EMISSIONI DI GAS SERRA DAI TRASPORTI

Data aggiornamento scheda
Autori

Antonella Bernetti

Abstract

L'indicatore valuta le emissioni dei gas serra prodotte dal settore dei trasporti per verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali. Nel 2024 in Italia i trasporti sono responsabili del 31,2% delle emissioni totali di gas serra. Nel periodo 1990 - 2019 le emissioni del settore trasporti (esclusi i trasporti internazionali/bunkers) crescono del 4,0 %; nel 2020 si verifica una marcata riduzione (-18,6%, rispetto al 2019) fondamentalmente imputabile alle misure di restrizione della mobilità dovute alla crisi pandemica, successivamente, dal 2020 al 2021, si registra un aumento delle emissioni pari al 18,9%. Dal 2022 si ha un ritorno ai livelli pre-pandemia. Nel complesso le emissioni del settore dal 1990 al 2024 aumentano del 10,9%. Varie criticità caratterizzano il sistema dei trasporti nazionali, distante dagli ambiziosi obiettivi al 2030 e al 2050 sull’abbattimento delle emissioni dei gas serra a livello europeo.

Descrizione

Le crescenti concentrazioni in atmosfera dei gas serra determinano significative alterazioni delle temperature globali e del clima terrestre, nonché potenziali danni per gli ecosistemi, gli insediamenti umani, l'agricoltura e le attività socio-economiche. L'indicatore considera le emissioni in atmosfera dei tre principali gas serra, ossia anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O); gli altri gas serra regolamentati (idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) non sono rilevanti per il settore dei trasporti.

Scopo

Valutare le emissioni di gas serra prodotte dal settore dei trasporti, al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle relative emissioni.

Rilevanza
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione della stessa.
È semplice, facile da interpretare.
È sensibile ai cambiamenti che si verificano nell'ambiente e/o nelle attività umane
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente e delle risposte della società.
Fornisce una base per confronti internazionali.
It has a threshold or reference value against which it can be compared.
Solidità
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato sul piano tecnico e scientifico.
Presenta affidabilità e attendibilità dei metodi di misurazione e raccolta dei dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Misurabilità (dati)
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Principali riferimenti normativi e obiettivi

L'evoluzione delle politiche climatiche internazionali traccia un percorso di crescente ambizione: dalle fondamenta dell'UNFCCC del 1992, si è passati ai vincoli di riduzione delle emissioni del Protocollo di Kyoto (1997) e dell'Emendamento di Doha (2012), fino alla svolta decisiva dell'Accordo di Parigi del 2015, che impegna il mondo a contenere l'aumento della temperatura globale entro i 1,5-2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

A livello nazionale, l'architettura dei controlli si è adeguata al quadro internazionale attraverso il MASE, che affida all'ISPRA l'aggiornamento annuale dell'inventario dei gas serra tramite il Sistema Nazionale istituito dai Decreti Legislativi 51/2008 e 30/2013. Successivamente, la Legge 79/2016 ha integrato queste funzioni definendo la strategia nazionale a basse emissioni e sinergizzando la comunicazione dei dati con la Governance europea (Regolamento UE 2018/1999), i cui progressi sono formalizzati nel Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC).

L'approccio europeo ha subìto un'accelerazione straordinaria con il lancio del Green Deal Europeo e la successiva Legge europea sul clima del 2021, che ha trasformato l'obiettivo della neutralità climatica al 2050 in un obbligo legalmente vincolante. Questo cambio di paradigma ha reso obsoleti i vecchi traguardi del Quadro 2030 approvati nel 2014, che prevedevano un taglio delle emissioni del 40%, una quota di rinnovabili al 32% e un efficientamento del 32,5%. Attraverso il pacchetto legislativo "Fit for 55" e la Direttiva RED III, l'Unione Europea ha innalzato i propri obiettivi per il 2030, esigendo una riduzione netta dei gas serra di almeno il 55% rispetto al 1990, portando la quota target vincolante per le energie rinnovabili al 42,5% sul consumo finale lordo e imponendo una contrazione dell'11,7% dei consumi energetici globali.

All'interno di questo sforzo collettivo, i settori non coperti dal sistema di scambio delle quote di emissione, come i trasporti, l'edilizia residenziale, l'agricoltura e i rifiuti, sono regolati dal principio della condivisione degli sforzi. Se storicamente la Decisione Effort Sharing del 2009 assegnava all'Italia un obiettivo di riduzione del 13% entro il 2020 rispetto al 2005, e il successivo Regolamento del 2018 innalzava l'asticella al 33% per il 2030, la recente e definitiva revisione del Regolamento Effort Sharing (ESR) ha ricalibrato i target nazionali. Per l'Italia, l'obbligo vincolante di riduzione per il 2030 è stato innalzato drasticamente al -43,7%, imponendo una profonda ristrutturazione economica e infrastrutturale in tutti i comparti interessati.

Il settore dei trasporti rappresenta l'asse più sensibile di questa transizione, con l'obiettivo a lungo termine di abbattere le proprie emissioni del 90% entro il 2050, superando i vecchi orientamenti indicativi espressi dal White Paper del 2011. Per i veicoli leggeri, le tappe fissate dai regolamenti storici del 2009 e del 2011 sono confluite nel Regolamento UE 2019/631, a sua volta superato dal Regolamento UE 2023/851. Quest'ultimo testo delineava originariamente lo stop totale alla vendita di nuove auto a combustione interna entro il 2035, ma la normativa è stata recentemente aggiornata per accogliere il principio di neutralità tecnologica. Il nuovo orientamento fissa un target di riduzione del 90% delle emissioni allo scarico entro il 2035, consentendo di colmare il restante 10% attraverso l'impiego di carburanti sintetici e biocarburanti avanzati, mentre per il periodo transitorio i costruttori beneficiano di una maggiore flessibilità nel calcolo delle medie di CO2 per evitare sanzioni immediate in una fase di complessa fluttuazione del mercato elettrico.

Infine, anche i segmenti dei trasporti pesanti e commerciali hanno registrato aggiornamenti determinanti che superano i confini della vecchia Direttiva sulla qualità dei carburanti del 2009. Il Regolamento UE 2024/1610 ha inasprito i parametri per i veicoli pesanti, imponendo traiettorie di riduzione della CO2 pari al 45% entro il 2030 e al 90% entro il 2040, con il traguardo specifico delle zero emissioni per i nuovi autobus urbani già nel 2035, mitigato solo da meccanismi più elastici nell'accumulo e compensazione dei crediti emissivi tra i costruttori. Parallelamente, le nuove norme sull'economia circolare impongono quote minime di plastica riciclata nella produzione dei veicoli, mentre i trasporti marittimi, un tempo esclusi dalle politiche stringenti, sono stati integrati pienamente nel sistema EU ETS Marittimo e vincolati dal regolamento FuelEU Maritime, che impone una riduzione progressiva dell'intensità di carbonio dei combustibili navali nei porti europei.

Dal 2027 verrà attivata la fase di mercato con la messa all'asta delle quote di emissione (sistema noto come ETS2), per i settori: riscaldamento degli edifici, trasporto stradale e settori industriali esclusi dall’attuale meccanismo dell’ETS.

Nel 2026 è stato formalizzato a livello europeo il nuovo e ambizioso obiettivo vincolante di riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto al 1990, in linea con la neutralità climatica al 2050.

DPSIR
Pressione
Tipologia indicatore
Descrittivo (A)
Performance (B)
Riferimenti bibliografici

ISPRA, Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, 2026, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/


ISPRA, Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024, National Inventory Document 2026, Rapporti 428/2026,

Commissione europea, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions “A Roadmap for moving to a competitive low carbon economy in 2050”, COM(2011) 112, 8.3.2011
Commissione europea, Energy Roadmap 2050 (COM(2011) 885/2)
Commissione europea, Il Green Deal europeo, COM(2019) 640 final
Commissione europea, White Paper on the Future of Europe - Reflections and scenarios for the EU27 by 2025, COM(2017)2025 of 1 March 2017
Commissione europea, White Paper “Roadmap to a Single European Transport Area – Towards a competitive and resource efficient transport system”, COM(2011) 144, 28.3.2011
IPCC, 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, 2006
ISPRA, Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, 2025, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
ISPRA, Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2023, National Inventory Report 2025, Rapporti 411/2025,

MASE, Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) 2024, versione revisionata 1 luglio 2024, https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/pniec_2024_revfin_01072024-errata-corrige-pulito-pdf
MASE, MIMIT, Bilancio energetico nazionale, anni vari, https://dgsaie.mise.gov.it/ben.php
MIMIT, Guida al risparmio di carburanti e alle emissioni di CO2, anni vari, https://www.mise.gov.it/index.php/it/mercato-e-consumatori/qualita-di-prodotti-e-servizi/auto-ed-emissioni-co2

Ulteriori azioni

-

Fonte dei dati

EEA (European Environmental Agency), ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), UNFCCC

Frequenza di rilevazione dei dati
Annuale
Accessibilità dei dati di base

EEA, Database sulle emissioni annuali di gas serra per Stato membro e categoria, https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer 
ISPRA, Dati e pubblicazioni sulle serie storiche delle emissioni in atmosfera, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
UNFCCC, Database sulle emissioni annuali di gas serra per Paese e categoria, https://di.unfccc.int/detailed_data_by_party

EEA, European Environment Agency, Monitoring CO2 emissions from passenger cars, anni vari, https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/co2-cars-emission-20
EEA, Database sulle emissioni annuali di gas serra per Stato membro e categoria, https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer

UNFCCC, Database sulle emissioni annuali di gas serra per Paese e categoria, https://di.unfccc.int/detailed_data_by_party

Copertura spaziale

Nazionale

Copertura temporale

1990 - 2024

Core SET
Accordo di Partenariato Italia 2014-2020
Descrizione della metodologia di elaborazione

La stima delle emissioni di gas-serra, richiesta dalla Convenzione Quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici, si effettua a partire dai consumi energetici utilizzando opportuni fattori di emissione e applicando algoritmi sofisticati. Vengono utilizzati modelli di calcolo armonizzati a livello europeo. Le emissioni sono calcolate sulla base delle Linee guida IPCC della Convenzione e si riferiscono solo ai trasporti nazionali, escludendo le emissioni dai bunkeraggi internazionali.

Periodicità di aggiornamento
Annuale
Qualità dell'informazione

Sono disponibili dati a livello nazionale ed è possibile ricavare i valori regionali e provinciali, per tipo di carburante. La stima delle emissioni di gas serra viene effettuata sulla base delle Linee guida della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici. L’indicatore risulta comparabile nel tempo e nello spazio e in grado di descrivere l’evolversi della situazione ambientale.

Stato
Scarso
Trend
Negativo
Valutazione/descrizione dello stato

Si attribuisce una valutazione scarsa allo stato a causa delle criticità ancora legate al sistema dei trasporti nazionali, distante dagli ambiziosi obiettivi al 2030 ed al 2050 sull’abbattimento delle emissioni dei gas serra a livello europeo. In Italia le emissioni di gas serra dai trasporti nel 2024 rappresentano il 31,2% del totale emesso a livello nazionale (Tabella 1). I trasporti, insieme alle industrie energetiche, risultano i settori maggiormente responsabili delle emissioni. La strada permane la modalità prevalente e resta ancora preponderante l’utilizzo dei carburanti di origine fossile. Dal trasporto aereo, che registra negli anni una forte crescita, nel 2024 si origina solamente il 2,1% delle emissioni da trasporto (dato non riportato in tabella). Nel 2024 il 66% delle emissioni di anidride carbonica del settore si produce nell’ambito del trasporto passeggeri; la quota dovuta al trasporto stradale, di passeggeri e di merci, è pari al 92,7% (Tabella 2). Le emissioni dei gas serra provenienti dal settore dei trasporti, pur riducendosi del 11,7% rispetto al 2005, nel 2024 sono pari a 113.281,8 kt CO2 eq. L'obiettivo di riduzione al 2030 fissato per l’Italia dal Regolamento Effort Sharing (EU) 2023/857 è pari a -43,7% rispetto al 2005, per le emissioni complessive di gas serra provenienti dai settori: agricoltura, civile, rifiuti, trasporti e impianti industriali non coperti dal sistema EU-ETS. Nel 2024 il peso dei trasporti sulle emissioni derivanti dal complesso dei settori coperti dal Regolamento Effort Sharing (si veda Indicatore “Emissioni di gas serra nei settori ETS ed ESD”) è pari a 42,4%; il loro contributo è quindi essenziale ai fini del raggiungimento dell’obiettivo previsto al 2030.

Valutazione/descrizione del trend

Si attribuisce una valutazione negativa al trend in quanto le emissioni dei gas serra dai trasporti dal 1990 al 2024 aumentano del 10,9% (Tabella 1). L’evoluzione nel tempo mostra un andamento legato a quello dei consumi: una crescita fino al 2007 e una decrescita successiva, salvo gli incrementi registrati nel 2014, 2018, 2019, 2021, 2022 e 2024. Il trend delle emissioni del settore riflette fondamentalmente l’andamento delle emissioni del trasporto su strada, che ne costituisce la quota preponderante. La modalità che invece registra la crescita maggiore è quella aerea (dato non riportato in tabella). L’andamento del settore è attribuibile alle dinamiche combinate del trasporto passeggeri, di cui l’autotrasporto privato è predominante, e del trasporto merci, ancora fondamentalmente legato al trasporto su gomma che hanno risentito del periodo di crisi economica dal 2007, pur mostrando una ripresa negli ultimi anni. La crescita riscontrata negli anni della domanda di trasporto, nonostante i periodi di crisi, ha controbilanciato il miglioramento conseguito nell’efficienza energetica dei mezzi di trasporto e l’incremento nell’uso di carburanti a minori emissioni. A livello europeo complessivo (EU27), le emissioni del settore dei trasporti mostrano una crescita dal 1990 al 2024 di circa il 19,3%, pur registrando una diminuzione nel periodo 2008 – 2013, oltre che nel 2020 e 2023. Si noti che il gruppo dei paesi dell’Europa orientale presenta un aumento più accentuato delle emissioni dai trasporti rispetto all’Europa occidentale (Tabella 3).

Commenti

Le emissioni del settore (esclusi i trasporti internazionali/bunkers) dal 1990 al 2024 aumentano complessivamente del 10,9%: dal 1990 al 2019 crescono del 4,0%, nel 2020 si registra un forte calo (-18,6%) fondamentalmente imputabile alla pandemia, mentre la successiva ripresa comporta un aumento delle emissioni pari al 18,9% dal 2020 al 2021 e pari al 10,1% dal 2021 al 2024. Le emissioni di anidride carbonica, che nel 2024 costituiscono il 99,0% del totale settoriale, sono strettamente collegate ai consumi energetici; la quota preponderante delle emissioni deriva dal trasporto stradale. La maggior parte delle emissioni legate al traffico aereo proviene dai voli internazionali, ossia dagli aerei che garantiscono il collegamento tra Stati dell’UE o tra uno Stato membro e un paese terzo. Il reale impatto delle emissioni aeronautiche sul riscaldamento globale è comunque più elevato, in quanto il trasporto aereo incide sul clima del pianeta rilasciando ad alta quota anche vapore acqueo che può determinare la formazione di scie di condensazione e di cirri, con conseguenze negative sul riscaldamento globale. La riduzione delle emissioni complessive di metano dal trasporto è dovuta all’effetto combinato da un lato dei miglioramenti tecnologici che limitano le emissioni di composti organici volatili dai tubi di scappamento delle auto, e dall’altro all’espansione del parco a due ruote che produce un aumento delle emissioni. Le emissioni di protossido di azoto sono legate alla tecnologia dei veicoli e connesse all’utilizzo delle marmitte catalitiche.

Dati
Allegati
Titolo

Tabella 1: Emissioni di gas serra dal settore dei trasporti per tipo di gas

Fonte

ISPRA

Titolo

Percentuale di emissioni di anidride carbonica per tipo di traffico e modalità di trasporto

Fonte

ISPRA

Titolo

Tabella 3: Emissioni di gas serra, negli altri paesi, causate dal settore trasporti

Fonte

Agenzia Europea dell'Ambiente, UNFCCC

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Titolo

Figura 1: Emissioni di CO2 dal settore trasporti (2024)

Fonte

ISPRA