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L'indicatore monitora la diffusione degli agriturismi, una forma di turismo integrato nel territorio che contribuisce a ridurre l'impatto delle infrastrutture sulla biodiversità e sul paesaggio. Tra il 2003 e il 2024, il settore ha registrato una crescita del 102%, passando da 13.000 a oltre 26.000 aziende agrituristiche. Le strutture che offrono alloggio sono aumentate del 99%. Inoltre, quelle con “attività green", in particolare le osservazioni naturalistiche, presentano un incremento significativo.



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Il turismo resta un pilastro dell’economia italiana, ma la sua attrattiva dipende da un ambiente salubre. L’indicatore quantifica le emissioni atmosferiche prodotte dai viaggi turistici su strada. Nel 2024 l’automobile si conferma la fonte dominante: 95,6% del CO, 97,3% dei VOC, 88,8% degli NOx, 85,4% del PM2,5 e 93,4% della CO₂. I veicoli “ricreazionali” – camper, caravan e furgoni – pesano in particolare su PM2,5 (12,7%) e NOx (9,4%). A fronte del forte calo nel 2023, il 2024 registra un’ulteriore, ma più contenuta, diminuzione delle emissioni nazionali (-3,6% ÷ -6,7% a seconda dell’inquinante), confermando livelli inferiori al 2019.



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Nel 2024 i flussi turistici alle frontiere continuano a crescere, raggiungendo 88,6 milioni di visitatori stranieri, in aumento rispetto agli 85,7 milioni del 2023 (+3,4%). Si evidenzia un sorpasso del transito aeroportuale che, nel 2024, diventa la principale modalità di ingresso (50, 6%), mentre continua a scendere quella alle frontiere stradali (45,9%); restano marginali i transiti ferroviari (1,5%) e portuali (1,9%). 

Per i viaggi dei residenti in Italia (componente domestica), l’auto rimane nettamente dominante e cresce ulteriormente: nel 2024 rappresenta il 72,6% dei viaggi in Italia (69,5% nel 2023), mentre il treno si riduce al 12,4% (13,5% nel 2023). Nel complesso, la struttura modale conferma una transizione ancora limitata verso l’utilizzo di mezzi a minore impatto ambientale.



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L’indicatore misura la pressione esercitata dai flussi turistici sul sistema di gestione dei rifiuti in Italia ed è utilizzato come proxy per il monitoraggio del Goal 12 (SDG 12.b.1) dell’Agenda 2030.
Grazie alla metodologia ampliata – che oltre alle presenze ufficiali in strutture ricettive considera le notti in alloggi gratuiti (seconde case, abitazioni di parenti/amici) e le escursioni giornaliere – la stima della popolazione turistica equivalente risulta oggi più completa e realistica.

Nel 2024 l’indicatore ha raggiunto 16,2 kg per abitante equivalente, in aumento di circa 0,5 kg rispetto al 2023 e di oltre 5 kg rispetto al valore calcolato con la popolazione equivalente “classica” (10,8 kg/ab eq). La componente che pesa di più sullo scarto resta quella delle seconde case (+4,3 kg), seguita dalle escursioni (+1,2 kg). Il dato conferma una pressione turistica crescente sui servizi di igiene urbana, soprattutto in territori a forte stagionalità, e rafforza l’esigenza di politiche di prevenzione e raccolta rifiuti calibrate sui nuovi modelli di fruizione turistica.



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Nel periodo pandemico, in particolare nel 2020, il settore turistico italiano ha subito una contrazione marcata dell’attività economica (valore aggiunto), legata alle restrizioni ai viaggi e alla riduzione della domanda. In questo contesto, le emissioni di gas serra attribuibili all’ecosistema turistico non sono diminuite nella stessa proporzione dell’output economico, poiché alcune fonti di emissione, come il mantenimento delle infrastrutture turistiche e le emissioni indirette legate al settore, sono rimaste relativamente costanti, determinando così un aumento dell’intensità emissiva (t CO₂-eq per milione di euro): l’indicatore passa da 60,51 nel 2019 a 84,02 nel 2020.

A partire dal 2021 e soprattutto nel biennio 2022–2023, con la ripresa dell’attività turistica e una maggiore efficienza complessiva, l’intensità emissiva diminuisce in modo netto e progressivo, raggiungendo 45,48 nel 2022 e 38,35 nel 2023. Il miglioramento porta l’Italia non solo sotto i livelli pre-pandemici, ma anche al di sotto della media UE27 (50,36 nel 2023), indicando un avanzamento significativo in termini di sostenibilità climatica relativa del settore, pur con margini di miglioramento rispetto ai paesi più virtuosi.



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L’indicatore analizza le emissioni medie di CO₂ per passeggero nei viaggi aerei, come proxy dell’impatto climatico del trasporto aereo associato al turismo. Si calcola come rapporto tra le emissioni totali di CO₂ dei voli passeggeri e il numero di passeggeri trasportati. Dopo l’aumento registrato nel biennio pandemico, dovuto alla forte riduzione dei passeggeri rispetto ai voli operativi, l’indicatore mostra un progressivo miglioramento: in Italia passa da 87,67 kg CO₂/passeggero nel 2019 a 77nel 2023, attestandosi a 81,12 kg CO₂/passeggero nel 2024, in risalita nell’ultimo anno disponibile. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca su valori inferiori alla media UE27 (94,80 nel 2024), ma ancora distanti dalle migliori performance osservate in alcuni Paesi (valori intorno a 57 kg CO₂/passeggero), segnalando margini per ulteriori azioni di decarbonizzazione del settore.



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La Bandiera Blu si conferma uno dei riconoscimenti ambientali internazionali più prestigiosi per spiagge e approdi turistici. Nel 2025, l’Italia consolida ulteriormente la propria posizione tra le nazioni leader per numero di località certificate, raggiungendo 487 Bandiere Blu per le spiagge e 84 per gli approdi turistici. L’aumento complessivo rispetto al 2024 riflette un impegno continuo verso la sostenibilità delle località costiere e lacustri, nonché un miglioramento costante nella qualità delle acque e nella gestione ambientale dei territori turistici.



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L’indicatore illustra il consumo di energia elettrica nel settore turistico, identificato dalla branca ATECO “Attività dei Servizi di Alloggio e di Ristorazione”. Nel 2024, il consumo di energia elettrica del settore risulta pari a 89.987 GWh, in aumento rispetto al 2023 (87.565 GWh). L’andamento conferma la ripresa dei consumi successiva alla fase pandemica. Considerando esclusivamente le attività ricettive, i consumi mostrano dinamiche differenziate nel tempo e nello spazio, mentre nella sottocategoria “alloggi” continua a prevalere il contributo degli alberghi e strutture simili, pur in un contesto di graduale diversificazione delle tipologie ricettive.



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Le infrastrutture turistiche costiere, e in particolare i porti turistici, esercitano pressioni rilevanti sugli ecosistemi marini e costieri. L’indicatore valuta la pressione ambientale potenziale associata ai porti turistici attraverso il numero complessivo di posti barca e la loro densità per chilometro di costa a livello regionale. Sulla base dei dati 2023, il numero complessivo di posti barca in Italia risulta pari a 161.778, con una densità media nazionale di 19,6 posti barca per km di costa, evidenziando un aumento rispetto al 2022 e una distribuzione territoriale fortemente disomogenea.



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L'indicatore misura la dipendenza del turismo italiano dai mercati internazionali, in particolare da quelli più lontani, valutando l'impatto ambientale connesso ai trasporti a lungo raggio. Nel 2024 le presenze complessive raggiungono 466,2 milioni, di cui il 14,8% provenienti da paesi distanti oltre 2.000 km. Tale quota, in crescita rispetto al 2023, conferma la ripresa dei flussi internazionali e il ritorno ai valori pre-pandemici, ma rappresenta anche un elemento critico per la sostenibilità ambientale del settore, poiché i viaggi aerei a lunga distanza incidono fortemente sulle emissioni di CO2.



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L’indicatore permette di quantificare la capacità ricettiva degli esercizi alberghieri, delle strutture complementari e dei bed and breakfast presenti sul territorio, nonché di stimare il grado di utilizzo delle strutture alberghiere. Nel 2024, l’indice di utilizzazione netta alberghiera raggiunge il 52,8%, confermandosi in crescita e toccando un nuovo valore record della serie storica considerata.



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L’indicatore permette il monitoraggio del carico turistico sul territorio sia in termini di peso (arrivi) sia di sforzo sopportato (presenze). Nel 2024 si registra un ulteriore incremento dei valori nazionali: il rapporto “arrivi/abitanti” sale a 2,4 e quello “presenze/abitanti” a 7,9, confermando il recupero rispetto al periodo pandemico e superando addirittura i livelli del 2019. Alcune regioni e province autonome presentano valori particolarmente elevati: la Valle d’Aosta con 11 arrivi per abitante e 30,1 presenze per abitante, e la Provincia autonoma di Bolzano con 16,2 arrivi e 68,7 presenze per abitante. Questi dati evidenziano l’elevata pressione turistica che interessa soprattutto specifici territori.



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L'indicatore intende fornire un’idea quantitativa del contributo dei turisti al consumo giornaliero di acqua potabile. Nel 2022, a livello nazionale, il movimento turistico censito ha consumato giornalmente 4 litri di acqua a uso potabile/ab. equivalenti. Nel periodo 2015-2018-2020 si è rilevata prima una crescita dei consumi, che passano da 3,7 a 4 litri/ab. equivalenti, poi un dimezzamento nel 2020, un’anomalia questa imputabile alla pandemia COVID-19 che ha bloccato il mondo intero.



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Tra le infrastrutture per attività turistiche, i campi da golf hanno un forte impatto sull'ambiente circostante. Il consumo di risorse (ad esempio, l'estrazione di acqua, l'occupazione di suolo, ecc.) e l’inquinamento prodotto, per esempio dall’uso di pesticidi, destano le maggiori preoccupazioni. A fronte di ciò, il movimento golfistico italiano sta orientando, sempre più, il suo sviluppo verso un approccio rispettoso per l’ambiente, mediante certificazioni (GEO) o riconoscimenti ambientali. Nel 2022, il numero totale di campi da golf è pari a 367.



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I parchi italiani ospitano nei propri territori circa il 20,2% degli esercizi ricettivi totali e il 24,5% dei posti letto totali.

Si propone un’analisi dell’offerta ricettiva (numero di esercizi e numero di posti letto) e dei “flussi turistici” (arrivi e presenze) nei parchi nazionali e regionali, anche per evidenziare lo sforzo cui è sottoposto il territorio. La Carta Europea per il Turismo Sostenibile nelle Aree Protette (CETS) è stata ottenuta dall’80% dei parchi nazionali e da circa l'11,2% di quelli regionali.