SUSSIDI AMBIENTALMENTE FAVOREVOLI E SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI

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Nel 2024, la settima edizione del Catalogo dei sussidi ambientali individua un totale di 191 misure (rispetto alle 183 del 2022), da cui scaturiscono 25,4 miliardi di euro (Mld €) di Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) e un valore record di 71,8 Mld € di Sussidi Ambientalmente Favorevoli (SAF). Sussidi per un importo pari a 26,3 Mld € sono di Incerta qualifica (SAI). Fra i SAD, quelli alle fonti fossili (FFS) ammontano a 19,6 Mld € nel 2024.

TASSO DI USO CIRCOLARE DEI MATERIALI

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Il tasso di uso circolare dei materiali misura la quota di risorse materiali riutilizzate da un'economia. Nel periodo 2004-2024 il tasso di uso circolare dei materiali italiano passa dal 5,8% al 21,6%

ECOINDUSTRIE

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L’indicatore sulle ecoindustrie misura il contributo economico e occupazionale dei settori produttivi impegnati nella protezione dell’ambiente e nella gestione sostenibile delle risorse naturali. Negli ultimi anni, il comparto delle ecoindustrie ha registrato una forte crescita, segnalando il dinamismo dell’economia verde in Italia. Tra il 2016 e il 2023, l’occupazione nel settore è raddoppiata, mentre il valore aggiunto è cresciuto del 122,5%, con un’espansione particolarmente marcata negli ultimi tre anni. Tra il 2021 e il 2023, il valore aggiunto delle attività ambientali è cresciuto del 41,7%, un ritmo nettamente superiore a quello del PIL complessivo (+4%). Di conseguenza, il peso delle ecoindustrie sull’economia nazionale è salito dal 3,1% del PIL nel 2021 al 3,7% nel 2023, confermando il crescente ruolo delle produzioni orientate alla sostenibilità del Paese.

COMMERCIO DI MATERIE PRIME SECONDE

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L’indicatore analizza i flussi commerciali di materiali riciclabili, evidenziando nel periodo 2004–2024 un trend di crescita del 20% dei movimenti transfrontalieri (da 12,9 a 15,5 milioni di tonnellate). Risalta l'incremento delle importazioni intra-UE (+34,5%), essenziali per i comparti metallurgico e manifatturiero, e la forte espansione delle esportazioni extra-UE (+83,4%). Nel 2024, il sistema nazionale ha assorbito 12,7 milioni di tonnellate di importazioni, dominate dai metalli ferrosi (5,9 mln t), mentre ha contribuito all'offerta globale con 2,8 milioni di tonnellate esportate, di cui circa la metà costituita da carta e cartone. Tali dinamiche riflettono il consolidamento delle filiere circolari italiane, in piena coerenza con gli obiettivi europei di efficienza delle risorse e riduzione del ricorso a materie prime vergini.

CONSUMPTION FOOTPRINT

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L’indicatore quantifica l'impatto ambientale dei consumi italiani tramite 16 indicatori basati sul ciclo di vita (LCA). Nel periodo 2010-2024, l'indice dell'impronta di consumo nazionale ha registrato una riduzione dell'8% (scendendo da 100 a 92), a fronte di un aumento del 6% della media UE-27. Tuttavia, analizzando il trend per abitante, il punteggio unico dell'Italia, pur essendo calato da circa 0,98 pt a 0,91 pt, si mantiene costantemente superiore alla media europea (passata da 0,82 pt a 0,85 pt), evidenziando una pressione ambientale pro capite ancora elevata rispetto al contesto comunitario. L'obiettivo è monitorare il disaccoppiamento tra consumi e impatti per rientrare nei limiti planetari.

SPESE PER LA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE

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Nel 2022 la spesa complessiva dell’economia italiana destinata alla protezione dell’ambiente ammonta a 51,4 miliardi di euro, pari al 2,6% del Prodotto interno lordo (PIL). Questo ultimo valore si mantiene sostanzialmente stabile nel periodo 2016–2022, segnalando una continuità negli investimenti dedicati alla salvaguardia ambientale. Le risorse sono impiegate principalmente per la gestione dei rifiuti e la gestione delle acque reflue, che rappresentano le due voci di spesa più rilevanti (rispettivamente 46% e 25%). A queste si affiancano, con peso minore ma comunque significativo, gli interventi di protezione e risanamento del suolo, delle acque sotterranee e superficiali, la tutela della biodiversità e del paesaggio, la protezione dell’aria e del clima, nonché le attività di abbattimento del rumore e delle vibrazioni (esclusi gli ambienti di lavoro). Completano il quadro le spese per ricerca e sviluppo ambientale e per altre attività di supporto, che contribuiscono alla diffusione di soluzioni innovative e sostenibili. 

IMPOSTE AMBIENTALI

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Le informazioni statistiche relative alle imposte ambientali possono essere articolate secondo la categoria di imposta, le unità che le corrispondono, la classe di attività ambientale e la destinazione del gettito. In Italia, le imposte ambientali ammontano nel 2024 a 60,8 miliardi di euro (+11,6% rispetto all'anno precedente). Nel 2023, il gettito delle imposte ambientali corrisponde a circa il 6,1% del gettito totale delle imposte e contributi sociali e a circa il 3% del Prodotto interno lordo nel 2024.

SETTORE ECONOMIA CIRCOLARE: OCCUPAZIONE, VALORE AGGIUNTO, INVESTIMENTI

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Dal 2005 al 2023, in Italia, il settore dell’economia circolare ha mostrato segnali di rafforzamento economico, con un aumento del valore aggiunto (+0,4 punti percentuali sul PIL) e degli investimenti (+0,2 punti), ma un calo dell’occupazione relativa (-0,2 punti), evidenziando la necessità di politiche che accompagnino la transizione con maggiore attenzione all’inclusione e alla dimensione sociale del lavoro circolare.

 

FLUSSI DI MATERIA E PRODUTTIVITÀ DELLE RISORSE

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Nel 2024 il Consumo materiale interno in Italia si è attestato a 486 milioni di tonnellate (-0,7% rispetto al 2023), mentre la Produttività delle risorse è cresciuta a 3,76 euro/kg (+1,4%), confermando un miglioramento nell’efficienza d’uso delle risorse naturali.

MATERIAL FOOTPRINT

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L’Italia ha ridotto in modo strutturale il proprio material footprint, passando da 17,9 a 10,3 tonnellate pro capite tra il 2008 e il 2024, attestandosi su valori inferiori alla media UE. Questo risultato riflette progressi significativi in termini di efficienza e circolarità, ma richiede di consolidare il disaccoppiamento tra crescita economica e consumo di risorse per rendere il vantaggio competitivo durevole. 

ECO INNOVATION INDEX

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Nel 2024 l’Italia si conferma tra i Paesi leader dell’UE in materia di ecoinnovazione, con performance superiori alla media europea in efficienza delle risorse, produttività energetica ed emissioni. Tra il 2014 e il 2024, l’indice italiano è cresciuto di 39,2 punti percentuali (pp), superando l’incremento medio UE (+27,5 pp), con un miglioramento particolarmente marcato nell’efficienza delle risorse (+64,4 pp contro +62 pp UE).

CO2 NELLA PROSPETTIVA DELLA PRODUZIONE E DEL CONSUMO

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Nel 2021, in Italia i consumi e gli investimenti hanno causato 439,5 Mt di CO2 (carbon footprint), pari a circa l’1,2% delle emissioni di CO2 globali e in crescita del 15% rispetto all'anno precedente. Di queste, circa 52 Mt provengono (grazie alle importazioni) dall’UE (Italia esclusa) e 126 Mt dal resto del mondo. Le attività delle famiglie, principalmente derivanti dalle attività di trasporto e riscaldamento, e la cui origine delle emissioni è solo italiana, pesano per circa un quarto della carbon footprint. La categoria della domanda finale a cui va imputata la quota maggiore di carbon footprint è la spesa per i consumi finali (28%). Circa il 12% della carbon footprint italiana ha origine dall’UE (Italia esclusa), il 7% dalla Cina, il 4% dalla Russia; il 17% ha origine dai restanti paesi del mondo.

FLUSSI DI ENERGIA E DOMESTIC ENERGY FOOTPRINT

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Un sistema economico funziona anche grazie agli impieghi energetici.
Il consumo totale di energia delle unità residenti indica la quantità di energia utilizzata dalle attività economiche e dalle famiglie per le attività di produzione e di consumo, distinguendone gli usi energetici da quelli non energetici.
Il consumo totale di energia in Italia nel 2021 è pari a 7,05 exajoule, con una riduzione rispetto al 2008 del 17,1%. Il consumo totale è finalizzato per la quasi totalità agli usi energetici. Sempre nel 2021, oltre due terzi degli usi energetici totali sono imputabili alle attività produttive. Fra queste, le prime sei per usi energetici (poco più della metà degli usi totali) contribuiscono a poco meno del 7% del Prodotto interno lordo italiano . Il 31% degli usi energetici totali è dovuta ai consumi delle famiglie (principalmente riscaldamento/raffrescamento e trasporto).
ISPRA stima inoltre la footprint energetica interna, che permette di analizzare gli usi energetici dal lato della domanda finale interna e di evidenziarne l'ammontare diretto e indiretto incorporato nei beni e nei servizi offerti sul mercato interno dalle filiere produttive italiane.