Accordo di partenariato 2014-2020

L'Accordo di Partenariato 2014-2020 tra l'Italia e l'Unione Europea riguardava le politiche di coesione e il relativo utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei per sostenere lo sviluppo economico e sociale nelle diverse regioni italiane. Nell'ambito del progetto ISPRA Statistiche ambientali per le politiche di coesione 2014-2020 a valere sul PON GOVernance e Capacità Istituzionale 2014-2020 sono stati popolati gli indicatori di rilevanza ambientale dell’Accordo di Partenariato o comunque indicatori “di rilevanza ambientale” utili alle amministrazioni regionali e locali per monitorare le politiche di coesione 2014-2020.

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore rappresenta la serie storica delle emissioni di gas serra nazionali dal 1990 al 2024, per settore di provenienza. Dall’analisi dei dati si registra, nel 2024, una riduzione sensibile delle emissioni rispetto al 1990 (-30,2%), spiegata dalla recessione economica che ha frenato i consumi negli ultimi anni ma anche da un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, con conseguente riduzione delle emissioni di COdel settore energetico (-30,2% rispetto al 1990).

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore fornisce informazioni sui siti oggetto di procedimento di bonifica regionale, basandosi sui dati estratti dalle anagrafi e banche dati regionali. Nel 2023 risultano registrati 38.556 siti, di cui 22.191 hanno completato il procedimento di bonifica.

Per il 62% dei siti è disponibile almeno un dato di superficie (amministrativa o tecnica). I siti per i quali è nota la superficie amministrativa sono 21.711, pari al 56% dei procedimenti. Tra i procedimenti in corso il 59% dei siti è in fase di notifica, il 21% sta sviluppando o ha sviluppato il modello concettuale, mentre il 20% ha interventi approvati.

Per il 97% dei siti con procedimento di bonifica in corso, lo stato della contaminazione è noto:  6.400 sono potenzialmente contaminati, 3.974 sono contaminati e 5.502 sono in attesa di accertamenti analitici. Tra i procedimenti conclusi, solo nel 30% dei casi è stato necessario un intervento, mentre nel restante 70% il procedimento si è chiuso senza interventi.

 

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore mostra la quantità di rifiuti speciali smaltiti in discarica per categoria e per tipologia di rifiuti e il numero di discariche. Nel 2023, i quantitativi di rifiuti speciali complessivamente smaltiti in discarica ammontano a 7,9 milioni di tonnellate, pari al 4,4% del quantitativo totale dei rifiuti speciali gestiti a livello nazionale (circa 179 milioni di tonnellate). Rispetto al 2022, si rileva un decremento di circa 997 mila tonnellate (-11,2%), mentre, rispetto al 2021, si registra una riduzione di 2,3 milioni di tonnellate (-22,4%). Il numero totale delle discariche operative è pari a 249: 105 discariche per rifiuti inerti (42,2% del totale degli impianti operativi), 133 discariche per rifiuti non pericolosi (53,4% del totale), e 11 discariche per rifiuti pericolosi (4,4% del totale). Analizzando il triennio 2021 - 2023, si assiste a una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative che passano da 270 del 2021, a 261 nel 2022 e a 249 nel 2023.

Data aggiornamento scheda:

Nel 2024, la percentuale di raccolta differenziata è pari al 67,7% della produzione nazionale, con una crescita di 1,1 punti percentuale rispetto al 2023, mantenendosi al di sopra dell’obiettivo fissato dalla normativa per il 2012 (65%).

Data aggiornamento scheda:

 Nel 2024, i quantitativi di rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica ammontano ad oltre 4,4 milioni di tonnellate, e il numero delle discariche operative è pari a 102 impianti. Si registra una riduzione, rispetto al 2023, delle quantità totali di rifiuti urbani smaltiti in discarica pari al 3,7% (-170 mila tonnellate), e del numero degli impianti pari all’8,9% (-10 impianti). 

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di PM10 in atmosfera misurati nel corso del 2024 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA nel database InfoAria, secondo quanto previsto dalla Direttiva 2008/50/CE (e dal decreto legislativo di recepimento D.Lgs. 155/2010) e dalla Decisione 2011/850/EU. Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM10 sono 576., di cui quelle   con copertura temporale sufficiente per la verifica dei valori di riferimento sono 545. Il valore limite annuale è stato superato in una stazione (pari allo 0,2% dei casi), mentre sono stati registrati superamenti del valore limite giornaliero in 94 stazioni (pari al 17,2% dei casi). Risultano infine superati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio sia il valore di riferimento annuale dell’OMS (90,5% dei casi), sia quello giornaliero (96,1% dei casi).

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore descrive le emissioni di gas serra (CH4, N2O, CO2) in atmosfera prodotte dal settore agricolo, dovute principalmente alla gestione degli allevamenti e all’uso dei fertilizzanti e permette di valutare il peso del settore rispetto al totale di emissione nazionale e il raggiungimento degli obiettivi di riduzione. L'andamento delle emissioni di gas serra del settore agricoltura a partire dal 1990 è in tendenziale diminuzione; tuttavia, ulteriori interventi di riduzione dovranno essere intrapresi per raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), dell'Accordo di Parigi e normative europee. In particolare, l’obiettivo al 2030 per l’Italia fissato dal Regolamento Effort Sharing (2023/857/EC) è pari a -43,7% di riduzione delle emissioni complessive di gas serra dei settori agricoltura, civile, trasporti, rifiuti e impianti industriali non inclusi nella Direttiva EU-ETS (European Union Emission Trading Scheme), rispetto ai livelli del 2005. Nel 2024, le emissioni di gas serra dall’agricoltura hanno un peso marginale rispetto al totale delle emissioni dei settori del Regolamento Effort Sharing, pari a 10,8%; mentre la riduzione delle emissioni di gas serra del settore agricoltura rispetto al 2005 è pari a 15,2%.

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore di Stato Chimico delle Acque Sotterranee (SCAS) fornisce una valutazione della qualità chimica dei corpi idrici sotterranei italiani in base al confronto delle concentrazioni di alcuni inquinanti rispetto agli Standard di Qualità Ambientale e ai Valori Soglia delle tabelle 2 e 3 del DM 6/7/2016. A seconda se vengono rispettati o meno i limiti di concentrazione tabellari, lo stato chimico di un corpo idrico può risultare in stato buono o scarso e concorre, insieme allo stato quantitativo, a definire lo stato complessivo delle acque sotterranee. L’indicatore è stato popolato a partire dai dati di classificazione dei corpi idrici del Reporting WISE del 3° Piano di Gestione (PdG). A livello nazionale, nel sessennio di classificazione 2016-2021 inerente al 3° PdG, si evidenzia un aumento dei corpi idrici sotterranei classificati in stato chimico buono, che raggiungono il 70% del totale (rispetto al 58% del 2° PdG), con una percentuale di corpi idrici in stato scarso del 27%. A livello di distretto, le percentuali di corpi idrici che raggiungono lo stato chimico buono variano dal 56%, registrato nel Distretto Sicilia, all'85% nel Distretto Alpi Orientali. In tutti i distretti idrografici i corpi idrici in stato sconosciuto sono in netta riduzione rispetto al ciclo precedente, con la totalità di corpi idrici classificati nei Distretti Alpi Orientali, Appennino Meridionale e Sicilia.

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore fornisce la stima su base nazionale e regionale dello stato conservazione delle coste italiane nel 2020 e dei cambiamenti per erosione o per avanzamento subiti dal 2006, utile per la valutazione della vulnerabilità delle aree costiere e del rischio a cui sono esposti centri urbani, infrastrutture e attività socio-economiche che si sviluppano in prossimità della costa. Nel 2020 si riscontra una significativa instabilità su 1.913 km di litorali, di cui 943 km per erosione e 970 km per avanzamento, tuttavia, rispetto ai precedenti rilievi (1950-2000, 2000-2006), si registra a livello nazionale una lieve tendenza a una maggiore stabilità e a un aumento dei tratti di costa in avanzamento.

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore valuta le emissioni dei gas serra prodotte dal settore dei trasporti per verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali. Nel 2024 in Italia i trasporti sono responsabili del 31,2% delle emissioni totali di gas serra. Nel periodo 1990 - 2019 le emissioni del settore trasporti (esclusi i trasporti internazionali/bunkers) crescono del 4,0 %; nel 2020 si verifica una marcata riduzione (-18,6%, rispetto al 2019) fondamentalmente imputabile alle misure di restrizione della mobilità dovute alla crisi pandemica, successivamente, dal 2020 al 2021, si registra un aumento delle emissioni pari al 18,9%. Dal 2022 si ha un ritorno ai livelli pre-pandemia. Nel complesso le emissioni del settore dal 1990 al 2024 aumentano del 10,9%. Varie criticità caratterizzano il sistema dei trasporti nazionali, distante dagli ambiziosi obiettivi al 2030 e al 2050 sull’abbattimento delle emissioni dei gas serra a livello europeo.

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore descrive lo stato di conservazione dei 132 habitat tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura.  L’indicatore si basa sui risultati dei report italiani (III Report-2013, IV Report-2019, V Report 2025) redatti ai sensi dell’art. 17 della Direttiva, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi ufficialmente alla Commissione europea.

Nello specifico, la scheda presenta i risultati del V report nell’ambito del quale sono state prodotte mappe di distribuzione per 124 habitat terrestri e delle acque interne e 8 habitat marini. Inoltre, sono state aggiornate 262 schede di reporting, ciascuna riferita a un habitat nelle rispettive regioni biogeografiche di presenza. Nel 2025, il 42% degli habitat è in stato di conservazione (SC) inadeguato (U1), mentre il 48% in SC cattivo (U2), ovvero si trova in condizioni preoccupanti. Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III-2013, IV-2019) per la maggior parte degli habitat non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato complessivamente un aumento di conoscenze. Le percentuali di cambiamento dello SC degli habitat tra IV e V report mostrano un 71% delle valutazioni in cui lo SC degli habitat rimane invariato, un 7% in cui lo SC migliora, un 19% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 3% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili.  I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento. 

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce una stima della popolazione a rischio frane (rischio di danni alla persona: morti, dispersi, feriti, evacuati) su base nazionale, regionale, provinciale e comunale. In Italia la popolazione a rischio frane residente nelle aree a pericolosità PAI elevata e molto elevata (P3+P4) ammonta a 1.284.960 abitanti, pari al 2,2% del totale.

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce un quadro della popolazione residente in aree allagabili (popolazione esposta a rischio di alluvioni) su base nazionale, regionale, provinciale e comunale. In Italia, la popolazione residente in aree a pericolosità/probabilità elevata è il 4,1% del totale nazionale (2.431.847 abitanti); quella esposta a pericolosità/probabilità media è l’11,5% (6.818.375 abitanti) mentre la popolazione in aree a pericolosità/probabilità bassa è pari al 20,6% (12.257.427 abitanti).

Data aggiornamento scheda:

Gli uccelli delle aree agricole rappresentano efficaci indicatori della qualità ambientale grazie alla loro sensibilità ai cambiamenti degli habitat e alla possibilità di monitorarne le popolazioni con metodologie standardizzate su vasta scala. Per tali caratteristiche, il Farmland Bird Index è adottato dalla Commissione europea come indicatore di contesto della Politica Agricola Comune per valutare lo stato della biodiversità negli agroecosistemi e l’efficacia delle misure di conservazione e gestione del territorio rurale.

L’indicatore nazionale, calcolato sulla base dell’andamento di 28 specie tipiche degli ambienti agricoli nel periodo 2000-2025, evidenzia un complessivo declino del 33,49%, con il 71% delle specie considerate in diminuzione. Anche l’indicatore relativo alle specie tipiche delle praterie montane (FBIpm), calcolato sul trend di 13 specie, mostra una riduzione del 29,90%, con il 46% delle specie in declino. Dai risultati emerge un persistente deterioramento della biodiversità associata agli ambienti agricoli italiani e la necessità di rafforzare le misure di conservazione previste dalle strategie nazionali ed europee per la biodiversità.