Antonio Caputo
L'analisi della composizione del consumo interno lordo di energia evidenzia un progressivo ridimensionamento del ruolo storico dei prodotti petroliferi. A questo declino corrisponde la crescita del gas naturale e delle fonti rinnovabili, che nel 2024 hanno raggiunto quote rispettivamente del 36% e del 21%. Una simile diversificazione del paniere energetico, trainata dalle rinnovabili, genera un impatto positivo sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sul tasso di autosufficienza energetica dell'Italia, storicamente tra i più bassi all'interno del panorama dei paesi industrializzati. Le rinnovabili negli ultimi 35 anni sono cresciute di quasi cinque volte passando da 6,47Mtep a 29,76Mtep.
L'indicatore misura la produzione di energia da ciascuna delle fonti energetiche primarie.
Valutare il contributo delle diverse fonti energetiche primarie alla produzione di energia, al fine di aumentare l'utilizzo di combustibili meno inquinanti.
Il quadro normativo europeo in materia ambientale si è evoluto dal VII Programma generale di azione (Decisione n. 1386/2013/UE), conclusosi nel 2020, verso l'attuale VIII Programma di azione per l'ambiente (8° PAA), formalmente adottato dal Consiglio dell’UE il 29 marzo 2022 e in vigore fino al 2030. Sebbene l'8° PAA definisca la strategia per monitorare e accelerare la transizione verde dell'Unione, per il presente indicatore non sono stati declinati target quantitativi o obiettivi vincolanti specifici.
MASE, Bilancio Energetico Nazionale (BEN), anni vari, https://sisen.mase.gov.it/dgsaie/
MASE, Eurostat
MASE, Bilancio Energetico Nazionale (BEN), https://sisen.mase.gov.it/dgsaie/
Nazionale
1990-2024
Il dato è rilevato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ed è elaborato secondo la metodologia Eurostat.
Nel 2024, il panorama del consumo energetico interno lordo evidenzia un sistema dominato dai prodotti petroliferi (51,55 Mtep) e dal gas naturale (50,63 Mtep) che insieme coprono circa il 73% del totale. Subito dietro si posizionano le fonti rinnovabili, con 29,76 Mtep (21%). I combustibili solidi si trovano in una condizione di quasi totale marginalità, ridotti a un valore di appena 2,30 Mtep (1,6% del totale). Le importazioni di energia elettrica e l'energia dai rifiuti non rinnovabili completano il quadro occupando una quota minoritaria ma stabile, rispettivamente a 4,4 Mtep e 1,2 Mtep (Tabella 1). Il consumo totale complessivo si attesta a 139,81 Mtep, un valore che riflette un sistema complessivamente più leggero rispetto ai decenni precedenti (-6% rispetto al 1990 e -1% rispetto al 2023).
L'evoluzione storica dei dati descrive una traiettoria a parabola per il consumo totale, che cresce costantemente dai 148,13 Mtep del 1990 fino a raggiungere un picco storico di 189,45 Mtep nel 2005, per poi avviare una contrazione strutturale che riporta il dato finale del 2024 al di sotto dei livelli di inizio anni Novanta. All'interno di questo andamento globale si consuma un radicale riassestamento delle singole fonti. I prodotti petroliferi subiscono un profondo declino, crollando dagli 84,89 Mtep del 1990 (quando rappresentavano la maggioranza assoluta dei consumi) fino ai 51,55 Mtep attuali (-39%). Al contrario, il gas naturale vive una forte espansione fino alla fine degli anni duemila (dal 1990 al 2005 registra una crescita dell’81%), stabilizzandosi poi come fonte di riferimento. La dinamica più dirompente e lineare è però quella delle fonti rinnovabili, che crescono di quasi cinque volte, salendo progressivamente dai 6,47 Mtep del 1990 fino al record di 29,76 Mtep nel 2024 (+360%). I combustibili solidi mostrano un andamento oscillante, con una decrescita continua dal 1990 al 2000 (-14%) successivamente una crescita fino al 2007 (+30% rispetto al 2000) e infine una diminuzione continua fino al 2024 (-86%). I rifiuti non rinnovabili e i saldi di energia elettrica scambiata con l'estero mostrano una tendenza alla crescita sul lungo periodo, pur mantenendo volumi contenuti. I rifiuti non rinnovabili passano da 0,16 Mtep del 1990 a 1,18Mtep del 2024 mentre i saldi di energia elettrica passano da 2,98 Mtep a 4,29 Mtep (Tabella 1).
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Titolo
Tabella 1: Consumo interno lordo di energia per fonti primarie Fonte
MASE, Eurostat |
Le profonde mutazioni del mix energetico nazionale trovano spiegazione in una convergenza di fattori economici, tecnologici e normativi. La riduzione del petrolio e dei combustibili solidi è l'effetto diretto delle politiche climatiche europee e nazionali, che attraverso la tassazione della CO2 e limiti severi sulle emissioni nocive hanno reso economicamente svantaggioso l'uso di carbone e olio combustibile. La struttura degli approvvigionamenti energetici italiani si sta modificando verso una maggiore diversificazione delle fonti energetiche utilizzate. Il ruolo predominante dei prodotti petroliferi si sta riducendo a favore dell’incremento del gas naturale e delle fonti rinnovabili (Figura 1). Il gas naturale ha beneficiato di questa transizione, venendo scelto come combustibile ponte ideale per la generazione elettrica e il riscaldamento grazie alle sue minori emissioni e alla flessibilità tecnologica dei moderni impianti. La costante crescita delle fonti rinnovabili riflette invece il rilevante incremento degli investimenti nel settore fotovoltaico ed eolico, incentivati da piani pubblici e spinti da un abbattimento drastico dei costi di produzione delle tecnologie pulite. Infine la contrazione del consumo totale registrata a partire dal 2005 indica uno sviluppo dell'efficienza energetica nei settori produttivi e civili, unito a un'economia progressivamente terziarizzata che richiede meno energia primaria a parità di valore prodotto.Il picco temporaneo dei combustibili fossili nel 2022, seguito dal crollo del 2023 e 2024, trova motivazione nella crisi geopolitica internazionale e nella conseguente necessità temporanea di riaccendere le centrali a carbone per fronteggiare la carenza di gas, una parentesi d'emergenza rapidamente rientrata non appena i mercati si sono stabilizzati. La maggiore diversificazione e l’incremento del ruolo delle fonti rinnovabili hanno effetti positivi sul livello di autosufficienza energetica dell’Italia, che è tra i più bassi tra i paesi industrializzati.