Francesca Pepe, Fabrizio Vazzana
L'indicatore analizza la distribuzione sul territorio nazionale di tutte le attività industriali secondo le categorie definite nel D.Lgs. 105/2015 per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. L'analisi delle tipologie di stabilimenti permette di definire, sia pure in modo qualitativo, una mappatura del rischio industriale nel nostro Paese. La normativa suddivide gli stabilimenti in 38 categorie di attività più una trentanovesima categoria (altro) comprendente tutte le attività non rientranti nelle precedenti, sulla base del codice NACE. Al 30 giugno 2026, sono 972 gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, un’unità in più rispetto a dicembre 2025. Per quanto concerne la tipologia delle attività presenti sul territorio nazionale, si riscontra al 1° posto una prevalenza di depositi di "(14) stoccaggio di GPL”, al 2° “(22) impianti chimici”, al 3° posto le cosiddette "(39) Altre attività, non specificate", al 4° gli stabilimenti di “(13) produzione, imbottigliamento e distribuzione all'ingrosso di gas di petrolio liquefatto (GPL)” e al 5° i depositi di “(10) Stoccaggio di combustibili (anche per il riscaldamento, la vendita al dettaglio ecc.)”. Insieme questi costituiscono circa il 50% del totale degli stabilimenti.
Dall'analisi delle tipologie di stabilimenti è possibile ottenere importanti informazioni sulla mappa del rischio industriale nel nostro Paese. L’attività di uno stabilimento permette, infatti, di conoscere preventivamente, sia pure in modo qualitativo, il potenziale pericolo associato. La nuova normativa suddivide gli stabilimenti Seveso in 38 categorie di attività più una trentanovesima categoria (altro) comprendente tutte le attività non rientranti nelle precedenti, sulla base del codice NACE, un sistema di classificazione generale utilizzato per sistematizzare e uniformare le definizioni delle attività economico/industriali nei diversi Stati membri dell'Unione Europea. Dall’appartenenza di uno stabilimento a una delle sopraelencate categorie è possibile conoscere preliminarmente i rischi a questo associabili. I depositi di stoccaggio di combustibili e gas liquefatti e i depositi di esplosivi e articoli pirotecnici sono caratterizzati, per esempio, da un prevalente rischio di incendio e/o esplosione con effetti riconducibili, in caso di incidente, principalmente a irraggiamenti e sovrappressioni più o meno elevati e quindi a danni strutturali agli impianti ed edifici e danni fisici per l’uomo. Gli impianti chimici, gli impianti di produzione di prodotti farmaceutici, i depositi di stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi associano al rischio di incendio e/o esplosione, come i precedenti, il rischio di diffusione di sostanze tossiche, anche a distanza, e quindi la possibilità di pericoli, immediati e/o differiti nel tempo, per l’uomo e per l’ambiente. Gli impianti di lavorazione e trattamento dei metalli e gli impianti di stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti sono invece normalmente caratterizzati da un prevalente rischio di danno ambientale e in conseguenza a danni indiretti alla salute dell’uomo.
Stimare la natura prevalente dei rischi cui sono soggetti: l’uomo, l'aria, il suolo, il sottosuolo, la falda e le acque superficiali, in relazione alla presenza di determinate tipologie di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
D.Lgs. 105/2015, art. 5, comma 3, Predisposizione dell'Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti
Nessuna
Nessuna
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica)
Tutte le informazioni provengono dall’Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti che ISPRA predispone e aggiorna per conto del MASE.
https://www.rischioindustriale.isprambiente.gov.it/seveso-query-105/Default.php
Nazionale
2019-2026
Numero di stabilimenti
Tutte le informazioni sono tratte dall'Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, previsto dall’articolo 5, comma 3 del D.Lgs. 105/2015. L'inventario permette l'estrazione di un file excel che consente di estrapolare dopo differenti passaggi, i dati necessari per l'aggiornamento dell'indicatore.
Al 30 giugno 2026, il numero di stabilimenti è pari a 972; quelli di soglia inferiore sono pari a 467, mentre quelli di soglia superiore, sono 505.
Si evidenziano lievi variazioni del numero e del tipo di industrie sottoposte agli obblighi imposti dalla normativa “Seveso”. Dal 2019 al giugno 2026 gli stabilimenti sono passati da 991 a 972, con una riduzione pari a circa il 2%.
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Titolo
Tabella 1: Stabilimenti Seveso suddivisi per tipologia di attività (agg. 30/06/2026) Fonte
ISPRA, Inventario Nazionale degli Stabilimenti a Rischio di incidente Rilevante |
Per quanto concerne la tipologia delle attività presenti sul territorio nazionale (Figura 1), si riscontra una prevalenza di depositi di "(14) stoccaggio di GPL” e al 2° posto “(22) impianti chimici”. Seguono al 3° posto le cosiddette "(39) Altre attività, non specificate", al 4° gli stabilimenti di “(13) produzione, imbottigliamento e distribuzione all'ingrosso di gas di petrolio liquefatto (GPL)” e al 5° i depositi di “(10) Stoccaggio di combustibili (anche per il riscaldamento, la vendita al dettaglio ecc.)”. Insieme questi costituiscono circa il 50% del totale degli stabilimenti.
Seguono al 6° posto i depositi di "(16) Stoccaggio e distribuzione all'ingrosso e al dettaglio (ad esclusione del GPL)", al 7° gli impianti di “(07) trattamento dei metalli mediante processi elettrolitici o chimici”, all'8° gli impianti di "(19) produzione di prodotti farmaceutici" e di “(38) fabbricazione di sostanze chimiche (non specificate altrimenti nell'elenco)”, al 9° gli impianti di "(11) produzione, distruzione e stoccaggio di esplosivi”. A seguire al 10° posto gli impianti di “(17) produzione e stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi” e all'11° quelli di “(20) stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti”.
Come si può notare dalla Tabella 1, le variazioni sono minime, quindi, appare verosimile che dall'entrata in vigore del D.Lgs. 105/2015, dopo il passaggio dal D.Lgs. 334/99 che ha portato a una sensibile diminuzione degli stabilimenti assoggettati, si rilevi una condizione di sostanziale stabilità, seppure con un lieve processo di riduzione nel corso degli anni.