EMISSIONI DI GAS SERRA COMPLESSIVE E DA PROCESSI ENERGETICI

Data aggiornamento scheda
Autori

Antonio Caputo, Daniela Romano

Abstract

L'indicatore riguarda le emissioni in atmosfera dei gas serra che influenzano gli equilibri climatici. Nel 2024 i processi energetici sono stati all’origine del 95,4% delle emissioni di anidride carbonica, del 12,4% delle emissioni di metano e del 25,1% delle emissioni di protossido di azoto, mentre non hanno contribuito alle emissioni di sostanze fluorurate; complessivamente, l’81% delle emissioni di gas serra è stato di origine energetica. Tra il 1995 e il 2024, l'andamento delle emissioni di gas serra da processi energetici è stato inizialmente parallelo a quello dei consumi energetici. Dal 2004 in poi si rileva tuttavia un progressivo disaccoppiamento, accentuatosi negli ultimi anni. Questa svolta non è dovuta a una decrescita economica — dato che il PIL mostra un trend generale in aumento — bensì a una netta riduzione dell'intensità energetica, alla sostituzione dei combustibili ad alto contenuto di carbonio con il gas naturale e alla crescente quota di fonti rinnovabili nel settore elettrico e nell'industria. Nel 2024 si registra una riduzione delle emissioni da processi energetici pari al 3,5% rispetto al 2023.

Descrizione

L'indicatore monitora le emissioni antropiche di gas serra responsabili dell'alterazione degli equilibri climatici globali. Se inizialmente il Protocollo di Kyoto regolava sei sostanze principali — nello specifico l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e i gas fluorurati HFC, PFC e SF6 — nel corso del suo secondo periodo di impegno (2013-2020) la normativa è stata estesa per includere anche il trifluoruro di azoto (NF3). Le sorgenti di queste sostanze riflettono dinamiche economiche e ambientali molto differenti tra loro. L'anidride carbonica scaturisce in larga misura dall'impiego di combustibili fossili nei trasporti, nel riscaldamento civile e negli impianti di generazione energetica, oltre che dalla deforestazione e da alcuni comparti industriali. Al contrario, il metano e il protossido di azoto sono riconducibili prevalentemente al settore primario, essendo generati dalle pratiche agricole e dall'allevamento, sebbene il metano derivi anche dalla gestione dei rifiuti e dalle stesse fonti fossili, e il protossido da specifiche filiere manifatturiere. Un discorso a parte vale per i gas fluorurati (F-gas) e per l'ultimo arrivato NF3: esclusi dai vincoli del Protocollo di Montreal, essi non hanno alcuna correlazione con i processi energetici, ma originano esclusivamente da attività industriali dedicate, come la produzione e l'uso di sistemi di refrigerazione.

Scopo

Valutare il ruolo dei processi energetici rispetto alle emissioni di gas serra, al fine di diminuire l'impatto dell'uso di energia sui cambiamenti climatici.

Rilevanza
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione della stessa.
È semplice, facile da interpretare.
È sensibile ai cambiamenti che si verificano nell'ambiente e/o nelle attività umane
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente e delle risposte della società.
Fornisce una base per confronti internazionali.
Solidità
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato sul piano tecnico e scientifico.
Presenta affidabilità e attendibilità dei metodi di misurazione e raccolta dei dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Misurabilità (dati)
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Principali riferimenti normativi e obiettivi

Il quadro normativo sulla riduzione delle emissioni di gas serra ha subìto una profonda evoluzione, partendo dal Protocollo di Kyoto che imponeva all'Italia un obiettivo di riduzione del 6,5% per il periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990. Sebbene la Conferenza di Doha nel 2012 avesse esteso il Protocollo fino al 2020, la vera svolta globale è giunta con l'Accordo di Parigi del 2015, che ha formalizzato l'impegno a mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, perseguendo sforzi attivi per limitarlo a 1,5 °C.

A livello europeo, i primi target definiti per il 2020 prevedevano la riduzione del 20% delle emissioni rispetto al 1990, il soddisfacimento del 20% del fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili e un miglioramento indicativo del 20% dell'efficienza energetica. In quella fase, le emissioni venivano ripartite tra gli impianti industriali energivori, regolati dal sistema europeo di scambio di quote (Emissions Trading System - ETS) con un target di riduzione nazionale del 21% rispetto al 2005, e i restanti settori normati dall'Effort Sharing Decision (ESD), per i quali l'Italia doveva conseguire un taglio del 13% rispetto al 2005, a fronte di un obiettivo nazionale del 17% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo.

Con il lancio del Green Deal europeo e del pacchetto legislativo Fit for 55, l'Unione Europea ha innalzato drasticamente le proprie ambizioni per il 2030, rendendo vincolante la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e traducendo in legge l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. I target al 2030 sono stati consolidati fissando una quota vincolante di energia rinnovabile pari ad almeno il 42,5% del mix energetico e un efficientamento che riduca i consumi del 36% per l'energia finale e del 39% per l'energia primaria rispetto allo scenario tendenziale del Modello PRIMES 2007.

Questo nuovo assetto ha imposto un forte sfoltimento delle emissioni: i settori coperti dal sistema ETS europeo devono registrare una contrazione del 62% rispetto al 2005, mentre i comparti non ETS sono chiamati a un taglio complessivo del 40%. Per questi ultimi, la ripartizione tra gli Stati membri è stata disciplinata dal Regolamento Effort Sharing (ESR), che per l'Italia ha fissato un obiettivo vincolante e sfidante di riduzione pari al 43,7% rispetto ai livelli del 2005.

La pianificazione e il monitoraggio di tali misure sono coordinati dal sistema di governance dell'Unione dell'Energia istituito dal Regolamento UE 2018/1999, nel cui alveo si inseriscono le strategie di decarbonizzazione a lungo termine. L'Italia ha adottato la propria Strategia nazionale al 2050 all'inizio del 2021, muovendosi in sinergia con gli strumenti programmatici a medio termine. Le direttrici del Green Deal e del piano REPowerEU sono state inizialmente integrate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Successivamente, l'intero impianto delle politiche energetiche e climatiche nazionali è stato convogliato nel Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC). Dopo la trasmissione della bozza preliminare, il testo definitivo e strutturato del PNIEC è stato ufficialmente trasmesso alla Commissione europea, allineando stabilmente le traiettorie italiane di decarbonizzazione agli obiettivi comunitari del Fit for 55 e delineando una politica che unisce la sostenibilità ambientale alla stabilità socio-economica durante la transizione energetica.

DPSIR
Pressione
Impatto
Tipologia indicatore
Descrittivo (A)
Efficienza (C)
Riferimenti bibliografici

ISPRA, Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024, National Inventory Report 2026 (https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/)

 ISPRA, Quality Assurance/Quality Control Plan for the Italian Emission Inventory, Year 2023 (https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/)

Limitazioni

L'accuratezza dell'indicatore si riduce passando dal livello nazionale a quello locale, per effetto della distribuzione non uniforme della produzione e del consumo di energia sul territorio nazionale.

Fonte dei dati

ISPRA 

Frequenza di rilevazione dei dati
Annuale
Accessibilità dei dati di base

ISPRA, Inventario delle emissioni in atmosfera, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/

Copertura spaziale

Nazionale

Copertura temporale

1990-2024

Descrizione della metodologia di elaborazione

Stima effettuata nell'ambito della predisposizione dell'inventario nazionale delle emissioni. Il valore equivalente in anidride carbonica è calcolato moltiplicando le emissioni di ogni gas per il relativo potenziale di riscaldamento globale rispetto all'anidride carbonica; ad esempio, i fattori di conversione sono 25 per il metano e 298 per il protossido di azoto secondo le linee guida del IV AR di IPCC.

Periodicità di aggiornamento
Annuale
Qualità dell'informazione

L’informazione è rilevante ai fini del rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo di Kyoto e dai successivi accordi nel contesto della Convenzione sui cambiamenti climatici. Le stime sono calcolate in conformità alle caratteristiche di trasparenza, accuratezza, consistenza, comparabilità, completezza richieste dalla metodologia definita da IPCC. Sono disponibili dati a livello nazionale.

Stato
Medio
Trend
Positivo
Valutazione/descrizione dello stato

Nel 2024 le emissioni di gas serra sono state 363,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (-3,6% rispetto all’anno precedente). Le emissioni da processi energetici sono state 294,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (-3,5% rispetto all’anno precedente) (Tabella 1).

Valutazione/descrizione del trend

Le emissioni totali di gas a effetto serra si riducono nel periodo 1990-2024 del 30,2%, passando da 520,6 a 363,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, mentre le emissioni di gas serra da processi energetici sono diminuite del 30,9%. Dal 2005, le emissioni di gas serra del settore energetico sono in diminuzione grazie alle politiche adottate a livello europeo e nazionale per promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili. A partire dallo stesso anno, si è inoltre osservato un ulteriore passaggio dai prodotti petroliferi al gas naturale nella produzione di energia, come conseguenza dell’avvio del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS). Dal 2009, un ulteriore calo delle emissioni settoriali è dovuto alla recessione economica; un aumento si registra solo tra il 2009 e il 2010 (+2,7%) e, successivamente, nel 2021 e 2022, a causa della ripresa dal periodo pandemico. L'andamento complessivo dei gas serra è determinato principalmente dal settore energetico e quindi dalle emissioni di CO2 che rappresentano poco più dei quattro quinti delle emissioni totali lungo l'intero periodo 1990-2024 (Tabella 1).

Commenti

L'andamento delle emissioni di gas serra derivanti dai processi energetici ha vissuto due fasi nettamente contrapposte. Dopo una crescita ininterrotta registrata tra il 1996 e il 2005, il trend ha invertito la rotta inaugurando una fase di costante declino. Questo percorso di riduzione è stato intervallato soltanto da temporanei rimbalzi congiunturali avvenuti nel 2010, nel 2015 e nel 2021. Nel complesso, la traiettoria di medio e lungo termine evidenzia il consolidamento di un forte processo di decarbonizzazione: nel 2024, infatti, le emissioni del comparto energetico hanno registrato una contrazione del 39,7% rispetto ai livelli del 2005. (Tabella 1). Nel 2024, i processi energetici si sono confermati la causa principale della presenza di gas serra in atmosfera, originando complessivamente l'81% delle emissioni totali. Analizzando i singoli gas, il comparto dell'energia ha generato il 95,4% dell'anidride carbonica, il 25,1% del protossido di azoto e il 12,4% del metano, senza registrare alcun apporto sul fronte delle sostanze fluorurate. Isolando il solo perimetro delle emissioni energetiche, l'anidride carbonica rappresenta la quota di gran lunga maggioritaria con il 97% del totale, pur avendo registrato una contrazione del 30% nel periodo compreso tra il 1990 e il 2024. Il restante contributo energetico è ascrivibile al metano, che incide per l'1,8% ed è calato del 59%, e al protossido di azoto, che rappresenta l'1,2% ed evidenzia una flessione del 15% rispetto ai livelli del 1990.

Tra il 1995 e il 2024, l'andamento delle emissioni di gas serra da processi energetici è stato inizialmente parallelo a quello dei consumi energetici. Dal 2004 in poi si rileva tuttavia un progressivo disaccoppiamento, accentuatosi negli ultimi anni. Questa svolta non è dovuta a una decrescita economica — dato che il PIL mostra un trend generale in aumento — bensì a una netta riduzione dell'intensità energetica, alla sostituzione dei combustibili ad alto contenuto di carbonio con il gas naturale e alla crescente quota di fonti rinnovabili nel settore elettrico e nell'industria. La Figura 1 fotografa perfettamente l'impatto degli eventi globali recenti: dal minimo storico del 2020 causato dalla della pandemia da Covid-19, si nota una picchiata drastica e simultanea di quasi tutte le curve (PIL, consumi ed emissioni) al rimbalzo post-pandemico: Tra il 2020 e il 2022 c'è stata una forte ripresa economica (impennata della linea blu del PIL). Tuttavia, è interessante notare che mentre il PIL è volato ben oltre i livelli pre-pandemia, le emissioni totali (GHGt) ed energetiche (GHGe) hanno subìto solo un leggero rimbalzo per poi riprendere immediatamente la loro discesa nel 2023 e 2024. Questo dimostra che il disaccoppiamento è ormai strutturale e non solo congiunturale. Le curve verde (GHGe) e viola (GHGt) si muovono in modo praticamente identico lungo tutto l'asse temporale. Questo dato è fondamentale perché dimostra che la stragrande maggioranza delle emissioni totali di gas serra dipende direttamente dai processi energetici. Di conseguenza, qualsiasi politica di decarbonizzazione del paese non può prescindere dalla trasformazione del sistema energetico.

Per garantire la consistenza e la comparabilità dell’inventario, l’aggiornamento annuale delle emissioni comporta la revisione dell’intera serie storica sulla base delle informazioni disponibili e dei più recenti sviluppi metodologici. Le stime di emissione sono sottoposte, inoltre, a un processo di revisione nell’ambito della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici che ne verifica la rispondenza ai requisiti di trasparenza, consistenza, comparabilità, completezza e accuratezza, identifica eventuali errori, individua le stime non supportate da adeguata documentazione e giustificazione in relazione alla metodologia scelta, invitando quindi il Paese a una revisione delle stesse.

Dati
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Titolo

Figura 1: Emissioni di gas serra complessivi e da processi energetici

Fonte

ISPRA

Titolo

Tabella 1: Emissioni di gas serra da processi energetici

Fonte

ISPRA