Aree

ALTEZZA DELLA MAREA ASTRONOMICA IN LAGUNA DI VENEZIA

Data aggiornamento scheda:

Un monitoraggio continuo nel tempo delle variazioni dell'ampiezza di marea astronomica consente di evidenziare i cambiamenti idrodinamici e quindi morfologici interni alla Laguna di Venezia, che deve la sua sopravvivenza al mantenimento di delicatissimi equilibri ambientali. L'ampiezza della marea in laguna viene confrontata con quella caratteristica del golfo di Venezia, appartenente alla stessa area da un punto di vista geologico, ma esente dall'intervento antropico che contraddistingue l'ambiente di transizione considerato. L'andamento dell'altezza di marea risulta oggi sostanzialmente stabile in quasi tutta la laguna, dopo le forti variazioni osservate in conseguenza di profonde modifiche introdotte alla morfologia lagunare nel corso del primo decennio del secolo.

ALTEZZA DELLA MAREA ASTRONOMICA LUNGO LE COSTE ITALIANE

Data aggiornamento scheda:

La marea è un fenomeno periodico di innalzamento e abbassamento della superficie del mare dovuto all’attrazione gravitazione esercitata dalla Luna, dal Sole e dagli altri corpi celesti sulle masse di acqua presenti sulla Terra e secondariamente dovuto anche alle perturbazioni meteorologiche. I dati della Rete Mareografica Nazionale (ISPRA) sono stati utilizzati per caratterizzare l’ampiezza della componente astronomica del segnale di marea lungo le coste Italiane. La marea astronomica come ben noto, presenta profonde differenze nei diversi mari italiani, raggiungendo la sua massima escursione nel Nord Adriatico e nella Laguna di Venezia, essendo fortemente influenzata anche dalla configurazione del bacino.

CLEAN COAST INDEX (CCI)

Data aggiornamento scheda:

Qualsiasi materiale solido, fabbricato o trasformato dall'uomo, abbandonato o perso in ambiente marino e costiero, o che arrivi al mare in qualsiasi modo, è definito rifiuto marino. L’Italia, con il Decreto Legislativo n. 190/2010 di recepimento della Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino, effettua dal 2015 un intenso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, inclusi quelli spiaggiati. Due volte l’anno, in primavera e in autunno, le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) costiere effettuano il monitoraggio dei rifiuti solidi nelle aree campione di 69 spiagge di riferimento lungo il litorale nazionale. Per valutare il grado di pulizia delle spiagge sulla base della densità dei rifiuti nelle aree campione monitorate, è stato calcolato il Clean Coast Index (CCI), un indicatore sviluppato e applicato a livello internazionale.

Nel 2024, il CCI è stato calcolato per 66 spiagge in primavera e per 69 in autunno. In primavera, l’80% delle spiagge monitorate sono risultate pulite o molto pulite, contro l’8% sporche o molto sporche. In autunno, l’81% delle spiagge sono risultate pulite o molto pulite, mentre il 9% sporche o molto sporche. Il resto delle spiagge è risultato abbastanza pulito. Rispetto all’anno precedente, la percentuale di spiagge pulite o molto pulite è aumentata in autunno (77% nel 2023), mentre in primavera si è mantenuta pressoché invariata. Sia in primavera sia in autunno si è registrata una diminuzione delle spiagge sporche e molto sporche, da 12% a 8% e da 12% a 9%, rispettivamente.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - ALTERAZIONE DELLE CONDIZIONI IDROGRAFICHE

Data aggiornamento scheda:

Il monitoraggio previsto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE per il Descrittore 7 prende in considerazione le alterazioni significative e permanenti delle condizioni idrografiche dovute alle infrastrutture costiere e marine soggette a VIA nazionale, realizzate o in corso di progettazione/realizzazione a partire dal 2012. Attualmente l'indicatore di riferimento per il D7C1 è relativo all’estensione dei corpi idrici marino costieri di ciascuna Sottoregione, definita ai sensi della Direttiva 2000/60/CE, che presenta impatti dovuti a cambiamenti permanenti delle condizioni idrologiche riconducibili alla presenza di nuove infrastrutture realizzate a partire dal 2012 e soggette a VIA nazionale. L'obiettivo per tale indicatore è il non superamento del 5% dell'estensione dei corpi idrici marino costieri. Nel 2024 l'obiettivo è stato raggiunto.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - CONTAMINANTI

Data aggiornamento scheda:

I progressi verso il conseguimento del buono stato ambientale delle acque marine dipendono da una serie di fattori chiave disciplinati nella Direttiva 2008/56/CE (MSFD) e recepiti in Italia tramite il D.Lgs. 190/2010 (e successive modifiche). Uno dei principali fattori è legato alla contaminazione in acque e organismi e alla progressiva eliminazione dell’inquinamento, garantendo che la presenza di contaminanti non generi impatti significativi né rischi per l’ambiente marino. Il Descrittore 8 della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE richiede specificatamente la valutazione della presenza dei contaminanti chimici (D8-C1) e dei loro effetti (D8-C2). A questo si affianca il Descrittore 9 che prevede la valutazione del livello di contaminanti nei tessuti commestibili di prodotti della pesca rispetto ai limiti stabiliti dal Regolamento (UE) 2023/915. Nel 2024 è stato realizzato il monitoraggio della Marine Reporting Unit (MRU) West Mediterranean Sea (MWE). I dati raccolti provengono dal monitoraggio specifico eseguito da ISPRA e dai monitoraggi istituzionali degli Istituti zooprofilattici sperimentali. La valutazione definitiva, in relazione al giudizio del Good Environmental Status (GES), sarà elaborata non appena saranno disponibili tutti i dati prodotti dalle agenzie regionali. Con i dati ad oggi disponibili, per il bioaccumulo si ha una problematica legata al superamento del valore normato del mercurio, tuttavia dal punto di vista sanitario si conferma un giudizio positivo. Tale risultato è in linea con quanto già evidenziato negli anni passati. Per la matrice sedimento si registra una criticità legata alla presenza di TBT e alcuni metalli.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - EUTROFIZZAZIONE

Data aggiornamento scheda:

L’eutrofizzazione è un processo causato dall’arricchimento in nutrienti, in particolare composti dell’azoto e del fosforo, che determina un incremento della produzione primaria e della biomassa algale con conseguente alterazione delle comunità bentoniche e, in generale, diminuzione della qualità delle acque. L’immissione nell’ambiente marino e costiero di azoto e fosforo può derivare da fonti diffuse (carichi fluviali, principali collettori di attività agricole e di scarichi civili) e da fonti puntuali (scarichi derivanti dagli impianti di trattamento delle acque reflue, industriali e derivanti da attività di acquacoltura).
La valutazione dell’eutrofizzazione delle acque marine secondo  la Strategia Marina viene effettuata ogni sei anni utilizzando una combinazione di informazioni sul livello dei nutrienti (concentrazioni nell’ambiente marino), gli effetti primari dell’arricchimento in nutrienti (concentrazione di clorofilla ‘a’ quale indicatore di biomassa algale) e gli effetti secondari dell’arricchimento in nutrienti (impatti sugli organismi causati da fenomeni di ipossia e/o anossia delle acque di fondo) che siano ecologicamente rilevanti.

La valutazione più recente trasmessa dall'Italia alla Commissione europea (ottobre 2024) è riferita al sessennio 2016-2021 e ha evidenziato il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. L'analisi dei dati di monitoraggio del 2022 conferma tale indicazione.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - MICRORIFIUTI NELLO STRATO SUPERFICIALE DELLA COLONNA D'ACQUA

Data aggiornamento scheda:

Dal 2015 l’Italia, in attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), realizza un ampio programma di monitoraggio dei rifiuti marini, comprensivo dei microrifiuti presenti nello strato superficiale della colonna d’acqua. L’attività è condotta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). I microrifiuti, particelle di origine antropica di dimensioni inferiori a 5 mm, derivano sia da fonti primarie (pellets industriali, microgranuli cosmetici, abrasivi) sia da fonti secondarie (frammentazione di macrorifiuti). La loro composizione, quantità e distribuzione costituiscono un parametro chiave per la valutazione del buono stato ambientale delle acque marine. L’elaborazione dei dati raccolti dal 2015 al 2024 evidenzia una densità mediana stabile pari a 0,04 microparticelle/m² (circa 40.000 microparticelle/km²), con variazioni interannuali e spaziali legate alle differenti condizioni idrodinamiche e pressioni antropiche delle sottoregioni marine italiane. Nel 2024 si registra un aumento delle concentrazioni nel Mar Adriatico e una diminuzione nel Mar Ionio e nel Mediterraneo occidentale. A livello di Mediterraneo, la Convenzione di Barcellona ha definito un valore soglia di 0,000845 microparticelle/m² (845 microparticelle/km²) per il raggiungimento del buono stato ambientale: i valori riscontrati nei mari italiani, sebbene risultino negli ultimi anni stabili, sono ancora significativamente superiori.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - PERDITA FISICA

Data aggiornamento scheda:

La perdita fisica definisce la superficie di fondo marino persa a causa delle modifiche permanenti del substrato e/o della morfologia del fondo marino indotte da attività e/o opere antropiche, quali ad esempio opere di difesa costiera, infrastrutture portuali, parchi eolici, cavi e condotte ecc. Essa concorre a definire il livello di Integrità del fondo marino (Descrittore 6), come definito ai sensi della Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino 2008/56/CE (MSFD) e della Decisione 2017/848/CE.

L’indicatore “perdita fisica” misura l’estensione e l’incidenza delle diverse tipologie di opere e/o attività sul fondo marino in totale e per tipo di Habitat. Tali dati permettono di popolare il Criterio D6C1 (perdita fisica totale) e il Criterio D6C4 perdita fisica per tipi di habitat (Broad Habitat Types), sensu MSFD.

Nei mari italiani la perdita fisica presenta valori compresi tra 19-34 km2, rilevati nella MRU Mar Ionio e Mar Mediterraneo centrale e nella MRU Mar Adriatico, rispettivamente 19,9 km2 e 34 km2 di estensione, e i circa 51 km2 osservati nella MRU Mar Mediterraneo occidentale.

MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA – RIFIUTI MARINI SPIAGGIATI

Data aggiornamento scheda:

La Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE) rappresenta un importante strumento di governance del sistema mare, promuovendo l’adozione di strategie mirate alla salvaguardia dell’ecosistema marino finalizzate al raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Il Buono Stato Ambientale è valutato sulla base di 11 descrittori qualitativi e, fra questi, il Descrittore 10 prevede che le proprietà e le quantità di rifiuti marini non causino danni all’ambiente costiero e marino. L’Italia realizza dal 2015 un esteso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, compresi i macrorifiuti spiaggiati. Nel 2024, la mediana dei rifiuti marini totali spiaggiati sui litorali italiani è risultata pari a 252 rifiuti ogni 100 m, un valore simile a quello dell’anno precedente (250 rifiuti ogni 100 m). Si tratta di una densità che conferma l'andamento in diminuzione dei rifiuti spiaggiati da quando vengono effettuati i monitoraggi, sebbene ancora nettamente superiore al valore soglia di 20 rifiuti ogni 100 m, stabilito a livello europeo come requisito per il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Come negli anni precedenti, le plastiche monouso sono il rifiuto spiaggiato più comune, rappresentando circa il 28% del totale, seguite dai rifiuti legati al fumo (principalmente mozziconi di sigaretta), pari al 9% dei rifiuti registrati lungo le coste italiane.


NITRATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce la percentuale di stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee suddivise in classi di qualità in funzione della concentrazione media dei nitrati rilevata nell'arco di un quadriennio di monitoraggio 2020-2023.

Le classi tipicamente rappresentano condizioni che vanno da una bassa concentrazione di nitrati (acque di buona qualità) a livelli elevati di contaminazione (acque a rischio o inquinate). A livello nazionale il 69,1% di stazioni di monitoraggio, presenta valori medi di concentrazione di nitrati inferiore a 25 mg/l (acque di buona qualità); mentre l’11,7% delle stazioni monitorate ha registrato una concentrazione media dei nitrati superiore o pari a 50 mg/l (acque inquinate). Confrontando i valori del quadriennio 2020-2023 con il precedente (2016-2019), si evidenzia una diminuzione della concentrazione media nel 38,8% delle stazioni, un aumento nel 26,9 % e una stabilità nel 34,4%.

NITRATI NELLE ACQUE SUPERFICIALI

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce la percentuale delle stazioni di monitoraggio delle acque superficiali suddivise in classi di qualità in funzione della concentrazione media di nitrati rilevata e nel quadriennio 2020-2023, in modo da fornire una panoramica sul livello di inquinamento da nitrati. Le classi tipicamente rappresentano condizioni che vanno da una bassa concentrazione di nitrati (acque di buona qualità) a livelli elevati di contaminazione (acque a rischio o inquinate). A livello nazionale, il 95,3% delle stazioni di monitoraggio presenta valori medi di concentrazione di nitrati inferiore a 25 mg/l (acque di buona qualità); mentre lo 0,6% delle stazioni monitorate ha registrato una concentrazione media dei nitrati superiore o pari a 50 mg/l (acque inquinate). Confrontando i valori del quadriennio 2020-2023 con il precedente (2016-2019) si evidenzia una diminuzione della concentrazione media nel 22,4% delle stazioni, un aumento nel 20,6% e una stabilità nel 57% delle stazioni.

PRESSIONE SUI CORPI IDRICI

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce un quadro a livello nazionale delle tipologie di pressioni che agiscono sui corpi idrici superficiali e sotterranei. Tali informazioni derivano dal reporting dei 3° Piani di Gestione delle acque redatti dalle Autorità di bacino distrettuali secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE (DQA) che prevede che sia effettuato un esame dell’impatto delle attività umane sullo stato delle acque. Dall’analisi dei dati si osserva che la principale tipologia di pressione che impatta entrambe le categorie di acque, superficiali e sotterranee, è quella di tipo diffuso per uso agricolo. A seguire i corpi idrici superficiali sono impattati dalla pressione idromorfologica mentre i corpi idrici sotterranei dai prelievi.

RITARDO DI PROPAGAZIONE DELLA MAREA NELLA LAGUNA DI VENEZIA

Data aggiornamento scheda:

Un monitoraggio continuo nel tempo delle variazioni del ritardo di propagazione della marea astronomica consente di evidenziare i cambiamenti idrodinamici e quindi morfologici interni alla Laguna di Venezia, che deve la sua sopravvivenza al mantenimento di delicatissimi equilibri ambientali. I ritardi di propagazione della marea all'interno della laguna sono calcolati rispetto al golfo di Venezia, appartenente alla stessa area da un punto di vista geologico, ma esente dall'intervento antropico che contraddistingue l'ambiente lagunare considerato. I ritardi di propagazione della marea sono maggiori quanto più grande è la distanza del punto di osservazione dalla bocca di porto da cui è alimentato. L'onda di marea impiega circa 35/40 minuti per entrare in laguna attraversando i restringimenti delle tre bocche di porto, mentre occorrono circa tre ore per raggiungere le aree più interne e remote.

UPWELLING

Data aggiornamento scheda:

L'upwelling è un fenomeno fisico dovuto all'azione di vento e correnti che possono generare una corrente di risalita, orientata verso il largo e ortogonale alla costa.
Questo fenomeno ha un notevole impatto sulla fauna ittica locale e per questo di grande interesse. L'individuazione delle aree più favorevoli al generarsi di questo fenomeno è stata realizzata utilizzando i dati di velocità e direzione del vento forniti dalla Rete Mareografica Nazionale (RMN) gestita da ISPRA. Questi dati opportunamente elaborati consentono di individuare le zone costiere che con più probabilità sono maggiormente esposte al fenomeno dell’upwelling come, ad esempio, la zona di Carloforte in Sardegna che si conferma essere tra le più favorevoli alla generazione di tale variabile.

ACQUE INTERNE SUPERFICIALI – ELEMENTI DI QUALITA’ BIOLOGICA NEI FIUMI

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore deriva dall’applicazione della normativa di riferimento per la determinazione dello stato ecologico delle acque superficiali ai sensi della Direttiva 2000/60/CE. Per il 2023, nell’ambito del flusso dati Soe WISE2, sono stati trasmessi i dati relativi a 694 stazioni di monitoraggio per l’EQB Macrobenthos che nel 55% di esse raggiunge lo stato ecologico "buono o superiore". Nel restante 45% delle stazioni si registra uno stato di qualità inferiore al buono. Per l'EQB Diatomee nel 2023 sono stati trasmessi i dati di 591 stazioni di monitoraggio: nel 74% di esse si rileva uno stato ecologico "buono o superiore", il restante 26% presenta uno stato ecologico inferiore al buono.

ACQUE INTERNE SUPERFICIALI – ELEMENTI DI QUALITA’ BIOLOGICA NEI LAGHI

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore deriva dall’applicazione della normativa di riferimento per la determinazione dello stato ecologico delle acque superficiali ai sensi della Direttiva 2000/60/CE. Dai dati trasmessi nell’ambito del flusso SoE WISE2 riferito al 2023, si rileva che l'EQB Fitoplancton è stato monitorato in 151 stazioni e nel 72% di esse raggiunge lo stato ecologico "buono o superiore". Nel restante 28% delle stazioni si registra uno stato di qualità inferiore al buono. 

BILANCIO IDRO-CLIMATICO STANDARDIZZATO

Data aggiornamento scheda:

Le mappe di Standardized Precipitation-Evapotranspiration Index (SPEI) a 12 mesi forniscono una valutazione a livello nazionale e a larga scala delle condizioni di siccità e sono ottenute analizzando la deviazione della variabile idrologica bilancio idro-climatico, costituita dalla differenza tra precipitazione ed evapotraspirazione potenziale, dalla sua climatologia di riferimento.

Nel 2024, le mappe di SPEI a 12 mesi (SPEI12) evidenziano condizioni di siccità, da estrema e moderata, per i territori dell'Italia centrale e per il Sud e le Isole maggiori. I mesi da giugno ad agosto 2024 sono stati quelli maggiormente caratterizzati da condizioni di siccità estrema sulla scala temporale di 12 mesi (SPEI12 ≤ –2,0), come effetto del deficit di precipitazione riscontrato nella seconda metà del 2023 e poi nel 2024, in particolare sull'Italia meridionale, associato alle alte temperature che hanno caratterizzato tutto il 2024 (+1.33 ° C l'anomalia per la temperatura media rispetto alla media climatologica 1991–2020). La massima estensione del deficit del bilancio idro-climatico si è raggiunta a giugno, col 33,5% del territorio italiano interessato dalla siccità estrema. A inizio dell'anno, è stata rilevante la percentuale di aree caratterizzate da siccità severa o moderata sulla scala temporale di 12 mesi (–2,0 < SPEI12 ≤ –1,0): 44,1% a gennaio, 36,3% a febbraio e dell'ordine del 30% a marzo e aprile.

L'intensità e la persistenza di queste condizioni nel 2024 hanno avuto effetti sulla disponibilità di risorsa idrica in diverse aree dell'Italia, causando, conseguentemente, impatti ambientali e socio-economici legati all'utilizzo dell'acqua.

CLASSIFICAZIONE DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE

Data aggiornamento scheda:

La qualità delle acque di balneazione è fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini e riveste un ruolo importante anche dal punto di vista della protezione dell'ambiente naturale e per gli aspetti economici nel settore del turismo. Per tale motivo vengono effettuati specifici monitoraggi durante tutta la stagione balneare. Relativamente alla stagione balneare 2024 sono stati raccolti e analizzati oltre 31.600 campioni di acqua marina e lacustre su un totale di oltre 5.000 km di costa adibita alla balneazione. A livello comunale i km di costa sono suddivisi in acque di balneazione più o meno estese, per un totale di 5.506 acque di balneazione. I risultati delle analisi, oltre a garantire durante la stagione l'assenza di rischi igienico sanitari, hanno anche permesso di classificare le acque. La classificazione è stata fatta utilizzando i risultati del monitoraggio effettuato durante la stagione balneare 2024 e quelli delle tre stagioni precedenti (2023-2022-2021). A livello nazionale la maggior parte delle acque è in classe eccellente (91%), tuttavia permangono ancora delle criticità dovute alle presenze di acque in classe scarsa (1,1%) e non classificabili (1,1%), per le quali non è possibile esprimere un giudizio di qualità perché la maggior parte sono di nuova identificazione e non hanno completato il ciclo di 4 anni di monitoraggio, necessario per la classificazione. Anche a livello regionale la percentuale delle acque nelle classi eccellente  e buona è quella più elevata.

CLIMATOLOGIA LAGUNARE

Data aggiornamento scheda:

Le variabili meteorologiche osservate nella Laguna di Venezia (le pressioni atmosferiche medie annuali, le precipitazioni totali annuali, il numero di giorni piovosi e le anomalie termiche) consentono di fotografare i mutamenti climatici in atto. Nel corso del 2024, in presenza di una pressione media annua pari a 1.015,9 mbar (inferiore di 0,3 mbar rispetto alla media del periodo di riferimento), sono stati registrati 1.127 mm di pioggia (+34% rispetto alla media) nell’arco di 96 giorni piovosi, mentre le temperature continuano a mostrarsi in tendenziale e continuo aumento.

CONCENTRAZIONE OSTREOPSIS OVATA

Data aggiornamento scheda:

Ostreopsis cf. ovata è una microalga bentonica potenzialmente tossica, ad oggi presente nella maggior parte delle regioni costiere italiane con fioriture che possono dare luogo a fenomeni di intossicazione umana e a effetti tossici su organismi marini bentonici (stati di sofferenza o mortalità). La continua espansione lungo le coste italiane di Ostreopsis cf. ovata, delle sue fioriture e delle problematiche sanitarie, ambientali ed economiche ad essa associate, ha portato a istituire un programma di monitoraggio di sorveglianza della microalga a partire dal 2007. Tale attività viene eseguita annualmente nella stagione estiva dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA). I dati finora forniti dalle ARPA, raccolti ed elaborati da ISPRA hanno chiarito la distribuzione e l’andamento delle fioriture a livello nazionale e regionale. Ad oggi la microalga è stata riscontrata almeno una volta nelle campagne di monitoraggio finora effettuate in 12 regioni costiere su 15. Nel 2024, l'Ostreopsis cf. ovata è presente in 11 regioni costiere ovvero in 147/196 stazioni (75%), mentre risulta assente in tutti i campioni prelevati lungo le coste dell'Emilia-Romagna, Marche, Molise e Veneto.

CRESCITA DEL LIVELLO MEDIO DEL MARE A VENEZIA (ICLMM)

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore misura l'innalzamento del livello medio del mare a Venezia, risultando di fondamentale importanza per gli studi e gli interventi di conservazione della città di Venezia, nonché delle lagune e delle zone costiere alto adriatiche a rischio di inondazione. A Venezia, il livello medio del mare si presenta in tendenziale aumento sin dall'inizio delle registrazioni: nel periodo 1872-2024 il livello aumenta in media di 2,6 mm/anno, con un andamento non sempre costante e uniforme nel tempo. A tal proposito, si ritiene opportuno porre in evidenza il tasso relativo all’ultimo trentennio (1993-2024), dove l’innalzamento del livello medio mare risulta quasi raddoppiato (4,8 mm/anno).

EVAPOTRASPIRAZIONE POTENZIALE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce, per ciascun mese dell'anno, la valutazione, mediante il metodo di Thornthwaite, dell'altezza d'acqua di evapotraspirazione potenziale cumulata mensile sul suolo naturale, espressa in mm, ragguagliata alla superficie del territorio nazionale. 

Nel 2024, il valore stimato dell'evapotraspirazione potenziale totale annua sul suolo naturale è risultato pari a 806,0 mm, discostandosi del +16% dal valore medio relativo al periodo 1951–2024, stimato in 695,4 mm.

EVAPOTRASPIRAZIONE REALE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce, per ciascun mese e per l’intero anno, la valutazione dell'altezza d'acqua cumulata mensile e annua, espressa in mm, ragguagliata alla superficie del territorio nazionale che effettivamente si trasferisce in atmosfera per i fenomeni di evaporazione dagli specchi liquidi e dal terreno e di traspirazione della vegetazione e, pertanto, non contribuisce alla formazione della risorsa idrica rinnovabile. 

Nel 2024, il valore stimato dell'evapotraspirazione reale totale annua è stato pari a 540,3 mm, superiore del 9,5% al valore medio del periodo 1951–2024 stimato in 493,4 mm.

INDICE DI RUNOFF

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce su base annuale la valutazione, espressa in percentuale, del rapporto tra il volume annuo del runoff (ruscellamento superficiale) e il volume annuo di precipitazione. Questo indicatore ha lo scopo di fornire una valutazione della quantità di acqua che si trasforma direttamente in deflusso superficiale rispetto al totale delle precipitazioni e di valutare il trend sul lungo periodo, anche in relazione al possibile impatto dovuto ai cambiamenti climatici. I valori annuali dell'indicatore sono, inoltre, confrontati con il corrispondente valore medio calcolato sull’intero periodo 1951–2024.

Nel 2024, il valore dell’indicatore è risultato uguale al 26,1%, superiore al valore medio di 25,1% di lungo periodo. Questo dato segna un’inversione di tendenza rispetto al 2023, in cui si è registrato un valore del 23,7%, inferiore alla media. Il confronto è ancora più marcato con il 2022, anno in cui l’indicatore ha toccato un minimo storico del 18,5%.

INFILTRAZIONE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce, per ciascun mese e per l’intero anno, la valutazione dell'altezza d'acqua cumulata mensile e annua, espressa in mm, ragguagliata alla superficie del territorio nazionale, che si infiltra in profondità nel terreno a seguito delle precipitazioni. 

Nel 2024, il valore del totale annuo dell’infiltrazione stimato in 226,8 mm, corrispondenti a 68,5 miliardi di metri cubi, è risultato leggermente superiore alla media del periodo 1951‒2024 stimata in 216,1 mm, corrispondenti a 65,3 miliardi di metri cubi.

INTERNAL FLOW

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore internal flow fornisce la stima annuale, espressa in mm, della quantità di risorsa idrica rinnovabile che naturalmente si produce in un determinato territorio per effetto delle precipitazioni che cadono nello stesso territorio. L'indicatore è calcolato per ogni anno dal 1951 al 2024. 

Nel 2024 il valore dell’indicatore a livello nazionale è di 522,8 mm, corrispondenti a 157,9 miliardi di metri cubi. Il valore medio dell’indicatore ragguagliato al territorio nazionale dell’ultimo trentennio climatologico 1991–2020 è di 441,9 mm, corrispondenti a un volume di 133,5 miliardi di metri cubi, mentre la media di lungo periodo 1951–2024 (cosiddetta LTAA-Long-Term Annual Average) è di 457,5 mm, corrispondenti a 138,2 miliardi di metri cubi.

Il 2024 è stato caratterizzato da un'anomalia positiva rispetto alla stima sul lungo periodo (+14,3%), così come rispetto all’ultimo trentennio climatologico (+18,3%). Tale anomalia positiva è da attribuire alle elevate precipitazioni verificatesi al Nord, mentre nei territori del Centro e del Sud Italia e delle Isole maggiori si è osservata una persistente situazione di siccità. Tuttavia, a livello nazionale, la disponibilità di risorsa idrica rinnovabile, continua a mostrare, dal 1951 ad oggi, un trend negativo, statisticamente significativo. 

NUMERO DEI CASI DI ALTE MAREE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore riporta il numero dei casi annui dei massimi di marea, suddivisi per classi di altezza, rilevati presso la stazione di Venezia - Punta della Salute, rappresentativa del centro storico cittadino. Monitorare l'andamento delle classi di marea alta e medio-alta (superiore agli 80 cm rispetto al piano di riferimento ZMPS) consente di controllare la pressione esercitata sia sul centro storico veneziano (effetti sulla tenuta delle rive e degli edifici), sia sulla laguna circostante (effetti ambientali sulla vegetazione degli habitat barenali e sulla maggiore erosione delle rive naturali). Nell’ultimo periodo, il 2019 è stato un anno eccezionale poiché si sono verificati ben 28 casi di “acqua alta”, cioè superamenti della soglia 110 cm sullo ZMPS, valore record dell’intera serie storica. A partire dal 2020, l’entrata in funzione delle barriere mobili contro le inondazioni da alta marea (sistema "Mo.S.E.”) ha portato a una differenziazione del numero di casi di acqua alta tra laguna e mare. Il 2024 ha fatto registrare 12 casi di “acqua alta” in mare e un solo superamento a Venezia (il 16 maggio, primo caso dal 2021), grazie all’azionamento del Mo.S.E. che ha difeso la città.

PERCENTUALE DEL TERRITORIO ITALIANO SOGGETTO A DEFICIT E SURPLUS DI PRECIPITAZIONE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce una valutazione sulle condizioni di umidità (surplus di precipitazione rispetto alla climatologia) e di siccità (deficit di precipitazione rispetto alla climatologia) a cui è soggetto il territorio nazionale, in termini di stato e trend. Per ciascun mese dal 1952 al 2024, la percentuale del territorio italiano soggetto a condizione di deficit e/o di surplus di precipitazione è espressa mediante lo Standardized Precipitation Index (SPI) relativo alla precipitazione aggregata sulla scala temporale di 3 e 12 mesi. 

Il 2024 è stato caratterizzato, complessivamente a scala nazionale, da un surplus di precipitazione, a cui ha contribuito l’elevato volume di precipitazioni che si è riversato nell'Italia settentrionale. Centro Italia, Sud e Isole maggiori hanno, invece, continuato a essere caratterizzate da un deficit di precipitazione. 

Ciò ha determinato valori massimi di percentuale del territorio nazionale caratterizzati da "siccità estrema" (SPI ≤ –2,0) uguali allo 0,5% e al 16,1%, rispettivamente per la precipitazione cumulata su 3 mesi e quella cumulata su 12 mesi. La percentuale massima di territorio nazionale caratterizzato da "siccità severa o moderata" (‒2,0 < SPI ≤ ‒1,0) è stata, invece, del 24,1% su una scala temporale di 3 mesi e del 28,5% su una scala temporale di 12 mesi. Per contro, sulla scala temporale di 3 mesi, valori massimi nell'anno della percentuale del territorio nazionale caratterizzata da "umidità estrema" (SPI ≥ 2,0) sono stati di 14,1%, mentre il valore massimo relativo a "umidità severa o moderata" (1,0 ≤ SPI < 2,0) è stato uguale a 42,1%. Su una scala temporale di 12 mesi, la percentuale del Paese colpita da "umidità estrema" ha raggiunto il valore massimo di 20,8%, mentre la percentuale con "umidità severa o moderata" ha raggiunto il massimo di 28,4%.

PRECIPITAZIONI

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce la valutazione, espressa in mm, dell'altezza d'acqua, ragguagliata alla superficie del territorio nazionale, che precipita al suolo (sia in forma liquida sia solida) per ciascun mese e per l'intero anno. 

L'indicatore relativo al 2024 è confrontato, per ciascun mese dell'anno, con i corrispondenti valori medi del periodo 1951–2024 ottenuti mediante la medesima metodologia. Nel 2024 il valore delle precipitazioni totali annue in Italia è stato di 1.055,5 mm (318,8 miliardi di metri cubi), maggiore di oltre il 10% del corrispondente valore medio di lungo periodo (LTAA-Long-Term Annual Average) e di circa l'8% rispetto alla media annua sull'ultimo trentennio climatologico 1991–2020.

Scendendo a livello regionale e distrettuale, la situazione è molto diversificata, con il Nord Italia che è stato interessato nel 2024 da quantitativi di precipitazione superiori alle medie di lungo periodo. Di contro, l'anomalia di precipitazione rispetto alla LTAA è stata negativa al Centro e al Sud e Isole maggiori.

SICCITÀ IDROLOGICA

Data aggiornamento scheda:

Le mappe di Standardized Precipitation Index (SPI) a 12 mesi forniscono una valutazione a livello nazionale e a larga scala delle condizioni di siccità idrologica, ottenute utilizzando i dati di precipitazioni raccolti e pubblicati dai servizi idro-meteorologici regionali e delle province autonome e quelli del soppresso Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale (SIMN, ora confluito in ISPRA) del Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali. Il passo temporale di aggregazione a 12 mesi scelto per la valutazione dello SPI è quello che meglio descrive gli effetti della siccità (deficit di precipitazione) sulla portata dei fiumi, sulla ricarica degli invasi e sulla disponibilità di acqua nelle falde. 

Nel 2024, le mappe di SPI a 12 mesi (SPI12) evidenziano condizioni di siccità, da estrema e moderata, per i territori dell'Italia centrale e per il Sud e le Isole maggiori. I mesi da giugno ad agosto 2024 sono stati quelli maggiormente caratterizzati da condizioni di siccità estrema sulla scala temporale di 12 mesi (SPI12 ≤ –2,0), come effetto del deficit di precipitazione riscontrato nella seconda metà del 2023 e poi nel 2024, in particolare sull'Italia meridionale. La massima estensione raggiunta da tale condizione si è osservata a giugno (16,1% del territorio italiano). Da maggio 2024 fino alla fine dell'anno, si è osservato anche un aumento delle aree caratterizzate da siccità severa o moderata sulla scala temporale di 12 mesi (–2,0 < SPI12 ≤ –1,0). In questo periodo, ad eccezione di ottobre e dicembre, la percentuale di territorio italiano soggetto a tali condizioni è stata sempre superiore al 20%, con un massimo a maggio (28,5%) e un minimo a settembre (21,6%).

L'intensità e la persistenza di queste condizioni nel 2024 hanno avuto effetti sulla disponibilità della risorsa idrica in diverse aree dell'Italia, causando, conseguentemente, impatti ambientali e socio-economici legati all'utilizzo dell'acqua.