UN - SDG Goals

Goal 12: Consumo e produzione responsabili

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

consumo

L’indicatore analizza i flussi commerciali di materiali riciclabili, evidenziando nel periodo 2004–2024 un trend di crescita del 20% dei movimenti transfrontalieri (da 12,9 a 15,5 milioni di tonnellate). Risalta l'incremento delle importazioni intra-UE (+34,5%), essenziali per i comparti metallurgico e manifatturiero, e la forte espansione delle esportazioni extra-UE (+83,4%). Nel 2024, il sistema nazionale ha assorbito 12,7 milioni di tonnellate di importazioni, dominate dai metalli ferrosi (5,9 mln t), mentre ha contribuito all'offerta globale con 2,8 milioni di tonnellate esportate, di cui circa la metà costituita da carta e cartone. Tali dinamiche riflettono il consolidamento delle filiere circolari italiane, in piena coerenza con gli obiettivi europei di efficienza delle risorse e riduzione del ricorso a materie prime vergini.

L’indicatore quantifica l'impatto ambientale dei consumi italiani tramite 16 indicatori basati sul ciclo di vita (LCA). Nel periodo 2010-2024, l'indice dell'impronta di consumo nazionale ha registrato una riduzione dell'8% (scendendo da 100 a 92), a fronte di un aumento del 6% della media UE-27. Tuttavia, analizzando il trend per abitante, il punteggio unico dell'Italia, pur essendo calato da circa 0,98 pt a 0,91 pt, si mantiene costantemente superiore alla media europea (passata da 0,82 pt a 0,85 pt), evidenziando una pressione ambientale pro capite ancora elevata rispetto al contesto comunitario. L'obiettivo è monitorare il disaccoppiamento tra consumi e impatti per rientrare nei limiti planetari.

Il turismo resta un pilastro dell’economia italiana, ma la sua attrattiva dipende da un ambiente salubre. L’indicatore quantifica le emissioni atmosferiche prodotte dai viaggi turistici su strada. Nel 2024 l’automobile si conferma la fonte dominante: 95,6% del CO, 97,3% dei VOC, 88,8% degli NOx, 85,4% del PM2,5 e 93,4% della CO₂. I veicoli “ricreazionali” – camper, caravan e furgoni – pesano in particolare su PM2,5 (12,7%) e NOx (9,4%). A fronte del forte calo nel 2023, il 2024 registra un’ulteriore, ma più contenuta, diminuzione delle emissioni nazionali (-3,6% ÷ -6,7% a seconda dell’inquinante), confermando livelli inferiori al 2019.

Nel 2024 i flussi turistici alle frontiere continuano a crescere, raggiungendo 88,6 milioni di visitatori stranieri, in aumento rispetto agli 85,7 milioni del 2023 (+3,4%). Si evidenzia un sorpasso del transito aeroportuale che, nel 2024, diventa la principale modalità di ingresso (50, 6%), mentre continua a scendere quella alle frontiere stradali (45,9%); restano marginali i transiti ferroviari (1,5%) e portuali (1,9%). 

Per i viaggi dei residenti in Italia (componente domestica), l’auto rimane nettamente dominante e cresce ulteriormente: nel 2024 rappresenta il 72,6% dei viaggi in Italia (69,5% nel 2023), mentre il treno si riduce al 12,4% (13,5% nel 2023). Nel complesso, la struttura modale conferma una transizione ancora limitata verso l’utilizzo di mezzi a minore impatto ambientale.

L’indicatore misura la pressione esercitata dai flussi turistici sul sistema di gestione dei rifiuti in Italia ed è utilizzato come proxy per il monitoraggio del Goal 12 (SDG 12.b.1) dell’Agenda 2030.
Grazie alla metodologia ampliata – che oltre alle presenze ufficiali in strutture ricettive considera le notti in alloggi gratuiti (seconde case, abitazioni di parenti/amici) e le escursioni giornaliere – la stima della popolazione turistica equivalente risulta oggi più completa e realistica.

Nel 2024 l’indicatore ha raggiunto 16,2 kg per abitante equivalente, in aumento di circa 0,5 kg rispetto al 2023 e di oltre 5 kg rispetto al valore calcolato con la popolazione equivalente “classica” (10,8 kg/ab eq). La componente che pesa di più sullo scarto resta quella delle seconde case (+4,3 kg), seguita dalle escursioni (+1,2 kg). Il dato conferma una pressione turistica crescente sui servizi di igiene urbana, soprattutto in territori a forte stagionalità, e rafforza l’esigenza di politiche di prevenzione e raccolta rifiuti calibrate sui nuovi modelli di fruizione turistica.

Nel 2024, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio calcolata applicando la metodologia 4, al netto dei rifiuti da C&D provenienti da utenze domestiche, si attesta al 52,3%, quindi al di sopra dell’obiettivo fissato per il 2020 (50%).

Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) si attesta a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% (664 mila tonnellate) rispetto al 2023.

Nel 2024, la percentuale di raccolta differenziata è pari al 67,7% della produzione nazionale, con una crescita di 1,1 punti percentuale rispetto al 2023, mantenendosi al di sopra dell’obiettivo fissato dalla normativa per il 2012 (65%).

Il tasso di uso circolare dei materiali misura la quota di risorse materiali riutilizzate da un'economia. Nel periodo 2004-2024 il tasso di uso circolare dei materiali italiano passa dal 5,8% al 21,6%

L’indicatore permette il monitoraggio del carico turistico sul territorio sia in termini di peso (arrivi) sia di sforzo sopportato (presenze). Nel 2024 si registra un ulteriore incremento dei valori nazionali: il rapporto “arrivi/abitanti” sale a 2,4 e quello “presenze/abitanti” a 7,9, confermando il recupero rispetto al periodo pandemico e superando addirittura i livelli del 2019. Alcune regioni e province autonome presentano valori particolarmente elevati: la Valle d’Aosta con 11 arrivi per abitante e 30,1 presenze per abitante, e la Provincia autonoma di Bolzano con 16,2 arrivi e 68,7 presenze per abitante. Questi dati evidenziano l’elevata pressione turistica che interessa soprattutto specifici territori.

Dopo il calo del 2,1% osservato nel precedente biennio 2021-2022, nel 2023 la produzione complessiva dei rifiuti speciali generati dal sistema produttivo nazionale (attività industriali, commerciali, artigianali, di servizi, ma anche di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale) torna ad aumentare attestandosi a quasi 164,5 milioni di tonnellate (+1,9% rispetto al 2022, corrispondente a più di 3 milioni di tonnellate).

I rifiuti non pericolosi, che rappresentano il 93,8% del totale dei rifiuti prodotti, presentano un aumento di 2,8 milioni di tonnellate (+1,9%), quelli pericolosi di 193 mila tonnellate (+1,9%).

Riguardo al settore dell’edilizia, sono continuati gli incentivi disposti dal Governo per la ristrutturazione degli immobili mirati alla riqualificazione energetica degli edifici. Tali lavori di costruzione/ristrutturazione unitamente alle attività di cantieri destinati alla costruzione di infrastrutture e opere pubbliche e di edilizia abitativa e commerciale, hanno generato maggiori quantitativi di rifiuti da costruzione e demolizione.

L'indicatore misura la quantità totale di rifiuti speciali avviati alle operazioni di recupero (R1-R12) di cui all'allegato C del D.Lgs. 152/2006. Nel 2023 i quantitativi di rifiuti speciali recuperati sono consistenti, pari al 74,1% del totale gestito (178,9 milioni di tonnellate) e il trend risulta in continua crescita (+1,8% nell'ultimo triennio). La quantità totale di rifiuti speciali recuperati ammonta a 132,6 milioni di tonnellate, di cui 4,1 milioni di tonnellate sono pericolosi. La regione con il maggior quantitativo di rifiuti speciali recuperato è la Lombardia (27,7% del totale recuperato), seguita dal Veneto (10,8%) e dall'Emilia-Romagna (8,5%).

Nel 2024 il Consumo materiale interno in Italia si è attestato a 486 milioni di tonnellate (-0,7% rispetto al 2023), mentre la Produttività delle risorse è cresciuta a 3,76 euro/kg (+1,4%), confermando un miglioramento nell’efficienza d’uso delle risorse naturali.

L’Italia ha ridotto in modo strutturale il proprio material footprint, passando da 17,9 a 10,3 tonnellate pro capite tra il 2008 e il 2024, attestandosi su valori inferiori alla media UE. Questo risultato riflette progressi significativi in termini di efficienza e circolarità, ma richiede di consolidare il disaccoppiamento tra crescita economica e consumo di risorse per rendere il vantaggio competitivo durevole. 

Il numero delle organizzazioni presenti nel registro EMAS al netto di cancellazioni e sospensioni raggiunge quota 1.185 al 31 dicembre 2024. Tale dato conferma il segnale di ripresa rispetto al 2018, +22,8%. Il numero totale dei nuovi certificati EMAS rilasciati a organizzazioni/imprese è pari a 2.357. I settori produttivi nei quali si riscontra la maggiore adesione appartengono alle seguenti categorie: Rifiuti e recupero di materiali, Energia, Servizi per edifici e paesaggio, Lavori di costruzione specializzati, Amministrazioni Pubbliche, Commercio all’ingrosso. La leadership delle regioni del Centro-Nord trova riscontro nei provvedimenti emanati a livello regionale a favore di EMAS. Le regioni più attive, infatti, sono Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Per quanto riguarda le registrazioni EMAS per tipologia di organizzazione, rispetto agli ultimi anni si rileva una situazione sostanzialmente stabile con una distribuzione omogenea tra piccole, medie e grandi imprese.

I dati raccolti tracciano una panoramica dell'offerta formativa su tematiche specialistiche ambientali fornita dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), costituito dalle Agenzie Regionali e Provinciali per l'Ambiente (ARPA/APPA) e dall’ISPRA, sia attraverso corsi di formazione, sia mediante percorsi di alternanza formazione lavoro (tirocini curriculari ed extra-curriculari, Percorsi per le Competenze Trasversali e per l'Orientamento - PCTO). Nel 2024, rispetto al precedente anno, si registra un significativo aumento, del numero di corsi di formazione ambientale attivati nel SNPA (304). In relazione alle metodologie formative, continua la tendenza, registrata nei precedenti anni, a proporre percorsi formativi residenziali, probabilmente dovuta alla normalizzazione della situazione sanitaria post COVID 19. I tirocini (curriculari ed extra-curriculari) attivati nel corso del 2024 sono 348 (di cui solo 9 extra-curriculari), mentre gli studenti dei PCTO sono 2.796. Rispetto al 2023, si rileva un significativo aumento sia della formazione erogata con tirocini (+22,1%) sia con PCTO (+38,6%).

Lo spreco complessivo nel sistema alimentare italiano (spreco alimentare sistemico) ammonta al 66% dell’energia alimentare prodotta. Si registra un aumento dello spreco del 17% rispetto al 2015 in termini di kcal per persona al giorno. La situazione è molto lontana dagli obiettivi istituzionali di dimezzare o ridurre gli sprechi entro il 2030.

L'indicatore intende fornire un’idea quantitativa del contributo dei turisti al consumo giornaliero di acqua potabile. Nel 2022, a livello nazionale, il movimento turistico censito ha consumato giornalmente 4 litri di acqua a uso potabile/ab. equivalenti. Nel periodo 2015-2018-2020 si è rilevata prima una crescita dei consumi, che passano da 3,7 a 4 litri/ab. equivalenti, poi un dimezzamento nel 2020, un’anomalia questa imputabile alla pandemia COVID-19 che ha bloccato il mondo intero.