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La marea è un fenomeno periodico di innalzamento e abbassamento della superficie del mare dovuto all’attrazione gravitazione esercitata dalla Luna, dal Sole e dagli altri corpi celesti sulle masse di acqua presenti sulla Terra e secondariamente dovuto anche alle perturbazioni meteorologiche. I dati della Rete Mareografica Nazionale (ISPRA) sono stati utilizzati per caratterizzare l’ampiezza della componente astronomica del segnale di marea lungo le coste Italiane. La marea astronomica come ben noto, presenta profonde differenze nei diversi mari italiani, raggiungendo la sua massima escursione nel Nord Adriatico e nella Laguna di Venezia, essendo fortemente influenzata anche dalla configurazione del bacino.
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Qualsiasi materiale solido, fabbricato o trasformato dall'uomo, abbandonato o perso in ambiente marino e costiero, o che arrivi al mare in qualsiasi modo, è definito rifiuto marino. L’Italia, con il Decreto Legislativo n. 190/2010 di recepimento della Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino, effettua dal 2015 un intenso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, inclusi quelli spiaggiati. Due volte l’anno, in primavera e in autunno, le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) costiere effettuano il monitoraggio dei rifiuti solidi nelle aree campione di 69 spiagge di riferimento lungo il litorale nazionale. Per valutare il grado di pulizia delle spiagge sulla base della densità dei rifiuti nelle aree campione monitorate, è stato calcolato il Clean Coast Index (CCI), un indicatore sviluppato e applicato a livello internazionale.
Nel 2024, il CCI è stato calcolato per 66 spiagge in primavera e per 69 in autunno. In primavera, l’80% delle spiagge monitorate sono risultate pulite o molto pulite, contro l’8% sporche o molto sporche. In autunno, l’81% delle spiagge sono risultate pulite o molto pulite, mentre il 9% sporche o molto sporche. Il resto delle spiagge è risultato abbastanza pulito. Rispetto all’anno precedente, la percentuale di spiagge pulite o molto pulite è aumentata in autunno (77% nel 2023), mentre in primavera si è mantenuta pressoché invariata. Sia in primavera sia in autunno si è registrata una diminuzione delle spiagge sporche e molto sporche, da 12% a 8% e da 12% a 9%, rispettivamente.
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Il monitoraggio previsto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE per il Descrittore 7 prende in considerazione le alterazioni significative e permanenti delle condizioni idrografiche dovute alle infrastrutture costiere e marine soggette a VIA nazionale, realizzate o in corso di progettazione/realizzazione a partire dal 2012. Attualmente l'indicatore di riferimento per il D7C1 è relativo all’estensione dei corpi idrici marino costieri di ciascuna Sottoregione, definita ai sensi della Direttiva 2000/60/CE, che presenta impatti dovuti a cambiamenti permanenti delle condizioni idrologiche riconducibili alla presenza di nuove infrastrutture realizzate a partire dal 2012 e soggette a VIA nazionale. L'obiettivo per tale indicatore è il non superamento del 5% dell'estensione dei corpi idrici marino costieri. Nel 2024 l'obiettivo è stato raggiunto.
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I progressi verso il conseguimento del buono stato ambientale delle acque marine dipendono da una serie di fattori chiave disciplinati nella Direttiva 2008/56/CE (MSFD) e recepiti in Italia tramite il D.Lgs. 190/2010 (e successive modifiche). Uno dei principali fattori è legato alla contaminazione in acque e organismi e alla progressiva eliminazione dell’inquinamento, garantendo che la presenza di contaminanti non generi impatti significativi né rischi per l’ambiente marino. Il Descrittore 8 della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE richiede specificatamente la valutazione della presenza dei contaminanti chimici (D8-C1) e dei loro effetti (D8-C2). A questo si affianca il Descrittore 9 che prevede la valutazione del livello di contaminanti nei tessuti commestibili di prodotti della pesca rispetto ai limiti stabiliti dal Regolamento (UE) 2023/915. Nel 2024 è stato realizzato il monitoraggio della Marine Reporting Unit (MRU) West Mediterranean Sea (MWE). I dati raccolti provengono dal monitoraggio specifico eseguito da ISPRA e dai monitoraggi istituzionali degli Istituti zooprofilattici sperimentali. La valutazione definitiva, in relazione al giudizio del Good Environmental Status (GES), sarà elaborata non appena saranno disponibili tutti i dati prodotti dalle agenzie regionali. Con i dati ad oggi disponibili, per il bioaccumulo si ha una problematica legata al superamento del valore normato del mercurio, tuttavia dal punto di vista sanitario si conferma un giudizio positivo. Tale risultato è in linea con quanto già evidenziato negli anni passati. Per la matrice sedimento si registra una criticità legata alla presenza di TBT e alcuni metalli.
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L’eutrofizzazione è un processo causato dall’arricchimento in nutrienti, in particolare composti dell’azoto e del fosforo, che determina un incremento della produzione primaria e della biomassa algale con conseguente alterazione delle comunità bentoniche e, in generale, diminuzione della qualità delle acque. L’immissione nell’ambiente marino e costiero di azoto e fosforo può derivare da fonti diffuse (carichi fluviali, principali collettori di attività agricole e di scarichi civili) e da fonti puntuali (scarichi derivanti dagli impianti di trattamento delle acque reflue, industriali e derivanti da attività di acquacoltura).
La valutazione dell’eutrofizzazione delle acque marine secondo la Strategia Marina viene effettuata ogni sei anni utilizzando una combinazione di informazioni sul livello dei nutrienti (concentrazioni nell’ambiente marino), gli effetti primari dell’arricchimento in nutrienti (concentrazione di clorofilla ‘a’ quale indicatore di biomassa algale) e gli effetti secondari dell’arricchimento in nutrienti (impatti sugli organismi causati da fenomeni di ipossia e/o anossia delle acque di fondo) che siano ecologicamente rilevanti.
La valutazione più recente trasmessa dall'Italia alla Commissione europea (ottobre 2024) è riferita al sessennio 2016-2021 e ha evidenziato il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. L'analisi dei dati di monitoraggio del 2022 conferma tale indicazione.
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Dal 2015 l’Italia, in attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), realizza un ampio programma di monitoraggio dei rifiuti marini, comprensivo dei microrifiuti presenti nello strato superficiale della colonna d’acqua. L’attività è condotta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). I microrifiuti, particelle di origine antropica di dimensioni inferiori a 5 mm, derivano sia da fonti primarie (pellets industriali, microgranuli cosmetici, abrasivi) sia da fonti secondarie (frammentazione di macrorifiuti). La loro composizione, quantità e distribuzione costituiscono un parametro chiave per la valutazione del buono stato ambientale delle acque marine. L’elaborazione dei dati raccolti dal 2015 al 2024 evidenzia una densità mediana stabile pari a 0,04 microparticelle/m² (circa 40.000 microparticelle/km²), con variazioni interannuali e spaziali legate alle differenti condizioni idrodinamiche e pressioni antropiche delle sottoregioni marine italiane. Nel 2024 si registra un aumento delle concentrazioni nel Mar Adriatico e una diminuzione nel Mar Ionio e nel Mediterraneo occidentale. A livello di Mediterraneo, la Convenzione di Barcellona ha definito un valore soglia di 0,000845 microparticelle/m² (845 microparticelle/km²) per il raggiungimento del buono stato ambientale: i valori riscontrati nei mari italiani, sebbene risultino negli ultimi anni stabili, sono ancora significativamente superiori.
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La perdita fisica definisce la superficie di fondo marino persa a causa delle modifiche permanenti del substrato e/o della morfologia del fondo marino indotte da attività e/o opere antropiche, quali ad esempio opere di difesa costiera, infrastrutture portuali, parchi eolici, cavi e condotte ecc. Essa concorre a definire il livello di Integrità del fondo marino (Descrittore 6), come definito ai sensi della Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino 2008/56/CE (MSFD) e della Decisione 2017/848/CE.
L’indicatore “perdita fisica” misura l’estensione e l’incidenza delle diverse tipologie di opere e/o attività sul fondo marino in totale e per tipo di Habitat. Tali dati permettono di popolare il Criterio D6C1 (perdita fisica totale) e il Criterio D6C4 perdita fisica per tipi di habitat (Broad Habitat Types), sensu MSFD.
Nei mari italiani la perdita fisica presenta valori compresi tra 19-34 km2, rilevati nella MRU Mar Ionio e Mar Mediterraneo centrale e nella MRU Mar Adriatico, rispettivamente 19,9 km2 e 34 km2 di estensione, e i circa 51 km2 osservati nella MRU Mar Mediterraneo occidentale.
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La Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE) rappresenta un importante strumento di governance del sistema mare, promuovendo l’adozione di strategie mirate alla salvaguardia dell’ecosistema marino finalizzate al raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Il Buono Stato Ambientale è valutato sulla base di 11 descrittori qualitativi e, fra questi, il Descrittore 10 prevede che le proprietà e le quantità di rifiuti marini non causino danni all’ambiente costiero e marino. L’Italia realizza dal 2015 un esteso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, compresi i macrorifiuti spiaggiati. Nel 2024, la mediana dei rifiuti marini totali spiaggiati sui litorali italiani è risultata pari a 252 rifiuti ogni 100 m, un valore simile a quello dell’anno precedente (250 rifiuti ogni 100 m). Si tratta di una densità che conferma l'andamento in diminuzione dei rifiuti spiaggiati da quando vengono effettuati i monitoraggi, sebbene ancora nettamente superiore al valore soglia di 20 rifiuti ogni 100 m, stabilito a livello europeo come requisito per il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Come negli anni precedenti, le plastiche monouso sono il rifiuto spiaggiato più comune, rappresentando circa il 28% del totale, seguite dai rifiuti legati al fumo (principalmente mozziconi di sigaretta), pari al 9% dei rifiuti registrati lungo le coste italiane.
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L'upwelling è un fenomeno fisico dovuto all'azione di vento e correnti che possono generare una corrente di risalita, orientata verso il largo e ortogonale alla costa.
Questo fenomeno ha un notevole impatto sulla fauna ittica locale e per questo di grande interesse. L'individuazione delle aree più favorevoli al generarsi di questo fenomeno è stata realizzata utilizzando i dati di velocità e direzione del vento forniti dalla Rete Mareografica Nazionale (RMN) gestita da ISPRA. Questi dati opportunamente elaborati consentono di individuare le zone costiere che con più probabilità sono maggiormente esposte al fenomeno dell’upwelling come, ad esempio, la zona di Carloforte in Sardegna che si conferma essere tra le più favorevoli alla generazione di tale variabile.
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La qualità delle acque di balneazione è fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini e riveste un ruolo importante anche dal punto di vista della protezione dell'ambiente naturale e per gli aspetti economici nel settore del turismo. Per tale motivo vengono effettuati specifici monitoraggi durante tutta la stagione balneare. Relativamente alla stagione balneare 2024 sono stati raccolti e analizzati oltre 31.600 campioni di acqua marina e lacustre su un totale di oltre 5.000 km di costa adibita alla balneazione. A livello comunale i km di costa sono suddivisi in acque di balneazione più o meno estese, per un totale di 5.506 acque di balneazione. I risultati delle analisi, oltre a garantire durante la stagione l'assenza di rischi igienico sanitari, hanno anche permesso di classificare le acque. La classificazione è stata fatta utilizzando i risultati del monitoraggio effettuato durante la stagione balneare 2024 e quelli delle tre stagioni precedenti (2023-2022-2021). A livello nazionale la maggior parte delle acque è in classe eccellente (91%), tuttavia permangono ancora delle criticità dovute alle presenze di acque in classe scarsa (1,1%) e non classificabili (1,1%), per le quali non è possibile esprimere un giudizio di qualità perché la maggior parte sono di nuova identificazione e non hanno completato il ciclo di 4 anni di monitoraggio, necessario per la classificazione. Anche a livello regionale la percentuale delle acque nelle classi eccellente e buona è quella più elevata.
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Ostreopsis cf. ovata è una microalga bentonica potenzialmente tossica, ad oggi presente nella maggior parte delle regioni costiere italiane con fioriture che possono dare luogo a fenomeni di intossicazione umana e a effetti tossici su organismi marini bentonici (stati di sofferenza o mortalità). La continua espansione lungo le coste italiane di Ostreopsis cf. ovata, delle sue fioriture e delle problematiche sanitarie, ambientali ed economiche ad essa associate, ha portato a istituire un programma di monitoraggio di sorveglianza della microalga a partire dal 2007. Tale attività viene eseguita annualmente nella stagione estiva dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA). I dati finora forniti dalle ARPA, raccolti ed elaborati da ISPRA hanno chiarito la distribuzione e l’andamento delle fioriture a livello nazionale e regionale. Ad oggi la microalga è stata riscontrata almeno una volta nelle campagne di monitoraggio finora effettuate in 12 regioni costiere su 15. Nel 2024, l'Ostreopsis cf. ovata è presente in 11 regioni costiere ovvero in 147/196 stazioni (75%), mentre risulta assente in tutti i campioni prelevati lungo le coste dell'Emilia-Romagna, Marche, Molise e Veneto.
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L’indice di classificazione ecologica dell'Elemento di Qualità Biologica macroinvertebrati per le lagune costiere, M-AMBI (Multivariate-Azti Marine Biotic Index), è basato sull’analisi della struttura della comunità macrozoobentonica di fondo mobile e prende in considerazione la tolleranza/sensibilità delle specie, la diversità della comunità e la ricchezza specifica. L’indice M-AMBI risponde alle pressioni di origine antropica che interessano le aree di transizione e descrive lo stato di qualità ecologica in 5 classi: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo.
I programmi di monitoraggio attualmente operativi nelle acque di transizione italiane prevedono campionamenti annuali con ciclo triennale: ad oggi sono state effettuate 3 campagne di campionamento in quasi tutte le regioni a partire dal 2014. Nel triennio 2020-2022, dei 92 corpi idrici di transizione su cui è stato applicato l’indice M-AMBI, il 14,1% è in stato ecologico “elevato”, il 32,6% nello stato “buono”, il 21,7% “sufficiente”, il 16,3% nello stato “scarso” e il 15,2% “cattivo. A livello nazionale, per le regioni di cui sono disponibili i dati (6 su 9), il 46,7% dei corpi idrici di transizione ha raggiunto l’obiettivo di qualità “buono” o “elevato”.
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L’indice MaQI (Macrophyte Quality Index) (Sfriso et al., 2014) formalmente adottato dall’Italia per la classificazione dello stato ecologico degli ambienti di transizione nell’ambito della Direttiva 2000/60/CE, integra i due elementi di qualità biologica macroalghe e fanerogame acquatiche. Il MaQI risponde alle pressioni di origine antropica che interessano le aree di transizione e descrive lo stato di qualità ecologica in 5 classi: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. I programmi di monitoraggio attualmente operativi nelle acque di transizione italiane prevedono 2 campionamenti semestrali all’interno di un’annualità di ogni triennio: ad oggi sono state effettuate 3 campagne di campionamento in quasi tutte le regioni a partire dal 2014. Nel triennio 2020-2022 l’indice MAQI è stato applicato a 91 corpi idrici di transizione italiani appartenenti a 7 regioni. Di questi, il 23,1% è in stato ecologico “elevato”, il 23,1% nello stato “buono”, il 22,0% “sufficiente”, il 28,5% nello stato “scarso” e il 3,3% in stato “cattivo”. A livello nazionale, per le regioni di cui sono disponibili i dati (7 su 9), il 46,2% dei corpi idrici di transizione ha raggiunto l’obiettivo di qualità (“buono” o “elevato”).
Data aggiornamento scheda:
Nella valutazione della qualità ecologica degli ambienti marino costieri nell’ambito della Direttiva europea 2000/60/CE (recepita con il D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.) si fa riferimento all'Elemento di Qualità Biologica (EQB) Angiosperme. Tale EQB in Italia, così come previsto dal DM Ambiente 260/2010, viene valutato mediante l’indice PREI (Posidonia Rapid Easy Index). In tale contesto, infatti, le praterie di Posidonia oceanica (L.) Delile assumono una notevole importanza nella valutazione della qualità ecologica degli ambienti marino - costieri, data la loro ampia distribuzione e sensibilità a fonti di disturbo di origine antropica. La classificazione di questo EQB si attua laddove, per ragioni di distribuzione geografica, è presente la prateria cioè nelle regioni tirreniche e in Puglia. I dati analizzati mostrano che più dell’80% delle praterie è nello stato “buono” o “elevato”.
Data aggiornamento scheda:
Il parametro “clorofilla” è l’unico indicatore diretto di biomassa fitoplanctonica a disposizione e ha assunto il ruolo di metrica per la classificazione dello stato ecologico secondo l’Elemento di Qualità Biologica - EQB Fitoplancton acque costiere (DM 260/2010). La clorofilla, infatti, risulta particolarmente sensibile alle variazioni dei livelli trofici determinati dagli apporti dei carichi di nutrienti (N e P), provenienti dai bacini afferenti alla fascia costiera. Nel 2020 lo stato elevato sia attesta al 71,4%, lo stato buono al 12,3% e lo stato sufficiente al 16,2%. Si può notare un generale miglioramento dello stato per Campania e Marche, mentre peggiorano Emilia-Romagna e Sardegna. Marche, Liguria e Abruzzo mantengono tutte le stazioni nello stato elevato.
Data aggiornamento scheda:
Nella valutazione della qualità ecologica degli ambienti marino costieri nell’ambito della Direttiva europea 2000/60/CE (recepita con il D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.) si fa riferimento all'Elemento di Qualità Biologica (EQB) Macroalghe. Tale EQB in Italia, così come previsto dal DM Ambiente 260/2010, viene valutato mediante l’indice CARLIT (Cartography of littoral and upper-sublittoral benthic communities o, in breve, CARtografia LITorale) che permette di contribuire alla classificazione dello stato ecologico del corpo idrico marino - costiero. Per il periodo 2019-2021 le stazioni analizzate che raggiungono lo standard di qualità (almeno buono) sono più dell'80%.
Data aggiornamento scheda:
L’Indice di classificazione ecologica dell'Elemento di Qualità Biologica macroinvertebrati bentonici M-AMBI (Multimetric-AZTI Marine Biotic Index), permette una valutazione sinecologica dell’ecosistema in esame. È basato sull'analisi della struttura della comunità a macroinvertebrati bentonici, considerando il valore ecologico delle specie di macrozoobenthos di fondi mobili. Le specie sono suddivise in cinque gruppi ecologici (opportuniste (I ordine), opportuniste (II ordine), tolleranti, sensibili/tolleranti e sensibili) in relazione alla sensibilità ai gradienti di stress ambientale. L’indice descrive lo stato di qualità dell'EQB macroinvertebrati bentonici in 5 classi: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. Nel complesso non si rilevano situazioni di particolare criticità per quanto attiene il periodo 2017 -2022 per le regioni costiere per le quali sono disponibili i dati: dall'analisi emerge che il 74% delle stazioni di monitoraggio è nello stato elevato o buono, tuttavia l'1% delle stazioni è in stato cattivo.
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- Indicatore di stato che individua e caratterizza gli eventi di mareggiata nei mari italiani. Nel 2022 il maggior numero di mareggiate, per quanto riguarda i punti monitorati dalla Rete Ondametrica Nazionale, è stato registrato nelle località di Alghero, Mazara del Vallo, Ponza, Crotone e Palermo.
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Indicatore di stato dei mari italiani che rappresenta, in modalità qualitativa ordinale, il moto ondoso misurato in termini di altezza significativa d'onda. Nei mari italiani si registra una prevalenza di stato di mare mosso e calmo. Nel 2022, come negli anni precedenti, la frequenza di mare agitato più elevata si registra lungo le coste della Sardegna occidentale (Alghero) e della Sicilia occidentale (Mazara del Vallo).
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La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento del buono stato dei corpi idrici (chimico + ecologico) entro le date fissate dalla normativa vigente. L’analisi dello stato chimico mostra valori eterogenei tra i distretti, con il 100% dei corpi idrici in stato buono solo per l’Appennino Centrale e il 52% per la Sardegna. In tutti gli altri Distretti la percentuale di corpi idrici in stato buono non supera mai il 50% dei casi e va dal 3% delle Alpi Orientali al 40% dell’Appenino Settentrionale. Dal confronto tra lo stato del 2° ciclo dei Piani di Gestione delle Acque (PdG) e quello del 3° ciclo, si osserva il mantenimento dello stato chimico buono per il 100% dei corpi idrici dell’Appennino Centrale, un miglioramento per quelli dell’Appennino Settentrionale (da 30% a 40%), della Sardegna (da 12% a 52%), della Sicilia (da 11% a 17%) e un peggioramento per i corpi idrici dei Distretti delle Alpi Orientali (da 51% a 3%), Fiume Po (da 65% a 23%) e Appennino Meridionale (da 18% a 11%). A livello nazionale, il numero di corpi idrici in stato buono è 56 su 172 (33%) nel 2° ciclo dei PdG, mentre nel 3° è pari a 42 su 146 (29%).
Data aggiornamento scheda:
Le acque marino costiere sono “le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione” (Comma 1 dell’articolo 74 del D.Lgs. 152/2006). La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento del “buono" stato dei corpi idrici (chimico + ecologico) entro le date fissate dalla normativa vigente, al mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali conseguono le misure di risanamento. In base all’analisi dei dati riportati dai Distretti nel 3° Reporting alla Commissione europea relativo al sessennio 2016-2021 (3° PdG), lo stato chimico delle acque marino costiere italiane risulta eterogeneo. Tale disomogeneità si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione. I Distretti delle Alpi Orientali e del Fiume Po presentano la totalità dei corpi idrici in stato chimico non buono, mentre Sicilia e il Distretto dell’Appennino Meridionale oltre il 60% dei corpi idrici. I Distretti dell’Appennino Settentrionale, Appennino Centrale e della Sardegna registrano, invece, rispettivamente più del 50%, più del 90% e più dell’80% in stato chimico buono. A livello nazionale il 51% dei corpi idrici marino costieri è nello stato chimico buono. Dal confronto tra il 2° PdG e 3° PdG emerge che nel 2° PdG i corpi idrici con stato chimico sconosciuto erano il 26% (147 corpi idrici su 561 totali), mentre nel 3° PdG un solo corpo idrico è in stato sconosciuto. In termini generali, i corpi idrici nello stato chimico buono sono comparabili nei due PdG, rispettivamente il 52% e il 51%, mentre sono aumentati i corpi idrici nello stato chimico non buono nel 3° PdG (49%).
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Le acque di transizione sono definite nel D.Lgs. 152/2006 come “corpi idrici superficiali in prossimità di una foce di un fiume, che sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque costiere, ma sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce”. Tale definizione ricomprende le lagune costiere e gli stagni costieri oggetto della classificazione ecologica. Gli ambienti di transizione italiani sono sottoposti a numerosi fattori di pressione che determinano spesso un degrado delle condizioni ecologiche in questi ecosistemi particolarmente fragili. L’analisi dello stato ecologico mostra valori eterogenei, sia nel numero di Copri Idrici (CI) sia nella distribuzione tra le classi di qualità, ma con prevalenza dello stato sufficiente e scarso in tutti i Distretti. Dal confronto tra lo stato del 2° ciclo dei Piani di Gestione delle Acque (PdG) e quello del 3° ciclo, si osserva che per tutti i Distretti idrografici permane uno stato ecologico prevalentemente sufficiente e scarso, ma con l’incremento delle percentuali di corpi idrici in stato buono nei Distretti delle Alpi Orientali (dal 7% all’11%), dell’Appennino Settentrionale (dal 10% al 20%), dell’Appennino Meridionale (da 0 al 6%) e della Sardegna (da 0 al 26%). L’analisi dello stato ecologico a livello nazionale mostra che il numero di corpi idrici in stato buono ed elevato è pari a 9 su 172 (5%) nel 2° ciclo di PdG e 22 su 146 (15%) nel 3° ciclo.
Data aggiornamento scheda:
Le acque marino costiere sono “le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione". La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento del “buono" stato dei corpi idrici (ecologico + chimico) entro le date fissate dalla normativa vigente; al mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali conseguono le misure di risanamento. In base all’analisi dei dati riportati dai Distretti nel 3° Reporting alla Commissione europea relativo al sessennio 2016-2021 (3° PdG), lo stato ecologico delle acque marino costiere italiane risulta eterogeneo. Tale disomogeneità si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione ecologica. I Distretti delle Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Sicilia e della Sardegna presentano, tuttavia, una percentuale di corpi idrici in stato ecologico buono ed elevato maggiore o uguale al 70%. In particolare, nel Distretto della Sardegna i corpi idrici in stato elevato sono più del 40%. A livello nazionale i corpi idrici in stato ecologico buono ed elevato sono più del 60% sul totale (261 corpi idrici su 394 totali). Dal confronto tra i dati del 2° PdG e 3° PdG emerge che nel 2° PdG i corpi idrici con stato ecologico sconosciuto erano il 27% (149 corpi idrici su 561 totali), mentre nel 3° PdG solo un corpo idrico è in stato ecologico sconosciuto. In termini generali, si passa dal 55% dei corpi idrici nello stato ecologico buono ed elevato del 2° PdG al 66% del 3° PdG.
Data aggiornamento scheda:
Indicatore di stato dei mari italiani, descrive la media della temperatura superficiale delle acque marine. Nel 2022 si denota una sostanziale stabilità generale, con un lieve aumento delle temperature medie più marcato nel Canale di Sicilia rispetto al periodo 2008-2021.