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Il numero delle aree e la superficie marina protetta sono cresciuti costantemente nel tempo. Attualmente in Italia sono state istituite 30 Aree Marine Protette (AMP), presenti in 10 regioni italiane, e altre 10 aree che proteggono tratti di mare prospicienti la costa.

La Sicilia e la Sardegna sono le regioni in cui ricadono la maggior parte di aree protette marine sia in termini numerici, sia di superficie marina protetta. Tra il 2012 ed il 2023 a livello nazionale la superficie delle Aree Protette Marine (APM) è aumentata del 3,1%, grazie all’istituzione nel 2018 delle 2 Aree Marine Protette di Capo Testa - Punta Falcone in Sardegna e di Capo Milazzo in Sicilia, e nel 2023 dell’Area Marina Protetta di Capo Spartivento in Sardegna.



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In Italia, ad oggi, sono state istituite 843 aree protette terrestri (e terrestri con parte a mare) per una superficie protetta di oltre 3 milioni di ettari, pari a circa il 10,5% della superficie terrestre nazionale. Analizzando la serie storica (1922-2024) è possibile apprezzare, soprattutto a partire da metà anni '70, andamenti positivi in termini di aumento nel numero e nella superficie delle aree naturali protette terrestri, mentre dagli anni 2008-2009 si assiste a una certa stabilizzazione dei trend di crescita.



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Il suolo consumato relativo alla porzione a terra delle aree protette italiane che rientrano nell’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP, 2010, aggiornato con le nuove aree protette istituite a livello nazionale dopo il 2010) è valutato con riferimento ai Parchi nazionali, alle Riserve naturali (statali e regionali), ai Parchi naturali regionali e alle altre tipologie di aree naturali protette nazionali e regionali.

Al 2024 risulta consumato l’1,88% degli oltre tre milioni di ettari di aree EUAP terrestri italiane (58.328 ettari) con un massimo in Campania (3,82%) e un minimo nelle regioni alpine (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Tra il 2023 e il 2024, le aree protette italiane hanno registrato un incremento del consumo di suolo inferiore alla media nazionale (0,26 m2 di cambiamenti per ettaro di estensione, contro un valore nazionale di 2,60 m2/ha), con complessivi 80,96 ettari di nuovo suolo consumato, concentrati per oltre il 46% in Abruzzo, Lazio e Campania.



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La Commissione europea ha adottato la Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 (SEB 2030, COM(2020) 380 final) che tra i suoi obiettivi chiede agli Stati membri di proteggere almeno il 30% di territorio nazionale e il 30% dei mari e che almeno un terzo di queste zone sia rigorosamente protetto. Tali obiettivi sono ripresi nella Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 (SNB 2030).

L’indicatore integra i dati spaziali relativi ai principali sistemi di aree di tutela della biodiversità esistenti nel nostro Paese (aree protette e Rete Natura2000), e calcola la superficie italiana attualmente tutelata a terra e a mare, ne valuta la variazione dal 1991 al 2024 e mostra la distanza tra la percentuale di superficie terrestre e marina protetta e il target del 30% posto dalla SEB 2030.

La copertura nazionale di superficie protetta, al netto delle sovrapposizioni tra aree protette e siti Natura2000, ad oggi è di circa 4.071.482 ettari a mare, pari all’11,6% delle acque territoriali e ZPE (Zona di Protezione Ecologica) italiane, e di circa 6.532.887 a terra, pari al 21,7% del territorio italiano. L’estensione delle aree di sovrapposizione, ovvero di quelle aree che rientrano sia in un’area protetta sia in un sito Natura2000, è aumentata nel tempo arrivando, nel 2024, a 893.839 ettari a mare e 2.447.065 a terra. I trend mostrano che la percentuale nazionale di superficie protetta si è stabilizzata a partire dal 2006 per il mare e dal 2011 per la parte terrestre. Per il raggiungimento dell’obiettivo del 30% fissato dalla SEB 2030 esiste dunque uno scarto di un ulteriore 18% circa di superficie marina da sottoporre a tutela (pari a circa 6.600.000 ettari) e di un 8% di superficie terrestre (pari a circa 2.500.000 ettari).



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La Rete Natura 2000, istituita ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli (dette Direttive Natura), in Italia è composta da 2.649 siti, per una superficie totale di 5.845.489 ettari a terra, pari al 19,4% del territorio nazionale, e una superficie a mare di 2.338.693 ettari, pari al 6,5% delle acque di giurisdizione nazionale (acque territoriali e ZPE) (dati aggiornati al dicembre 2024). La Rete è fondamentale per l’attuazione delle Direttive Natura, ma è anche importante in relazione ai target delle Strategie europee e nazionale per la Biodiversità al 2030 (SEB2030 e SNB2030), che chiedono di ampliare le zone protette arrivando almeno al 30% della superficie terrestre e al 30% delle acque marine; a tale target contribuiscono oltre ai siti della Rete N2000, tutte le aree sottoposte a tutela tra cui Parchi Nazionali, Regionali e tutte le altre aree protette. Viene analizzata l’estensione areale regionale della Rete in termini assoluti (ettari occupati dai siti nelle diverse regioni) e percentuali rispetto alla superficie regionale. Nelle regioni e province autonome italiane la rete ha una estensione eterogenea con percentuali di territori e acque regionali protetti che oscillano dal 12% (Emilia-Romagna) al 36% (Abruzzo) a terra e da meno dell’1% (Marche) al 31% (Puglia) a mare.



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Su gran parte delle aree Ramsar italiane insistono forme di pressione antropica connesse sia alla presenza di insediamenti e infrastrutture, sia all’attività agricola. Le aree agricole in 45 casi su 65 occupano oltre la metà del territorio dell’area Ramsar. Le aree urbanizzate e le infrastrutture pur avendo un’estensione più ridotta, contribuiscono alla pressione cui sono soggette le aree Ramsar, infatti, circa un quarto sono interessate da un livello di pressione da urbanizzazione alta o molto alta. All’interno delle classi III (pressione di entità alta) e IV (entità molto alta) ricade il 68% del totale delle zone umide, sottolineando le condizioni di precario equilibrio in cui si trovano questi ambienti. Solo il 15% delle aree rientra nella classe I (pressione bassa) e il 17% in classe II (pressioni media).



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Al fine di valutare quanto le aree protette siano state designate secondo criteri scientifici ovvero includendo aree ecologicamente rappresentative (Margules & Pressey, 2000; Maxwell et al., 2020), è stata calcolata la sovrapposizione delle superfici terrestri sottoposte a tutela nel nostro Paese, ovvero le aree protette incluse nel CDDA (Common Database on Designated Areas dell’Europa che include l’EUAP e le aree protette istituite a livello nazionale dal 2010) e nella Rete Natura2000, con le Key Biodiversity Areas (KBA, IUCN, 2016). Queste ultime individuano zone importanti per la tutela della biodiversità e, nel documento di indirizzo della Commissione europea per il raggiungimento del target del 30% (Criteria and guidance for protected areas designations, Bruxelles 28/1/2022), sono indicate fra quelle da considerare per l’individuazione delle aree da sottoporre a tutela. L’indicatore corrisponde a quello utilizzato a livello internazionale per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) al 2030 (SO4-3.T1: National estimates of the average proportion of Terrestrial KBAs covered by protected areas in %).

Dai risultati emerge che la copertura nazionale di superficie protetta terrestre, al netto delle sovrapposizioni tra aree protette del CDDA e i siti Natura2000, risulta sovrapposta per il 75,20% con la superficie delle KBA individuate a livello nazionale, indicando quindi, in linea generale, una discreta inclusione delle aree importanti per la biodiversità. 



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L’indicatore, riferito ai 25 Parchi Nazionali istituiti al 31/08/2023, rappresenta lo stato di attuazione dei Piani per il Parco ex art. 12 L. 394/1991 all’interno del complesso iter di formazione - adozione - approvazione da parte delle Autorità competenti. Rispetto al 2020, il numero dei Piani vigenti è aumentato di 1 unità (PN del Pollino) arrivando a 12. Persiste, tuttavia, una generale situazione di ritardo che riguarda in particolar modo i Piani in via di approvazione: considerata la tempistica ex lege per l’entrata in vigore del Piano per il Parco ci si sarebbe dovuti infatti attendere che ad oggi tutti i PN si fossero dotati di un Piano vigente. Si registra, invece, un ritardo medio di 21 anni sui tempi di approvazione.



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Le zone umide italiane ad oggi inserite nell’elenco ufficiale dei siti della Convenzione di Ramsar sono 57, per un totale di 72.288 ettari. Inoltre sono stati emanati nel 2011, 2013 e 2016 tre Decreti Ministeriali per l’istituzione di ulteriori 9 aree. Complessivamente i 66 siti Ramsar italiani (57 designati e 9 in via di designazione) sono distribuiti in 15 regioni e coprono 79.826 ettari. Le regioni con aree più estese e più numerose sono l'Emilia-Romagna (10 aree pari a 23.112 ha), la Toscana (11 aree, 19.306 ha) e la Sardegna (9 aree, 13.308 ha). Non è sufficientemente noto il livello di attuazione degli strumenti di tutela e di gestione di queste aree, necessari per garantire la conservazione di habitat, flora e fauna.