Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

L'indice della produzione industriale descrive, attraverso la rilevazione mensile dei volumi di produzione effettiva, l’andamento dell’attività industriale (in senso stretto) italiana. Il livello di produzione industriale è un determinante correlato alle pressioni ambientali. La dinamica della produzione industriale in Italia, presenta un andamento allineato a quello dei principali paesi industriali europei e alla media dell’area dell’euro (pur mantenendosi al di sopra). Nel 2020 si riscontra il minimo della serie storica (89), per via delle misure di contrasto alla crisi pandemica COVID-19 che hanno imposto la chiusura o una forte restrizione delle attività produttive. La ripresa della produzione industriale nel 2021 (100) è pari a quella della Francia ma maggiore di quella della Germania, comunque in linea con la media dell’area dell’euro. Dopo il ristagno registrato tra 2021 e 2022 (100,3), l’indice torna a calare nel 2023 (98,3) e nel 2024 (94,4). Quasi tutta la variabilità della produzione industriale nel tempo è spiegata dal variare del volume delle Attività manifatturiere.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Nel 2023, per ogni milione di euro di valore aggiunto, l’industria chimica italiana ha emesso 3.179 t di CO₂, a fronte di 0,58 t di SOx, 0,97 t di NOx, 0,44 t di COVNM e 3,13 t di CO. Rispetto al 1990 le intensità di SOx e NOx si sono quasi azzerate (-97 % e -92 %), mentre la CO₂ è scesa di appena il 22%, segnalando che la decarbonizzazione energetica resta la sfida principale. Nell’ultimo anno si registra una diminuzione per quasi tutte le emissioni di inquinanti (CO₂ -6 %, SOx -24 %, NOx -14 %, COVNM -4 %), confermando un trend di progressivo disaccoppiamento tra crescita economica e pressioni ambientali. Calcolato per il periodo 1990-2023 e aggiornato annualmente con dati ISPRA e Istat, l’indicatore fornisce una lettura immediata dell’evoluzione delle emissioni atmosferiche rapportate all’attività economica dell’intero comparto chimico e in linea con quanto viene comunicato annualmente alla Commissione europea nell’ambito del meccanismo di monitoraggio delle emissioni di gas a effetto serra della Comunità e per l'attuazione del Protocollo di Kyoto.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Nel 2022, per ogni milione di euro di valore aggiunto, l’industria metallurgica italiana, che comprende i comparti della siderurgia e dei metalli non ferrosi, ha emesso 1.124 t di CO₂, a fronte di 1,2 t di SOx, 1,8 t di NOx, 1,4 t di COVNM e 19,2 t di CO. Rispetto al 1990, l’intensità di emissione di SOx si è quasi azzerata (89%), mentre diminuisco quelle di CO  del (-68%), NOx (-61%), CO2 (-50%), COVNM (-22%). Andamento e trend dell’indicatore sono dominati da quanto avviene nel comparto siderurgico. Nel 2022, rispetto al precedente, l’intensità di emissione migliora confermando la diminuzione per tutti gli inquinanti (CO₂ - 9%, SOx -22 %, NOx -8%, COVNM -1 %, -7,4 % CO). 



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

L’indicatore di efficienza, elaborato per gli anni dal 1995 al 2023, esprime le emissioni di anidride carbonica per unità di valore aggiunto nell’industria manifatturiera ed edilizia in Italia. La consistente riduzione dell’intensità di emissione negli anni (-45,5% tra il 1995 e il 2023) è indice del miglioramento del livello di efficienza raggiunto in Italia.

 

 



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Nel 2021 ogni milione di euro di valore aggiunto dell’industria cartaria italiana (9,27 mld €, prezzi 2015) ha originato ≈ 540 t di CO₂, 3,65 kg di SOx, 0,476 t di NOx, 52 g di COVNM e 0,051 t di PM10.  Rispetto al 2020 diminuisce soltanto l’intensità di SOx (-66%), mentre crescono CO₂ (+0,6%), NOx, COVNM e PM10 (tutti +5,3%). Nel confronto di lungo periodo (1990-2021) emergono due dinamiche opposte: SOx –99% (forte spinta all’uso del gas naturale nel comparto) e COVNM –97% (cessazione di alcuni processi produttivi caratterizzati da questo tipo di emissione), contro CO₂ +49 %, NOx +40 % e PM10 +32 %, che riflettono l’aumento dei fabbisogni energetici del comparto.

 



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Nel 2023, per ogni milione di euro di valore aggiunto, l’industria dei prodotti minerali non metalliferi italiana ha emesso 1.861,4t di CO₂, a fronte di 1,8t di SOx, 2,6t di NOx, 2,1t di COVNM e 2,3t di PM10. Rispetto al 1990, l’intensità di emissione di NOx è scesa del 72% mentre per gli altri inquinanti a parte un -63% per i SOx c’è una diminuzione meno marcata: NMVOC 40%, CO2 42%, PM10 solo del 15%. Nell’ultimo anno, l’indicatore è migliorato per l’inquinante SOx (-2%), è rimasto tal quale per l’ NOx (2%) ed è aumentato per gli altri inquinanti: COVNM 24%; PM10 17%; CO2 7%. 



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

EPRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) è il registro integrato che l’UE ha istituito con il Regolamento (CE) 166/2006 per rendere accessibili al pubblico le informazioni sugli impatti ambientali degli stabilimenti industriali che superano specifiche soglie di emissione o di trasferimento di inquinanti e rifiuti. Le sorgenti industriali più rilevanti ai fini delle emissioni in aria, acqua e suolo risultano 4.105 nel 2023, di cui 3 066 ubicate al Nord, 542 al Centro, 491 nel Meridione e Isole e 6 in mare.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Il Registro PRTR offre un quadro annuale dei quantitativi di rifiuti trasferiti fuori dal perimetro degli stabilimenti industriali soggetti all’obbligo di dichiarazione. L’aggiornamento al 2023 mostra che il comparto “industria” (esclusa la gestione dei rifiuti e delle acque reflue - Allegato I del Reg. (CE) 166/2006) ha movimentato complessivamente 13 Mt di rifiuti speciali, di cui 9,7 Mt non pericolosi e 3,2 Mt pericolosi. Rispetto al 2022 le quantità risultano in lieve flessione (-7,6 % non pericolosi, -14,3% pericolosi). La destinazione privilegiata resta il recupero di materia che, nel 2023, ha assorbito il 76% dei rifiuti non pericolosi e quasi il 54% di quelli pericolosi.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

L’indicatore misura il numero di imprese industriali attive in senso stretto, le loro unità locali operative e gli addetti che vi lavorano, offrendo una fotografia della struttura produttiva nazionale e della sua evoluzione. Nel 2022 le imprese attive dell’industria in senso stretto risultano 390 580, un valore sostanzialmente stabile rispetto al 2021 (+0,02 %). La presenza territoriale continua a essere polarizzata, con oltre la metà delle imprese concentrate nel Nord del Paese; in termini occupazionali gli addetti ammontano a 4 137 637 unità, in crescita dell’1,5 % rispetto all’anno precedente. Complessivamente, l’industria manifatturiera rimane la componente dominante, assorbendo oltre il 90 % dell’occupazione industriale.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

Nel 2022 gli investimenti fissi lordi delle imprese industriali destinati alla protezione dell’ambiente hanno subito un vero e proprio crollo: il valore complessivo è sceso da 1 454,3 a 508,7 milioni di euro, registrando una contrazione di circa il 65 per cento rispetto al picco raggiunto solo un anno prima. Il ridimensionamento ha riguardato in misura analoga sia le tecnologie «end of pipe» (‑71,5 %) sia quelle integrate (‑47,6 %), sicché il peso delle soluzioni integrate sul totale è rimasto sostanzialmente invariato, assestandosi poco oltre il 40 per cento. Sul piano settoriale la manifattura si conferma la prima investitrice con quasi 300 milioni, ma riduce i flussi di oltre la metà; l’energia elettrica e il gas vedono svanire gran parte degli impegni del 2021 (‑87 %), mentre la gestione delle acque si ferma a 125 milioni (‑62 %). Tra le voci CEPA spiccano, pur in forte flessione, la «Gestione delle acque reflue» (171,7 milioni) e la «Protezione dell’aria e del clima» (126,4 milioni).



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

L’indicatore fotografa, dal 2010 al 2023, l’evoluzione delle tecnologie a basso impatto ambientale adottate nei fabbricati di nuova realizzazione in Italia. Dal 2010 al 2021 i nuovi edifici italiani hanno adottato sempre più fotovoltaico e pompe di calore, grazie agli incentivi e obblighi dell’Unione Europea; nel 2022‑2023, invece, le installazioni diminuiscono, rivelando la dipendenza dagli incentivi. La diffusione è massima nei comuni medi, più lenta nei grandi centri (vincoli sui tetti) e nei micro‑comuni (reti deboli). L’utilizzo di caldaie a condensazione crolla, tuttavia torna a crescere quando sono riproposti bonus e sistemi ibridi. Per stabilizzare la transizione servono incentivi stabili al fotovoltaico, reti elettriche potenziate per le pompe di calore e ritiro definitivo delle caldaie a gas.



Data aggiornamento scheda:

Grafici interattivi

L’aggiornamento 2022 evidenzia la continua ripresa delle spese intra‑muros per Ricerca e Sviluppo (R&S) delle imprese industriali, che raggiungono 11,39 miliardi di euro (+3,1 % rispetto al 2021), superando per la prima volta il picco pre‑pandemico del 2019. La quasi totalità della spesa (98,9 %) continua a essere sostenuta dal comparto manifatturiero, mentre l’apporto delle attività estrattive, di fornitura energetica e dei servizi di gestione dei rifiuti si attesta all’1,1 %. Nel decennio 2012‑2022 l’investimento complessivo è cresciuto di oltre un terzo (+36,6 %), come descritto in tabella 1. Rapportando la spesa al PIL la quota si colloca, nel 2023, intorno all’- 1,31 % - (1,37 % nel 2022), valore che mantiene l’Italia al di sotto della media dell’area dell’euro e dei principali partner industriali europei.


 



Data aggiornamento scheda:

EPRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) è il Registro integrato che l’UE ha realizzato sulla base di quanto previsto dal Regolamento CE 166/2006, allo scopo di mettere a disposizione del pubblico l’informazione relativa agli impatti sull’ambiente derivanti dagli stabilimenti industriali che rientrano nei criteri stabiliti nella normativa. L’indicatore rappresenta le emissioni totali nelle acque superficiali e i trasferimenti di inquinanti nelle acque reflue degli stabilimenti industriali che hanno comunicato tali dati al registro nazionale PRTR. Per il 2020 sono state dichiarate 60 sostanze presenti nelle emissioni in corpo idrico superficiale, mentre con riferimento al trasferimento di inquinanti nelle acque reflue inviate mediante condotta a un trattamento esterno di depurazione le sostanze dichiarate sono state 49. I gruppi di attività PRTR che contribuiscono con percentuali maggiori alle emissioni delle sostanze dichiarate nei reflui e nelle acque superficiali sono generalmente quelle relative "Gestione dei rifiuti e delle acque reflue" e "Industria chimica”.



Data aggiornamento scheda:

EPRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) è il Registro integrato che l’UE ha realizzato sulla base di quanto previsto con il Regolamento CE 166/2006, allo scopo di mettere a disposizione del pubblico l’informazione relativa agli impatti sull’ambiente derivanti dagli stabilimenti industriali che soddisfano i criteri stabiliti nella normativa. L’indicatore rappresenta le emissioni totali in aria degli stabilimenti industriali che hanno comunicato tali emissioni al registro nazionale PRTR. Le emissioni in aria dichiarate con riferimento al 2020 sono relative a 34 sostanze (valori non nulli). Confrontando i dati 2020 con quelli 2007, è possibile osservare che per 25 sostanze le emissioni totali nazionali in atmosfera sono in diminuzione (per 23 di queste si osservano riduzioni maggiori del 40%), per 8 sostanze le emissioni complessive sono in aumento (tra queste: l'acido cianidrico +356% sul 2007, gli idrofluorocarburi +19% sul 2007 e l'ammoniaca +109%).