UN - SDG Goals
Goal 14: Vita sott’acqua
Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.
L’indicatore stima la dimensione dell’acquacoltura nazionale, come numero di impianti attivi, produzioni e trend di crescita con riferimento agli obiettivi programmati nel Piano Strategico Acquacoltura 2021-2027 e il Programma Operativo del Fondo Europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura FEAMPA 2021-2027. La produzione italiana d’acquacoltura censita per il 2023 è di 129.746 tonnellate, il 61% sono molluschi, il 39% sono pesci. La crostaceicoltura si conferma un settore minoritario, con una produzione di sole 5,4 tonnellate. Le specie esotiche contribuiscono al 45% della produzione nazionale.
Nel 2023 il Veneto si conferma la prima regione in Italia per numero di impianti (23%), mentre l’Emilia-Romagna è la prima regione per volumi di produzione (25%). Cinque regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Puglia) ospitano il 68% degli impianti di acquacoltura. Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia si confermano i principali poli produttivi e, insieme a Marche e Toscana, coprono il 68% della produzione nazionale. Nella maggior parte delle regioni costiere prevale l’utilizzo della risorsa idrica salmastra/salata, con impianti localizzati in ambienti di transizione, costieri e marini.
L'indicatore fornisce una stima dell'apporto e della sottrazione di azoto e fosforo, operata rispettivamente dai pesci e dai mitili nell'ambiente marino costiero in cui si svolgono le attività d’acquacoltura. Il bilancio tra l’immissione di nutrienti da parte dei pesci allevati e la sottrazione da parte dei molluschi consente di stimare, a livello regionale, il contributo quantitativo netto dell'acquacoltura nei processi trofici lungo le coste italiane. A livello nazionale, rispetto al biennio 2021-2022, nel 2023, si evidenzia la riduzione dell'apporto di azoto e fosforo, ma anche una diminuzione della sottrazione di tali nutrienti dovuta al decremento sia della produzione di pesci marini sia di mitili allevati. A livello regionale, in Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise e Marche la sottrazione di azoto e fosforo operata dai mitili, è maggiore della immissione di nutrienti da parte dei pesci, per la presenza di numerosi impianti di mitilicoltura e l’assenza di attività di piscicoltura intensiva.
Qualsiasi materiale solido, fabbricato o trasformato dall'uomo, abbandonato o perso in ambiente marino e costiero, o che arrivi al mare in qualsiasi modo, è definito rifiuto marino. L’Italia, con il Decreto Legislativo n. 190/2010 di recepimento della Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino, effettua dal 2015 un intenso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, inclusi quelli spiaggiati. Due volte l’anno, in primavera e in autunno, le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) costiere effettuano il monitoraggio dei rifiuti solidi nelle aree campione di 69 spiagge di riferimento lungo il litorale nazionale. Per valutare il grado di pulizia delle spiagge sulla base della densità dei rifiuti nelle aree campione monitorate, è stato calcolato il Clean Coast Index (CCI), un indicatore sviluppato e applicato a livello internazionale.
Nel 2024, il CCI è stato calcolato per 66 spiagge in primavera e per 69 in autunno. In primavera, l’80% delle spiagge monitorate sono risultate pulite o molto pulite, contro l’8% sporche o molto sporche. In autunno, l’81% delle spiagge sono risultate pulite o molto pulite, mentre il 9% sporche o molto sporche. Il resto delle spiagge è risultato abbastanza pulito. Rispetto all’anno precedente, la percentuale di spiagge pulite o molto pulite è aumentata in autunno (77% nel 2023), mentre in primavera si è mantenuta pressoché invariata. Sia in primavera sia in autunno si è registrata una diminuzione delle spiagge sporche e molto sporche, da 12% a 8% e da 12% a 9%, rispettivamente.
L’eutrofizzazione è un processo causato dall’arricchimento in nutrienti, in particolare composti dell’azoto e del fosforo, che determina un incremento della produzione primaria e della biomassa algale con conseguente alterazione delle comunità bentoniche e, in generale, diminuzione della qualità delle acque. L’immissione nell’ambiente marino e costiero di azoto e fosforo può derivare da fonti diffuse (carichi fluviali, principali collettori di attività agricole e di scarichi civili) e da fonti puntuali (scarichi derivanti dagli impianti di trattamento delle acque reflue, industriali e derivanti da attività di acquacoltura).
La valutazione dell’eutrofizzazione delle acque marine secondo la Strategia Marina viene effettuata ogni sei anni utilizzando una combinazione di informazioni sul livello dei nutrienti (concentrazioni nell’ambiente marino), gli effetti primari dell’arricchimento in nutrienti (concentrazione di clorofilla ‘a’ quale indicatore di biomassa algale) e gli effetti secondari dell’arricchimento in nutrienti (impatti sugli organismi causati da fenomeni di ipossia e/o anossia delle acque di fondo) che siano ecologicamente rilevanti.
La valutazione più recente trasmessa dall'Italia alla Commissione europea (ottobre 2024) è riferita al sessennio 2016-2021 e ha evidenziato il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. L'analisi dei dati di monitoraggio del 2022 conferma tale indicazione.
Dal 2015 l’Italia, in attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), realizza un ampio programma di monitoraggio dei rifiuti marini, comprensivo dei microrifiuti presenti nello strato superficiale della colonna d’acqua. L’attività è condotta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). I microrifiuti, particelle di origine antropica di dimensioni inferiori a 5 mm, derivano sia da fonti primarie (pellets industriali, microgranuli cosmetici, abrasivi) sia da fonti secondarie (frammentazione di macrorifiuti). La loro composizione, quantità e distribuzione costituiscono un parametro chiave per la valutazione del buono stato ambientale delle acque marine. L’elaborazione dei dati raccolti dal 2015 al 2024 evidenzia una densità mediana stabile pari a 0,04 microparticelle/m² (circa 40.000 microparticelle/km²), con variazioni interannuali e spaziali legate alle differenti condizioni idrodinamiche e pressioni antropiche delle sottoregioni marine italiane. Nel 2024 si registra un aumento delle concentrazioni nel Mar Adriatico e una diminuzione nel Mar Ionio e nel Mediterraneo occidentale. A livello di Mediterraneo, la Convenzione di Barcellona ha definito un valore soglia di 0,000845 microparticelle/m² (845 microparticelle/km²) per il raggiungimento del buono stato ambientale: i valori riscontrati nei mari italiani, sebbene risultino negli ultimi anni stabili, sono ancora significativamente superiori.
La Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE) rappresenta un importante strumento di governance del sistema mare, promuovendo l’adozione di strategie mirate alla salvaguardia dell’ecosistema marino finalizzate al raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Il Buono Stato Ambientale è valutato sulla base di 11 descrittori qualitativi e, fra questi, il Descrittore 10 prevede che le proprietà e le quantità di rifiuti marini non causino danni all’ambiente costiero e marino. L’Italia realizza dal 2015 un esteso programma di monitoraggio dei rifiuti marini, compresi i macrorifiuti spiaggiati. Nel 2024, la mediana dei rifiuti marini totali spiaggiati sui litorali italiani è risultata pari a 252 rifiuti ogni 100 m, un valore simile a quello dell’anno precedente (250 rifiuti ogni 100 m). Si tratta di una densità che conferma l'andamento in diminuzione dei rifiuti spiaggiati da quando vengono effettuati i monitoraggi, sebbene ancora nettamente superiore al valore soglia di 20 rifiuti ogni 100 m, stabilito a livello europeo come requisito per il raggiungimento del Buono Stato Ambientale. Come negli anni precedenti, le plastiche monouso sono il rifiuto spiaggiato più comune, rappresentando circa il 28% del totale, seguite dai rifiuti legati al fumo (principalmente mozziconi di sigaretta), pari al 9% dei rifiuti registrati lungo le coste italiane.
Nel periodo considerato (2007-2023) si osserva un miglioramento dello stato degli stock ittici valutati: la quota di stock nazionali sovrasfruttati dalla pesca si riduce raggiungendo il minimo (44,4%) nel 2023. La mortalità da pesca, pur rimanendo critica in diversi casi, mostra una tendenza in calo negli ultimi anni, avvicinandosi progressivamente a livelli compatibili con uno sfruttamento sostenibile delle risorse nel lungo periodo in condizioni ambientali medie.
L’indicatore, costruito sulle valutazioni analitiche degli stock validate a livello internazionale, riflette la dinamica complessiva dello stato di sfruttamento degli stock oggetto di pesca commerciale, mettendo in evidenza il progressivo miglioramento delle risorse sottoposte a prelievo. L’indicatore è inoltre associato alla copertura percentuale degli sbarchi per i quali sono disponibili valutazioni di stock assessment, con analisi condotte a livello nazionale e di sottoregione secondo la ripartizione geografica stabilita dalla Direttiva Quadro Strategia Marina.
Nel periodo considerato (2007-2023) il tasso medio di sfruttamento degli stock ittici, espresso come media dei rapporti tra la mortalità da pesca corrente e quella associata al Massimo Rendimento Sostenibile (Fcurr/FMSY), risulta generalmente superiore alla soglia di sostenibilità.
L’indicatore, stimato a partire dalle valutazioni analitiche degli stock validate a livello internazionale, descrive l’andamento complessivo della pressione di pesca esercitata sugli stock oggetto di sfruttamento commerciale.
Nel confronto della serie temporale, il 2023 rappresenta l’unico anno in cui il valore di Fcurr/FMSY scende al di sotto della soglia 1 (0,99), confermando il trend di progressiva riduzione osservato negli ultimi anni per questo indicatore.
La qualità delle acque di balneazione è fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini e riveste un ruolo importante anche dal punto di vista della protezione dell'ambiente naturale e per gli aspetti economici nel settore del turismo. Per tale motivo vengono effettuati specifici monitoraggi durante tutta la stagione balneare. Relativamente alla stagione balneare 2024 sono stati raccolti e analizzati oltre 31.600 campioni di acqua marina e lacustre su un totale di oltre 5.000 km di costa adibita alla balneazione. A livello comunale i km di costa sono suddivisi in acque di balneazione più o meno estese, per un totale di 5.506 acque di balneazione. I risultati delle analisi, oltre a garantire durante la stagione l'assenza di rischi igienico sanitari, hanno anche permesso di classificare le acque. La classificazione è stata fatta utilizzando i risultati del monitoraggio effettuato durante la stagione balneare 2024 e quelli delle tre stagioni precedenti (2023-2022-2021). A livello nazionale la maggior parte delle acque è in classe eccellente (91%), tuttavia permangono ancora delle criticità dovute alle presenze di acque in classe scarsa (1,1%) e non classificabili (1,1%), per le quali non è possibile esprimere un giudizio di qualità perché la maggior parte sono di nuova identificazione e non hanno completato il ciclo di 4 anni di monitoraggio, necessario per la classificazione. Anche a livello regionale la percentuale delle acque nelle classi eccellente e buona è quella più elevata.
Le acque marino costiere sono “le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione” (Comma 1 dell’articolo 74 del D.Lgs. 152/2006). La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento del “buono" stato dei corpi idrici (chimico + ecologico) entro le date fissate dalla normativa vigente, al mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali conseguono le misure di risanamento. In base all’analisi dei dati riportati dai Distretti nel 3° Reporting alla Commissione europea relativo al sessennio 2016-2021 (3° PdG), lo stato chimico delle acque marino costiere italiane risulta eterogeneo. Tale disomogeneità si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione. I Distretti delle Alpi Orientali e del Fiume Po presentano la totalità dei corpi idrici in stato chimico non buono, mentre Sicilia e il Distretto dell’Appennino Meridionale oltre il 60% dei corpi idrici. I Distretti dell’Appennino Settentrionale, Appennino Centrale e della Sardegna registrano, invece, rispettivamente più del 50%, più del 90% e più dell’80% in stato chimico buono. A livello nazionale il 51% dei corpi idrici marino costieri è nello stato chimico buono. Dal confronto tra il 2° PdG e 3° PdG emerge che nel 2° PdG i corpi idrici con stato chimico sconosciuto erano il 26% (147 corpi idrici su 561 totali), mentre nel 3° PdG un solo corpo idrico è in stato sconosciuto. In termini generali, i corpi idrici nello stato chimico buono sono comparabili nei due PdG, rispettivamente il 52% e il 51%, mentre sono aumentati i corpi idrici nello stato chimico non buono nel 3° PdG (49%).
Le acque marino costiere sono “le acque superficiali situate all'interno rispetto a una retta immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione". La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento del “buono" stato dei corpi idrici (ecologico + chimico) entro le date fissate dalla normativa vigente; al mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali conseguono le misure di risanamento. In base all’analisi dei dati riportati dai Distretti nel 3° Reporting alla Commissione europea relativo al sessennio 2016-2021 (3° PdG), lo stato ecologico delle acque marino costiere italiane risulta eterogeneo. Tale disomogeneità si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione ecologica. I Distretti delle Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Sicilia e della Sardegna presentano, tuttavia, una percentuale di corpi idrici in stato ecologico buono ed elevato maggiore o uguale al 70%. In particolare, nel Distretto della Sardegna i corpi idrici in stato elevato sono più del 40%. A livello nazionale i corpi idrici in stato ecologico buono ed elevato sono più del 60% sul totale (261 corpi idrici su 394 totali). Dal confronto tra i dati del 2° PdG e 3° PdG emerge che nel 2° PdG i corpi idrici con stato ecologico sconosciuto erano il 27% (149 corpi idrici su 561 totali), mentre nel 3° PdG solo un corpo idrico è in stato ecologico sconosciuto. In termini generali, si passa dal 55% dei corpi idrici nello stato ecologico buono ed elevato del 2° PdG al 66% del 3° PdG.