Goal 15: Vita sulla terra

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, contrastare la desertificazione, arrestare il degrado del terreno, fermare la perdita della diversità biologica.

RETE NATURA 2000

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Data aggiornamento scheda:

La Rete Natura 2000, istituita ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli (dette Direttive Natura), in Italia è composta da 2.649 siti, per una superficie totale di 5.845.489 ettari a terra, pari al 19,4% del territorio nazionale, e una superficie a mare di 2.338.693 ettari, pari al 6,5% delle acque di giurisdizione nazionale (acque territoriali e ZPE) (dati aggiornati al dicembre 2024). La Rete è fondamentale per l’attuazione delle Direttive Natura, ma è anche importante in relazione ai target delle Strategie europee e nazionale per la Biodiversità al 2030 (SEB2030 e SNB2030), che chiedono di ampliare le zone protette arrivando almeno al 30% della superficie terrestre e al 30% delle acque marine; a tale target contribuiscono oltre ai siti della Rete N2000, tutte le aree sottoposte a tutela tra cui Parchi Nazionali, Regionali e tutte le altre aree protette. Viene analizzata l’estensione areale regionale della Rete in termini assoluti (ettari occupati dai siti nelle diverse regioni) e percentuali rispetto alla superficie regionale. Nelle regioni e province autonome italiane la rete ha una estensione eterogenea con percentuali di territori e acque regionali protetti che oscillano dal 12% (Emilia-Romagna) al 36% (Abruzzo) a terra e da meno dell’1% (Marche) al 31% (Puglia) a mare.

RETE NATURA 2000

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Data aggiornamento scheda:

La Rete Natura 2000, istituita ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli (dette Direttive Natura), in Italia è composta da 2.649 siti, per una superficie totale di 5.845.489 ettari a terra, pari al 19,4% del territorio nazionale, e una superficie a mare di 2.338.693 ettari, pari al 6,5% delle acque di giurisdizione nazionale (acque territoriali e ZPE) (dati aggiornati al dicembre 2024). La Rete è fondamentale per l’attuazione delle Direttive Natura, ma è anche importante in relazione ai target delle Strategie europee e nazionale per la Biodiversità al 2030 (SEB2030 e SNB2030), che chiedono di ampliare le zone protette arrivando almeno al 30% della superficie terrestre e al 30% delle acque marine; a tale target contribuiscono oltre ai siti della Rete N2000, tutte le aree sottoposte a tutela tra cui Parchi Nazionali, Regionali e tutte le altre aree protette. Viene analizzata l’estensione areale regionale della Rete in termini assoluti (ettari occupati dai siti nelle diverse regioni) e percentuali rispetto alla superficie regionale. Nelle regioni e province autonome italiane la rete ha una estensione eterogenea con percentuali di territori e acque regionali protetti che oscillano dal 12% (Emilia-Romagna) al 36% (Abruzzo) a terra e da meno dell’1% (Marche) al 31% (Puglia) a mare.

ENTITÀ DEGLI INCENDI

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Data aggiornamento scheda:

Il fenomeno degli incendi, analizzato sulla base dei dati raccolti dal 1970 al 2024 dal CUFA dell'Arma dei Carabinieri (ex Corpo Forestale dello Stato) presenta un andamento altalenante, con anni di picco (1993, 2007, 2017, 2021) che si alternano ad anni di attenuazione (2013, 2014, 2018, 2024). La presenza degli incendi all’interno delle Aree Protette (registrata a partire dal 2003), pur mostrando oscillazioni annuali, rimane elevata, con una media negli ultimi tre anni di 11.000 ettari percorsi dal fuoco. Molto alta l’incidenza degli incendi di origine volontaria, che rappresentano circa la metà degli eventi registrati, arrivando in alcuni anni a superare il 60%. 

ENTITÀ DEGLI INCENDI

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Data aggiornamento scheda:

Il fenomeno degli incendi, analizzato sulla base dei dati raccolti dal 1970 al 2024 dal CUFA dell'Arma dei Carabinieri (ex Corpo Forestale dello Stato) presenta un andamento altalenante, con anni di picco (1993, 2007, 2017, 2021) che si alternano ad anni di attenuazione (2013, 2014, 2018, 2024). La presenza degli incendi all’interno delle Aree Protette (registrata a partire dal 2003), pur mostrando oscillazioni annuali, rimane elevata, con una media negli ultimi tre anni di 11.000 ettari percorsi dal fuoco. Molto alta l’incidenza degli incendi di origine volontaria, che rappresentano circa la metà degli eventi registrati, arrivando in alcuni anni a superare il 60%. 

CONSISTENZA E LIVELLO DI MINACCIA DI SPECIE VEGETALI

Data aggiornamento scheda:

L’Italia ospita un patrimonio floristico di grande rilievo per ricchezza di specie e sottospecie (2.815 licheni, 1.209 briofite e 8.241 entità vascolari native) e per valore biogeografico. Secondo i dati aggiornati all’aprile 2024, il 20,65 % delle 8.241 entità della flora vascolare italiana (pari a 1.702 entità) è endemica, ovvero esclusiva del nostro territorio, e di queste, 1.128 sono anche esclusive regionali, cioè con areale ristretto a una sola regione. L’indicatore mostra anche lo stato di rischio IUCN della nostra flora per un contingente di 2.430 entità vascolari (che rappresentano il 29,5% della flora vascolare italiana), per le quali sono identificate anche le pressioni prevalenti. Purtroppo, lo stato di conservazione non può essere considerato soddisfacente poiché delle 2.430 entità vascolari valutate dalle Liste Rosse italiane il 2,2% (pari a 54 entità) sono estinte o probabilmente estinte e il 24,3% (590 entità) è a rischio di estinzione. Le pressioni antropiche correlate ai cambiamenti di uso del suolo continuano ad agire sul nostro territorio e rappresentano uno dei maggiori driver del rischio di estinzione delle specie vegetali. La Lista Rossa della flora vascolare indica tra le pressioni più rilevanti le modifiche dei sistemi naturali (il 39% dei 2.430 taxa valutati sono soggetti a questa forma di pressione), lo sviluppo agricolo (27%) e residenziale (27%) e il disturbo antropico diretto sugli ambienti naturali (20%). 

DIFFUSIONE DI SPECIE ALLOCTONE ANIMALI E VEGETALI

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Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce un quadro dell'attuale presenza in Italia delle specie alloctone animali e vegetali, attraverso la loro consistenza numerica, mostrando i trend di introduzione nel territorio nazionale nell'ultimo secolo, il tasso medio annuo (numero medio di nuove specie alloctone introdotte ogni anno), i vettori di ingresso (secondo le categorie CBD) e la distribuzione delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Il numero di specie alloctone in Italia è in progressivo e costante aumento. Sulla base dei dati attualmente disponibili le specie esotiche introdotte nel nostro paese sono superiori a 3.800, di cui 3.699 attualmente presenti sul territorio. Il numero medio di specie introdotte per anno è aumentato in modo esponenziale nel tempo, passando da 6 specie/anno degli anni ’70, a 16 specie/anno nello scorso decennio, arrivando a 25 specie/anno nel decennio in corso. Anche l’andamento del numero cumulato di specie introdotte in Italia a partire dal 1900 conferma questo andamento esponenziale, con un aumento in 120 anni di oltre il 500%.

DISTRIBUZIONE DEL VALORE ECOLOGICO SECONDO CARTA DELLA NATURA

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore, basato sulle elaborazioni prodotte nell’ambito del progetto Carta della Natura, mostra la distribuzione del Valore Ecologico nel territorio di 17 regioni italiane, fornendone una rappresentazione fondata su una suddivisione in classi. Il Valore Ecologico è inteso come sinonimo di pregio naturale ed è calcolato, a partire dalle carte degli habitat regionali, per ogni poligono cartografato, con esclusione dei poligoni riferiti agli ambienti costruiti, totalmente cementificati. L’indicatore fornisce un quadro del mosaico ambientale nei diversi ambiti regionali, dal quale si evidenziano le aree di maggior pregio, anche in riferimento al loro stato di protezione. Le elaborazioni mostrano la percentuale di protezione di ogni territorio regionale e la composizione, in termini di Valore Ecologico, delle aree protette e di quelle esterne a esse. Il sistema delle aree protette (aree EUAP, siti Natura 2000 e aree Ramsar) include territori caratterizzati dalle classi di Valore Ecologico più alto, lasciandone però fuori frazioni significative.

FRAMMENTAZIONE DEL TERRITORIO NATURALE E AGRICOLO

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Data aggiornamento scheda:

La frammentazione del territorio è il processo che genera una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e seminaturali e un aumento del loro isolamento. Tale processo, responsabile della trasformazione di patch di territorio di grandi dimensioni in parti di territorio di minor estensione e più isolate, è frutto principalmente dei fenomeni di espansione urbana che si attuano secondo forme più o meno sostenibili e dello sviluppo della rete infrastrutturale volta a migliorare il collegamento delle aree urbanizzate mediante opere lineari. Il 42,41% del territorio nazionale risulta nel 2024 classificato a elevata e molto elevata frammentazione. Le regioni con maggior superficie a frammentazione molto elevata sono Veneto (39,73%), Lombardia (33,73%), Emilia-Romagna (25,22%), Puglia (25,22) e Campania (25,76%). Tale dato conferma la stretta corrispondenza tra frammentazione e densità di urbanizzazione.

INDICE DI COPERTURA VEGETALE MONTANA (MOUNTAIN GREEN COVER INDEX)

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Data aggiornamento scheda:

L’indice valuta la percentuale di copertura vegetale in aree montane, definite in accordo con le sei classi altimetriche con quote superiori a 300 m s.l.m. proposte dalla FAO nel 2015 (UNEP- WCMC). Il dato è espresso in termini di superficie vegetale montana totale e con riferimento alla distinzione tra superfici naturali e superfici agricole.
Dall’analisi emerge una significativa presenza di aree vegetate soprattutto nelle classi 5 e 6, ossia tra 300 e 1.500 m s.l.m. I cambiamenti riscontrati sono per la maggior parte associabili a una riduzione delle aree vegetate, mentre si registrano degli aumenti nelle fasce a quota maggiore, con un massimo di poco più di 1.800 ettari in Veneto e di poco superiore ai 1.000 ettari in Lombardia. Significativi anche gli aumenti di copertura vegetale montana nelle Marche e in Toscana, che, insieme a Lombardia e Veneto, sono le uniche regioni a mostrare un aumento complessivo di aree verdi montane, al netto delle riduzioni.

ZONE UMIDE D'IMPORTANZA INTERNAZIONALE

Data aggiornamento scheda:

Le zone umide italiane ad oggi inserite nell’elenco ufficiale dei siti della Convenzione di Ramsar sono 57, per un totale di 72.288 ettari. Inoltre sono stati emanati nel 2011, 2013 e 2016 tre Decreti Ministeriali per l’istituzione di ulteriori 9 aree. Complessivamente i 66 siti Ramsar italiani (57 designati e 9 in via di designazione) sono distribuiti in 15 regioni e coprono 79.826 ettari. Le regioni con aree più estese e più numerose sono l'Emilia-Romagna (10 aree pari a 23.112 ha), la Toscana (11 aree, 19.306 ha) e la Sardegna (9 aree, 13.308 ha). Non è sufficientemente noto il livello di attuazione degli strumenti di tutela e di gestione di queste aree, necessari per garantire la conservazione di habitat, flora e fauna.

CERTIFICAZIONE DI GESTIONE FORESTALE SOSTENIBILE

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Data aggiornamento scheda:

La pressione antropica esercitata sugli ecosistemi forestali negli ultimi decenni, dovuta anche all’incremento dell’utilizzo delle biomasse legnose, sia come bioenergia, sia come materiale tecnico e da costruzione, ha condotto al degrado di molti sistemi naturali e semi-naturali, in particolar modo nelle aree tropicali. Sovente, questi fenomeni risultano associati allo sfruttamento non sostenibile e/o illegale delle risorse forestali. Il taglio, la trasformazione e il trasporto del legno e dei suoi derivati possono generare impatti negativi di rilievo sia nell’ambiente, sia a livello economico locale /globale, sia anche sociale. Nell’ultimo ventennio l’attenzione è stata rivolta all'uso sostenibile delle biomasse forestali, stimolando azioni concrete e strumenti efficaci mirati a prevenire tali impatti e a mitigarne gli effetti. Queste iniziative virtuose hanno visto coinvolti decisori politici, aziende private associazioni e privati cittadini. La certificazione forestale nasce come strumento volto a prevenire gli impatti negativi e le minacce al patrimonio forestale nazionale e internazionale, attraverso l’adozione di pratiche appropriate, improntate a un’attenta pianificazione e monitoraggio dell’ utilizzazione e della gestione delle biomasse legnose.

In Italia, al 31 dicembre 2024, la superficie forestale certificata secondo lo schema del Programme for Endorsement of Forest Certification schemes (PEFC™) è pari a 1.061.059 ettari (con un incremento di quasi l’ 8% rispetto al 2023); mentre, la superficie certificata secondo lo schema del Forest Stewardship Council® (FSC®) ammonta a 115.118 ettari (35% in più rispetto all’anno precedente). 

DEGRADO DEL SUOLO

Data aggiornamento scheda:

Il degrado del suolo è una riduzione della capacità produttiva biologica della risorsa del suolo. Spesso, il processo di degrado è indissolubilmente legato alla perdita di biodiversità e agli impatti dei cambiamenti climatici. Per la valutazione del degrado del suolo occorre considerare diversi fattori interdipendenti che concorrono con differente incidenza sul fenomeno. Negli ultimi anni l’Italia ha aderito al progetto pilota sulla Land Degradation Neutrality (LDN), promosso dal Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione e al programma LDN Target Setting lanciato dallo stesso Segretariato per aiutare e affiancare i paesi nell’individuazione dei target volontari di LDN e nella definizione delle misure associate per il raggiungimento del target 15.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da valutare attraverso l’evoluzione della "Percentuale di territorio degradato su superficie totale del territorio" (Indicatore di sviluppo sostenibile 15.3.1). Sono stati adottati, per la valutazione dell'indicatore in Italia i tre sub-indicatori proposti dall'UNCCD nell'ambito della politica di LDN (copertura del suolo, contenuto in carbonio organico e indice di produttività del suolo). 

Vengono inoltre considerati ulteriori indici/parametri particolarmente rilevanti nel contesto italiano e disponibili a livello nazionale. I risultati mostrano che nel 2019 la percentuale degradata sull'intero territorio nazionale, escludendo i corpi idrici, secondo la metodologia UNCCD si attesta al 17,4% e quasi  56.000 km2 (circa il 18,5% del territorio nazionale) hanno subito un aumento di degrado tra il 2006 e il 2019.

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE DI DIRETTIVA 92/43/CEE

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore illustra lo stato di conservazione e le tendenze delle specie italiane tutelate dalla Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) ed è basato sui risultati di sintesi del IV report italiano riferito al periodo 2013-2018 e consegnato alla Commissione Europea nel 2019, relativi a un totale di 349 specie (232 specie animali e 117 specie vegetali) di interesse comunitario presenti sul nostro territorio e nei nostri mari. Nel IV report sono state prodotte complessivamente 337 mappe di distribuzione e 619 schede di reporting (una per ciascuna specie in ogni regione biogeografica di presenza). Le valutazioni del 2019 mostrano che sono in stato di conservazione (SC) sfavorevole (inadeguato o cattivo) oltre la metà delle specie terrestri e delle acque interne, il 54% della flora e il 53% della fauna, e il 22% delle specie valutate in ambito marino. Dal confronto tra i due ultimi periodi di reporting (2007-2012 e 2013-2018), non si rilevano miglioramenti dello SC delle specie, unico segnale positivo è l’aumento delle conoscenze, con una diminuzione dei casi con SC sconosciuto. L’indicatore mostra l’urgente necessità di un maggiore impegno per la conservazione delle specie tutelate dalla Direttiva Habitat, anche in relazione al target della nuova Strategia Europea per la Biodiversità, che stabilisce che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento.

SUPERFICI DI ECOSISTEMI FORESTALI PERCORSE DA INCENDI: STATO E VARIAZIONI

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore prende in esame la serie di dati relativi alla superficie forestale percorsa da grandi incendi su scala nazionale, regionale e nelle aree protette nel periodo tra il 2018 e il 2024.

La distribuzione e l’estensione delle superfici forestali percorse da incendi mostra in genere una rilevante variabilità interannuale. Il 2024, in particolare, è risultato un anno meno gravemente affetto dall’estensione delle aree forestali colpite da incendi rispetto agli anni precedenti. La superficie forestale bruciata, infatti, risulta superiore solo a quanto bruciato nel 2018 e nel 2019, ma decisamente inferiore rispetto a tutti gli anni dal 2020 al 2023.

Nel 2024 le regioni maggiormente colpite sono la Sicilia (2.588 ha), la Calabria (2.494 ha) e la Sardegna (1.734 ha), che insieme rappresentano il 66% di tutta la superficie forestale a livello nazionale colpita da incendi.

Le classi forestali più colpite sono le latifoglie sempreverdi (es. leccete e macchia mediterranea), seguite in misura di poco inferiore dalle latifoglie decidue (es. quercete e faggete) e decisamente inferiore dalle conifere (es. pinete, abetaie e lariceti).

L’analisi mediante regressione lineare della serie dei dati di copertura forestale nazionale percorsa da incendio non mostra un trend in aumento, sebbene la dimensione della serie non consenta valutazioni di medio e lungo periodo. È stato invece osservato un debole ma statisticamente significativo trend in aumento per le regioni Puglia, Basilicata e Calabria. 

SUPERFICIE NAZIONALE PROTETTA TERRESTRE E MARINA

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Data aggiornamento scheda:

La Commissione europea ha adottato la Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 (SEB 2030, COM(2020) 380 final) che tra i suoi obiettivi chiede agli Stati membri di proteggere almeno il 30% di territorio nazionale e il 30% dei mari e che almeno un terzo di queste zone sia rigorosamente protetto. Tali obiettivi sono ripresi nella Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 (SNB 2030).

L’indicatore integra i dati spaziali relativi ai principali sistemi di aree di tutela della biodiversità esistenti nel nostro Paese (aree protette e Rete Natura2000), e calcola la superficie italiana attualmente tutelata a terra e a mare, ne valuta la variazione dal 1991 al 2024 e mostra la distanza tra la percentuale di superficie terrestre e marina protetta e il target del 30% posto dalla SEB 2030.

La copertura nazionale di superficie protetta, al netto delle sovrapposizioni tra aree protette e siti Natura2000, ad oggi è di circa 4.071.482 ettari a mare, pari all’11,6% delle acque territoriali e ZPE (Zona di Protezione Ecologica) italiane, e di circa 6.532.887 a terra, pari al 21,7% del territorio italiano. L’estensione delle aree di sovrapposizione, ovvero di quelle aree che rientrano sia in un’area protetta sia in un sito Natura2000, è aumentata nel tempo arrivando, nel 2024, a 893.839 ettari a mare e 2.447.065 a terra. I trend mostrano che la percentuale nazionale di superficie protetta si è stabilizzata a partire dal 2006 per il mare e dal 2011 per la parte terrestre. Per il raggiungimento dell’obiettivo del 30% fissato dalla SEB 2030 esiste dunque uno scarto di un ulteriore 18% circa di superficie marina da sottoporre a tutela (pari a circa 6.600.000 ettari) e di un 8% di superficie terrestre (pari a circa 2.500.000 ettari).

SUPERFICIE NAZIONALE PROTETTA TERRESTRE E MARINA

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Data aggiornamento scheda:

La Commissione europea ha adottato la Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 (SEB 2030, COM(2020) 380 final) che tra i suoi obiettivi chiede agli Stati membri di proteggere almeno il 30% di territorio nazionale e il 30% dei mari e che almeno un terzo di queste zone sia rigorosamente protetto. Tali obiettivi sono ripresi nella Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 (SNB 2030).

L’indicatore integra i dati spaziali relativi ai principali sistemi di aree di tutela della biodiversità esistenti nel nostro Paese (aree protette e Rete Natura2000), e calcola la superficie italiana attualmente tutelata a terra e a mare, ne valuta la variazione dal 1991 al 2024 e mostra la distanza tra la percentuale di superficie terrestre e marina protetta e il target del 30% posto dalla SEB 2030.

La copertura nazionale di superficie protetta, al netto delle sovrapposizioni tra aree protette e siti Natura2000, ad oggi è di circa 4.071.482 ettari a mare, pari all’11,6% delle acque territoriali e ZPE (Zona di Protezione Ecologica) italiane, e di circa 6.532.887 a terra, pari al 21,7% del territorio italiano. L’estensione delle aree di sovrapposizione, ovvero di quelle aree che rientrano sia in un’area protetta sia in un sito Natura2000, è aumentata nel tempo arrivando, nel 2024, a 893.839 ettari a mare e 2.447.065 a terra. I trend mostrano che la percentuale nazionale di superficie protetta si è stabilizzata a partire dal 2006 per il mare e dal 2011 per la parte terrestre. Per il raggiungimento dell’obiettivo del 30% fissato dalla SEB 2030 esiste dunque uno scarto di un ulteriore 18% circa di superficie marina da sottoporre a tutela (pari a circa 6.600.000 ettari) e di un 8% di superficie terrestre (pari a circa 2.500.000 ettari).

CONSISTENZA E LIVELLO DI MINACCIA DI SPECIE ANIMALI

Data aggiornamento scheda:

La fauna italiana è stimata in oltre 58.000 specie e il numero totale arriva a circa 60.000 taxa se si considerano anche le sottospecie. Questa ricchezza è però minacciata, come mostrano le valutazioni IUCN e le tendenze demografiche delle popolazioni. Delle 672 specie di vertebrati italiani (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte in Italia e 161 sono minacciate di estinzione (pari al 28% delle specie valutate). I diversi gruppi di vertebrati mostrano percentuali di rischio variabili: 2% nei pesci ossei marini, 19% nei rettili, 21% nei pesci cartilaginei, 23% nei mammiferi, 36% negli anfibi, fino al 48% nei pesci ossei di acqua dolce (considerando le categorie CR+EN+VU). Inoltre le popolazioni di vertebrati terrestri e marini sono complessivamente in declino, rispettivamente per il 27% e 22%.
Gli uccelli nidificanti sono l’unico gruppo per il quale sono state realizzate due valutazioni IUCN, a distanza di 7 anni. Delle 278 specie valutate nell’ultima valutazione del 2019, 5 sono estinte e 67 minacciate (erano 76 nel 2013), pari al 26% delle specie valutate. La metà delle specie di uccelli nidificanti italiani non è a rischio di estinzione imminente.
Tra gli invertebrati sono minacciati di estinzione il 9% dei coralli, l’11% delle libellule, il 21% dei coleotteri saproxilici, il 6% delle farfalle e l’11% degli apoidei valutati. Anche per gli invertebrati si rilevano trend preoccupanti, ad esempio la percentuale di popolazioni di libellule in declino è pari al 16% del totale, 5 volte maggiore di quelle in aumento.

AREE PROTETTE MARINE

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Data aggiornamento scheda:

Il numero delle aree e la superficie marina protetta sono cresciuti costantemente nel tempo. Attualmente in Italia sono state istituite 30 Aree Marine Protette (AMP), presenti in 10 regioni italiane, e altre 10 aree che proteggono tratti di mare prospicienti la costa.

La Sicilia e la Sardegna sono le regioni in cui ricadono la maggior parte di aree protette marine sia in termini numerici, sia di superficie marina protetta. Tra il 2012 ed il 2023 a livello nazionale la superficie delle Aree Protette Marine (APM) è aumentata del 3,1%, grazie all’istituzione nel 2018 delle 2 Aree Marine Protette di Capo Testa - Punta Falcone in Sardegna e di Capo Milazzo in Sicilia, e nel 2023 dell’Area Marina Protetta di Capo Spartivento in Sardegna.

AREE PROTETTE TERRESTRI

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Data aggiornamento scheda:

In Italia, ad oggi, sono state istituite 843 aree protette terrestri (e terrestri con parte a mare) per una superficie protetta di oltre 3 milioni di ettari, pari a circa il 10,5% della superficie terrestre nazionale. Analizzando la serie storica (1922-2024) è possibile apprezzare, soprattutto a partire da metà anni '70, andamenti positivi in termini di aumento nel numero e nella superficie delle aree naturali protette terrestri, mentre dagli anni 2008-2009 si assiste a una certa stabilizzazione dei trend di crescita.

SOVRAPPOSIZIONE AREE TUTELATE TERRESTRI CON KEY BIODIVERSITY AREAS

Data aggiornamento scheda:

Al fine di valutare quanto le aree protette siano state designate secondo criteri scientifici ovvero includendo aree ecologicamente rappresentative (Margules & Pressey, 2000; Maxwell et al., 2020), è stata calcolata la sovrapposizione delle superfici terrestri sottoposte a tutela nel nostro Paese, ovvero le aree protette incluse nel CDDA (Common Database on Designated Areas dell’Europa che include l’EUAP e le aree protette istituite a livello nazionale dal 2010) e nella Rete Natura2000, con le Key Biodiversity Areas (KBA, IUCN, 2016). Queste ultime individuano zone importanti per la tutela della biodiversità e, nel documento di indirizzo della Commissione europea per il raggiungimento del target del 30% (Criteria and guidance for protected areas designations, Bruxelles 28/1/2022), sono indicate fra quelle da considerare per l’individuazione delle aree da sottoporre a tutela. L’indicatore corrisponde a quello utilizzato a livello internazionale per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) al 2030 (SO4-3.T1: National estimates of the average proportion of Terrestrial KBAs covered by protected areas in %).

Dai risultati emerge che la copertura nazionale di superficie protetta terrestre, al netto delle sovrapposizioni tra aree protette del CDDA e i siti Natura2000, risulta sovrapposta per il 75,20% con la superficie delle KBA individuate a livello nazionale, indicando quindi, in linea generale, una discreta inclusione delle aree importanti per la biodiversità. 

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE TUTELATE DALLA DIRETTIVA UCCELLI (2009/147/CE)

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore fornisce un quadro nazionale sullo stato di conservazione delle 268 specie di uccelli nidificanti valutate nel processo di rendicontazione ex art.12 della Direttiva Uccelli 2009/147/CE. Tra queste, sono incluse le specie di interesse comunitario elencate negli Allegati I e II della Direttiva, nonché quelle specie che giustificano la designazione delle Zone a Protezione Speciale (ZPS). Il risultato dell’indicatore a livello nazionale vede un aumento dal 51% (ciclo di rendicontazione 2007-2012) a 56% (ciclo rendicontazione 2013-2018) di specie con uno stato di conservazione favorevole sul totale delle specie. Tale incremento non ha consentito comunque di soddisfare l’obiettivo posto dalla Strategia per la Biodiversità 2020 dell’Unione Europea (76%). Lo stato di conservazione dell'avifauna italiana nidificante può essere, inoltre, valutato attraverso i trend di popolazione a breve termine, che riflettono i processi in atto nell'ultimo decennio: il 46% delle specie presenta un incremento di popolazione o stabilità demografica, mentre quasi un quarto delle specie risulta in decremento (il restante 33% presenta un andamento di popolazione sconosciuto). Per ciò che concerne, invece, i trend a breve termine dell’estensione d'areale di distribuzione, la frequenza delle specie in diminuzione è minore, poiché solo i casi di declino più marcato portano anche a contrazioni di areale: il 21% delle specie mostra una riduzione di areale, mentre il restante 79% presenta un trend di areale stabile o in aumento.