Giovanni Finocchiaro, Silvia Iaccarino
L’indicatore misura la dipendenza del turismo italiano dai mercati internazionali, in particolare da quelli più lontani, e consente di valutare il potenziale impatto ambientale connesso agli spostamenti a lunga distanza. Nel 2025 le presenze complessive nelle strutture ricettive italiane raggiungono 535,5 milioni; 83,7 milioni sono riconducibili a turisti provenienti da paesi distanti oltre 2.000 km, pari al 15,6% del totale. Tale quota, in aumento rispetto al 14,8% del 2024, raggiunge il valore più elevato della serie 2015-2025. La crescente incidenza dei mercati lontani rappresenta un elemento critico per la sostenibilità ambientale, poiché gli spostamenti su distanze elevate, generalmente associati al trasporto aereo, presentano un’impronta climatica maggiore.
L’indicatore fa parte della dimensione ambientale della dashboard del turismo dell’Unione Europea e misura la dipendenza del turismo italiano da mercati internazionali lontani. I paesi di origine sono considerati distanti se si trovano a una distanza di 2.000 km o più dalla destinazione. Un alto valore dell'indicatore implica un'impronta ambientale potenzialmente più elevata a causa dei viaggi a lunga distanza.
A tal fine si considera il numero delle notti trascorse in strutture ricettive (presenze) dei turisti provenienti da paesi lontani, in quanto il loro viaggio genera degli impatti, sia in termini di infrastrutture sia di emissioni.
Mostrare il potenziale impatto ambientale dovuto al turismo da mercati internazionali lontani.
L’indicatore non risponde a specifici riferimenti normativi.
https://tourism-dashboard.ec.europa.eu
Istat (Istituto Nazionale di Statistica)
http://dati.istat.it/ "Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi - dati annuali"- Paese di origine.
Nazionale, Regionale
2015-2025
presenze turistiche
L'indicatore è calcolato come il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive (presenze) da parte di turisti stranieri provenienti da origini lontane. I paesi sono considerati distanti se il 50% o più del loro territorio si trova a una distanza di 2.000 km o più dalla destinazione (dal centro del territorio italiano). Sono calcolate anche le presenze dei turisti provenienti dalle distanze vicine (<2.000 km) e quelli nazionali.
Nel 2025 le presenze turistiche complessive in Italia raggiungono 535,5 milioni, in aumento rispetto ai 466,2 milioni del 2024. Le presenze dei turisti esteri ammontano a 301,6 milioni: 217,9 milioni provengono da paesi situati a meno di 2.000 km e 83,7 milioni da paesi più lontani. La quota delle presenze provenienti da origini distanti si attesta pertanto al 15,6% del totale, rispetto al 14,8% dell’anno precedente (Tabella 1, Figura 2).
La crescita interessa tutte le principali componenti della domanda turistica, ma risulta particolarmente marcata per le provenienze più lontane: rispetto al 2024, le relative presenze aumentano di circa 14,7 milioni, pari al 21,2%. L’incremento della quota dei mercati lontani segnala una maggiore dipendenza da flussi potenzialmente caratterizzati da un’impronta climatica elevata, soprattutto quando gli spostamenti richiedono collegamenti aerei di lunga percorrenza.
Nel complesso, lo stato può essere considerato medio, poiché i mercati geograficamente vicini e il turismo nazionale rappresentano ancora la componente prevalente delle presenze. Dal punto di vista ambientale, tuttavia, l’aumento delle presenze provenienti da oltre 2.000 km non va nella direzione auspicata, in quanto accresce la pressione potenziale associata alla mobilità turistica a lunga distanza.
Nel periodo 2015-2019 la quota delle presenze provenienti da paesi distanti oltre 2.000 km è aumentata dal 12,4% al 13,7%. A seguito delle restrizioni alla mobilità internazionale, nel 2020 e nel 2021 la quota è scesa rispettivamente al 3,9% e al 3,6%. Con la ripresa dei flussi turistici internazionali, il valore è successivamente risalito al 9,8% nel 2022, al 13,5% nel 2023, al 14,8% nel 2024 e al 15,6% nel 2025 (Tabella 1, Figura 1).
Il dato del 2025 supera di 1,9 punti percentuali il livello del 2019 e di 3,2 punti quello del 2015. Parallelamente, le presenze da paesi lontani passano da 48,7 milioni nel 2015 a 83,7 milioni nel 2025, con un incremento complessivo di circa il 71,9%. La dinamica mostra quindi non soltanto il completo recupero dei valori precedenti alla pandemia, ma anche un progressivo rafforzamento della dipendenza dai mercati più distanti.
Nel complesso, il trend di lungo periodo è valutato come negativo dal punto di vista ambientale: la quota e il numero assoluto delle presenze provenienti da oltre 2.000 km risultano in crescita e aumentano il potenziale ricorso a modalità di trasporto a elevata intensità emissiva. L’andamento si discosta pertanto dalla direzione ambientalmente auspicata.
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Titolo
Tabella 1: Presenze suddivise in base alle distanze dal paese di origine Fonte
Elaborazione ISPRA su dati ISTAT Legenda
La distanza va calcolata dal centro del territorio italiano al centro del paese di origine. Ci sono tre categorie: Italia, paesi distanti dall'Italia meno di 2.000 km e paesi distanti dall'Italia più del 2.000 km |
I dati evidenziano il consolidamento della componente internazionale del turismo italiano.
L’analisi regionale mostra una distribuzione fortemente differenziata della dipendenza dai mercati lontani. Nel Lazio le presenze provenienti da oltre 2.000 km raggiungono 24,3 milioni e costituiscono il 39,4% delle presenze regionali. Quote elevate si osservano anche in Campania, con 5,8 milioni di presenze e una quota del 24,0%, in Toscana, con 12,0 milioni e il 21,6%, e in Lombardia, con 12,1 milioni e il 21,3% (Figura 3). Valori rilevanti si registrano inoltre in Umbria, dove la quota raggiunge il 15,0%, e in Sicilia, con il 14,7%.
La maggiore incidenza rilevata nel Lazio, in Toscana, in Lombardia e in Campania riflette la capacità di queste regioni di attrarre flussi intercontinentali attraverso grandi città d’arte, destinazioni culturali e importanti nodi aeroportuali. La concentrazione dei flussi può tuttavia amplificare localmente le pressioni associate alla mobilità, alla congestione delle infrastrutture, alla qualità dell’aria e alla domanda di servizi.
L’indicatore non consente di stabilire il mezzo di trasporto effettivamente utilizzato e deve quindi essere interpretato come una misura del potenziale impatto ambientale. La mobilità turistica complessiva in Italia presenta un ampio ricorso all’automobile, soprattutto per gli spostamenti nazionali e di prossimità; per le provenienze intercontinentali e più lontane, tuttavia, la componente aerea assume generalmente un ruolo determinante.
Per contenere le pressioni ambientali è opportuno favorire soggiorni più lunghi, che distribuiscano l’impatto del viaggio su un maggior numero di pernottamenti, migliorare l’intermodalità tra aeroporti e trasporto pubblico e promuovere collegamenti ferroviari competitivi per i mercati europei raggiungibili via terra. Tali interventi possono contribuire a ridurre l’intensità emissiva della mobilità turistica senza compromettere l’attrattività internazionale delle destinazioni italiane.