Antonella Bernetti, Gianluca Iarocci
Questo indicatore misura la consistenza quantitativa e l'evoluzione del parco veicolare stradale in Italia mettendolo in relazione con la popolazione residente – attraverso parametri come i veicoli per abitante – al fine di misurare la dimensione di una flotta che costituisce un importante fattore di pressione ambientale.Secondo Eurostat, l’Italia presenta il parco veicolare più elevato tra i paesi dell'Unione Europea in rapporto alla popolazione. Nel 2024, il numero di autovetture per mille abitanti è pari a 701 (superato solo da Liechtenstein che non è membro dell'Unione Europea). Il parco circolante su strada è caratterizzato da una crescita negli anni trainata principalmente dal comparto delle autovetture
L'indicatore misura l'evoluzione del parco veicolare stradale, responsabile di gran parte dei consumi energetici, delle emissioni di gas serra e delle emissioni di inquinanti del settore dei trasporti.
Misurare la dimensione della flotta veicolare
Il quadro normativo associabile all'indicatore della consistenza e della densità della flotta veicolare si articola attraverso una complessa architettura legislativa multilivello che connette gli indirizzi dell'Unione Europea alle politiche nazionali e alla pianificazione degli enti locali. Trattandosi di un indicatore che misura direttamente la concentrazione di veicoli e il tasso di motorizzazione privata, i suoi riferimenti principali si legano a doppio filo alle norme sul clima, alla tutela della qualità dell'aria e alla regolamentazione della mobilità urbana e del territorio.
Sul piano europeo, l'indicatore trova il suo fondamentale motore regolatorio nel pacchetto di riforme per il clima denominato Fit for 55 e, in particolare, nel Regolamento UE 2019/631 e nelle sue successive modifiche. Questa normativa fissa i livelli di prestazione in materia di emissioni di anidride carbonica per le autovetture nuove e per i veicoli commerciali leggeri, imponendo una riduzione progressiva dei target emissivi fino al vincolo del cento per cento di emissioni zero a partire dal 2035, anno che segnerà il blocco della vendita di nuovi veicoli a combustione interna. Di analogo impatto sulla composizione dei mezzi pesanti e collettivi è il Regolamento UE 2024/1610, che definisce i target per i veicoli commerciali pesanti e fissa severe quote di decarbonizzazione per le nuove flotte di autobus urbani ed extraurbani.
Sotto il profilo della tutela ambientale e della salute pubblica, la consistenza numerica del parco circolante incide in modo diretto sull'applicazione della Direttiva europea 2016/2284, nota come Direttiva NEC, la quale impone agli Stati membri la riduzione strutturale delle emissioni nazionali di specifici inquinanti atmosferici, come gli ossidi di azoto e le polveri sottili, di cui il trasporto su gomma è uno dei principali responsabili. I dati sulla numerosità e l'anzianità dei veicoli alimentano infatti i modelli di inventario delle emissioni nazionali gestiti da ISPRA, permettendo di verificare il rispetto degli standard e l'efficacia dei progressivi limiti di omologazione, ossia i regolamenti comunitari relativi alle diverse classi Euro, fino alla definizione dello standard Euro 7.
A livello nazionale, la necessità di mitigare un tasso di motorizzazione tra i più alti d'Europa e di incentivare lo spostamento modale verso forme di trasporto collettivo o dolce è governata dagli strumenti programmatici statali. Tra questi spicca il Piano per la Transizione Ecologica, adottato tramite Decreto Interministeriale, che delinea le strategie italiane per la mobilità sostenibile ponendo obiettivi di riduzione del parco auto privato attraverso lo sviluppo della sharing mobility e il potenziamento dei trasporti pubblici. In parallelo, la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica (Legge 2/2018) e il relativo Piano Generale forniscono le linee di finanziamento e i principi per accrescere la quota di mobilità non motorizzata, con lo scopo di alleggerire la pressione veicolare nelle aree urbane.
Infine, la governance locale traduce questi macro-obiettivi sul territorio attraverso strumenti normativi di pianificazione e infrastrutturazione. Il Decreto Legislativo 257/2016, che recepisce la Direttiva europea DAFI, impone una progressiva infrastrutturazione stradale per i combustibili alternativi, legando la pianificazione dei punti di ricarica elettrica alla diffusione attesa dei veicoli. Nei contesti urbani, la regolamentazione dell'impatto di una flotta così densa è affidata ai Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), resi obbligatori dalle linee guida ministeriali per le città metropolitane e i comuni con oltre centomila abitanti. I PUMS rappresentano l'atto normativo locale deputato a contrastare l'iper-motorizzazione privata mediante l'istituzione di zone a traffico limitato, aree pedonali e disincentivi alla circolazione, calibrando i propri interventi proprio sull'evoluzione quantitativa dei veicoli censiti sul territorio.
ACI, Studi e ricerche, anni vari, https://www.aci.it/laci/studi-e-ricerche.html
ISPRA, Italian Emission Inventory 1990 – 2024, Informative Inventory Report 2026, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA, Rapporti 426/26, https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/italian-emission-inventory-1990-2024-informative-inventory-report-2026
ISPRA, Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024, National Inventory Document 2026 – Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024, ISPRA, Rapporti 428/26 https://emissioni.sina.isprambiente.it/national-inventory-document/
L'indicatore viene costruito sulla base di diverse fonti dei dati di base; per esigenze di confronto è necessario quindi tenere conto di tale aspetto, in particolare con riferimento ai dati sul parco circolante provenienti dagli archivi ACI e MIT, non del tutto allineati negli anni.
-
ACI (Automobile Club d'Italia)
ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori)
Eurostat (Ufficio Statistico delle Comunità Europee)
Istat (Istituto Nazionale di Statistica)
MIT (Ministero delle Infrastruttura e dei Trasporti)
ACI, Dati e Statistiche, anni vari, http://www.aci.it/laci/studi-e-ricerche/dati-e-statistiche/open-data.html
ANCMA, Statistiche sui veicoli a due ruote, anni vari, http://www.ancma.it/statistiche/
Istat Database, Dati sulla popolazione residente, anni vari, https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it
MIT, Conto nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anni vari, http://www.mit.gov.it
Eurostat Database, Commissione Europea, anni vari, https://ec.europa.eu/eurostat/data/database
ISPRA, Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, anni vari, https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
Nazionale
1990-2024
Il dato sui veicoli circolanti è stato elaborato sulla base dei dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I dati sulla popolazione residente sono di fonte ISTAT. I dati sul parco sono i dati di base utilizzati per la stima delle emissioni da traffico stradale ai fini della redazione dell'Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera. Le categorie veicolari di riferimento derivano dalla classificazione COPERT. I dati Eurostat riportati per il parco italiano vengono prodotti da ACI.
I dati al 2024 documentano una flotta veicolare complessiva che ha raggiunto la quota di 57.788.459 unità (Tabella 1). All'interno di questo scenario, il comparto delle autovetture si conferma la componente nettamente maggioritaria del mercato, rappresentando il 72,0% dell'intero parco circolante. Questa imponente concentrazione di mezzi privati si traduce in un tasso di motorizzazione eccezionalmente elevato, pari a 0,980 veicoli per ogni abitante residente, un valore che indica la presenza di quasi un mezzo di trasporto per ciascun cittadino, includendo nel computo anche le fasce di popolazione non aventi diritto alla guida. Se si stringe il focus sulle sole automobili, il dato italiano si attesta a 701 vetture ogni mille abitanti, una proporzione che colloca l'Italia al primo posto nell'Unione Europea (la cui media nel 2024 è pari a 577 vetture per mille abitanti), superata soltanto dal Liechtenstein(che non è membro dell'UE)con 767 vetture e significativamente distanziata dalle medie di grandi economie continentali quali la Germania (590), la Francia (577) e la Spagna (543) (Tabella 2).
Dal 1990 al 2024 il volume complessivo dei veicoli è passato da 36.515.793 a 57.788.459 unità, registrando un incremento netto del 58,3%. Questa espansione è stata trainata principalmente dalla crescita del mercato automobilistico privato, che ha visto le autovetture aumentare del 51,8%. Anche il parco dei veicoli commerciali leggeri è caratterizzato da una forte crescita nel periodo di riferimento. Nel comparto delle due ruote si registra invece un mutamento nei consumi e negli stili di vita, caratterizzato dal progressivo declino dei ciclomotori, a beneficio dei motocicli di cilindrata superiore. Al contrario, i segmenti dedicati al trasporto collettivo e alla logistica pesante mostrano segnali di stagnazione o di riorganizzazione strutturale (Tabella 1 e Figura 1).
Viene quindi attribuita una valutazione negativa al trend, connotato da carenza a livello intermodale e dalle esternalità negative proprie di un'elevata dimensione della flotta rispetto alla popolazione residente, quali congestione, incidenti, inquinamento.
| Allegati |
|---|
Titolo
Tabella 1: Consistenza del parco veicolare stradale per categoria e densità rispetto alla popolazione Fonte
Elaborazione ISPRA su: dati ACI, ANCMA, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (parco circolante) e ISTAT (popolazione residente). |
Titolo
Tabella 2: Numero di autovetture per mille abitanti, per Paese Fonte
Eurostat |
La maggiore densità e uso dei veicoli comporta un aumento più che proporzionale dei costi medi sostenuti dalla popolazione per gli spostamenti e un notevole incremento delle principali esternalità negative legate al trasporto su strada: inquinamento, congestione e incidenti. Le motivazioni alla base di un tasso di motorizzazione così elevato risiedono in una combinazione di fattori strutturali, urbanistici e culturali. La cronica mancanza di investimenti nel potenziamento del trasporto pubblico ha spesso reso l'automobile una scelta quasi obbligata per i collegamenti extraurbani e periferici. A ciò si aggiunge l'evoluzione dei modelli insediativi, caratterizzati da una crescente frammentazione urbana che ha allontanato i centri residenziali dai luoghi di impiego e di studio, accentuando la necessità di spostamenti autonomi e flessibili. Da un punto di vista socio-culturale, il possesso del mezzo privato conserva in Italia una forte centralità, favorendo la diffusione di nuclei familiari multi-veicolo in cui ogni componente adulto dispone di un mezzo proprio. Infine, la spinta eccezionale impressa al segmento dei veicoli commerciali leggeri nell'ultimo decennio trova una spiegazione diretta nei mutamenti dell'economia digitale, dove l'esplosione del commercio elettronico e della logistica dell'ultimo miglio ha imposto una diffusione capillare di furgoni adibiti alle consegne rapide nei contesti urbani. Nelle grandi aree urbane i veicoli a due ruote si sono diffusi in modo notevole e sono usati per la mobilità personale, viste le difficoltà di utilizzare l’automobile a causa della congestione e delle difficoltà di parcheggio nelle zone centrali, della mancanza spesso di valide alternative nei mezzi pubblici.