Antonio Caputo
L'indicatore dell'intensità energetica esprime il rapporto tra il consumo di energia (sia esso lordo o finale) e il Prodotto Interno Lordo (PIL) espresso a prezzi di mercato a valori concatenati. Questo parametro rappresenta una misura fondamentale dell'efficienza energetica di un intero sistema economico, indicando quanta energia viene consumata per generare un'unità di ricchezza. L'analisi della serie storica italiana tra il 1995 e il 2024 rivela un progressivo e strutturale disaccoppiamento tra crescita economica e consumi energetici. A fronte di oscillazioni congiunturali, il sistema produttivo e civile italiano ha registrato un netto efficientamento, riducendo sensibilmente la quantità di energia necessaria per produrre la ricchezza nazionale, guidato soprattutto dalla trasformazione tecnologica dei settori industriale e civile.
Il confronto interno all’Unione Europea mette in evidenza che l’intensità energetica primaria e finale dell’Italia è più bassa della media europea per effetto della storica carenza di fonti primarie di energia (che ha favorito la creazione di comportamenti e infrastrutture parsimoniose nell’uso dell’energia e una struttura produttiva non eccessivamente energivora), della forte fiscalità (che ha aumentato il costo delle fonti energetiche all’utenza finale oltre i valori degli altri paesi), del più basso reddito pro capite, del clima relativamente mite. Secondo una graduatoria crescente dei valori di intensità energetica lorda l’Italia si colloca al 7° posto tra i paesi dell’Unione Europa.
L'indicatore misura l'efficienza energetica dei sistemi economici, cioè la quantità di energia necessaria per unità di PIL prodotto. In particolare, l'intensità energetica lorda è definita dal rapporto tra il consumo interno lordo di energia e il PIL, mentre l'intensità energetica finale è definita dal rapporto tra il consumo finale di energia e il PIL.
Valutare la relazione esistente tra l'andamento dei consumi energetici e la crescita economica, al fine di aumentare l'efficienza del consumo energetico.
Con la Decisione n. 1386/2013/UE, l'Unione Europea ha definito il VII programma generale di azione in materia ambientale, le cui linee guida hanno orientato le politiche comunitarie fino al 2020. A proseguimento di tale impegno, il 6 aprile 2022 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno formalmente approvato la Decisione (UE) 2022/591, che istituisce l'VIII programma di azione per l'ambiente (PAA) in vigore fino al 31 dicembre 2030. Questo nuovo quadro strategico mira ad accelerare la transizione verde, stabilendo sei obiettivi tematici prioritari per il clima e la biodiversità, supportati da un monitoraggio annuale e da una revisione intermedia per valutarne l'avanzamento. Ciononostante, per l'indicatore in esame, non sono applicabili obiettivi o target quantitativi specifici derivanti da tale programmazione.
ENEA, Rapporto Energia e Ambiente, anni vari
MASE, EUROSTAT (Ufficio Statistico delle Comunità Europee)
EUROSTAT, https://ec.europa.eu/eurostat/data/database
MASE, Bilancio Energetico Nazionale, anni vari, https://sisen.mase.gov.it/dgsaie/
Nazionale
1995-2024
L’indicatore è costituito da più parametri: • il rapporto tra il consumo interno lordo dell'energia e il prodotto interno lordo (PIL) ai prezzi di mercato a valori concatenati 2020 per un determinato anno civile. • il rapporto tra il consumo finale e PIL ai prezzi di mercato a valori concatenati 2020, mentre l’intensità settoriale è data dal rapporto tra consumi finali in tep e valore aggiunto a valori concatenati 2020.
L’intensità energetica finale nel 2024, pari a 55,5 tep consumati per milione di € (tep/M€), è cresciuta dello 0,65% rispetto al 2023. I vari settori hanno intensità molto diverse (Tabella 1). L’industria estrattiva e manifatturiera e l’agricoltura hanno i valori più elevati: 77,2tep/M€ e 87,4tep/M€, rispettivamente. Tra i settori con intensità energetica più bassa si citano il settore edilizio (7,2 tep/M€) e i servizi (13,4 tep/M€).
A fronte di una considerevole variabilità annuale, su un periodo di lungo termine si osserva un andamento decrescente dell’intensità energetica finale, dovuta a una diminuzione di energia impiegata per unità di PIL prodotto. Complessivamente l’intensità energetica finale nel periodo 1995-2024 si è ridotta del 20% (Tabella 1). Nello stesso intervallo temporale i settori dell’edilizia e dei servizi fanno registrare un sensibile incremento dell’intensità energetica, rispettivamente 218% e 22%. D’altro canto, gli altri settori, soprattutto l’industria, contribuiscono alla diminuzione dell’intensità. L'intensità energetica dell'industria estrattiva e manifatturiera è scesa del 37%, mentre quelle del settore trasporti e agricoltura e pesca sono diminuite entrambe del 14%.
| Allegati |
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Titolo
Tabella 1: Intensità energetiche finali settoriali e totali in Italia Fonte
Elaborazione ISPRA su dati MASE, Eurostat |
Titolo
Tabella 2: Intensità energetica lorda del PIL ai prezzi di mercato a valori concatenati Fonte
Elaborazione ISPRA su dati MASE, Eurostat |
Titolo
Tabella 3: Intensità energetica finale del PIL ai prezzi di mercato a valori concatenati Fonte
Elaborazione ISPRA su dati MASE, Eurostat |
Le ragioni alla base di questa profonda contrazione dell'intensità energetica italiana risiedono in fattori sia strutturali che tecnologici. La netta diminuzione dell'intensità nell'industria riflette la progressiva delocalizzazione o chiusura delle attività manifatturiere pesanti e a basso valore aggiunto in favore di comparti industriali ad alta tecnologia, dove la produzione di ricchezza economica richiede un minor input fisico di energia. A questo si aggiunge l'adozione diffusa di sistemi di gestione energetica e di motori elettrici industriali ad alta efficienza. La parabola del settore civile, che cala vistosamente dopo il 2010, trova spiegazione nelle severe normative europee e nazionali sull'efficienza energetica degli edifici, nell'introduzione di generosi incentivi fiscali per le ristrutturazioni termiche e nella sostituzione di vecchi impianti di riscaldamento con moderne pompe di calore. Per quanto riguarda il divario tra intensità lorda e intensità finale, il restringimento della forbice è legato alla profonda trasformazione del parco di generazione elettrica nazionale: la progressiva chiusura delle centrali termoelettriche tradizionali a carbone e olio combustibile, caratterizzate da forti perdite termiche, e la loro sostituzione con centrali a ciclo combinato a gas e soprattutto con impianti eolici e fotovoltaici ha drasticamente aumentato l'efficienza di conversione del sistema energetico, riducendo l'energia lorda necessaria a parità di consumi finali. Infine, la flessione registrata negli ultimi anni della serie risente anche delle dinamiche dei prezzi energetici post-2022, che hanno spinto imprese e cittadini a ottimizzare i consumi e a tagliare gli sprechi pur di preservare il valore economico aggiunto.
Il confronto interno all’Unione Europea evidenzia che sia l’intensità energetica lorda sia l'intensità energetica finale dell’Italia resta più bassa della media europea per effetto della storica carenza di fonti primarie di energia (che ha favorito la creazione di comportamenti e infrastrutture parsimoniose nell’uso dell’energia e una struttura produttiva non eccessivamente energivora), della forte fiscalità (che ha aumentato il costo delle fonti energetiche all’utenza finale ben oltre i valori tipici negli altri paesi), del più basso reddito pro capite e del clima relativamente mite.