Pierangela Angelini, Emanuela Carli, Laura Casella, Gabriele La Mesa, Francesca Pretto
L’indicatore descrive lo stato di conservazione dei 132 habitat tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura. L’indicatore si basa sui risultati dei report italiani (III Report-2013, IV Report-2019, V Report 2025) redatti ai sensi dell’art. 17 della Direttiva, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi ufficialmente alla Commissione europea.
Nello specifico, la scheda presenta i risultati del V report nell’ambito del quale sono state prodotte mappe di distribuzione per 124 habitat terrestri e delle acque interne e 8 habitat marini. Inoltre, sono state aggiornate 262 schede di reporting, ciascuna riferita a un habitat nelle rispettive regioni biogeografiche di presenza. Nel 2025, il 42% degli habitat è in stato di conservazione (SC) inadeguato (U1), mentre il 48% in SC cattivo (U2), ovvero si trova in condizioni preoccupanti. Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III-2013, IV-2019) per la maggior parte degli habitat non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato complessivamente un aumento di conoscenze. Le percentuali di cambiamento dello SC degli habitat tra IV e V report mostrano un 71% delle valutazioni in cui lo SC degli habitat rimane invariato, un 7% in cui lo SC migliora, un 19% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 3% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili. I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento.
Indicatore di stato che illustra lo stato di conservazione dei 132 habitat presenti in Italia e tutelati dall’Allegato I della Direttiva 92/43/CEE. L’indicatore è basato sul reporting ex art. 17 che impone agli Stati membri, ogni 6 anni, la redazione di un report nazionale che fornisca la mappa di distribuzione aggiornata degli habitat e informazioni di dettaglio utili a valutare lo stato di conservazione (overall assesment) e il trend (overall trend) in modo standardizzato nel periodo di riferimento per ciascun habitat in ogni regione biogeografica. Vengono mostrati i risultati dell’ultimo report consegnato dall’Italia nel 2025 (V report, relativo al periodo 2019-2024), confrontandoli con quelli del IV report (2013-2018) e del III report (2007-2012).
Valutare il livello di attuazione e successo della Direttiva Habitat, mostrando lo stato di conservazione degli habitat in Italia e le sue variazioni nel tempo, misurando i progressi verso i target delle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità.
La Direttiva Habitat (92/43/CEE) rappresenta uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura. L’articolo 1 stabilisce come obiettivo generale per gli Stati membri della Comunità Europea il raggiungimento di uno Stato di Conservazione Favorevole (SC, FV) per tutti i tipi di habitat, elencati nell'Allegato I, presenti sul territorio nazionale. La Direttiva è diventata attuativa e regolata in Italia dal D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (G.U. 23 ottobre 1997, n. 248, S.O.). Lo Stato di Conservazione Favorevole rappresenta la situazione in cui un habitat prospera in termini di qualità ed estensione dell'area che occupa, ed esistono buone prospettive per cui tali condizioni restino stabili anche in futuro. La situazione di condizione favorevole deve quindi essere definita, raggiunta e mantenuta. La Direttiva impone la sorveglianza (articolo 11) di specie e habitat da attuare attraverso il monitoraggio, e l'elaborazione di rapporti nazionali sull'attuazione delle sue disposizioni (articolo 17).
Le Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030 contengono impegni specifici collegati allo SC delle specie e degli habitat di interesse comunitario, in particolare chiedono che non si verifichi un deterioramento dello SC e che almeno il 30 % delle specie/habitat con SC sfavorevole raggiunga entro il 2030 uno SC favorevole, o che almeno mostri un trend di miglioramento.
Il Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura crea un quadro giuridico comune per il ripristino di ecosistemi, habitat e specie degradati su tutto il territorio terrestre e nei mari dell'UE, basandosi sulla legislazione UE esistente ed integrandola. Il Regolamento mira a garantire il recupero a lungo termine della biodiversità attraverso il ripristino degli ecosistemi degradati, contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'UE in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e neutralità del degrado del suolo, contribuire al rispetto degli impegni internazionali. L'obiettivo generale a livello di UE è quello di mettere in atto misure di ripristino su almeno il 20% della terra e su almeno il 20% delle aree marine europee entro il 2030, e su tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.
A seguito dell'adozione del Regolamento, tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, inclusa l'Italia, sono chiamati a elaborare un proprio Piano Nazionale di Ripristino (PNR) per illustrare come il Paese intende raggiungere gli obiettivi stabiliti dal regolamento. Gli Stati devono anche monitorare i progressi compiuti e riferire sull’efficacia degli interventi di ripristino sulla base di indicatori di biodiversità a livello dell'UE.
- Angelini P., Casella L., Grignetti A., Genovesi P. (ed.), 2016. Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE) in Italia: habitat. ISPRA, Serie Manuali e Linee guida, 142/2016
- DG Environment. 2023. Reporting under Article 17 of the Habitats Directive: Guidelines on concepts and definitions – Article 17 of Directive 92/43/EEC, Reporting period 2019-2024. Brussels. pp 104.
- La Mesa G., Paglialonga A., Tunesi L. (ed.), 2019. Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE e Direttiva 09/147/CE) in Italia: ambiente marino. ISPRA, Serie Manuali e linee guida, 190/2019.
- http://cdr.eionet.europa.eu/help/habitats_art17
- https://www.eea.europa.eu/themes/biodiversity/state-of-nature-in-the-eu/article-17-national-summary-dashboards/conservation-status-and-trends
- https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:1992L0043:20070101:IT:PDF
- https://www.mase.gov.it/portale/monitoraggio-e-rendicontazione
- https://www.mase.gov.it/portale/strategia-nazionale-per-la-biodiversit%C3%A0-al-2030
- https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401991
- https://www.mase.gov.it/portale/il-ripristino-della-natura
- https://www.mase.gov.it/portale/il-piano-nazionale-di-ripristino-pnr-dell-italia
- https://www.isprambiente.gov.it/it/ripristino-della-natura
Pur riscontrando importanti miglioramenti sulle conoscenze degli habitat, la completa attendibilità dei dati potrà essere conseguita solo a fronte di una standardizzazione nella raccolta dei dati di base eseguita da Regioni e Province Autonome e della realizzazione di piani di monitoraggio ad hoc di lungo periodo. In particolare, la realizzazione e l’aggiornamento delle mappe di distribuzione degli habitat a scala di dettaglio necessita di un coordinamento a livello nazionale per rendere omogenee le interpretazioni e l’assemblaggio delle stesse in fase di rendicontazione. Persiste la necessità di approfondire ricerca e monitoraggio per individuare valori soglia per la valutazione dello stato di conservazione del parametro “struttura e funzioni” e affrontare la quantificazione di valori favorevoli di riferimento, elementi fondanti per le valutazioni.
La messa a sistema delle attività di raccolta ed elaborazione dati nell’ambito di un Piano nazionale di monitoraggio degli habitat d’interesse comunitario.
Dati III, IV, V Report Italiano ex art 17 consultabili e scaricabili dal sito ISPRA https://reportingdirettivahabitat.isprambiente.it/
Dati completi V Report (Italia e Stati membri) scaricabili dal sito Reportnet EU https://reportnet.europa.eu/public/dataflow/1525
Nazionale
2007-2012, 2013-2018, 2019-2024
Ai sensi dell'articolo 17 della Direttiva Habitat, ciascuno Stato membro deve fornire ogni 6 anni una valutazione a livello biogeografico nazionale dello stato di conservazione (SC) di tutti gli habitat di interesse comunitario presenti nel proprio territorio. In Italia i dati devono essere raccolti da Regioni e Province Autonome. L’ISPRA, che coordina la raccolta dati dal 2011 su mandato del Ministero dell’Ambiente, ha anche redatto i manuali con le metodologie di monitoraggio di specie e habitat condivise a livello nazionale e ha creato un sito web con sezioni dedicate sia alla consultazione, che al download dei dati di reporting e della documentazione tecnica di supporto (https://reportingdirettivahabitat.isprambiente.it/downloads).
Per il report sessennale va fornita la mappa di distribuzione aggiornata degli habitat e i dati standardizzati utili a valutare lo stato di conservazione e il trend nel periodo di riferimento per ciascun habitat in ogni regione biogeografica. In Italia ci sono 4 regioni biogeografiche: alpina (ALP), continentale (CON), mediterranea (MED) e marina mediterranea (MMED). Lo SC complessivo (overall conservation status) è il risultato sintetico del reporting e si ricava tramite un processo di valutazione realizzato usando i dati di quattro parametri: range, area, struttura e funzioni e prospettive future. Le categorie di SC sono: favorevole (FV), sfavorevole-inadeguato (U1), sfavorevole-cattivo (U2), sconosciuto (XX). Per gli habitat con presenza marginale in una certa regione biogeografica, non è richiesta la compilazione della scheda di reporting. Prevedendo una metodologia standardizzata il reporting consente confronti tra cicli successivi ed è pertanto possibile individuare miglioramenti dello SC (da U1 a FV, da U2 a U1/FV), peggioramenti dello SC (da FV a U1, da FV/U1 a U2) o condizioni di stabilità, quando non si registrano variazioni. I cambiamenti dello SC tra un ciclo di reporting e l’altro, però, non sempre sono dovuti a un reale miglioramento/peggioramento dello stato poiché le motivazioni di cambiamento previste dal sistema di reporting, che vanno inserite nelle schede unitamente alla valutazione dello SC, possono essere numerose. Sono previste le seguenti categorie: genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons.
Informazioni complete sulle metodologie imposte a livello europeo per il reporting sono disponibili nel portale EIONET dedicato (https://cdr.eionet.europa.eu/help/habitats_art17).
Lo stato di conservazione dei 132 habitat terrestri, di acque interne e marini di interesse comunitario previsti dalla Direttiva Habitat in Italia risulta complessivamente preoccupante. Il 90% delle valutazioni, infatti, evidenzia uno stato di conservazione sfavorevole: in particolare il 42% degli habitat presenta uno stato di conservazione inadeguato (U1) mentre il 48% cattivo (U2), indicando condizioni estremamente critiche e un elevato rischio di scomparsa (Figura 1).
Analizzando i dati per regione biogeografica (Figura 2) si rileva che il maggior numero di valutazioni risultate in stato di conservazione sfavorevole (U1) e cattivo (U2) è presente nella regione mediterranea. Anche la regione continentale mostra un quadro problematico: soltanto 1 habitat risulta in stato favorevole, mentre 35 sono classificati come inadeguati e ben 47 in stato cattivo. La regione continentale presenta anche i 3 habitat con stato di conservazione sconosciuto. In ambito marino, il numero di habitat in stato inadeguato (3) è bilanciato da quello degli habitat in stato favorevole, ma permangono ancora 2 habitat il cui stato di conservazione rimane sconosciuto.
La macrocategoria di habitat (Figura 3) che mostra le condizioni peggiori è quella delle dune marittime e interne, per le quali il 100% delle valutazioni ricade nello SC cattivo. Anche gli habitat di acqua dolce, le torbiere e paludi basse e le formazioni erbose naturali e seminaturali presentano percentuali elevate di SC cattivo. L’obiettivo fissato dalla Direttiva Habitat del raggiungimento dello SC favorevole per tutti gli habitat di interesse comunitario è da considerarsi molto lontano, così come i target delle Strategie Europee e Nazionale per la biodiversità al 2030 e del Regolamento Ripristino.
Il confronto tra gli ultimi tre report nazionali (2013, 2019 e 2025) evidenzia un progressivo peggioramento dello stato di conservazione degli habitat (Figura 4). La percentuale di habitat in stato di conservazione (SC) favorevole si è infatti drasticamente ridotta, passando dal 22,1 % nel 2013 al 9,9% nel 2019, fino al 7, 6% nel 2025. Parallelamente, gli habitat in SC cattivo sono aumentati dal 27,5% a quasi il 39%, superando il 48 % nell’ultimo report. Anche la quota di habitat in SC inadeguato rimane elevata, attestandosi al 42% nel 2025.
Nel complesso, la tendenza appare chiaramente negativa, poiché nel corso degli ultimi tre cicli di reporting non si osserva alcun miglioramento generale dello stato di conservazione degli habitat di interesse comunitario. Al contrario, emerge un progressivo aumento delle valutazioni in SC cattivo e una costante riduzione degli habitat in condizioni favorevoli.
Un elemento positivo riguarda tuttavia la forte diminuzione dei casi con SC sconosciuto, passati dal 10,3% nel 2013 al 3,8% nel 2019, fino all’1,9% nel 2025.
Analizzando le variazioni dello stato di conservazione (SC) degli habitat terrestri, di acque interne e marini tra il IV e il V report (Figura 5), emerge un quadro complessivamente negativo, nel quale i 19 casi di miglioramento risultano nettamente inferiori ai 49 casi di peggioramento, mentre la maggior parte degli habitat (187 casi) mantiene una condizione invariata.
Per quanto riguarda le variazioni dello stato di conservazione espresso come numero di valutazioni (Figura 6), i segnali positivi riguardano soprattutto le foreste, che registrano il numero più elevato di miglioramenti (9 casi), e le formazioni erbose naturali e seminaturali (5 casi). Tuttavia, le foreste rappresentano anche la macrocategoria con il maggior numero di peggioramenti (14 casi), evidenziando una situazione ancora fortemente critica e disomogenea. Peggioramenti rilevanti si osservano inoltre nelle macchie e boscaglie di sclerofille (8 casi), negli habitat costieri e vegetazione alofila (7 casi) e negli habitat di acqua dolce (6 casi), ecosistemi particolarmente vulnerabili alle pressioni antropiche e agli effetti dei cambiamenti climatici. Nel complesso, i risultati confermano l’assenza di progressi significativi nel raggiungimento degli obiettivi di conservazione fissati dalla Direttiva Habitat.
| Allegati |
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Figura 1: Stato di conservazione dei 132 habitat terrestri, di acque interne e marini italiani di Direttiva valutatI nel V report ex art. 17 (agg. 2025) Fonte
Elaborazione ISPRA sui dati V report Note
Per ciascuna categoria di SC sono riportati il numero di valutazioni e il valore percentuale calcolato sul totale delle valutazioni (schede di reporting compilate per ogni habitat in ciascuna regione biogeografica di presenza) |
Titolo
Figura 2: Stato di conservazione degli habitat terrestri, di acque interne e marini di Direttiva 92/43/CEE per Regione Biogeografica: numero di schede di reporting per ciascuna categoria di stato di conservazione in ciascuna Regione Biogeografica Fonte
Elaborazione ISPRA sui dati V report |
Titolo
Figura 4: Stato di conservazione degli habitat terrestri, di acque interne e marini di Direttiva Habitat: confronto tra gli ultimi tre report (III, consegna 2013, periodo 2007-2012; IV, consegna 2019, periodo 2013-2018 e V, consegna 2025, periodo 2019-2024) Fonte
Elaborazione ISPRA sui dati dei tre ultimi report italiani ex art 17 Note
Valori percentuali calcolati sul numero di valutazioni (schede di reporting compilate per ogni habitat in ciascuna regione biogeografica di presenza) |
Titolo
Figura 5: Variazione dello stato di conservazione (SC) tra IV report (2019) e V report (2025) ex art 17 per gli habitat terrestri, di acque interne e marini Fonte
Elaborazione ISPRA sui dati V report Legenda
SC migliorato: SC passato da U2 a U1/FV o da U1 a FV Note
I cambiamenti dello SC non corrispondono sempre a cambiamenti genuini dovuti a reali miglioramenti/peggioramenti nel periodo di reporting. Il sistema di reporting prevede infatti diverse motivazioni di cambiamento che possono essere riportate nelle schede unitamente alla valutazione dello SC: genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons. |
Titolo
Figura 6: Variazioni dello stato di conservazione (SC) tra IV report (2019) e V report (2025) ex art 17, mostrato come numero di valutazioni, separatamente per le 9 macrocategorie di habitat Fonte
Elaborazione ISPRA su dati IV e V report Legenda
SC migliorato: SC passato da U2 a U1/FV o da U1 a FV SC invariato: SC rimasto stabile, sono compresi valutazioni che rimangono in SC FV/U1/U2/XX SC peggiorato: SC passato da U1 a U2 o da FV a U1/U2 SC non confrontabile: SC passato da XX a FV/U1/U2, SC da FV/U1/U2 a XX Note
I cambiamenti dello SC non corrispondono sempre a cambiamenti genuini dovuti a reali miglioramenti/peggioramenti nel periodo di reporting. Il sistema di reporting prevede infatti diverse motivazioni di cambiamento che possono essere riportate nelle schede unitamente alla valutazione dello SC: genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons. Nel grafico non sono compresi gli habitat con presenza marginale in una regione biogeografica. Le variazioni dell'overall trend non vengono considerate in questa elaborazione. |
In Italia sono attualmente presenti 262 valutazioni relative agli habitat di interesse comunitario, distribuite nelle tre Regioni biogeografiche terrestri alpina (ALP), continentale (CON) e mediterranea (MED) e nella Regione biogeografica marina mediterranea (MMED). Per la realizzazione del V report, tra il 2024 e il 2025, sono stati aggiornati i dati distributivi e compilati i format di reporting per ciascun habitat e regione biogeografica di presenza, attraverso un’ampia rete di collaborazione coordinata da ISPRA e SINANET. Complessivamente sono state prodotte 132 mappe di distribuzione e 262 schede di reporting.
Il V report evidenzia condizioni complessivamente critiche per gli habitat italiani, poiché il 90% delle valutazioni presenta uno stato di conservazione (SC) sfavorevole: il 42% risulta inadeguato (U1) e il 48% cattivo (U2), mentre solo l’8% mostra uno stato favorevole (FV) (Figura 1). A livello di Regioni biogeografiche, la continentale e la mediterranea sono quelle con il maggior numero di habitat in condizioni inadeguate e cattive (Figura 2). Osservando le diverse macrocategorie di habitat emerge che le condizioni peggiori riguardano le dune marittime e interne, per le quali il 100% delle valutazioni ricade in SC cattivo. Situazioni particolarmente critiche si riscontrano anche negli habitat di acqua dolce, nelle torbiere e paludi basse e nelle formazioni erbose naturali e seminaturali, caratterizzate da elevate percentuali di SC cattivo. Le condizioni relativamente migliori si osservano invece nelle lande e arbusteti temperati e in alcune tipologie di foreste, pur permanendo diffuse criticità (Figura 3). Confrontando gli ultimi tre cicli di reporting (2013, 2019 e 2025) non emergono miglioramenti significativi dello stato di conservazione degli habitat. La quota di habitat in SC favorevole si è infatti ridotta dal 22,1% nel 2013 al 7,6% nel 2025, mentre gli habitat in SC cattivo sono aumentati dal 27,5% al 48,5% (Figura 4). Un elemento positivo riguarda tuttavia la progressiva diminuzione dei casi con SC sconosciuto (XX), passati dal 10,3% nel 2013 all’1,9% nel 2025, grazie al miglioramento delle conoscenze e delle attività di monitoraggio. I dati relativi al cambiamento dello stato di conservazione (SC) degli habitat sono stati ottenuti confrontando, per ciascun habitat e regione biogeografica di presenza, le valutazioni del IV report con quelle del V report (Figura 5 e Figura 6). Da tale confronto derivano le percentuali di variazione dello SC tra i due cicli di reporting. Nel complesso, il 71% delle valutazioni mostra uno stato di conservazione invariato (SC che rimane FV/U1/U2/XX), mentre nel 7% dei casi si osserva un miglioramento (transizioni da U2 a U1/FV o da U1 a FV). Il 19% delle valutazioni evidenzia invece un peggioramento (da FV a U1/U2 o da U1 a U2). Il restante 3% comprende valutazioni non confrontabili tra i due report. Il lavoro svolto a livello nazionale negli ultimi 15 anni permette di avere un quadro chiaro della situazione degli habitat di Direttiva 92/43/CEE in Italia, con tre ripetizioni della valutazione dello loro SC fatte secondo gli standard europei e realizzati da ISPRA con metodologie confrontabili.