Giovanni Finocchiaro, Silvia Iaccarino
Le infrastrutture turistiche costiere, e in particolare i porti turistici, esercitano pressioni rilevanti sugli ecosistemi marini e costieri. L’indicatore valuta la pressione ambientale potenziale associata alla nautica da diporto attraverso il numero complessivo di posti barca e la loro densità per chilometro di costa a livello regionale. Nel 2024, in Italia, si rilevano complessivamente 162.745 posti barca, con una densità media nazionale di 19,7 posti barca per km di costa, valori in lieve aumento rispetto al 2023. La distribuzione territoriale rimane fortemente disomogenea, con densità particolarmente elevate in alcune regioni caratterizzate da una forte concentrazione delle infrastrutture nautiche.
I porti sono importanti attrazioni turistiche della costa che forniscono valore aggiunto ai servizi offerti in un determinato luogo e tendono ad attrarre le persone con una specifica esigenza di turismo. La costruzione dei porti turistici può ledere gli ecosistemi costieri e avere un impatto sulla morfologia della costa. Tuttavia, la dimensione del porto in termini di numero dei posti barca è un rilevante indicatore dell'intensità di utilizzo. Più ormeggi/posti barca un porto marittimo dispone, maggiore è il potenziale sia dell’inquinamento dovuto ad attività di manutenzione delle barche, sia della pressione delle attività marittime ricreative. Studi hanno dimostrato che residui anti-incrostanti sono presenti in molti sedimenti portuali, arrecando una minaccia per l'ambiente marino locale in generale. L'indicatore mostra, per le regioni costiere, il numero di posti barca per km di costa.
Monitorare la potenziale pressione generata dai porti turistici sull’ambiente marino locale.
Non esistono obiettivi da ottemperare per l'indicatore, tuttavia si inserisce in quadro normativo che tiene conto delle politiche europee e nazionali in materia di turismo sostenibile, regolamenti europei relativi agli ecosistemi marino-costieri (ad esempio Direttiva Quadro Strategia Marina e/o Direttiva Habitat, regolamenti di pianificazione nazionale e/o locali).
Anthony, E.J. (1997): The status of beaches and shoreline development options on the French Riviera: a perspective and a prognosis. Journal of Coastal Conservation 3: 169-178.
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ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
MIT (Ministero delle Infrastruttura e dei Trasporti)
Regioni costiere
2010-2024
Numero di posti barca per regione, tipologia di struttura e classi di lunghezza e percentuale di distribuzione per km di costa.
Nel 2024, in Italia, si contano complessivamente 162.745 posti barca, rispetto ai 161.778 del 2023, con un incremento di circa lo 0,6%. La densità media nazionale passa da 19,6 a 19,7 posti barca per chilometro di costa (Tabella 1).
Il quadro regionale continua a mostrare differenze molto marcate. Il Friuli-Venezia Giulia presenta la densità più elevata, pari a 137,7 posti barca/km, in aumento rispetto ai 133,3 del 2023. Seguono la Liguria, con 25.093 posti barca e una densità di 66,4 posti barca/km, la Campania con 34,0, l’Emilia-Romagna con 32,6 e la Toscana con 32,5 posti barca/km. Valori sensibilmente inferiori alla media nazionale si rilevano invece in Sardegna (8,4 posti barca/km), Calabria (9,1), Sicilia (10,3) e Abruzzo (13,6) (Tabella 1; Figura 2).
Rispetto al 2023, l’aumento dei posti barca si concentra soprattutto in Toscana (+1.469 posti), Campania (+816) e Friuli-Venezia Giulia (+514). In altre regioni si registrano invece riduzioni, in particolare in Sicilia (-1.221 posti), Puglia (-300), Sardegna (-283) e Lazio (-282), evidenziando una dinamica territoriale non uniforme (Figura 2).
Nel complesso, lo stato è confermato come scarso dal punto di vista ambientale: il lieve incremento della dotazione nazionale si accompagna alla persistenza di concentrazioni infrastrutturali molto elevate in alcuni tratti costieri, con potenziali pressioni su habitat marini, qualità delle acque, fondali e dinamiche costiere.
Nel periodo 2010-2024, il numero complessivo di posti barca presenta un andamento caratterizzato da oscillazioni, ma con una tendenza di fondo crescente. I posti barca passano da 149.605 nel 2010 a 162.745 nel 2024, con un incremento complessivo di circa l’8,8% (Figura 1).
Dopo la crescita osservata fino al 2019, quando i posti barca hanno raggiunto 162.455 unità, nel biennio 2020-2021 si registra una contrazione, con un minimo di 156.465 posti barca nel 2021. Dal 2022 la dotazione torna nuovamente a crescere: 157.950 posti nel 2022, 161.778 nel 2023 e 162.745 nel 2024, superando leggermente anche il livello del 2019 (Figura 1).
L’incremento tra il 2023 e il 2024 è contenuto (+0,6%), ma si inserisce in una dinamica di lungo periodo nella quale la dotazione infrastrutturale complessiva tende a mantenersi su livelli elevati. Anche la densità regionale conferma una distribuzione fortemente differenziata: tra il 2023 e il 2024 aumenta, ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Campania e Toscana, mentre diminuisce in alcune regioni meridionali e insulari (Figura 2).
Nel complesso, il trend di lungo periodo può essere valutato come moderatamente negativo dal punto di vista ambientale, poiché l’aumento dei posti barca determina una potenziale crescita delle pressioni sulle aree costiere, soprattutto nei territori già caratterizzati da elevate densità infrastrutturali. La valutazione non riguarda negativamente lo sviluppo del settore della nautica da diporto, ma evidenzia la necessità che tale crescita sia accompagnata da una attenta gestione sostenibile delle infrastrutture e da misure efficaci di tutela degli ecosistemi marini e costieri.
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Titolo
Tabella 1: Numero di posti barca per regione, tipologia di struttura e classi di lunghezza e percentuale di distribuzione per km di costa (30/9/2024) Fonte
Elaborazione ISPRA su dati MIT e ISPRA Note
Le strutture destinate alla nautica da diporto sono classificabili, in base all'art.2 del D.P.R. 2 Dicembre 1997 n.509, in tre tipologie: porto turistico, approdo turistico e punto di ormeggio |
Nel 2024 la distribuzione dei 162.745 posti barca lungo le coste italiane continua a essere fortemente disomogenea. La Liguria presenta il numero assoluto più elevato, con 25.093 posti barca, seguita dalla Toscana con 20.969, dalla Sardegna con 18.171, dalla Campania con 17.080, dalla Sicilia con 16.505 e dal Friuli-Venezia Giulia con 15.976 (Tabella 1).
Il numero assoluto di posti barca deve tuttavia essere letto insieme alla lunghezza della costa regionale. Sotto questo profilo emerge in maniera particolarmente evidente il Friuli-Venezia Giulia, che, a fronte di 116 km di costa considerati, raggiunge 137,7 posti barca per km. Anche la Liguria presenta una pressione infrastrutturale elevata, con 66,4 posti barca/km, valore oltre tre volte superiore alla media nazionale di 19,7. Campania, Emilia-Romagna e Toscana presentano densità superiori a 30 posti barca/km (Tabella 1; Figura 2).
La serie storica conferma che la pressione potenziale associata alle infrastrutture per la nautica da diporto non presenta una riduzione strutturale: rispetto al 2010, nel 2024 si contano circa 13.100 posti barca in più. La crescita non è lineare e comprende fasi di contrazione, ma il valore più recente si colloca tra i più elevati dell’intera serie (Figura 1).
La distribuzione territoriale dell’indicatore suggerisce quindi la necessità di politiche differenziate a scala regionale e locale. Nelle aree già caratterizzate da elevate densità infrastrutturali probabilmente privilegiare la riqualificazione e l’efficientamento delle strutture esistenti potrebbe essere preferibile rispetto alla realizzazione di nuova capacità, accompagnando la gestione portuale con misure per la tutela degli habitat costieri e dei fondali, la qualità delle acque, la gestione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni associate alla nautica. In altre parole, auspicabili sarebbero politiche di pianificazione costiera differenziate, orientate a bilanciare le esigenze di sviluppo turistico ed economico con la tutela degli ecosistemi marini e costieri.