Descrizione 1
Marco D'Antona, Marco Di Leginio, Ines Marinosci
Il suolo consumato relativo alla porzione a terra delle aree protette italiane che rientrano nell’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP, 2010, aggiornato con le nuove aree protette istituite a livello nazionale dopo il 2010) è valutato con riferimento ai Parchi nazionali, alle Riserve naturali (statali e regionali), ai Parchi naturali regionali e alle altre tipologie di aree naturali protette nazionali e regionali.
Al 2024 risulta consumato l’1,88% degli oltre tre milioni di ettari di aree EUAP terrestri italiane (58.328 ettari) con un massimo in Campania (3,82%) e un minimo nelle regioni alpine (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).
Tra il 2023 e il 2024, le aree protette italiane hanno registrato un incremento del consumo di suolo inferiore alla media nazionale (0,26 m2 di cambiamenti per ettaro di estensione, contro un valore nazionale di 2,60 m2/ha), con complessivi 80,96 ettari di nuovo suolo consumato, concentrati per oltre il 46% in Abruzzo, Lazio e Campania.
L'indicatore valuta l’entità del suolo consumato e del nuovo consumo di suolo all’interno del territorio delle aree protette terrestri italiane che rientrano nell’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP, ultimo aggiornamento del 2010, aggiornato con le nuove aree protette istituite a livello nazionale dopo il 2010), ed è valutato con riferimento ai Parchi nazionali, alle Riserve naturali (statali e regionali), ai Parchi naturali regionali e alle altre tipologie di aree naturali protette nazionali e regionali. Sono [SI1] stati esclusi i perimetri delle Aree Marine Protette (AMP), contrariamente a quanto considerato nel 2020. Tale valutazione è stata condotta a partire dalla Carta Nazionale del Consumo di Suolo prodotta da ISPRA-SNPA su elaborazioni ISPRA, restituita con riferimento al totale nazionale e alle 20 regioni amministrative.
Fornire un’informazione sugli impatti derivanti dalla pressione antropica che grava sulle aree protette attraverso una quantificazione della porzione del loro territorio interessata da nuovo consumo di suolo nel periodo di riferimento.
La legge quadro sulle aree protette n. 394/1991 e s.m.i., recepita anche da leggi regionali, stabilisce all'art. 1 la finalità di garantire e promuovere in forma coordinata la conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale del paese. L'art. 11 disciplina le attività antropiche mediante il Regolamento del Parco, mentre l'art. 12 prevede che la tutela dei valori naturali, ambientali, storici, culturali e antropologici tradizionali sia perseguita dall'Ente Parco attraverso il Piano del Parco e la zonizzazione differenziata delle aree in base al loro valore ambientale ed ecologico.
La Strategia UE per il suolo (2021) definisce un quadro per suoli sani entro il 2050, con obiettivi intermedi al 2030, e introduce la "gerarchia del consumo di suolo", che stabilisce il seguente ordine di priorità: 1. evitare consumo e impermeabilizzazione; 2. riutilizzare terreni già impermeabilizzati; 3. utilizzare aree degradate solo se inevitabile; 4. mitigare e compensare perdite di servizi ecosistemici.
La Direttiva UE sul monitoraggio e la resilienza del suolo (“Soil Monitoring Law”), approvata il 23 ottobre 2025, stabilisce un quadro armonizzato per la valutazione della salute del suolo in tutta l’UE, definendo indicatori comuni e metodologie standardizzate per il monitoraggio, la gestione sostenibile, e la prevenzione della contaminazione, con l’obiettivo di avere suoli sani e resilienti entro il 2050.
La direttiva introduce le definizioni di suoli impermeabilizzati (“superficie di suolo che è stata sottoposta a impermeabilizzazione”) e di rimozione del suolo (“rimozione temporanea o a lungo termine, totale o parziale, di suolo in un'area”) e chiede agli Stati Membri di monitorarne l’andamento con frequenza almeno triennale. Rispetto ai principi di mitigazione del consumo di suolo, la nuova direttiva prevede che, in caso di nuove impermeabilizzazioni o rimozioni del suolo, siano evitate o ridotte il più possibile le perdite della capacità del suolo di offrire servizi ecosistemici e, ove possibile, compensare le perdite di tali servizi, promuovendo il recupero dei suoli già impermeabilizzati e la ricostituzione delle aree rimosse. In sintesi, la normativa europea enfatizza la tutela delle funzioni ecologiche del suolo e incoraggia interventi di deimpermeabilizzazione e la ricostituzione delle zone che sono state sottoposte a rimozione del suolo. Il 18 agosto 2024 è entrata in vigore la Nature Restoration Law, approvata con Regolamento (UE) 2024/1991 [1] del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 giugno 2024, il cui principale obiettivo è fermare l’attuale perdita e ripristinare la biodiversità dell’UE, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e adattarsi ai cambiamenti climatici, e per migliorare la sicurezza alimentare. Il regolamento stabilisce obblighi specifici per i diversi tipi di ecosistema, fra cui terreni agricoli, foreste ed ecosistemi urbani e, congiuntamente agli obiettivi della Strategia europea sulla biodiversità per il 2030, istituisce un quadro all’interno del quale gli Stati membri attuano misure di ripristino efficaci allo scopo di:
- ripristinare il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050;
- ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce e marini che non sono in buono stato entro il 2030, con particolare attenzione agli habitat protetti e alle aree della rete Natura 2000;
- rimuovere barriere artificiali per ripristinare almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero;
- piantare almeno tre miliardi di alberi entro il 2030 per migliorare la biodiversità e l’ecosistema urbano.
Descrizione 2
Munafò, M. (a cura di), 2025. Consumo di suolo, dina-miche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2025. Report ambientali SNPA, 46/2025
Difficoltà nella disponibilità di immagini ad altissima risoluzione per alcune aree.
La disponibilità di immagini ad altissima risoluzione è propedeutica nel perfezionare la qualità dell’indicatore.
Qualificazione dati
MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica)
SNPA (Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente)
ISPRA (http://www.consumosuolo.isprambiente.it)
Nazionale, Regionale
2006-2024
Qualificazione indicatore
A partire dalla Carta Nazionale del Consumo di Suolo prodotta da ISPRA per il 2024, è stata valutata in primo luogo l’estensione in termini assoluti e percentuali del suolo consumato all’interno delle aree EUAP di ciascuna delle 20 regioni italiane. Confrontando poi il dato con la revisione degli anni precedenti è stato valutato il nuovo consumo di suolo che ha interessato le aree EUAP. La disponibilità di nuovi dati satellitari ha permesso di affinare le stime di tutta la serie storica. Il consumo di suolo considerato è relativo alle aree protette terrestri italiane che rientrano nell’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP, ultimo aggiornamento del 2010, aggiornato con le nuove aree protette istituite a livello nazionale dopo il 2010), compresi i Parchi Naturali Nazionali e Regionali, le Riserve Naturali Nazionali e Regionali e altre tipologie di Aree Naturali Protette Nazionali e Regionali.
All’interno delle aree protette EUAP nel 2024 il suolo consumato è complessivamente pari a 58.385 ettari totali (1,9% del territorio tutelato).
Il consumo di suolo non si arresta: tra il 2023 e il 2024 sono stati consumati più di 80 ettari (Tabella 1). I valori percentuali più elevati, relativi al 2024, si raggiungono in Campania (4%) e in Veneto (3%). Complessivamente tra il 2006 e il 2024 si sono persi 1.709 ettari all’interno delle aree protette.
Dati
Tabella 1: Consumo di suolo in aree protette
MATTM (2010); ISPRA/SNPA (2024)
EUAP:I dati considerati si riferiscono all' EUAP 2010, integrato con i dati delle aree protette istituite o modificate dal 2010.
Tabella 2: Distribuzione per regione del suolo consumato (2023) e del consumo di suolo annuale netto (2022-2023) nelle aree protette
MATTM (2010); ISPRA/SNPA (2024)
EUAP: I dati considerati si riferiscono all' EUAP 2010, integrato con i dati delle aree protette istituite o modificate dal 2010.
Complessivamente all’interno delle aree protette EUAP, nel 2024, a fronte di una superficie totale di oltre tre milioni di ettari, risultano consumati oltre 58.000 ettari (pari all’1,9% della superficie complessiva). I valori più bassi si individuano nelle aree EUAP situate in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Molise, dove il suolo consumato è inferiore al mezzo punto percentuale (Tabella 1).
I valori più elevati della densità di consumo di suolo (Tabella 2) si rilevano in Umbria con 0,64 metri quadrati di nuovo consumo di suolo per ogni ettaro di territorio protetto; seguono Lazio (0,57), Lombardia e Marche (0,51), Abruzzo e Toscana, rispettivamente con 0,43 e 0,35 metri quadrati per ettaro. Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Veneto risultano essere al di sotto della media nazionale (0,26 m2/ha. È da evidenziare che, in assenza della cartografia della zonizzazione delle aree protette, non è possibile determinare se il consumo di suolo avvenga nelle zone 3 o D (aree urbanizzate soggette a PUC). Tale informazione migliorerebbe la comprensione del fenomeno, accentuandone la gravità qualora riguardasse le zone 1/A o 2/B, dotate di maggiore tutela ambientale. Tra i Parchi Nazionali, il parco del Vesuvio, pur rimanendo quello con la maggiore percentuale di suolo consumato (8,7%), fa registrare dei valori bassissimi di nuovo consumo (0,01 ha). I parchi dove si registra il maggior consumo di suolo sono quelli del Gran Sasso e Monti della Laga (8,6 ha) e quello dei Monti Sibillini (5,18 ha), che insieme racchiudono il 48% del nuovo consumo di tutti i Parchi Nazionali. Un ulteriore 31% del consumo registrato nei Parchi Nazionali è localizzato nel Pollino (4,63 ha) e in quello del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (4,25 ha).