Descrizione 1
Daniela Romano, Marina Vitullo
L’indicatore rappresenta l’andamento nazionale dei valori di emissione dei precursori di ozono troposferico: ossidi di azoto e composti organici volatili non metanici, distinti per settore di provenienza. Si evidenzia la marcata decrescita dal 1990 al 2023 (-74% per NOx, e -57% per COVNM), determinata dalla forte diminuzione delle emissioni derivanti dal trasporto.
La stima delle emissioni avviene secondo la metodologia indicata dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EMEP/EEA Air pollutant emission inventory guidebook 2019). Il problema dell'ozono troposferico riveste notevole importanza sia nell'ambiente urbano, dove si verificano episodi acuti di inquinamento, sia nell'ambiente rurale, dove si riscontra un impatto sulle coltivazioni. Le emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di composti organici volatili non metanici (COVNM), precursori dell'ozono troposferico, hanno anche una rilevanza transfrontaliera per fenomeni di trasporto a lunga distanza. La formazione dell'ozono avviene attraverso reazioni fotochimiche che si verificano in concomitanza di condizioni meteorologiche tipiche del periodo estivo. L'ozono ha un elevato potere ossidante e determina effetti dannosi sulla popolazione, sull'ecosistema e sui beni storico- artistici. Le fonti principali di questi inquinanti sono i trasporti e altri processi di combustione, oltre che l'uso di solventi per quanto riguarda i COVNM.
Valutare le pressioni dei precursori di ozono troposferico e il loro andamento negli anni a fronte degli obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle emissioni (D.Lgs. 171/04, Protocollo di Göteborg e Direttiva NEC).
Il Protocollo di Göteborg del 1999 della Convenzione del 1979 sull’inquinamento transfrontaliero a grande distanza, modificato nel 2012, è rivolto alla riduzione dell’acidificazione, dell’eutrofizzazione e dell’ozono troposferico (la Comunità europea aderisce al protocollo con la Decisione del Consiglio 2003/507/CE). La Direttiva (UE) 2015/2193 (recepita con il Decreto legislativo 183 del 2017) si applica agli impianti di combustione medi e stabilisce norme per il controllo delle emissioni nell'aria di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx) e polveri, al fine di ridurre le emissioni nell'aria e i rischi potenziali per la salute umana e per l'ambiente derivanti da tali emissioni. La nuova Direttiva NEC 2016/2284 del Parlamento europeo e del Consiglio (recepita con il Decreto legislativo 81 del 2018), concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, definisce gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni rispetto al 2005, applicabili dal 2020 al 2029 e a partire dal 2030: per NOx rispettivamente impegni di riduzione del 40% e del 65%; per COVNM rispettivamente impegni di riduzione del 35% e del 46%.
Descrizione 2
ISPRA, 2024. Italian Emission Inventory 1990-2023. Informative Inventory Report 2025 (https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/)
Qualificazione dati
ISPRA
Utilizzati i dati ISPRA dell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera (https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/).
Nazionale, Regionale
1990 - 2023
Qualificazione indicatore
Stima realizzata nell'ambito della redazione dell'inventario nazionale delle emissioni in atmosfera. I dati possono essere aggregati usando il Tropospheric Ozone-Forming Potential (TOFP). Tali fattori di conversione sono quelli utilizzati dall'Agenzia Europea dell'Ambiente nei rapporti ambientali e sono utili soprattutto per la validazione aggregata a livello europeo. Per gli inquinanti atmosferici la metodologia utilizzata è quella indicata dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EMEP/EEA Guidebook - 2019). Per la descrizione della metodologia di stima si fa riferimento all'Informative Inventory Report – IIR (https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti; https://www.ceip.at/status-of-reporting-and-review-results/2025-submission /).
Le emissioni degli ossidi di azoto sono pari, nel 2023, a 557 kt mentre quelle dei COVNM sono pari a 871 kt. Gli ossidi di azoto raggiungono la percentuale di riduzione, imposta a partire dal 2020 dalla Direttiva 2016/2284 (-40%), già nel 2014: nel 2023, rispetto al valore del 2005, tale riduzione è pari a -57%. Anche i COVNM raggiungono l’obiettivo (-35%) già a partire dal 2020 con un decremento rispetto al 2005 del 35% confermato anche nel 2023 con il 37% (Tabella 1).
Nel periodo 1990 -2023 le emissioni dei precursori dell'ozono troposferico registrano una marcata riduzione (-74% per NOx, e -54% per COVNM), legata soprattutto alla forte diminuzione delle emissioni nei due settori dei trasporti (trasporto stradale e altre sorgenti mobili) e all’uso dei solventi (in particolare per COVNM) (Tabelle 1,2 e Figura 3).
Dati
Tabella 1: Emissioni nazionali di precursori dell’ozono per settore
ISPRA
A:Combustione Energia e Industria di trasformazione; B:Combustione non industriale; C:Combustione Industriale; D:Processi produttivi; E:Estrazione e Distribuzione di combustibili fossili/geotermia; F:Uso di solventi; G:Trasporti stradali; H:Altre sorgenti mobili; I:Trattamento smaltimento rifiuti; L:Agricoltura.
I valori di emissione sono stati aggiornati coerentemente con l'aggiornamento annuale dell'inventario nazionale delle emissioni.
Tabella 2: Emissioni nazionali di precursori dell’ozono in equivalente di formazione dell’ozono troposferico
ISPRA
Fattore di conversione in TOFP: NOx =1,22; COVNM=1
I valori di emissione sono stati aggiornati coerentemente con l'aggiornamento annuale dell'inventario nazionale delle emissioni.
Figura 3: Emissioni nazionali di precursori dell’ozono in equivalente di formazione dell’ozono troposferico
ISPRA
Fattore di conversione in TOFP: NOx =1,22; COVNM=1
I valori di emissione sono stati aggiornati coerentemente con l'aggiornamento annuale dell'inventario nazionale delle emissioni.
Tabella 3: Emissioni regionali di precursori dell’ozono (NOx, CONVM)
ISPRA
a Emissioni da sorgenti localizzate in mare come possono essere le fasi di crociera per i natanti o attività connesse all’estrazione di combustibili liquidi o gassosi.
I dati regionali, riferiti agli anni 1990, 1995, 2000, 2005, 2010, 2015, 2019 e 2023, sono stati disaggregati mediante metodologia di tipo top – down a partire dai dati riportati nell’inventario nazionale comunicato nel 2025, mediante variabili proxy ad hoc, specifiche per ogni attività dell’inventario. Sono, inoltre, escluse le emissioni da voli internazionali e quelle dal LULUCF (Land Use, Land Use Change and Forestry), in particolare quelle dagli incendi. Tali selezioni giustificano le differenze tra la somma dei dati regionali e i totali nazionali per i diversi inquinanti.
Figura 4: Emissioni regionali di precursori dell’ozono (NOx, CONVM) (2023)
ISPRA
I dati regionali, riferiti al 2023, sono stati disaggregati mediante metodologia di tipo top – down a partire dai dati riportati nell’inventario nazionale comunicato nel 2025, mediante variabili proxy ad hoc, specifiche per ogni attività dell’inventario
Per garantire consistenza e comparabilità dell’inventario, l’aggiornamento annuale delle emissioni comporta la continua revisione dell’intera serie storica sulla base della maggiore informazione e dei più recenti sviluppi metodologici. Nei totali non vengono conteggiate le emissioni da sorgenti naturali (altre sorgenti di emissione e assorbimenti), conformemente alla classificazione adottata nella stima delle emissioni dell’inventario. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto, il contributo emissivo del trasporto stradale, abbastanza stabile negli anni, è la principale fonte emissiva di NOx a livello nazionale (40% nel 2023). A partire dal 1993, il trend crescente delle emissioni del trasporto stradale si inverte, fondamentalmente in conseguenza all’introduzione dei convertitori catalitici, Tali emissioni si riducono del 77,5% nel 2023 rispetto al 1990. Le emissioni di NOx delle modalità di trasporto diverse da quello stradale decrescono del 53,0% dal 1990, e rappresentano la seconda fonte di emissione a livello nazionale, contribuendo nel 2023 al 22,1% del totale emesso. Dalla combustione non industriale, unico settore che presenta un aumento (+15,5% dal 1990), proviene il 13,3% delle emissioni, mentre dalla combustione industriale e dalla combustione nel settore della produzione di energia e dell’industria di trasformazione rispettivamente il 7,7% e il 5,6% del totale emesso a livello nazionale nel 2023 (Tabella1, Figura 2). Le emissioni di COVNM derivano fondamentalmente: dall’uso di solventi (44,1% delle emissioni totali nel 2023) che diminuiscono del 39,3% rispetto al 1990; dalla combustione non industriale (18,9% delle emissioni nel 2023) che cresce del 60,4% rispetto al 1990; dai trasporti (il trasporto su strada e le altre sorgenti mobili rappresentano rispettivamente il 10,4% e l’1,8% delle emissioni totali nel 2023); dall’agricoltura, dove si registra un calo pari al 18,9%, che rappresenta nel 2023 il 14,1% delle emissioni totali. La riduzione maggiore riguarda il trasporto, fondamentalmente dovuta all'introduzione di sistemi di abbattimento delle emissioni nei veicoli quali convertitori catalitici e canister (rispettivamente -88,2% per il trasporto stradale e -88,0% per le altre sorgenti mobili) (Tabella 1, Figura 1).
In un contesto di generale riduzione delle emissioni, dalla Lombardia si originano le quote maggiori di ossidi di azoto e composti organici volatili non metanici con valori pari rispettivamente pari a 78 kt e 171kt, mentre le quote minori sono generate dalle Valle d’Aosta con valori pari a 2 kt e 2,7 kt (Tabella 3, Figura 4).