Descrizione 1
Luca Congedo, Ines Marinosci, Michele Munafò, Andrea Strollo
L'indicatore quantifica il suolo consumato a seguito di una variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale, secondo il principio del consumo di suolo netto, ovvero al netto delle trasformazioni da suolo consumato a suolo non consumato (in genere ripristino di cantieri e di altre aree che l’anno precedente rientravano nel consumo di suolo reversibile). Il consumo di suolo lordo registrato nel corso del 2024 ha riguardato 8.370 ettari di territorio, causando la perdita spesso irreversibile di aree naturali semi-naturali e agricole e dei loro rispettivi servizi ecosistemici.
Il consumo di suolo è un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio. Il consumo di suolo può, quindi, essere definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). Con consumo di suolo netto si intende il bilancio tra il consumo di suolo e l'aumento di superfici agricole naturali e seminaturali dovuto a interventi di recupero, demolizione, deimpermeabilizzazione, rinaturalizzazione o altro (Commissione europea, 2012). Successivamente è stato introdotto un nuovo sistema di classificazione che ha suddiviso i cambiamenti avvenuti in due categorie principali (permanente e reversibile) che costituiscono il secondo livello di classificazione, in linea con quelle che sono le definizioni adottate nella nuova direttiva (rispettivamente “impermeabilizzazione” e “rimozione del suolo”). Dove possibile, in funzione della disponibilità di immagini ad altissima risoluzione, il suolo viene classificato al terzo livello sulla base del seguente sistema:
- consumo di suolo permanente: edifici, fabbricati; strade asfaltate; sede ferroviaria; aeroporti (piste e aree di movimentazione impermeabili/pavimentate); porti (banchine e aree di movimentazione impermeabili/pavimentate); altre aree impermeabili/pavimentate non edificate (piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi); serre permanenti pavimentate; discariche;
- consumo di suolo reversibile: strade non pavimentate; cantieri e altre aree in terra battuta (piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi, depositi permanenti di materiale); aree estrattive non rinaturalizzate; cave in falda; impianti fotovoltaici a terra; altre coperture artificiali la cui rimozione ripristina le condizioni iniziali del suolo.
Valutare il consumo di suolo a scala nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Le azioni per il suolo e il territorio risultano prioritarie a livello globale e sono incluse nell’Agenda 2030 attraverso diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. In particolare, il target 11.3 mira a promuovere un’urbanizzazione inclusiva prevedendo indicatori per monitorare il consumo di suolo in rapporto alla crescita demografica, suggerendo così una pianificazione urbana sostenibile, città più resilienti e un maggiore accesso agli spazi verdi. La Strategia UE per il suolo (2021) definisce un quadro per suoli sani entro il 2050, con obiettivi intermedi al 2030, e introduce la "gerarchia del consumo di suolo", che stabilisce il seguente ordine di priorità: 1. evitare consumo e impermeabilizzazione; 2. riutilizzare terreni già impermeabilizzati; 3. utilizzare aree degradate solo se inevitabile; 4. mitigare e compensare perdite di servizi ecosistemici.
La Direttiva UE sul monitoraggio e la resilienza del suolo (“Soil Monitoring Law”), approvata il 23 ottobre 2025, stabilisce un quadro armonizzato per la valutazione della salute del suolo in tutta l’UE, definendo indicatori comuni e metodologie standardizzate per il monitoraggio, la gestione sostenibile, e la prevenzione della contaminazione, con l’obiettivo di avere suoli sani e resilienti entro il 2050.
La direttiva introduce le definizioni di suoli impermeabilizzati (“superficie di suolo che è stata sottoposta a impermeabilizzazione”) e di rimozione del suolo (“rimozione temporanea o a lungo termine, totale o parziale, di suolo in un'area”) e chiede agli Stati Membri di monitorarne l’andamento con frequenza almeno triennale. Rispetto ai principi di mitigazione del consumo di suolo, la nuova direttiva prevede che, in caso di nuove impermeabilizzazioni o rimozioni del suolo, siano evitate o ridotte il più possibile le perdite della capacità del suolo di offrire servizi ecosistemici e, ove possibile, compensare le perdite di tali servizi, promuovendo il recupero dei suoli già impermeabilizzati e la ricostituzione delle aree rimosse. In sintesi, la normativa europea enfatizza la tutela delle funzioni ecologiche del suolo e incoraggia interventi di de-impermeabilizzazione e la ricostituzione delle zone che sono state sottoposte a rimozione del suolo. Il 18 agosto 2024 è entrata in vigore la Nature Restoration Law, approvata con Regolamento (UE) 2024/1991 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=OJ:L_202401991) del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 giugno 2024, il cui principale obiettivo è fermare l’attuale perdita e ripristinare la biodiversità dell’UE, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e adattarsi ai cambiamenti climatici, e per migliorare la sicurezza alimentare. Il regolamento stabilisce obblighi specifici per i diversi tipi di ecosistema, fra cui terreni agricoli, foreste ed ecosistemi urbani e, congiuntamente agli obiettivi della Strategia europea sulla biodiversità per il 2030, istituisce un quadro all’interno del quale gli Stati membri attuano misure di ripristino efficaci allo scopo di:
- ripristinare il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050;
- ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce e marini che non sono in buono stato entro il 2030, con particolare attenzione agli habitat protetti e alle aree della rete Natura 2000;
- rimuovere barriere artificiali per ripristinare almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero;
- piantare almeno tre miliardi di alberi entro il 2030 per migliorare la biodiversità e l’ecosistema urbano.
In attesa del recepimento nazionale della nuova Direttiva UE sulla salute del suolo, a livello regionale sono diverse le norme emanate che impongono obiettivi di contenimento progressivo del consumo di suolo e rigenerazione delle aree già edificate.
Descrizione 2
Munafò, M. (a cura di), 2025. Consumo di suolo, dina-miche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2025. Report ambientali SNPA, 46/2025
Difficoltà nella disponibilità di immagini ad altissima risoluzione per alcune aree.
La disponibilità di immagini ad altissima risoluzione è propedeutica nel perfezionare la qualità dell’indicatore, rendendo più omogenee e precise le stime a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Qualificazione dati
Nazionale; Regionale
2006;2012;2015-2024
Qualificazione indicatore
Le elaborazioni annuali seguono una metodologia omogenea che prevede le seguenti fasi:
- acquisizione dei dati di input (immagini Sentinel 1 e 2, altre immagini satellitari disponibili, dati ancillari);
- preprocessamento dei dati; - classificazione semi-automatica della serie temporale completa dell’anno in corso e dell’anno precedente di Sentinel 1 e 2;
- produzione di una cartografia preliminare;
- fotointerpretazione multitemporale completa dell’intero territorio ed editing a scala di dettaglio (≥1:5.000);
- revisione dell'anno precedente con correzione di eventuali errori di omissione/commissione;
- rasterizzazione;
- validazione;
- mosaicatura nazionale e riproiezione in un sistema equivalente;
- elaborazione e restituzione di dati e indicatori.
Nel 2024, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 8.370 ettari (Tabella 2), con un consumo di suolo netto pari a 7.850 ettari (Tabella 1) ovvero, in media, quasi di 23 ettari al giorno, il 15,6% in più dell’anno precedente. Un incremento del suolo consumato, quindi, in forte accelerazione rispetto al dato dello scorso anno e che si conferma nettamente al di sopra della media dell’ultimo periodo (2012-2023), pari a 18,9 ettari al giorno. Il nostro Paese, nell’ultimo anno, ha perso suolo al ritmo di 2,7 metri quadrati ogni secondo. Anche se non esiste ancora una normativa nazionale di recepimento della Direttiva UE da poco approvata, si è ben lontani dall'obiettivo di azzeramento del consumo di suolo previsto dall’Ottavo Programma di Azione Ambientale.
Dal 2006 al 2024 il consumo di suolo è aumentato di quasi 133.000 ettari, con quasi il 40% dei quali concentrati prevalentemente nelle regioni del Nord in particolare Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte (Tabella 3).
Dati
Tabella 1: Stima del suolo consumato, del consumo di suolo netto e della densità di consumo di suolo a livello regionale e per ripartizione geografica.
Elaborazione ISPRA su cartografia SNPA
La variazione rispetto al dato 2023 è dovuta alle revisioni apportate esclusivamente al penultimo anno di monitoraggio. I dati sulle superfici della serie storica (in termini assoluti e percentuali) sono stati stimati nuovamente dalla cartografia e possono registrare variazioni rispetto a quanto pubblicato in passato sulla base dell’adozione del Sistema di riferimento geodetico nazionale (DPCM 10 novembre 2011) e della recente nota dell’Istituto Geografico Militare per il corretto utilizzo dei sistemi geodetici di riferimento all’interno dei software GIS.
Tabella 2: Tipologie di consumo di suolo (II livello di classificazione)
Elaborazione ISPRA su cartografia SNPA
La variazione rispetto al dato 2023 è dovuta alle revisioni apportate esclusivamente al penultimo anno di monitoraggio. I dati sulle superfici della serie storica (in termini assoluti e percentuali) sono stati stimati nuovamente dalla cartografia e possono registrare variazioni rispetto a quanto pubblicato in passato sulla base dell’adozione del Sistema di riferimento geodetico nazionale (DPCM 10 novembre 2011) e della recente nota dell’Istituto Geografico Militare per il corretto utilizzo dei sistemi geodetici di riferimento all’interno dei software GIS.
Tabella 3: Variazione di suolo consumato dal 2006 al 2024 a livello regionale e di ripartizione geografica
Elaborazione ISPRA su cartografia SNPA
La variazione rispetto al dato 2023 è dovuta alle revisioni apportate esclusivamente al penultimo anno di monitoraggio. I dati sulle superfici della serie storica (in termini assoluti e percentuali) sono stati stimati nuovamente dalla cartografia e possono registrare variazioni rispetto a quanto pubblicato in passato sulla base dell’adozione del Sistema di riferimento geodetico nazionale (DPCM 10 novembre 2011) e della recente nota dell’Istituto Geografico Militare per il corretto utilizzo dei sistemi geodetici di riferimento all’interno dei software GIS.
Tabella 4: Variazione di consumo di suolo rispetto alla variazione di popolazione
Elaborazione ISPRA su cartografia SNPA
*= Rapporto semilogaritmico tra il tasso di variazione del consumo di suolo e il tasso di variazione della popolazione
In termini assoluti, in Italia sono oggi irreversibilmente persi circa 21.775 km2 di suolo. Prendendo in esame le ripartizioni geografiche del territorio italiano, i valori percentuali più elevati si registrano al Nord: molte province che affacciano sulla Pianura Padana hanno ormai superato il 10% di superficie impermeabilizzata (Figura 1) con un sensibile incremento, in termini di ettari consumati tra il 2023 e 2024, registrato soprattutto nella pianura veneta e lombarda, in Piemonte e Puglia (Figura 2). Il confronto tra ripartizioni geografiche (Figura 3) conferma i valori più alti di suolo consumato per le due ripartizioni del Nord, peraltro le uniche al di sopra del valore nazionale. La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, con oltre 290 mila ettari del suo territorio coperto artificialmente, contro gli appena 7.050 ettari della Valle d’Aosta (Tabella 3).
Nel 2024, in 15 regioni il suolo consumato supera il 5% con i valori più elevati in Lombardia, Veneto e Campania che vanno oltre il 10% di superficie regionale consumata (Tabella 1). Seguono Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Friuli-Venezia Giulia e Liguria, con valori sopra la media nazionale (7,17%) e compresi tra il 7% e il 12%. La Valle d’Aosta è la regione con la percentuale più bassa (2,16%). Naturalmente va considerata sia la diversa morfologia regionale sia la storica e peculiare evoluzione del territorio nell’interpretare la rilevanza dei valori riscontrati. La densità dei cambiamenti netti fra il 2023 e il 2024, ovvero il consumo di suolo rapportato alla superficie territoriale, rende evidente il peso del Nord-Est che consuma 3,3 metri quadrati ogni ettaro di territorio, contro una media nazionale di 2,8 m2/ha (Tabella 1). Tra le regioni, la densità del consumo di suolo netto più alta si rileva nel Lazio (4,43 m2/ha), Puglia (4,17 m2/ha), Emilia-Romagna (3,88 m2/ha), Veneto (3,58 m2/ha). Scendendo al di sotto dei 3 metri quadrati consumati per ogni ettaro di territorio, i valori più alti si registrano in Abruzzo (2,78 m2/ha), Sardegna (2,77 m2/ha), Friuli-Venezia-Giulia (2,15 m2/ha) e Piemonte (1,98 m2/ha). Le regioni con il consumo di suolo maggiore, nel periodo 2006-2024, sono state la Lombardia (16.220 ha), l'Emilia-Romagna (14.204 ha) la Puglia (13.590 ha), il Veneto (13.401 ha), la Sardegna (11.592 ha), il Piemonte (10.473 ha) e il Lazio (10.318 ha) in cui si è concentrato quasi il 70% di tutte le trasformazioni degli ultimi 17 anni. Le regioni restanti presentano incrementi di consumo di suolo inferiori ai 10 mila ettari.
In termini percentuali, l'incremento maggiore di suolo consumato nel periodo di riferimento 2006 - 2024 spetta alla Puglia (9,37%) seguita dalla Basilicata (8,68%); Lazio, Abruzzo, Sicilia, Marche, Calabria, Emilia-Romagna, Veneto, Umbria, Piemonte e Campania mostrano un incremento compreso tra il 7,9% e il 7 %. La media nazionale si attesta intorno al 6%. Friuli-Venezia Giulia, Molise, Valle d'Aosta, Toscana, Liguria, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Campania, Lombardia si attestano sotto la media nazionale (Tabella 3). In linea con gli altri anni, i risultati evidenziano un consumo soprattutto reversibile, essendo più dell’80% dei cambiamenti interessato da cantieri e altre aree in terra battuta che in buona parte saranno probabilmente convertiti in consumo di suolo permanente nei prossimi anni (Tabella 2). In linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e, in particolare, con il target "assicurare che il consumo di suolo non superi la crescita demografica", è stato inoltre elaborato l’indicatore SDG 11.3.1 che mette in relazione il tasso di variazione del consumo di suolo con il tasso di variazione della popolazione secondo un rapporto semilogaritmico (LCRPGR). Negli anni analizzati (Tabella 4). si rilevano a livello nazionale valori quasi sempre inferiori a -1, solo tra il 2020-2022 si osservano valori compresi tra -1 e 0 (nel 2022-2021 è -0,97 e nel 2021-2020 è -0,46), sintomo di una crescita insostenibile all'interno della quale l'aumento del suolo consumato è accompagnato da una riduzione della popolazione. Nel 2023, si rileva un valore molto negativo (-5,36). Si evidenziano, inoltre, situazioni di significativo sbilanciamento tra consumo e popolazione, con il valore positivo massimo pari a 149,60 in Campania (tra il 2021 e il 2022), 24,55 in Toscana (tra il 2020 e il 2021), nel Lazio con 34,64 (tra il 2017 e il 2018) e 46,10 in Piemonte (tra il 2024 e il 2023). In tutti e quattro i casi la variazione di popolazione, seppur crescente, non è in linea con l'incremento di superficie consumata. Valori negativi più bassi, si registrano invece in Sicilia (-49,10) tra il 2021 e il 2022, nel Lazio (-9,30) tra il 2018 e il 2019 e nel Veneto (-8,46) tra il 2017 e il 2018. Nei suddetti casi, il decremento della popolazione ha un forte peso nel segno e nella dimensione dell'indicatore. Per quanto riguarda l'ultimo anno di riferimento (2023-2024), si segnalano la Lombardia (0,75) e il Trentino-Alto Adige (0,88) come uniche due regioni in cui l'indicatore rientra nell'intervallo di valori considerato come sostenibile (tra 0 e 1). Valore massimo positivo in Veneto (7,53) e minimo in Toscana (-7,19). (Tabella 4).