Antonio Caputo, Daniela Romano
L’indicatore è costituito dal rapporto tra le emissioni atmosferiche di gas serra e i consumi finali di energia per settore. Il valore medio delle intensità emissive mostra una differenza tra i settori in relazione alla diversa diffusione delle fonti rinnovabili. Complessivamente l’intensità emissiva per gli impieghi finali è diminuita del 29,8% dal 1990 al 2024. I dati mostrano che le politiche di decarbonizzazione dei consumi energetici hanno prodotto risultati apprezzabili nei settori della produzione di energia elettrica e nell’industria manifatturiera. Al contrario, il settore dei trasporti, decisamente meno centralizzato dei settori menzionati, rappresenta il vero "nocciolo duro" e la sfida principale per i prossimi anni.
L'indicatore è costituito dal rapporto tra le emissioni atmosferiche di gas serra e i consumi finali di energia per settore.
Misurare le emissioni di gas serra per unità di energia consumata e risponde all'esigenza di ridurre il contenuto di carbonio negli usi finali dell'energia.
Sebbene l’indicatore monitori una dinamica per la quale storicamente non esisteva una soglia massima obbligatoria per legge, oggi esso si inserisce nel quadro vincolante delineato dal Green Deal europeo e dalla Legge europea sul clima (Regolamento UE 2021/1119), che impone il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990).
Nello specifico, l'andamento dell'indicatore risponde direttamente alle traiettorie di efficienza energetica tracciate dalla Direttiva sulla Rifusione dell'Efficienza Energetica (UE) 2023/1791 (parte del pacchetto normativo "Fit for 55"), che ha introdotto l'obbligo collettivo per gli Stati membri di ridurre il consumo di energia finale a livello UE dell'11,7% entro il 2030 rispetto alle proiezioni dello scenario di riferimento del 2020.
A livello nazionale, queste tappe trovano applicazione e monitoraggio all'interno del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC), che definisce i target italiani di efficienza e transizione energetica per i prossimi decenni.
La rilevanza dell'indicatore si riduce passando dal livello nazionale a quello locale, per effetto della distribuzione non uniforme della produzione e del consumo di energia sul territorio nazionale.
ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente)
EUROSTAT (Ufficio Statistico delle Comunità Europee)
MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica)
Terna - Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
ISPRA, Inventario delle emissioni in atmosfera, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
MASE, Bilancio Energetico Nazionale, anni vari, https://dgsaie.mise.gov.it/bilancio-energetico-nazionale
Nazionale
1990-2024
L'indicatore dell'intensità emissiva è elaborato da ISPRA su base nazionale attraverso il rapporto diretto tra le emissioni e i consumi dei rispettivi comparti. La solidità del calcolo poggia sulla perfetta coerenza logica tra due fonti principali: le stime ISPRA relative alle emissioni da processi energetici e i dati sui consumi settoriali rilevati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. A livello operativo, la ripartizione dei dati segue criteri di attribuzione ben definiti. Le emissioni generate dalle industrie energetiche vengono assegnate al settore della trasformazione, mentre quelle del comparto residenziale e terziario includono al loro interno anche le emissioni derivanti da agricoltura e pesca. Infine, nel computo del totale complessivo utile al calcolo dell'indicatore, vengono integrati i consumi legati alla trasformazione, mentre restano rigorosamente esclusi i bunkeraggi e gli usi non energetici.
Nel 2024, l'intensità emissiva è 2,20 tCO2eq/tep (Tabella 1). Nel dettaglio: le industrie energetiche mostrano un'intensità emissiva di 2,6 tCO2eq/tep; l’industria manifatturiera un valore di 2 tCO2eq/tep. Nei trasporti si rileva un valore di 3 tCO2eq/tep, mentre nel settore civile (residenziale, terziario, agricoltura e pesca) si registra il valore 1,42 tCO2eq/tep.
L'indice totale nazionale sperimenta una contrazione costante e lineare, passando da 3,13 (1990) a 2,20 (2024), segnando un miglioramento complessivo dell'efficienza emissiva del sistema Italia pari a circa il 30%. Il dato più macroscopico e d'impatto riguarda il settore delle industrie energetiche (produzione di energia elettrica e raffinazione). Nel 1990 questo comparto registrava l'indice più alto in assoluto, pari a 4,82 tCO2eq/tep. L'abbandono progressivo del carbone e dei combustibili fossili liquidi a favore del gas naturale e, dal 2007, la diffusione delle fonti rinnovabili, questo valore è crollato a 2,60 tCO2eq/tep nel 2024. Si tratta di un taglio dell'intensità emissiva del 46%, il risultato più netto tra tutti i settori analizzati, che dimostra la profonda decarbonizzazione della generazione elettrica italiana. In controtendenza rispetto al comparto energetico troviamo i Trasporti. Nel 1990 l'indice era a 3,16 tCO2eq/tep e nel 2024 si attesta a 2,99 tCO2eq/tep, rimanendo quasi immobile per 35 anni (con oscillazioni minime sempre intorno a quota 3,00 tCO2eq/tep). Industrie manifatturiere e Terziario/Residenziale/Agricoltura mostrano una riduzione dell’intensità emissiva. La manifattura scende da 2,70 tCO2eq/tep a 2,02 tCO2eq/tep (grazie ai processi di efficientamento ed elettrificazione), mentre il blocco residenziale/agricolo cala da 2,09 tCO2eq/tep a 1,42 tCO2eq/tep, beneficiando dell'elettrificazione dei consumi domestici (es. pompe di calore).
| Allegati |
|---|
Titolo
Tabella 1: Intensità emissiva di gas serra da consumi energetici Fonte
Elaborazione ISPRA su dati MASE, ISPRA e EUROSTAT |
Nel 2024, i trasporti sono diventati il settore a più alta intensità emissiva dell'intera economia. Questo fenomeno fotografa una resistenza strutturale al cambiamento: nonostante i motori siano diventati singolarmente più efficienti e meno inquinanti, l'aumento della domanda di mobilità, lo spostamento persistente delle merci su gomma e la lentezza nel ricambio complessivo del parco circolante nazionale hanno neutralizzato gran parte dei progressi tecnologici. Il valore medio delle intensità emissive per settore mostra una marcata differenza tra i settori in relazione alla diversa diffusione delle fonti rinnovabili. Tutti i settori presentano una riduzione delle intensità emissive con i trasporti che sono il settore con la minore riduzione dell’intensità. Il comparto elettrico essendo composto da grandi player industriali altamente regolati e soggetti al mercato dei permessi di emissione (sistema ETS europeo), ha potuto convertire rapidamente centrali termoelettriche e raffinerie mentre nel settore dei trasporti le decisioni di acquisto dipendono dai singoli cittadini e piccole imprese (auto private, furgoni, camionisti) e il ricambio tecnologico è legato alle capacità economiche individuali.