UN - SDG Goals
Goal 7: Energia pulita e accessibile
Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.
L’indicatore analizza l'evoluzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti in Italia in un arco temporale esteso dal 1990 al 2024. Attraverso il monitoraggio delle diverse tipologie di combustibile utilizzato – con una netta prevalenza storica delle fonti fossili quali gasolio e benzina rispetto all'elettricità e ai biocombustibili – e la scomposizione per modalità di trasporto (stradale, ferroviario, aereo e marittimo nazionale), l’indicatore quantifica l'efficienza energetica del comparto ossia se il sistema dei trasporti italiano sta diventando più efficiente, più moderno e potenzialmente più sostenibile nel tempo. I consumi energetici nel settore del trasporto mostrano un andamento crescente dagli anni Novanta, per poi decrescere dal 2007. Negli anni 2018 e 2019 si assiste a una ripresa dei consumi, nel 2020 la marcata riduzione è imputabile alla crisi pandemica, seguita nel 2021 da una ripresa e caratterizzata dal 2022 al 2024 da ulteriori aumenti. Varie criticità caratterizzano il sistema dei trasporti nazionali, distante dagli ambiziosi obiettivi al 2030 e al 2050 sui consumi dei combustibili nel settore dei trasporti a livello europeo.
I consumi finali di energia elettrica sono cresciuti costantemente dal 1990 al 2008 per poi flettere per effetto della crisi economica. In seguito agli effetti della pandemia di SARS-CoV-2 i consumi del 2020 si sono ridotti del 5,7% rispetto all’anno precedente con un rimbalzo del 6,2% nel 2021 seguito dalla diminuzione negli anni successivi. Nel 2024 si registra un decremento del 2,8% rispetto al 2021, attestandosi al valore di 24,4 Mtep. La quota dei consumi nell'industria è scesa dal 51,7% nel 1990 al 37,6% nel 2024, quella dei settori terziario e residenziale è aumentata dal 43,2% al 56,9%, quella dell’agricoltura e pesca è variata di pochissimo passando dal’2% a circa il 2,4%, mentre quella dei trasporti, con delle fluttuazioni, si mantiene intorno al 3%.
L'indicatore misura l'energia consumata dagli utenti finali e l’energia totale consumata dal Paese. A partire dal 1990 si registra un andamento crescente dell’energia disponibile per i consumi finali, con un picco raggiunto nel 2005 pari a 139 Mtep. Successivamente si rileva un’inversione di tendenza fino a un minimo toccato nel 2014 (114 Mtep). Fino al 2018 si osserva una ripresa dei consumi finali seguita dalla flessione nel 2019 e dalla repentina riduzione nel 2020 a causa del lockdown delle attività economiche per contenere la diffusione della pandemia di SARS-CoV-2, seguita dalla ripresa dei consumi nel 2021, per poi diminuire nei due anni successivi. Nel 2024 l’energia disponibile per il consumo finale, contabilizzata secondo la metodologia adottata da Eurostat, è pari a 109,3 Mtep, +0,4% rispetto al 2023.
L'indicatore monitora l'evoluzione dei consumi di carburanti a minor impatto ambientale (Gas naturale, GPL, Biodiesel, Biogasoline, Biogas) in Italia e la loro quota rispetto al totale dei carburanti e alle fonti rinnovabili nei trasporti dal 1990 al 2024. In Italia, si rileva una maggiore diffusione di carburanti a minor impatto ambientale rispetto ad altri Paesi europei. I fattori che hanno consentito tale risultato sono la parziale esenzione dalle accise per questi carburanti e la possibilità di circolazione nei centri urbani durante i periodi di blocco del traffico per le autovetture alimentate a gas di petrolio liquefatto e gas naturale. Attualmente l’utilizzo dei carburanti a minore impatto ambientale (di cui i biocarburanti: Biodisel+Biogasoline+Biogas costituiscono il 34,6% del totale dei carburanti a minor impatto ambientale) è tuttavia ancora minoritario, rappresentando nel 2024 solo il 9,6% del consumo totale dei carburanti su strada, di cui il 6,3% è costituito da carburanti fossili a basse emissioni e il 3,3% da biocarburanti, mentre il 90,4% ancora da benzina e gasolio tradizionali.
L’indicatore è costituito dal rapporto tra le emissioni atmosferiche di gas serra e i consumi finali di energia per settore. Il valore medio delle intensità emissive mostra una differenza tra i settori in relazione alla diversa diffusione delle fonti rinnovabili. Complessivamente l’intensità emissiva per gli impieghi finali è diminuita del 29,8% dal 1990 al 2024. I dati mostrano che le politiche di decarbonizzazione dei consumi energetici hanno prodotto risultati apprezzabili nei settori della produzione di energia elettrica e nell’industria manifatturiera. Al contrario, il settore dei trasporti, decisamente meno centralizzato dei settori menzionati, rappresenta il vero "nocciolo duro" e la sfida principale per i prossimi anni.
L'indicatore dell'intensità energetica esprime il rapporto tra il consumo di energia (sia esso lordo o finale) e il Prodotto Interno Lordo (PIL) espresso a prezzi di mercato a valori concatenati. Questo parametro rappresenta una misura fondamentale dell'efficienza energetica di un intero sistema economico, indicando quanta energia viene consumata per generare un'unità di ricchezza. L'analisi della serie storica italiana tra il 1995 e il 2024 rivela un progressivo e strutturale disaccoppiamento tra crescita economica e consumi energetici. A fronte di oscillazioni congiunturali, il sistema produttivo e civile italiano ha registrato un netto efficientamento, riducendo sensibilmente la quantità di energia necessaria per produrre la ricchezza nazionale, guidato soprattutto dalla trasformazione tecnologica dei settori industriale e civile.
Il confronto interno all’Unione Europea mette in evidenza che l’intensità energetica primaria e finale dell’Italia è più bassa della media europea per effetto della storica carenza di fonti primarie di energia (che ha favorito la creazione di comportamenti e infrastrutture parsimoniose nell’uso dell’energia e una struttura produttiva non eccessivamente energivora), della forte fiscalità (che ha aumentato il costo delle fonti energetiche all’utenza finale oltre i valori degli altri paesi), del più basso reddito pro capite, del clima relativamente mite. Secondo una graduatoria crescente dei valori di intensità energetica lorda l’Italia si colloca al 7° posto tra i paesi dell’Unione Europa.
L'indicatore valuta l'entità e l'evoluzione della spesa delle famiglie italiane per i trasporti, analizzando se questa voce incida in modo fisso o variabile sul budget familiare complessivo. Nel 2024, la spesa media mensile per i trasporti si è attestata a 297,22 euro. Confrontando questo dato con il 2015, si notano due pesi differenti a seconda dei prezzi considerati: a prezzi correnti si registra un decremento di circa il 12%, mentre a prezzi costanti un incremento del 10%. L'evoluzione della spesa nell'ultimo decennio mostra chiaramente l'impatto degli eventi socioeconomici: nel periodo 2015-2018 si è avuta una fase di crescita costante, con un aumento del 10%. Nel 2019 un primo segnale di inversione di tendenza, con una lieve riduzione, seguito l'anno successivo dal crollo verticale della mobilità e dalla contrazione della spesa del 25%. Nell'ultimo periodo (2021-24) si registra un progressivo recupero, anche se il pieno ritorno ai livelli pre-pandemici è stato agganciato solo nel 2024. Il picco negativo del 2020 ha risparmiato pochissimi settori: tutte le voci di spesa hanno subito una contrazione, ad eccezione dei prodotti alimentari, rimasti costanti durante la pandemia e cresciuti progressivamente negli anni successivi. Nel bilancio delle famiglie italiane, la spesa per i trasporti si consolida come la seconda voce di costo più importante. Resta comunque saldamente al primo posto la spesa per l'abitazione e le utenze, il cui valore economico supera di oltre il triplo quello destinato alla mobilità.
Il rapporto tra i consumi finali di energia e il consumo interno lordo di energia misura l'efficienza complessiva della conversione dell'energia contenuta nelle fonti primarie. La differenza tra queste due grandezze corrisponde alle perdite nei processi di conversione (come la produzione di elettricità e la raffinazione del petrolio), ai consumi interni degli impianti di produzione di elettricità e alle perdite nella distribuzione. Dal 1990 al 2023 il rapporto medio del nostro Paese (75,9%) è superiore alla media europea (69,1%). Negli ultimi anni si osserva un significativo incremento del rapporto.
In Italia, la quota di energia da fonti rinnovabili nel 2020 è stata del 20,4% rispetto al consumo finale lordo, un valore superiore all’obiettivo del 17% per il 2020. Nel 2023 la quota è del 19,6%, ancora lontana dall’obiettivo del 38,7% da raggiungere nel 2030.