Roberto Sannino, Federico Silvestri
L’indicatore considera i fertilizzanti distribuiti in agricoltura, cioè i mezzi tecnici impiegati essenzialmente per la crescita delle colture agrarie. Analizza la loro distribuzione territoriale e nel tempo, per una rappresentazione complessiva dell’impatto ambientale in funzione dei quantitativi e tipologie di fertilizzanti immessi in commercio.
Nel 2024 sono stati immessi in commercio oltre 4 milioni di tonnellate di fertilizzanti.
Il 44,7% è costituito dai concimi minerali (semplici, composti, a base di meso e microelementi), che costituiscono da sempre la tipologia più venduta, con l’unica eccezione nel 2022 e nonostante una propensione negativa nella loro distribuzione di lungo periodo (2000 - 2024).
Seguono i fertilizzanti organici (ammendanti e concimi organici), con un dato di vendita pari al 35,3% e una inversione nella propensione nella distribuzione di lungo periodo, positiva fino all’annata precedente (2000 - 2023).
La categoria più venduta è quella dei minerali semplici, con oltre 1,2 milioni di tonnellate (il 29,7% del totale dei fertilizzanti). Il loro volume di vendita presenta un andamento altalenante da diversi anni, ma il loro lieve aumento (rispetto al 2023) è più significativo rispetto al contemporaneo calo degli ammendanti, comportando un' inversione rispetto al prevalere degli ammendanti nell’ultimo biennio (calo di oltre 250.000 tonnellate, per un volume di vendita nel 2024 di circa 1 milione di tonnellate).
L’indicatore consente di valutare i quantitativi di fertilizzanti immessi annualmente al consumo per uso agricolo e di confrontare gli orientamenti della distribuzione nel tempo e sul territorio. I dati utili sono forniti dall’Istat e provengono dall’annuale rilevazione censuaria svolta presso le imprese che distribuiscono fertilizzanti con il marchio proprio o con marchi esteri.
La rilevazione Istat considera le diverse tipologie di fertilizzanti, quali i a)concimi minerali, organici e organo-minerali, cioè i prodotti la cui funzione principale è fornire elementi nutritivi alle piante, b)gli ammendanti e correttivi, cioè le sostanze adatte principalmente a modificare e migliorare la struttura e le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo, c)i materiali di coltivazione di diversa natura rispetto al terreno agrario (substrati di coltivazione) e d)altri prodotti che agiscono sull’assorbimento degli elementi nutritivi o sulle anomalie di tipo fisiologico (prodotti ad azione specifica). Non comprende i fertilizzanti distribuiti per un uso non agricolo.
L’indicatore analizza i dati in rapporto alle diverse categorie di fertilizzanti. Ne rappresenta il contenuto in elementi nutritivi messo a disposizione delle piante, prendendo in considerazione quelli principali (azoto, fosforo e potassio), quelli secondari nel loro complesso (calcio, magnesio e zolfo), il totale dei microelementi (boro, rame, ferro, ecc.) e il contenuto in sostanza organica.
Rappresentare il quantitativo di fertilizzanti distribuiti per uso agricolo e valutare la loro dinamica di distribuzione, su base nazionale e regionale. L’indicatore fornisce dati attendibili per una rappresentazione complessiva della pressione ambientale associata alla distribuzione dei fertilizzanti.
Il Decreto legislativo 29 aprile 2010 n. 75 e s.m.i. disciplina la produzione e l’immissione in commercio (nel territorio nazionale) dei fertilizzanti minerali e organici. Emerge la necessità della sua revisione, al fine di adeguarne i contenuti rispetto alle disposizioni del Regolamento 5 giugno 2019 n. 2019/1009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla messa a disposizione sul mercato comunitario di prodotti fertilizzanti con marcatura CE, che dal 16 luglio 2022 ha abrogato il precedente Regolamento (CE) 2003/2003. Nella prospettiva dello sviluppo dell’economia circolare e in un contesto di tutela della salute umana, animale o vegetale, della sicurezza e dell’ambiente, il nuovo Regolamento europeo fertilizzanti supporta l’esigenza di utilizzare materiali riciclati o organici nella concimazione. Al fine del recupero della sostanza organica è da citare anche la Direttiva 86/278/CEE, sull’utilizzo agronomico dei fanghi di depurazione. La Direttiva 91/676/CEE del Consiglio (Direttiva Nitrati), del 12 dicembre 1991, reca disposizioni per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole e introduce misure specifiche per l’applicazione al terreno dei fertilizzanti azotati, con limiti per ettaro nella distribuzione degli effluenti di allevamento e nella concentrazione dei nitrati nelle acque. In particolare, limita l’applicazione di effluenti zootecnici a una quantità pari a 170 kg di N/ha/anno, mentre il limite massimo di concentrazione dei nitrati ammesso nelle acque è pari a 50 mg/l. Di diretta emanazione sono il Decreto Ministeriale 19 aprile 1999 “Codice di buona pratica agricola”, che fornisce gli indirizzi per la corretta utilizzazione dei fertilizzanti azotati, e il testo aggiornato del Decreto Ministeriale 25 febbraio 2016 con le norme tecniche sull’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque reflue e del digestato.
In riferimento alla problematica dell’inquinamento da nitrati di origine agricola, il D.Lgs. 152/99 “Disposizioni sulla tutela delle acque da inquinamento”, aggiornato con il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 recante "Norme in materia ambientale", prevede l'individuazione di aree vulnerabili ai nitrati (ZVN), onde salvaguardare le acque superficiali e sotterranee dalla contaminazione. Da citare sono anche la Direttiva quadro sulle acque 2000/60/EC e la Direttiva 2006/118/CE, che non introducono limiti di impiego ma hanno come obiettivi la protezione delle acque interne, costiere e sotterranee dall’inquinamento e affrontano gli impatti del settore agricolo sulle risorse idriche.
Istat, mezzi di produzione in agricoltura, https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/distribuzione-per-uso-agricolo-dei-fertilizzanti-concimi-ammendanti-e-correttivi-2/
Il dato fa riferimento alla quantità commercializzata e non alla quantità realmente utilizzata dagli operatori agricoli.
Disporre di dati sulle quantità distribuite, eventualmente registrate presso aziende agricole e zootecniche rappresentative dei diversi contesti territoriali.
Istat (Istituto Nazionale di Statistica)
Istat, Distribuzione per uso agricolo dei fertilizzanti (concimi, ammendanti e correttivi) https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z1000AGR,1.0/AGR_MEANS/DCSP_FERTILIZZANTI
Nazionale, Regionale
1971, 1981, 1985, 1990-2024
Elementi nutritivi contenuti nei fertilizzanti (t)
Fertilizzanti distribuiti per categoria (t)
L'indicatore si basa sui dati statistici messi a disposizione da Istat, a seguito dell'indagine censuaria denominata "Rilevazione sulla distribuzione per uso agricolo dei fertilizzanti".
Nel 2024 sono stati immessi in commercio oltre 4 milioni di tonnellate di fertilizzanti. Il 44,7% è costituito dai concimi minerali (semplici, composti, a base di meso e microelementi), nei quali gli elementi nutritivi dichiarati sono presenti sotto forma di composti minerali ottenuti mediante estrazione o processi fisici e/o chimici industriali. I fertilizzanti di natura organica costituiscono il 35,3% del totale e sono rappresentati dai concimi organici, derivati da materiali organici di origine animale o vegetale, e dagli ammendanti. Seguono i correttivi del suolo (11,3%), i concimi organo-minerali (4,4%), cioè i concimi ottenuti da uno/più concimi minerali, matrici organiche e concimi organici, i substrati di coltivazione (2,5%) e i prodotti ad azione specifica (1,9%) (Tabella 1).
Tra i concimi minerali prevalgono i minerali semplici, oltre 1,2 milioni tonnellate (il 66,6%), mentre i composti sono 532 mila tonnellate (il 29,3%), dei quali il 47% binari (azoto/potassio, azoto/fosforo e fosforo/potassio) e i restanti ternari (azoto/fosforo/potassio). Il restante 4,1% (74 mila tonnellate) è rappresentato dall’insieme dei concimi a base di meso (calcio, magnesio, zolfo) e microelementi (boro, rame, ferro, etc.). I concimi a base di azoto continuano a essere la tipologia più diffusa tra i minerali, rappresentando oltre i 4/5 dei minerali semplici (87 %) e la quasi totalità dei minerali compositi (97,7%). In totale, i concimi minerali (semplici e composti) a base di azoto sono 1,6 milioni di tonnellate, pari all’86,6% del totale dei concimi minerali. (https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories).
Tra i fertilizzanti organici gli ammendanti, pari ad oltre 1 milione di tonnellate (il 71,6%), risultano la tipologia più venduta e tra essi predominano gli ammendanti misti, il 63,5%, e gli ammendanti vegetali (15%). Il volume di vendita degli ammendanti è inferiore a quello dei concimi minerali semplici e dei minerali semplici a base di azoto (rispettivamente di 180 mila tonnellate e 24.000 tonnellate).
Il 26,1% dei fertilizzanti, pari a oltre 1 milione di tonnellate, si presenta come prodotti autorizzati per l’uso nella produzione biologica (https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories). Di essi, oltre la metà (il 51,4%) sono distribuiti per conservare e migliorare le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo.
Il titolo di ogni elemento nutritivo (principali, secondari o mesoelementi, microelementi e sostanza organica) è associato alle caratteristiche del fertilizzante immesso in commercio. Nel 2024 sono stati distribuiti 596 mila tonnellate di azoto, 179 mila tonnellate di fosforo, 121 mila tonnellate di ossido di potassio, 327 mila tonnellate di mesoelementi (calcio, magnesio e zolfo) e 90 mila tonnellate di sostanza organica (Tabella 3). Poco più della metà dell’azoto (54,2%) e dell’ossido di potassio (55,3%), circa la metà dell’anidride fosforica (48,9%) e quasi i 2/5 della sostanza organica (39,1%) sono distribuiti nelle quattro regioni della pianura padana (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia - Romagna)(Tabella 2). Tale concentrazione è determinata dal tipo di agricoltura, in particolare dalle scelte produttive aziendali e dalle tecniche colturali adottate, di conseguenza è da associare alle esigenze nutrizionali delle colture agrarie praticate e alle caratteristiche dei suoli, nonché è da correlare ai fattori ambientali, in primo luogo le variabili ambientali
Nel periodo 2000 - 2024 la distribuzione dei fertilizzanti presenta un calo di 564 mila tonnellate, pari al 12,2%. L’elemento di rilievo è il differente andamento nelle varie categorie. L’evoluzione è negativa negli organo-minerali, - 243 mila tonnellate (-57,9%), e soprattutto nei concimi minerali, caratterizzati da una contrazione di oltre 1,6 milioni di tonnellate (-47,3%), significativa sia per i minerali semplici sia per i composti (rispettivamente -39,8% e - 62,6%). Si contrappone il notevole incremento dei correttivi, il cui utilizzo assume un rilievo negli ultimi quindici anni, e la crescita dei fertilizzanti organici, pari circa il doppio (92,7%) ed evidente soprattutto negli ammendanti, il cui volume di vendita è oltre il doppio (110,7%). La tendenza di lungo periodo degli ammendanti assume un carattere positivo, in considerazione del loro ruolo nel mantenimento della sostanza organica nei suoli agrari e in generale per la conservazione della biodiversità dei terreni (Tabella 1).
Gli ultimi cinque anni (2020 - 2024), invece, sono caratterizzati da una marcata variabilità annuale dei quantitativi di fertilizzanti distribuiti (Tabella 1). Considerando il valore medio del volume di vendita nell’ultimo quinquennio (oltre 4,3 milioni di tonnellate) il 2024 si colloca al di sotto della media, evidenziando una contrazione della distribuzione complessiva dei fertilizzanti. L'analisi delle diverse tipologie mostra che la riduzione interessa in misura contenuta i concimi minerali (-0,8%), per effetto del calo dei concimi minerali composti (-9,4%), solo in parte compensato dall'incremento dei concimi semplici (+0,8%). Più marcata è invece la diminuzione dei fertilizzanti organici (-9,5%), attribuibile principalmente alla contrazione degli ammendanti (-15,2%).
Rispetto al mantenimento della fertilità dei suoli, un fenomeno importante è l’applicazione diretta al suolo o dopo un trattamento di trasformazione (ad esempio la digestione anaerobica) dei materiali organici provenienti dall’attività agricola (reflui zootecnici e residui vegetali). Questo fenomeno ha la capacità di incidere sulle dinamiche di distribuzione dei fertilizzanti organici, incluso il volume di vendita degli ammendanti immessi in commercio, tuttavia, non è analizzato in questa sede perché estraneo all’indagine Istat.
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Tabella 1: Fertilizzanti distribuiti per categoria (1998-2024) Fonte
Istat, Rilevazione sulla distribuzione per uso agricolo dei fertilizzanti Legenda
a) Dato non rilevato; b) La rilevazione è iniziata nel 2006 |
Titolo
Tabella 2: Distribuzione regionale degli elementi nutritivi contenuti nei fertilizzanti (2024) Fonte
Istat, Rilevazione sulla distribuzione per uso agricolo dei fertilizzanti |
Titolo
Tabella 3: Elementi nutritivi contenuti nei fertilizzanti (1971, 1981, 1985, 1990-2024) Fonte
Istat, Rilevazione sulla distribuzione per uso agricolo dei fertilizzanti |
Nel 2024 i concimi minerali (semplici, composti, a base di meso e microelementi) continuano a rappresentare la tipologia più venduta (Tabella 1), confermando una tendenza osservata negli anni, con la sola eccezione del 2022, quando i fertilizzanti organici (ammendanti e concimi organici) hanno registrato un volume di vendita superiore. La prevalenza dei concimi minerali nel 2024 è da associare alla evoluzione di vendita rispetto all’annualità precedente, in quanto il decremento dei concimi minerali (2%) è di minore entità rispetto al contestuale calo dei fertilizzanti organici (20,8%).
Tra i concimi minerali prevalgono i concimi a base di azoto, che è il principale elemento nutritivo in grado di stimolare la crescita delle piante (e delle alghe), di conseguenza anche responsabile del deterioramento del suolo e delle acque. La forma più diffusa (https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z1000AGR,1.0/AGR_MEANS/DCSP_FERTILIZZANTI) è l’azoto ammidico (il 54% degli elementi nutritivi a base di azoto), caratterizzato da un lento rilascio nel terreno e contenuto principalmente nei concimi minerali a base di urea. Seguono l’azoto ammoniacale (21,8%), non direttamente assimilabile dall’apparato radicale delle piante, l’azoto organico (15,1%) a cessione lenta e graduale, e l’azoto nitrico (9%), che è la forma di azoto immediatamente assimilabile dalle radici, molto mobile nel terreno e solubile in acqua e che costituisce l’elemento principale dei concimi minerali a base di nitrati.
L’andamento in crescita dei fertilizzanti organici nel lungo periodo (+92,7% rispetto al 2000) appare in contrapposizione con il loro calo di vendita nell’ultimo quinquennio (-9,5% rispetto al 2020) e nell’ultima annualità (-20,8%), evidenziando una inversione di tendenza rispetto alla maggiore propensione all’utilizzo che aveva caratterizzato fino al 2023 l’impiego dei fertilizzanti organici in agricoltura. L’evoluzione negativa è da associare al decremento nel loro volume di vendita nell’ultima annualità e rappresenta un processo da comprendere, con l’ausilio dei dati delle prossime annualità. In questa sede, tuttavia, è da valutare in modo negativo, data la maggiore capacità dei fertilizzanti organici di contribuire all’aumento della sostanza organica del suolo e la loro minore incidenza sul potenziale inquinamento delle falde e nell’emissione dei gas serra in atmosfera.
Tra i fertilizzanti organici prevalgono gli ammendanti e tra essi l’ammendante misto, con oltre 615 mila tonnellate e l’ammendante vegetale e compostato verde, con oltre 150 mila tonnellate (https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories). Il maggiore volume di vendita dell’ammendante misto è da associare alla composizione, avendo come componenti sia i residui e rifiuti di origine vegetale (esempio cortecce, residui colturali e scarti della manutenzione del verde ornamentale), che caratterizzano l’ammendante vegetale e compostato verde, che i rifiuti organici trasformati e stabilizzati, provenienti dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani da raccolta differenziata, dal digestato anaerobico, dai rifiuti di origine animale e di attività agroindustriali e dalla lavorazione del legno e del tessile non trattato. Trattasi, dunque, di fertilizzanti che valorizzano il recupero delle sostanze organiche, secondo i principi dell’economia circolare.
Come nelle annualità precedenti, è da sottolineare che l’attitudine all’impiego dei fertilizzanti organici è da correlare alla maggiore consapevolezza degli operatori agricoli rispetto alla necessità del ripristino e della conservazione della fertilità dei suoli agrari e alla conseguente decisione di fare ricorso a scelte tecniche aziendali orientate verso una gestione sostenibile del capitale naturale. Le motivazioni sono diverse e comprendono principalmente:
a) la maggiore sensibilità ambientale degli operatori agricoli, sostenuta dall’attenzione crescente dei consumatori verso l’ambiente;
b) il consolidamento della politica agricola a supporto di forme di agricoltura più rispettose degli equilibri ambientali, ad esempio l’agricoltura biologica e l’agricoltura conservativa;
c) le decisioni della politica comunitaria e del legislatore nazionale di valorizzare la sostenibilità ambientale del recupero della sostanza organica, in alternativa allo smaltimento dei rifiuti organici in discarica.
L’osservazione sulla tendenza dissimile tra lungo e medio periodo nella distribuzione dei fertilizzanti di natura organica non trova una spiegazione dall’analisi della distribuzione della parte attiva dei fertilizzanti, ossia gli elementi nutritivi che agiscono direttamente sulla fertilità del suolo e delle piante. Infatti, il dato assoluto delle ultime quattro annualità appare profondamente diverso rispetto ai valori degli anni precedenti, una circostanza che ne impedisce l’interpretazione e la valutazione (Tabella 3 e Figura 1). L’ultimo triennio, in ogni caso, si caratterizza per una evoluzione negativa nella disponibilità di sostanza organica. Altrettanto difficile è formulare considerazioni tecniche sulla evoluzione degli altri elementi nutritivi principali, in quanto la tendenza nell’impiego è condizionata dalle caratteristiche commerciali dei prodotti fertilizzanti immessi in commercio. In generale, prendendo in considerazione i valori medi del lungo periodo ( 2000 - 2024) e dell’ultimo quinquennio (2020 -2024), emerge per i tre elementi una tendenza in prevalenza decrescente nel lungo periodo, irregolare nel medio periodo e negativa nell’ultima annualità.