Antonio Caputo, Daniela Romano
L'indicatore riguarda le emissioni di ossidi di azoto (NOX) in atmosfera, all'origine dei processi di acidificazione ed eutrofizzazione. Tali emissioni provengono essenzialmente dai processi di combustione (impianti per la produzione di energia, riscaldamento domestico, trasporti); esse possono essere ridotte attraverso interventi sulle tecnologie stesse e/o tramite il trattamento degli effluenti gassosi del processo. Nel 2024, i processi energetici hanno contribuito per l'89,9% delle emissioni complessive di ossidi di azoto. Dal 1990 si osserva la diminuzione delle emissioni di ossidi di azoto da processi energetici (-76,3% nel 2024 rispetto al 1990), dovuta all’utilizzo di dispositivi per l’abbattimento delle emissioni dagli impianti stazionari e soprattutto da quelli mobili. Nel 2024, le emissioni totali di NOX sono inferiori del 58,8% rispetto al 2005, in linea con il rispetto dei protocolli internazionali in materia di acidificazione.
L'indicatore riguarda le emissioni di ossidi di azoto (NOx) in atmosfera, all'origine dei processi di acidificazione ed eutrofizzazione. Tali emissioni provengono essenzialmente dai processi di combustione (impianti per la produzione di energia, riscaldamento domestico, trasporti); esse possono essere ridotte attraverso interventi sulle tecnologie stesse e/o tramite il trattamento degli effluenti gassosi del processo.
Valutare il ruolo dei processi energetici rispetto alle emissioni di ossidi di azoto, al fine di diminuire il contributo dell'uso dell'energia all'inquinamento atmosferico.
La storica Direttiva 2001/81/CE (recepita in Italia con il D.Lgs. n. 171/2004) rappresentava la trasposizione comunitaria del Protocollo di Göteborg del 1999, nato per contrastare l'acidificazione, l'eutrofizzazione e l'ozono troposferico. Questa norma aveva fissato per l'Italia un tetto massimo assoluto per le emissioni di ossidi di azoto (NOx) pari a 990 kt, da raggiungere entro il 2010 e mantenere negli anni successivi.
La vecchia disciplina è stata abrogata e sostituita dalla Direttiva (UE) 2016/2284 (nota come Direttiva NEC), recepita a livello nazionale con il D.Lgs. n. 81/2018.
Il nuovo approccio non prevede più un limite massimo in tonnellate, ma stabilisce impegni di riduzione vincolanti calcolati come percentuale di decremento rispetto all'anno di riferimento 2005. Per gli ossidi di azoto (NOx), gli obiettivi italiani sono così strutturati:
- Periodo 2020-2029: Riduzione del 40% rispetto ai livelli del 2005.
- A partire dal 2030: Riduzione del 65% rispetto ai livelli del 2005.
ISPRA, Quality Assurance/Quality Control Plan for the Italian Emission Inventory, Several years, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
ISPRA, Informative Inventory Report, Several years, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
La rilevanza dell'indicatore a livello locale è ridotta, per effetto della distribuzione non uniforme della produzione e del consumo di energia sul territorio nazionale.
Per migliorare la qualità dei dati a livello regionale, è necessario disporre di informazioni dettagliate per la caratterizzazione delle emissioni dalle fonti stazionarie (ad es. dati di emissione degli impianti puntuali, addetti agli impianti industriali) e dalle fonti mobili (ad es. parco autoveicoli).
ISPRA
ISPRA, Inventario delle emissioni in atmosfera, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
Nazionale
1980-2024
Stima effettuata nell'ambito della predisposizione dell'inventario nazionale delle emissioni
La Direttiva NEC (2016/2284) ha stabilito per le emissioni nazionali di ossidi di azoto gli obiettivi di riduzione per qualsiasi anno dal 2020 al 2029 e per qualsiasi anno a partire dal 2030. In particolare, per l’Italia l’obiettivo al 2024 è pari a 780,92kt di emissioni totali nazionali di ossidi di azoto (calcolate come riduzione del 40% di emissioni rispetto al 2005). L’obiettivo al 2030 è pari a 455,5 kt di emissioni nazionali di ossidi di azoto (calcolate come riduzione del 65% di emissioni rispetto al 2005).
Nel 2024, il settore energetico è responsabile dell’emissione in atmosfera di 482,76kt di ossidi di azoto, pari all’89,9% del totale nazionale (Tabella 1), e registrando una riduzione del 60,8% rispetto al 2005, ha contribuito quindi in modo decisivo al raggiungimento dell'obiettivo prefissato.
Analizzando la serie storica dal 1980 al 2024, i dati mostrano un quadro estremamente chiaro e un'evoluzione virtuosa dei due trend, ovvero le emissioni complessive di NOx e quelle derivanti dai processi energetici (Figura 1). Entrambi i parametri seguono la medesima parabola storica, caratterizzata da una fase di crescita iniziale e da un successivo, inarrestabile declino strutturale. Le emissioni sono aumentate costantemente durante gli anni '80 fino a raggiungere il picco storico nel 1992, con 2,230 Mt totali di cui 2,138 Mt generate dal comparto energetico. Questo incremento era strettamente legato al boom industriale, all'aumento del parco veicolare e a una produzione di energia ancora fortemente dipendente da combustibili fossili pesanti privati di sistemi di filtraggio avanzati. Dal 1993 in poi, l'andamento si inverte radicalmente dando inizio a una discesa continua: nel 2024 le emissioni complessive sono scese a 0,537 Mt (con i processi energetici a 0,483 Mt), registrando un taglio drastico di circa il 76% rispetto al picco del 1992.
| Allegati |
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Titolo
Tabella 1: Emissioni ossidi di azoto complessive e da processi energetici Fonte
ISPRA |
Il confronto tra le due serie evidenzia un legame indissolubile: i processi energetici, che includono la produzione di elettricità, l'industria e soprattutto i motori a combustione dei trasporti, rappresentano il motore quasi esclusivo delle emissioni di NOx, costituendo stabilmente tra il 90% e il 94% del totale nazionale in qualsiasi anno della serie storica. Per questo motivo, le due curve si muovono in modo perfettamente parallelo, dimostrando che ogni successo tecnologico e normativo nel settore energetico e dei trasporti si è tradotto immediatamente in un beneficio per la qualità dell'aria. Il contributo relativo dei processi energetici alle emissioni di ossidi di azoto mostra una progressiva diminuzione a partire dal 1997 fino al 2020, passando da 95,8% a 89,9%, dovuto alla maggiore efficienza dei sistemi di abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto nel settore energetico (Figura 1). Nel post COVID19 si è avuta una leggera crescita pur sempre sotto i limiti NEC.
Questa evoluzione documenta in modo oggettivo l'efficacia delle politiche ambientali e il rispetto dei target normativi previsti dalla Direttiva NEC. Il target europeo per il periodo 2020-2029 richiede un taglio del 40%, corrispondente a una soglia massima di 0,781 Mt. I dati dimostrano che l'Italia ha centrato questo obiettivo in ampio anticipo (già nel 2014) e nel quinquennio 2020-2024 si è stabilizzata ben al di sotto dei limiti richiesti; in particolare, il valore del 2024 certifica una riduzione reale del 58,7% rispetto al 2005. Guardando al futuro, il target fissato per il 2030 impone di non superare le 0,455 Mt complessive (riduzione del 65%). Alla luce del livello raggiunto nel 2024, il traguardo dista solo 0,082 Mt ed è pienamente raggiungibile, a patto di mantenere l'attuale ritmo di decarbonizzazione, di diffusione delle fonti rinnovabili e di rinnovo del parco circolante tramite l'adozione di standard emissivi sempre più severi.
Per garantire la consistenza e la comparabilità dell’inventario, l’aggiornamento annuale delle emissioni comporta la revisione dell’intera serie storica sulla base delle informazioni disponibili e dei più recenti sviluppi metodologici.