Descrizione 1
Giovanni Finocchiaro, Andrea Gagna, Mariangela Soraci
Il Registro PRTR offre un quadro annuale dei quantitativi di rifiuti trasferiti fuori dal perimetro degli stabilimenti industriali soggetti all’obbligo di dichiarazione. L’aggiornamento al 2023 mostra che il comparto “industria” (esclusa la gestione dei rifiuti e delle acque reflue - Allegato I del Reg. (CE) 166/2006) ha movimentato complessivamente 13 Mt di rifiuti speciali, di cui 9,7 Mt non pericolosi e 3,2 Mt pericolosi. Rispetto al 2022 le quantità risultano in lieve flessione (-7,6 % non pericolosi, -14,3% pericolosi). La destinazione privilegiata resta il recupero di materia che, nel 2023, ha assorbito il 76% dei rifiuti non pericolosi e quasi il 54% di quelli pericolosi.
L’indicatore rappresenta, per gli anni osservati, la quantità totale di rifiuti pericolosi e non pericolosi trasferiti al di fuori del perimetro dei siti degli stabilimenti dichiaranti al PRTR nazionale. In analogia agli indicatori PRTR relativi alle emissioni in aria e nelle acque, il campione osservato è costituito dai complessi industriali di maggiori dimensioni presenti sul territorio nazionale. Sebbene il valore dei trasferimenti di rifiuti possa essere acquisito tramite misure, calcoli o stime come previsto dalla normativa di riferimento, la maggioranza dei dati dichiarati è acquisito mediante misure del peso delle quantità dei rifiuti. Le informazioni qualitative e quantitative sui trasferimenti di rifiuti sono raccolte attraverso le Dichiarazioni PRTR sulla base dei criteri stabiliti dalla normativa di riferimento (art. 5 del Regolamento CE n.166/2006; DPR 157/2011 e art.30 del D.Lgs. 46/2014). L’obbligo per il gestore dell’impianto di comunicare i dati sul trasferimento dei rifiuti interviene se nell’anno di riferimento considerato sono stati trasferiti rifiuti pericolosi in quantità complessiva maggiore di 2 tonnellate o di rifiuti non pericolosi in quantità complessiva maggiore di 2.000 tonnellate. La quantità totale di rifiuti è poi descritta dettagliando la quantità inviata al recupero o allo smaltimento in Italia o all’estero. Nel caso di trasferimento di rifiuti pericolosi oltre frontiera il gestore dell’impianto comunica anche l’informazione relativa all’impianto di trattamento finale all’estero.
Fornire informazioni qualitative e quantitative sulle quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi trasferite annualmente dagli stabilimenti PRTR fuori dal loro sito, secondo quanto dichiarato al Registro nazionale PRTR.
Regolamento CE n.166/2006 e DPR n.157/2011
Descrizione 2
Il sistema di raccolta dei dati per il Registro PRTR, basato sul processo di autodichiarazione degli stabilimenti e di validazione da parte delle Autorità competenti, offre margini per interventi volti a migliorare ulteriormente completezza e qualità della base di dati. La presenza degli impianti di trattamento dei rifiuti tra le categorie incluse nel campo di applicazione per il Registro PRTR introduce un elemento di potenziale doppio conteggio nei dati aggregati relativi alle quantità di rifiuti presentati in questo indicatore.
Qualificazione dati
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
https://industry.eea.europa.eu/
Nazionale
2007-2023
Qualificazione indicatore
Aggregazioni e disaggregazioni per parametri geografici e codici PRTR.
Nel 2023 il trasferimento di rifiuti fuori sito da parte dell’industria (cioè, al netto del contributo degli impianti di gestione e trattamento dei rifiuti e delle acque reflue) ammonta a 9,7 Mt di rifiuti non pericolosi e 3,2 Mt di rifiuti pericolosi. Il 76,2% dei non pericolosi e il 53,6% dei pericolosi è avviato a recupero, a dimostrazione di un impiego stabile delle filiere di valorizzazione (Figura 1). Le maggiori quantità di rifiuti non pericolosi provengono dall’industria dei metalli (4,6 Mt), seguita dai prodotti minerali (1,3 Mt) e dalle attività energetiche (1,3 Mt). Per i pericolosi il contributo principale è ancora dell’industria dei metalli (1,6 Mt) e di quella chimica (0,8 Mt) (Tabella 4). Le condizioni complessive – volumi in leggera diminuzione ma con buona quota di recupero – giustificano un giudizio di stato “medio”.
Con riferimento al comparto “industria”, confrontando il 2023 con l’anno base 2007 (Tabella 1) si registra una riduzione del 27,8% dei rifiuti non pericolosi trasferiti e un incremento del 32,7% di quelli pericolosi. All’interno di questo scenario di lungo periodo, le serie mostrano oscillazioni ma non variazioni strutturali dal 2015 in poi; per questo il trend viene valutato “stabile”. Per quanto riguarda i flussi oltre frontiera, la quota di rifiuti pericolosi esportati dall’industria rimane limitata rispetto alle quantità complessivamente prodotte, mentre per il settore dedicato alla gestione dei rifiuti tali trasferimenti rappresentano volumi più consistenti (Tabella 2 e Tabella 3). L’insieme di questi elementi conferma un andamento nel complesso regolare, caratterizzato da variazioni contenute e da una distribuzione delle destinazioni che non modifica sostanzialmente il quadro generale nel corso degli anni.
Dati
Tabella 1: Quantità totali di rifiuti trasferiti fuori sito (pericolosi e non pericolosi) dalle attività PRTR "industria"
ISPRA, Registro Nazionale PRTR
Tabella 2: Esportazioni annuali di rifiuti pericolosidal comparto industriale (settori PRTR 1‑4 e 6‑9)
ISPRA, Registro Nazionale PRTR
Tabella 3: Esportazioni annuali di rifiuti pericolosi dal settore PRTR 5 – Gestione rifiuti e acque reflue
ISPRA, Registro Nazionale PRTR
Tabella 4: Quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi trasferiti fuori sito per settore PRTR (2023)
ISPRA, Registro Nazionale PRTR
Il quadro che emerge dalle dichiarazioni PRTR convalidate mostra, prima di tutto, che nel 2023 l’industria ha avviato a recupero più di tre quarti dei propri rifiuti non pericolosi (76,2 %) e poco più della metà di quelli pericolosi (53,7 %), lasciando al semplice smaltimento rispettivamente il 23,8 % e il 46,3 % delle quantità prodotte (Figura 1). Sul versante dei flussi transfrontalieri, sempre nel 2023, gli stabilimenti industriali hanno trasferito oltre frontiera 69.671 t di rifiuti pericolosi, pari al 2,2 % del totale di categoria dichiarato (Tabella 2); a dominare la scena sono stati l’industria dei metalli, la chimica e il gruppo “Miscellanea” (Figura 2).
Se si sposta l’attenzione sugli impianti del gruppo “Gestione rifiuti e acque reflue”, il fenomeno dell’export assume un’altra scala: nel 2023 questi operatori hanno infatti esportato all’estero quantità di rifiuti pericolosi sensibilmente superiori rispetto al comparto industriale, come riportato in Tabella 3. (La differenza dipende dal fatto che tali impianti trattano e smistano flussi provenienti da più settori produttivi, e quindi movimentano volumi complessivi più elevati. La distribuzione settoriale dei rifiuti trasferiti fuori sito conferma inoltre il ruolo predominante dell’industria dei metalli, dei prodotti minerali e delle attività energetiche per i non pericolosi, e dell’industria dei metalli e di quella chimica per i pericolosi, come evidenziato in Tabella 4.
Nel complesso, l’indicatore restituisce un sistema caratterizzato da una forte differenziazione tra comparti produttivi e impianti di gestione, con un contributo relativamente contenuto dell’export industriale e una prevalenza di operazioni di recupero nei flussi complessivamente dichiarati.