Cristina Frizza
Nel 2023 la spesa complessiva dell’economia italiana destinata alla protezione dell’ambiente ammonta a 52,9 miliardi di euro, pari al 2,5% del Prodotto interno lordo (PIL). Questo ultimo valore si mantiene sostanzialmente stabile nel periodo 2016–2023, segnalando una continuità negli investimenti dedicati alla salvaguardia ambientale. Le risorse sono impiegate principalmente per la gestione dei rifiuti e la gestione delle acque reflue, che rappresentano le due voci di spesa più rilevanti (rispettivamente 46% e 26%). A queste si affiancano, con peso minore ma comunque significativo, gli interventi di protezione e risanamento del suolo, delle acque sotterranee e superficiali, la tutela della biodiversità e del paesaggio, la protezione dell’aria e del clima, nonché le attività di abbattimento del rumore e delle vibrazioni (esclusi gli ambienti di lavoro). Completano il quadro le spese per ricerca e sviluppo ambientale e per altre attività di supporto, che contribuiscono alla diffusione di soluzioni innovative e sostenibili e altre finalità ambientali.
L'indicatore misura la spesa nazionale per la protezione dell'ambiente sostenuta dalle unità residenti (amministrazioni pubbliche, imprese e famiglie), in coerenza con i Conti economici ambientali europei. La spesa comprende i consumi finali, gli investimenti, i trasferimenti e le altre componenti economiche destinate alla produzione e all'utilizzo di servizi per la protezione dell'ambiente. I dati sono elaborati nell'ambito dei conti economici ambientali e, sono classificati secondo la nuova Classification of Environmental Purposes (CEP), che sostituisce la precedente classificazione CEPA.
Monitorare le risorse economiche destinate alla protezione dell'ambiente dalle unità residenti, secondo una metodologia armonizzata a livello europeo, a supporto delle politiche ambientali e dello sviluppo sostenibile.
Regolamento delegato (UE) 2022/125 della Commissione, che modifica gli allegati del Regolamento (UE) n. 691/2011.[SI1]
Regolamento delegato (UE) 2025/1131 della Commissione, che aggiorna gli allegati del Regolamento (UE) n. 691/2011 introducendo la Classification of Environmental Purposes (CEP).
Eurostat, Environmental Protection Expenditure Accounts (EPEA) – Manual and methodological guidance (ultima versione disponibile).
United Nations, European Commission, FAO, IMF, OECD, World Bank, System of Environmental-Economic Accounting – Central Framework (SEEA CF), 2012.
Istat, Produzione e spesa per finalità ambientali – aggiornamento delle serie storiche, ultima edizione disponibile.
Istat, Economia e ambiente – Conti economici ambientali, ultima edizione disponibile.
Eurostat, Environmental Protection Expenditure Accounts (EPEA) – Statistics Explained.
Istat
Istat database - https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories--> Conti nazionali --> Conti ambientali --> Spese per la protezione dell'ambiente
Nazionale
2016-2022
Spesa per la protezione dell’ambiente (€)
La metodologia di elaborazione dell'indicatore è conforme al quadro metodologico dei Conti della spesa per la protezione dell'ambiente (Environmental Protection Expenditure Accounts - EPEA) definiti dal Sistema dei Conti Economico-Ambientali delle Nazioni Unite (SEEA), dal Sistema europeo dei conti (SEC 2010) e dal Regolamento (UE) 2024/3024, come modificato dal Regolamento (UE) 2025/1131, che introduce la nuova classificazione Classification of Environmental Purposes (CEP) in sostituzione della precedente classificazione CEPA. Per la compilazione dei conti si fa inoltre riferimento alla documentazione metodologica di Eurostat e agli aggiornamenti resi disponibili nell'ambito dei conti economici ambientali.
A partire dai dati riferiti all'anno 2016, il conto è classificato secondo la nuova Classification of Environmental Purposes (CEP). Nell'ambito dell'indicatore sono considerate le finalità di protezione dell'ambiente, articolate nelle seguenti classi: protezione dell'aria e del clima; gestione delle acque reflue; gestione dei rifiuti; protezione del suolo e delle acque superficiali e sotterranee; rumore e radiazioni; protezione della biodiversità, degli ecosistemi e del paesaggio; ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente; altre attività di protezione dell'ambiente.
Le serie storiche 2016-2023 sono state ricostruite dall'Istat secondo la nuova classificazione CEP, garantendo la coerenza metodologica con i conti nazionali e con i Conti economici ambientali europei.
Nel 2023, il livello della spesa dell'economia italiana per la protezione dell'ambiente si attesta a 52,9 miliardi di euro, pari al 2,5% del Prodotto interno lordo (Tabella 1), sostanzialmente in linea con la media europea (2%).
Nel periodo 2016-2023 la spesa dell'economia italiana per la protezione dell'ambiente è aumentata del 35% in valore corrente. Tuttavia, rapportata al PIL, l'incidenza della spesa cresce solo di 0,2 punti percentuali, evidenziando un andamento sostanzialmente stabile dell'impegno economico destinato alla protezione dell'ambiente nel periodo considerato (Tabella 1).
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Titolo
Tabella 1: Spesa nazionale per la protezione dell'ambiente per settore istituzionale e per CEP, e rapporto rispetto al Pil Fonte
Istat Note
Isp: istituzioni sociali private senza scopo di lucro al servizio delle famiglie |
Nel 2023, la maggior parte della spesa nazionale per la protezione dell’ambiente è destinata alla gestione dei rifiuti e alla gestione delle acque reflue, che rappresentano rispettivamente il 46% e il 26% del totale (Figura 1). Queste due voci costituiscono i principali ambiti di intervento, a testimonianza del ruolo centrale della gestione sostenibile delle risorse e dei servizi ambientali di base. Le restanti spese si distribuiscono tra altre finalità ambientali, tra cui la protezione e il risanamento del suolo e delle acque, la tutela della biodiversità e del paesaggio, la protezione dell’aria e del clima, la riduzione del rumore e delle radiazioni, nonché le attività di ricerca e sviluppo e altre iniziative di supporto. Sebbene meno rilevanti in termini quantitativi, queste aree riflettono un impegno crescente verso una gestione più integrata e preventiva dei problemi ambientali (Tabella 1 e Figura 1).
Dal punto di vista dei soggetti che sostengono la spesa, nel 2023 le imprese (Società) coprono oltre la metà del totale (55%), seguite dalle Amministrazioni pubbliche e dalle Istituzioni sociali private senza scopo di lucro (26%) e infine dalle Famiglie, con una quota pari al 19%. La distribuzione delle spese tra i diversi settori istituzionali è rimasta pressoché stabile nel periodo 2016–2023, indicando una continuità nei ruoli e nelle responsabilità degli attori economici nella tutela dell’ambiente (Tabella 1). Nel complesso, i dati confermano un impegno costante e diffuso nel finanziare attività di protezione ambientale, in linea con le tendenze osservate a livello europeo.