CONSUMI FINALI E TOTALI DI ENERGIA PER SETTORE ECONOMICO

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L'indicatore misura l'energia consumata dagli utenti finali e l’energia totale consumata dal Paese. A partire dal 1990 si registra un andamento crescente dell’energia disponibile per i consumi finali, con un picco raggiunto nel 2005 pari a 139 Mtep. Successivamente si rileva un’inversione di tendenza fino a un minimo toccato nel 2014 (114 Mtep). Fino al 2018 si osserva una ripresa dei consumi finali seguita dalla flessione nel 2019 e dalla repentina riduzione nel 2020 a causa del lockdown delle attività economiche per contenere la diffusione della pandemia di SARS-CoV-2, seguita dalla ripresa dei consumi nel 2021, per poi diminuire nei due anni successivi. Nel 2024 l’energia disponibile per il consumo finale, contabilizzata secondo la metodologia adottata da Eurostat, è pari a 109,3 Mtep, +0,4% rispetto al 2023.

CONSUMI TOTALI DI ENERGIA PER FONTI PRIMARIE

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L'analisi della composizione del consumo interno lordo di energia evidenzia un progressivo ridimensionamento del ruolo storico dei prodotti petroliferi. A questo declino corrisponde la crescita del gas naturale e delle fonti rinnovabili, che nel 2024 hanno raggiunto quote rispettivamente del 36% e del 21%. Una simile diversificazione del paniere energetico, trainata dalle rinnovabili, genera un impatto positivo sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sul tasso di autosufficienza energetica dell'Italia, storicamente tra i più bassi all'interno del panorama dei paesi industrializzati. Le rinnovabili negli ultimi 35 anni sono cresciute di quasi cinque volte passando da 6,47Mtep a 29,76Mtep.

EMISSIONI DI GAS SERRA COMPLESSIVE E DA PROCESSI ENERGETICI

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L'indicatore riguarda le emissioni in atmosfera dei gas serra che influenzano gli equilibri climatici. Nel 2024 i processi energetici sono stati all’origine del 95,4% delle emissioni di anidride carbonica, del 12,4% delle emissioni di metano e del 25,1% delle emissioni di protossido di azoto, mentre non hanno contribuito alle emissioni di sostanze fluorurate; complessivamente, l’81% delle emissioni di gas serra è stato di origine energetica. Tra il 1995 e il 2024, l'andamento delle emissioni di gas serra da processi energetici è stato inizialmente parallelo a quello dei consumi energetici. Dal 2004 in poi si rileva tuttavia un progressivo disaccoppiamento, accentuatosi negli ultimi anni. Questa svolta non è dovuta a una decrescita economica — dato che il PIL mostra un trend generale in aumento — bensì a una netta riduzione dell'intensità energetica, alla sostituzione dei combustibili ad alto contenuto di carbonio con il gas naturale e alla crescente quota di fonti rinnovabili nel settore elettrico e nell'industria. Nel 2024 si registra una riduzione delle emissioni da processi energetici pari al 3,5% rispetto al 2023.

EMISSIONI DI OSSIDI DI AZOTO COMPLESSIVE E DA PROCESSI ENERGETICI

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L'indicatore riguarda le emissioni di ossidi di azoto (NOX) in atmosfera, all'origine dei processi di acidificazione ed eutrofizzazione. Tali emissioni provengono essenzialmente dai processi di combustione (impianti per la produzione di energia, riscaldamento domestico, trasporti); esse possono essere ridotte attraverso interventi sulle tecnologie stesse e/o tramite il trattamento degli effluenti gassosi del processo. Nel 2024, i processi energetici hanno contribuito per l'89,9% delle emissioni complessive di ossidi di azoto.  Dal 1990 si osserva la diminuzione delle emissioni di ossidi di azoto da processi energetici (-76,3% nel 2024 rispetto al 1990), dovuta all’utilizzo di dispositivi per l’abbattimento delle emissioni dagli impianti stazionari e soprattutto da quelli mobili. Nel 2024, le emissioni totali di NOX sono inferiori del 58,8% rispetto al 2005, in linea con il rispetto dei protocolli internazionali in materia di acidificazione.

INTENSITÀ ENERGETICHE FINALI SETTORIALI E TOTALE

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L'indicatore dell'intensità energetica esprime il rapporto tra il consumo di energia (sia esso lordo o finale) e il Prodotto Interno Lordo (PIL) espresso a prezzi di mercato a valori concatenati. Questo parametro rappresenta una misura fondamentale dell'efficienza energetica di un intero sistema economico, indicando quanta energia viene consumata per generare un'unità di ricchezza. L'analisi della serie storica italiana tra il 1995 e il 2024 rivela un progressivo e strutturale disaccoppiamento tra crescita economica e consumi energetici. A fronte di oscillazioni congiunturali, il sistema produttivo e civile italiano ha registrato un netto efficientamento, riducendo sensibilmente la quantità di energia necessaria per produrre la ricchezza nazionale, guidato soprattutto dalla trasformazione tecnologica dei settori industriale e civile.

Il confronto interno all’Unione Europea mette in evidenza che l’intensità energetica primaria e finale dell’Italia è più bassa della media europea per effetto della storica carenza di fonti primarie di energia (che ha favorito la creazione di comportamenti e infrastrutture parsimoniose nell’uso dell’energia e una struttura produttiva non eccessivamente energivora), della forte fiscalità (che ha aumentato il costo delle fonti energetiche all’utenza finale oltre i valori degli altri paesi), del più basso reddito pro capite, del clima relativamente mite. Secondo una graduatoria crescente dei valori di intensità energetica lorda l’Italia si colloca al 7° posto tra i paesi dell’Unione Europa.

CONSUMI FINALI DI ENERGIA ELETTRICA PER SETTORE ECONOMICO

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I consumi finali di energia elettrica sono cresciuti costantemente dal 1990 al 2008 per poi flettere per effetto della crisi economica. In seguito agli effetti della pandemia di SARS-CoV-2 i consumi del 2020 si sono ridotti del 5,7% rispetto all’anno precedente con un rimbalzo del 6,2% nel 2021 seguito dalla diminuzione negli anni successivi. Nel 2024 si registra un decremento del 2,8% rispetto al 2021, attestandosi al valore di 24,4 Mtep. La quota dei consumi nell'industria è scesa dal 51,7% nel 1990 al 37,6% nel 2024, quella dei settori terziario e residenziale è aumentata dal 43,2% al 56,9%, quella dell’agricoltura e pesca è variata di pochissimo passando dal’2% a circa il 2,4%, mentre quella dei trasporti, con delle fluttuazioni, si mantiene intorno al 3%.

DIPENDENZA ENERGETICA

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L'indicatore monitora il livello di dipendenza dagli approvvigionamenti esteri per soddisfare il fabbisogno energetico interno lordo, espresso in valore percentuale per singola fonte energetica (Combustibili solidi, Petroliferi, Gas naturale, Rinnovabili) e nel loro insieme complessivo (Totale). La diminuzione della quota di petrolio e l’incremento della quota di energia da fonti rinnovabili determina la diminuzione della dipendenza energetica nazionale. Dal 2007 si osserva una riduzione della dipendenza energetica, passata dal valore massimo dell'85,5% nel 2006 al minimo del 75,1% nel 2020. Nel 2024 la dipendenza fa registrare il 75,8%. 

CONSUMI SPECIFICI MEDI DI COMBUSTIBILE NELLA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA FONTI FOSSILI

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L'indicatore misura quanti MJ di combustibile fossile servono per produrre un kWh elettrico, monitorando così l'efficienza del nostro sistema energetico. Dal 1996 al 2024, i consumi specifici si sono ridotti del 21,6% (produzione lorda) e del 23,3% (produzione netta). Si tratta di un trend chiaramente positivo, che certifica come le centrali termoelettriche siano diventate nel tempo capaci di produrre più energia sprecando meno risorse con conseguente incremento dell’efficienza della produzione elettrica del parco termoelettrico.

EMISSIONI DI ANIDRIDE SOLFOROSA COMPLESSIVE E DA PROCESSI ENERGETICI

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L'indicatore riguarda le emissioni in atmosfera di anidride solforosa (SO2) all'origine dei processi di acidificazione. Le emissioni di anidride solforosa provengono fondamentalmente dai processi energetici. Nel 2024 tali processi hanno contribuito per il 90,2% alle emissioni complessive di anidride solforosa. Le emissioni di anidride solforosa hanno origine essenzialmente dall'utilizzo dei combustibili fossili (impianti per la produzione di energia, riscaldamento domestico e trasporti); esse possono essere ridotte migliorando la qualità dei combustibili e/o attraverso il trattamento degli effluenti gassosi del processo. La diminuzione delle emissioni di anidride solforosa da processi energetici (-96,3% nel 2024 rispetto al 1990 e -98,1% rispetto al 1980), dovuta all’utilizzo di combustibili con minore tenore di zolfo e l’utilizzo di sistemi di abbattimento delle emissioni, ha finora garantito il rispetto dei protocolli internazionali in materia di acidificazione. Le emissioni di anidride solforosa complessive del 2024 sono inferiori dell’82,9% rispetto al 2005.

EMISSIONI DI GAS SERRA DA PROCESSI ENERGETICI PER SETTORE ECONOMICO

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L’indicatore valuta l'andamento delle emissioni di gas serra da processi energetici per i diversi settori, al fine di diminuire l'impatto dell'uso di energia sui cambiamenti climatici. Le emissioni di gas serra da processi energetici nel periodo 1990-2024 sono diminuite del 31 % con andamenti differenti per i vari settori, mentre nel settore civile sono diminuite del 16% rispetto al 1990, in quello da trasporti sono aumentate del 10%. Nello stesso periodo, le emissioni dal settore delle industrie energetiche scendono del 55% mentre quelle dalle industrie manifatturiere mostrano una riduzione del 50%. Nel 2024 le emissioni da processi energetici sono state 294,5 milioni di tonnellate di COequivalente (-3,5% rispetto all’anno precedente). 

INTENSITÀ EMISSIVA DI GAS SERRA DA CONSUMI ENERGETICI

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L’indicatore è costituito dal rapporto tra le emissioni atmosferiche di gas serra e i consumi finali di energia per settore. Il valore medio delle intensità emissive mostra una differenza tra i settori in relazione alla diversa diffusione delle fonti rinnovabili. Complessivamente l’intensità emissiva per gli impieghi finali è diminuita del 29,8% dal 1990 al 2024. I dati mostrano che le politiche di decarbonizzazione dei consumi energetici hanno prodotto risultati apprezzabili nei settori della produzione di energia elettrica e nell’industria manifatturiera. Al contrario, il settore dei trasporti, decisamente meno centralizzato dei settori menzionati, rappresenta il vero "nocciolo duro" e la sfida principale per i prossimi anni.

PRODUZIONE LORDA DI ENERGIA ELETTRICA DEGLI IMPIANTI DA FONTI RINNOVABILI

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Nel 2023, con 116,6 TWh di produzione lorda di energia elettrica degli impianti da fonti rinnovabili, il contributo nella produzione elettrica totale è stato del 44,3%, al netto della produzione da pompaggi e accumuli.  Il contributo del fotovoltaico sul totale delle fonti rinnovabili è del 26,3%. La fonte eolica rappresenta il 20,3%. La quota di energia idroelettrica è pari al 34,8%. Le bioenergie rappresentano il 13,7% e la fonte geotermica il restante 4,9%.

 

PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA IMPIANTI DI COGENERAZIONE

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Nel 2023 il contributo degli impianti di cogenerazione alla produzione totale di energia elettrica da fonte termica è pari al 36,4%, mentre la quota della cogenerazione rispetto alla produzione termoelettrica lorda ha raggiunto il 59,5%.

PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA PER FONTE

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Nel 2023 la produzione totale di energia elettrica è stata di 264,7 TWh con un decremento del 6,8% rispetto al 2022. Il contributo delle fonti rinnovabili, al netto della produzione da pompaggi e accumuli, è stato del 44,3% nel 2023.

RAPPORTO TRA I CONSUMI FINALI DI ENERGIA E I CONSUMI TOTALI DI ENERGIA

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Il rapporto tra i consumi finali di energia e il consumo interno lordo di energia misura l'efficienza complessiva della conversione dell'energia contenuta nelle fonti primarie. La differenza tra queste due grandezze corrisponde alle perdite nei processi di conversione (come la produzione di elettricità e la raffinazione del petrolio), ai consumi interni degli impianti di produzione di elettricità e alle perdite nella distribuzione. Dal 1990 al 2023 il rapporto medio del nostro Paese (75,9%) è superiore alla media europea (69,1%). Negli ultimi anni si osserva un significativo incremento del rapporto.

QUOTA DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI NEI CONSUMI FINALI

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In Italia, la quota di energia da fonti rinnovabili nel 2020 è stata del 20,4% rispetto al consumo finale lordo, un valore superiore all’obiettivo del 17% per il 2020. Nel 2023 la quota è del 19,6%, ancora lontana dall’obiettivo del 38,7% da raggiungere nel 2030. 

PRODUZIONE DI ENERGIA IDROELETTRICA

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L'indicatore fornisce informazioni sulla produzione di energia idroelettrica lorda in Italia con l'obiettivo di analizzarne l'andamento temporale e valutarne eventuali trend significativi anche in relazione ai cambiamenti climatici. La produzione idroelettrica, infatti, è una fonte energetica strettamente dipendente dall'andamento delle variabili meteorologiche e climatiche che ha portato, e porterà nel tempo, ad una riduzione della disponibilità idrica e ad una maggiore difficoltà nella sua gestione. Sommando agli effetti dei cambiamenti climatici l'impatto degli usi antropici, negli scenari futuri si stima in generale un calo della potenziale produzione idroelettrica.

PUNTA ORARIA DI FABBISOGNO ENERGETICO NEI MESI ESTIVI

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L'indicatore fornisce informazioni sulla variazione delle punte orarie di fabbisogno di energia elettrica nel periodo estivo (maggio-settembre) per il raffrescamento rispetto ai picchi di fabbisogno dovuti a tutti gli altri usi. I valori mostrano un andamento crescentenel periodo analizzato, con tassi differenti per i diversi mesi e particolarmente rilevanti nei mesi di giugno e luglio. Con l’aumento della temperatura media globale gli scenari futuri prevedono una riduzione dei consumi energetici per il riscaldamento degli ambienti e un aumento per il loro raffrescamento: l’effetto complessivo sulla domanda di energia dipenderà dall’andamento dei parametri meteorologici a livello locale e stagionale così come dalla struttura dell’approvvigionamento energetico.