali stessi, anche in ciò che è stato necessario estrarre per produrre tutti i prodotti (beni e servizi) utilizzati come input (consumi intermedi) nell’attività di coltivazione, come il petrolio usato per produrre i combustibili utilizzati dalle macchine agricole e le materie prime dalle quali derivano i fertilizzanti sparsi sul suolo. É importante notare come la parte delle RME che non è fisicamente contenuta nei beni e servizi importati sia divenuta, all’estero, residuo restituito all’ambiente naturale o rifiuto accumulato in discarica. Questa parte costituisce il flusso indiretto delle importazioni. Quanto detto vale anche per le esportazioni. Se oltre ai flussi diretti con l’estero si considerano anche i flussi indiretti, cioè le risorse estratte e utilizzate per la produzione dei beni e servizi scambiati con l’estero, si ottengono le importazioni e le esportazioni in RME. L’indicatore misura la quantità totale di materie prime estratte per soddisfare la domanda interna del sistema economico, cioè quantifica l'estrazione di risorse naturali - biomasse, minerali metalliferi, minerali non metalliferi e combustibili fossili - a livello globale dovuta ai consumi finali e agli investimenti delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione in Italia.

Scopo

Valutare la quantità di materie prime utilizzate per soddisfare la domanda interna, fornendo una rappresentazione dell’impatto dell’uso delle risorse, compresi i materiali estratti all'interno del paese e quelli utilizzati indirettamente all’estero al fine di produrre il bene importato.

Rilevanza
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione della stessa.
È sensibile ai cambiamenti che si verificano nell'ambiente e/o nelle attività umane
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente e delle risposte della società.
Fornisce una base per confronti internazionali.
Solidità
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato sul piano tecnico e scientifico.
Presenta affidabilità e attendibilità dei metodi di misurazione e raccolta dei dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Misurabilità (dati)
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Principali riferimenti normativi e obiettivi

-

DPSIR
Pressione
Tipologia indicatore
Benessere (E)
Riferimenti bibliografici

 Documentation of the EU RME model. Eurostat, December 2025
(d351a43d-4298-c681-64af-f94e1fabecea


- Handbook for estimating raw material equivalents of imports and exports and RME- of imports and exports and RME based indicators on the country level  – based on Eurostat's EU RME modell. Eurostat, December 2025 (https://ec.europa.eu/eurostat/documents/1798247/6874172/Handbook-country-RME-tool 

Limitazioni

Le stime derivano dall'applicazione di un modello economico-ambientale messo a disposizione da Eurostat. Il modello è suscettibile di ulteriori sviluppi tenuto conto dei confronti metodologici in corso a livello internazionale per questo tipo di stime. Le stime derivate costituiscono delle statistiche sperimentali in quanto dotate di un alta incertezza statistica.

Fonte dei dati

Eurostat (Ufficio Statistico delle Comunità Europee)

Frequenza di rilevazione dei dati
Annuale
Copertura spaziale

Nazionale

Copertura temporale

2008-2025

Variabili

Tonnellate pro-capite di Material footprint

Core SET
SDGs Indicators
EEA - Set of Indicators
Altri Core set

-

SDG goals
Goal 12: Consumo e produzione responsabili
Descrizione della metodologia di elaborazione

La stima dell’indicatore si basa sulla metodologia standard definita da Eurostat, che combina i Conti dei Flussi di Materia dell'economia (EW-MFA) con i modelli Input-Output estesi alla dimensione ambientale (EEIO).L'elaborazione consente di quantificare il Consumo di Materie Prime (RMC) sommando all'estrazione diretta dal territorio nazionale il fabbisogno complessivo di materie prime (espresso in Equivalenti di Materia Prima - RME) necessario a soddisfare la domanda finale di consumo e investimento. L'equazione di calcolo di riferimento è la seguente:

RMC = DE + RME (importazioni) - RME( esportazioni)

In questo modello, DE definisce l'estrazione diretta di risorse (biomassa, minerali, fossili), mentre le componenti RME importazioni e RME esportazioni contabilizzano l'impronta materiale (prelievo di risorse alla fonte) associata ai flussi commerciali di beni intermedi e finiti. 

Periodicità di aggiornamento
Annuale
Qualità dell'informazione

L’indicatore è conforme alle caratteristiche di trasparenza, accuratezza, consistenza, comparabilità, completezza in quanto calcolato secondo la metodologia di riferimento.

Stato
Buono
Trend
Positivo
Valutazione/descrizione dello stato

Nel 2025 il material footprint dell’Italia si attesta a circa 649 milioni di tonnellate, pari a 11 tonnellate pro capite. Questo valore è inferiore alla media UE (14,3 tonnellate pro capite) confermando la posizione dell’Italia tra i Paesi europei con minore intensità di utilizzo delle risorse materiali rispetto alla popolazione. Tale valore riflette in parte la struttura produttiva nazionale, caratterizzata da un peso relativamente contenuto delle industrie ad alta intensità materiale e da una maggiore incidenza del settore dei servizi e delle manifatture leggere.

Valutazione/descrizione del trend

Tra il 2008 e il 2025 il material footprint italiano registra una riduzione significativa, passando da oltre 1 miliardo di tonnellate (17,8 tonnellate pro capite) a circa 650 milioni di tonnellate (11 tonnellate pro capite), con un calo complessivo di circa –38,7% in termini assoluti e –38,2% pro capite, delineando un trend positivo (Figura 1, Tabella 1).

Commenti

Il material footprint rappresenta un indicatore chiave per misurare la pressione che il sistema economico esercita sull’ambiente in termini di risorse naturali complessivamente utilizzate, includendo non solo i materiali estratti a livello nazionale, ma anche quelli incorporati nei beni e servizi importati dall’estero. Per questo motivo, si tratta di uno strumento essenziale per valutare i progressi verso un modello di economia circolare, capace di ridurre la dipendenza dalle risorse primarie e limitare gli impatti ambientali legati al consumo di materiali. I dati disponibili per l’Italia evidenziano una riduzione significativa e strutturale del material footprint. Tale dinamica riflette diversi fattori: gli effetti della crisi economico-finanziaria del 2008–2013, che ha ridotto in maniera marcata produzione e consumi; la crescente diffusione di modelli produttivi a minore intensità materiale, in parte legati alla trasformazione del tessuto industriale e al maggiore peso del settore dei servizi; il consolidamento di pratiche di recupero, riciclo e riduzione dei rifiuti, in linea con gli obiettivi comunitari di economia circolare.

Dati
Allegati
Titolo

Tabella 1: Material footprint

Fonte

Eurostat

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Titolo

Figura 1: Material footprint

Fonte

Eurostat