STATO DI CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT DI DIRETTIVA 92/43/CEE

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L’indicatore descrive lo stato di conservazione dei 132 habitat tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura.  L’indicatore si basa sui risultati dei report italiani (III Report-2013, IV Report-2019, V Report 2025) redatti ai sensi dell’art. 17 della Direttiva, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi ufficialmente alla Commissione europea.

Nello specifico, la scheda presenta i risultati del V report nell’ambito del quale sono state prodotte mappe di distribuzione per 124 habitat terrestri e delle acque interne e 8 habitat marini. Inoltre, sono state aggiornate 262 schede di reporting, ciascuna riferita a un habitat nelle rispettive regioni biogeografiche di presenza. Nel 2025, il 42% degli habitat è in stato di conservazione (SC) inadeguato (U1), mentre il 48% in SC cattivo (U2), ovvero si trova in condizioni preoccupanti. Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III-2013, IV-2019) per la maggior parte degli habitat non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato complessivamente un aumento di conoscenze. Le percentuali di cambiamento dello SC degli habitat tra IV e V report mostrano un 71% delle valutazioni in cui lo SC degli habitat rimane invariato, un 7% in cui lo SC migliora, un 19% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 3% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili.  I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento. 

FARMLAND BIRD INDEX (FBI) - MONITORAGGIO DEGLI UCCELLI DEGLI AMBIENTI AGRICOLI

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Gli uccelli delle aree agricole rappresentano efficaci indicatori della qualità ambientale grazie alla loro sensibilità ai cambiamenti degli habitat e alla possibilità di monitorarne le popolazioni con metodologie standardizzate su vasta scala. Per tali caratteristiche, il Farmland Bird Index è adottato dalla Commissione europea come indicatore di contesto della Politica Agricola Comune per valutare lo stato della biodiversità negli agroecosistemi e l’efficacia delle misure di conservazione e gestione del territorio rurale.

L’indicatore nazionale, calcolato sulla base dell’andamento di 28 specie tipiche degli ambienti agricoli nel periodo 2000-2025, evidenzia un complessivo declino del 33,49%, con il 71% delle specie considerate in diminuzione. Anche l’indicatore relativo alle specie tipiche delle praterie montane (FBIpm), calcolato sul trend di 13 specie, mostra una riduzione del 29,90%, con il 46% delle specie in declino. Dai risultati emerge un persistente deterioramento della biodiversità associata agli ambienti agricoli italiani e la necessità di rafforzare le misure di conservazione previste dalle strategie nazionali ed europee per la biodiversità.

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE DI DIRETTIVA HABITAT 92/43/CEE

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L'indicatore illustra le tendenze e lo stato di conservazione delle oltre 340 specie italiane tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE ed è basato sui risultati degli ultimi tre report italiani ex art. 17, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi alla Commissione Europea nel 2013, 2019 e 2025. Vengono presentati nel dettaglio i dati dell’ultimo report (riferito al periodo 2019-2024 e consegnato nel 2025), nel quale sono state valutate le 346 specie di interesse comunitario presenti sul nostro territorio e nei nostri mari (226 specie animali e 120 specie vegetali), realizzando 344 mappe di distribuzione e 580 schede di reporting (una per ciascuna specie in ogni regione biogeografica di presenza). 

I risultati mostrano che nel 2025 il 29% delle specie è in stato di conservazione (SC) inadeguato e il 20% è in SC cattivo, ovvero si trova in condizioni preoccupanti e a rischio di estinzione. La fauna terrestre e delle acque dolci è il gruppo con la maggior percentuale di specie in SC cattivo (22%), seguita dalla flora terrestre (16%) e dalle specie marine (11%). 

Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III Report-2013, IV Report-2019) per la maggior parte delle specie non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato un aumento di conoscenza per le specie marine. Le percentuali di cambiamento dello SC delle specie tra IV e V Report mostrano un 74% delle valutazioni in cui lo SC della specie rimane invariato, un 10% in cui lo SC migliora, un 11% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 5% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili. 

I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento. 

CONTROLLI CITES

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Vengono analizzati numero ed esito dei controlli effettuati negli ultimi 15 anni (2010-2024) per verificare il rispetto della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate (CITES - Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora). L’indicatore mostra una netta crescita del numero di illeciti rilevati a partire dal 2018. Nello stesso anno aumenta considerevolmente anche l’importo delle sanzioni, che tra il 2018 e il 2024 si attesta su valori medi di circa 2.091.126 € sanzionati ogni anno, contro una media di 611.013 € del periodo 2010-2017. Nel 2024 sono stati eseguiti 6.170 controlli, rilevando 556 illeciti totali e sanzionando un importo totale pari a 1.728.543 euro. Gli illeciti si concentrano per lo più sulle specie di fauna (258 illeciti, 1.137.800 € sanzionati) e di flora (279 illeciti, 550.737 €).

DIFFUSIONE DI SPECIE ALLOCTONE ANIMALI E VEGETALI

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L'indicatore fornisce un quadro dell'attuale presenza in Italia delle specie alloctone animali e vegetali, attraverso la loro consistenza numerica, mostrando i trend di introduzione nel territorio nazionale nell'ultimo secolo, il tasso medio annuo (numero medio di nuove specie alloctone introdotte ogni anno), i vettori di ingresso (secondo le categorie CBD) e la distribuzione delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Il numero di specie alloctone in Italia è in progressivo e costante aumento. Sulla base dei dati attualmente disponibili le specie esotiche introdotte nel nostro paese sono superiori a 3.800, di cui 3.699 attualmente presenti sul territorio. Il numero medio di specie introdotte per anno è aumentato in modo esponenziale nel tempo, passando da 6 specie/anno degli anni ’70, a 16 specie/anno nello scorso decennio, arrivando a 25 specie/anno nel decennio in corso. Anche l’andamento del numero cumulato di specie introdotte in Italia a partire dal 1900 conferma questo andamento esponenziale, con un aumento in 120 anni di oltre il 500%.

FRAMMENTAZIONE DEL TERRITORIO NATURALE E AGRICOLO

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La frammentazione del territorio è il processo che genera una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e seminaturali e un aumento del loro isolamento. Tale processo, responsabile della trasformazione di patch di territorio di grandi dimensioni in parti di territorio di minor estensione e più isolate, è frutto principalmente dei fenomeni di espansione urbana che si attuano secondo forme più o meno sostenibili e dello sviluppo della rete infrastrutturale volta a migliorare il collegamento delle aree urbanizzate mediante opere lineari. Il 42,41% del territorio nazionale risulta nel 2024 classificato a elevata e molto elevata frammentazione. Le regioni con maggior superficie a frammentazione molto elevata sono Veneto (39,73%), Lombardia (33,73%), Emilia-Romagna (25,22%), Puglia (25,22) e Campania (25,76%). Tale dato conferma la stretta corrispondenza tra frammentazione e densità di urbanizzazione.

DISTRIBUZIONE DEL VALORE ECOLOGICO SECONDO CARTA DELLA NATURA

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L'indicatore, basato sulle elaborazioni prodotte nell’ambito del progetto Carta della Natura, mostra la distribuzione del Valore Ecologico nel territorio di 17 regioni italiane, fornendone una rappresentazione fondata su una suddivisione in classi. Il Valore Ecologico è inteso come sinonimo di pregio naturale ed è calcolato, a partire dalle carte degli habitat regionali, per ogni poligono cartografato, con esclusione dei poligoni riferiti agli ambienti costruiti, totalmente cementificati. L’indicatore fornisce un quadro del mosaico ambientale nei diversi ambiti regionali, dal quale si evidenziano le aree di maggior pregio, anche in riferimento al loro stato di protezione. Le elaborazioni mostrano la percentuale di protezione di ogni territorio regionale e la composizione, in termini di Valore Ecologico, delle aree protette e di quelle esterne a esse. Il sistema delle aree protette (aree EUAP, siti Natura 2000 e aree Ramsar) include territori caratterizzati dalle classi di Valore Ecologico più alto, lasciandone però fuori frazioni significative.

STATO DI SALUTE DELLE POPOLAZIONI DI UCCELLI MIGRATORI

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L'indicatore fornisce un quadro dello stato di salute delle popolazioni di uccelli passeriformi migratori comuni in Europa attraverso una valutazione della resilienza delle specie migratrici al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature primaverili dovute al riscaldamento globale comporta un anticipo stagionale dell’attività vegetativa e quindi del picco di presenza di insetti. Di conseguenza, se i migratori non anticipano in ugual misura l’arrivo ai siti riproduttivi non trovano abbondanza di prede nel momento in cui devono alimentare i pulcini. Un mancato anticipo della data di migrazione si traduce quindi in una bassa resilienza delle popolazioni migratrici ai cambiamenti climatici, con effetti negativi sulla loro sopravvivenza. Viene quindi analizzatala la variazione temporale della data di arrivo dei passeriformi migratori presso i siti di sosta utilizzati dopo l’attraversamento del Sahara e del Mar Mediterraneo durante il viaggio primaverile dall’Africa verso i siti riproduttivi europei. Sulla base dell’analisi della data di migrazione di 10 specie di uccelli contattate in 26 stazioni di inanellamento aderenti al Progetto Piccole Isole di ISPRA nel periodo 1988-2024 (37 anni), si rileva che il 60% delle specie prese in considerazione mostra un anticipo della data di migrazione troppo lento (di circa 1 giorno ogni 7+ anni) per essere definito sufficiente a contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE TUTELATE DALLA DIRETTIVA UCCELLI (2009/147/CE)

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L’indicatore fornisce un quadro nazionale sullo stato di conservazione delle 268 specie di uccelli nidificanti valutate nel processo di rendicontazione ex art.12 della Direttiva Uccelli 2009/147/CE. Tra queste, sono incluse le specie di interesse comunitario elencate negli Allegati I e II della Direttiva, nonché quelle specie che giustificano la designazione delle Zone a Protezione Speciale (ZPS). Il risultato dell’indicatore a livello nazionale vede un aumento dal 51% (ciclo di rendicontazione 2007-2012) a 56% (ciclo rendicontazione 2013-2018) di specie con uno stato di conservazione favorevole sul totale delle specie. Tale incremento non ha consentito comunque di soddisfare l’obiettivo posto dalla Strategia per la Biodiversità 2020 dell’Unione Europea (76%). Lo stato di conservazione dell'avifauna italiana nidificante può essere, inoltre, valutato attraverso i trend di popolazione a breve termine, che riflettono i processi in atto nell'ultimo decennio: il 46% delle specie presenta un incremento di popolazione o stabilità demografica, mentre quasi un quarto delle specie risulta in decremento (il restante 33% presenta un andamento di popolazione sconosciuto). Per ciò che concerne, invece, i trend a breve termine dell’estensione d'areale di distribuzione, la frequenza delle specie in diminuzione è minore, poiché solo i casi di declino più marcato portano anche a contrazioni di areale: il 21% delle specie mostra una riduzione di areale, mentre il restante 79% presenta un trend di areale stabile o in aumento.

CONSISTENZA E LIVELLO DI MINACCIA DI SPECIE VEGETALI

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L’Italia ospita un patrimonio floristico di grande rilievo per ricchezza di specie e sottospecie (2.815 licheni, 1.209 briofite e 8.241 entità vascolari native) e per valore biogeografico. Secondo i dati aggiornati all’aprile 2024, il 20,65 % delle 8.241 entità della flora vascolare italiana (pari a 1.702 entità) è endemica, ovvero esclusiva del nostro territorio, e di queste, 1.128 sono anche esclusive regionali, cioè con areale ristretto a una sola regione. L’indicatore mostra anche lo stato di rischio IUCN della nostra flora per un contingente di 2.430 entità vascolari (che rappresentano il 29,5% della flora vascolare italiana), per le quali sono identificate anche le pressioni prevalenti. Purtroppo, lo stato di conservazione non può essere considerato soddisfacente poiché delle 2.430 entità vascolari valutate dalle Liste Rosse italiane il 2,2% (pari a 54 entità) sono estinte o probabilmente estinte e il 24,3% (590 entità) è a rischio di estinzione. Le pressioni antropiche correlate ai cambiamenti di uso del suolo continuano ad agire sul nostro territorio e rappresentano uno dei maggiori driver del rischio di estinzione delle specie vegetali. La Lista Rossa della flora vascolare indica tra le pressioni più rilevanti le modifiche dei sistemi naturali (il 39% dei 2.430 taxa valutati sono soggetti a questa forma di pressione), lo sviluppo agricolo (27%) e residenziale (27%) e il disturbo antropico diretto sugli ambienti naturali (20%). 

SPESA PRIMARIA PER LA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE, USO E GESTIONE DELLE RISORSE NATURALI IN RIFERIMENTO ALLA BIODIVERSITA'

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Nel 2022, la spesa primaria per l’ambiente in Italia è aumentata del 163% rispetto al 2021, riflettendo un maggiore interesse politico per le questioni ambientali. Tuttavia, l’incidenza dei settori chiave (protezione della biodiversità e del paesaggio, gestione delle foreste e della fauna selvatica) sul totale della spesa ambientale è calata dal 9,1% al 4,2%. Nonostante un incremento delle risorse disponibili, la capacità di spesa varia tra i settori, con coefficienti che vanno dall’88,5% per la biodiversità al 69,1% per la gestione forestale. Questo andamento sottolinea la necessità di ottimizzare gli investimenti per garantire la tutela del patrimonio naturale, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

INDICE DI COPERTURA VEGETALE MONTANA (MOUNTAIN GREEN COVER INDEX)

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L’indice valuta la percentuale di copertura vegetale in aree montane, definite in accordo con le sei classi altimetriche con quote superiori a 300 m s.l.m. proposte dalla FAO nel 2015 (UNEP- WCMC). Il dato è espresso in termini di superficie vegetale montana totale e con riferimento alla distinzione tra superfici naturali e superfici agricole.
Dall’analisi emerge una significativa presenza di aree vegetate soprattutto nelle classi 5 e 6, ossia tra 300 e 1.500 m s.l.m. I cambiamenti riscontrati sono per la maggior parte associabili a una riduzione delle aree vegetate, mentre si registrano degli aumenti nelle fasce a quota maggiore, con un massimo di poco più di 1.800 ettari in Veneto e di poco superiore ai 1.000 ettari in Lombardia. Significativi anche gli aumenti di copertura vegetale montana nelle Marche e in Toscana, che, insieme a Lombardia e Veneto, sono le uniche regioni a mostrare un aumento complessivo di aree verdi montane, al netto delle riduzioni.

RICCHEZZA ED ABBONDANZA RELATIVE DEGLI UCCELLI IN ITALIA

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L'indicatore contribuisce a misurare l'abbondanza e la ricchezza del popolamento ornitico in Italia, nel corso dell'anno, descritte sulla base di dati di inanellamento, al fine di delineare il ruolo dell'Italia nel contesto della distribuzione spazio-temporale dell'avifauna europea. I dati 2019-2020 confermano l'assoluta rilevanza dell'Italia quale rotta di migrazione di grande importanza tra Europa e Africa, e contribuiscono a definire i periodi critici per le specie utili a fini conservazionistici e gestionali.

CONSISTENZA E LIVELLO DI MINACCIA DI SPECIE ANIMALI

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La fauna italiana è stimata in oltre 58.000 specie e il numero totale arriva a circa 60.000 taxa se si considerano anche le sottospecie. Questa ricchezza è però minacciata, come mostrano le valutazioni IUCN e le tendenze demografiche delle popolazioni. Delle 672 specie di vertebrati italiani (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte in Italia e 161 sono minacciate di estinzione (pari al 28% delle specie valutate). I diversi gruppi di vertebrati mostrano percentuali di rischio variabili: 2% nei pesci ossei marini, 19% nei rettili, 21% nei pesci cartilaginei, 23% nei mammiferi, 36% negli anfibi, fino al 48% nei pesci ossei di acqua dolce (considerando le categorie CR+EN+VU). Inoltre le popolazioni di vertebrati terrestri e marini sono complessivamente in declino, rispettivamente per il 27% e 22%.
Gli uccelli nidificanti sono l’unico gruppo per il quale sono state realizzate due valutazioni IUCN, a distanza di 7 anni. Delle 278 specie valutate nell’ultima valutazione del 2019, 5 sono estinte e 67 minacciate (erano 76 nel 2013), pari al 26% delle specie valutate. La metà delle specie di uccelli nidificanti italiani non è a rischio di estinzione imminente.
Tra gli invertebrati sono minacciati di estinzione il 9% dei coralli, l’11% delle libellule, il 21% dei coleotteri saproxilici, il 6% delle farfalle e l’11% degli apoidei valutati. Anche per gli invertebrati si rilevano trend preoccupanti, ad esempio la percentuale di popolazioni di libellule in declino è pari al 16% del totale, 5 volte maggiore di quelle in aumento.

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