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AFFINITA' TERMICA MEDIA DELLE CATTURE DELLA PESCA COMMERCIALE

Data aggiornamento scheda:

Il riscaldamento degli oceani sta determinando uno spostamento geografico e batimetrico delle specie marine più sensibili alla temperatura. Nelle zone temperate, come il Mediterraneo, questo fenomeno si traduce in un’espansione verso Nord delle specie ad affinità calda. Cambia quindi la composizione delle comunità marine e, di conseguenza, delle catture della pesca. Questo fenomeno è descritto da un indicatore noto nella letteratura scientifica come “Mean Temperature of the Catch (MTC)”, che rappresenta l’affinità termica media delle catture della pesca commerciale. Nel Mar Adriatico (Divisione FAO 37.2.1), l’affinità termica media delle catture delle flotte italiane è aumentata da 19,2 °C (media 1987-1996) a 20 °C (media 2013-2023), con una crescita annua significativa di 0,03 °C; nel Mar Ionio – Mediterraneo centrale (Divisione FAO 37.2.2) è aumentata da 20,3 a 22,2 °C, con un aumento annuo significativo di 0,07 °C; nel Mar di Sardegna – Mediterraneo occidentale (Divisione FAO 37.1.3) da 20,5 a 22,5 °C, con un aumento annuo significativo di 0,07 °C.

AZIENDE IN ACQUACOLTURA E PRODUZIONI

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore stima la dimensione dell’acquacoltura nazionale, come numero di impianti attivi, produzioni e trend di crescita con riferimento agli obiettivi programmati nel Piano Strategico Acquacoltura 2021-2027 e il Programma Operativo del Fondo Europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura FEAMPA 2021-2027. La produzione italiana d’acquacoltura censita per il 2023 è di 129.746 tonnellate, il 61% sono molluschi, il 39% sono pesci. La crostaceicoltura si conferma un settore minoritario, con una produzione di sole 5,4 tonnellate. Le specie esotiche contribuiscono al 45% della produzione nazionale.

Nel 2023 il Veneto si conferma la prima regione in Italia per numero di impianti (23%), mentre l’Emilia-Romagna è la prima regione per volumi di produzione (25%). Cinque regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Puglia) ospitano il 68% degli impianti di acquacoltura. Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia si confermano i principali poli produttivi e, insieme a Marche e Toscana, coprono il 68% della produzione nazionale. Nella maggior parte delle regioni costiere prevale l’utilizzo della risorsa idrica salmastra/salata, con impianti localizzati in ambienti di transizione, costieri e marini.

BILANCIO DI AZOTO E FOSFORO DA IMPIANTI DI ACQUACOLTURA IN AMBIENTE MARINO

Data aggiornamento scheda:

L'indicatore fornisce una stima dell'apporto e della sottrazione di azoto e fosforo, operata rispettivamente dai pesci e dai mitili nell'ambiente marino costiero in cui si svolgono le attività d’acquacoltura. Il bilancio tra l’immissione di nutrienti da parte dei pesci allevati e la sottrazione da parte dei molluschi consente di stimare, a livello regionale, il contributo quantitativo netto dell'acquacoltura nei processi trofici lungo le coste italiane. A livello nazionale, rispetto al biennio 2021-2022, nel 2023, si evidenzia la riduzione dell'apporto di azoto e fosforo, ma anche una diminuzione della sottrazione di tali nutrienti dovuta al decremento sia della produzione di pesci marini sia di mitili allevati. A livello regionale, in Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise e Marche la sottrazione di azoto e fosforo operata dai mitili, è maggiore della immissione di nutrienti da parte dei pesci, per la presenza di numerosi impianti di mitilicoltura e l’assenza di attività di piscicoltura intensiva.

STOCK ITTICI IN SOVRASFRUTTAMENTO

Data aggiornamento scheda:

Nel periodo considerato (2007-2023) si osserva un miglioramento dello stato degli stock ittici valutati: la quota di stock nazionali sovrasfruttati dalla pesca si riduce raggiungendo il minimo (44,4%) nel 2023. La mortalità da pesca, pur rimanendo critica in diversi casi, mostra una tendenza in calo negli ultimi anni, avvicinandosi progressivamente a livelli compatibili con uno sfruttamento sostenibile delle risorse nel lungo periodo in condizioni ambientali medie.

L’indicatore, costruito sulle valutazioni analitiche degli stock validate a livello internazionale, riflette la dinamica complessiva dello stato di sfruttamento degli stock oggetto di pesca commerciale, mettendo in evidenza il progressivo miglioramento delle risorse sottoposte a prelievo. L’indicatore è inoltre associato alla copertura percentuale degli sbarchi per i quali sono disponibili valutazioni di stock assessment, con analisi condotte a livello nazionale e di sottoregione secondo la ripartizione geografica stabilita dalla Direttiva Quadro Strategia Marina.

TASSO DI SFRUTTAMENTO DA PESCA DELLE RISORSE ITTICHE NAZIONALI

Data aggiornamento scheda:

Nel periodo considerato (2007-2023) il tasso medio di sfruttamento degli stock ittici, espresso come media dei rapporti tra la mortalità da pesca corrente e quella associata al Massimo Rendimento Sostenibile (Fcurr/FMSY), risulta generalmente superiore alla soglia di sostenibilità.

L’indicatore, stimato a partire dalle valutazioni analitiche degli stock validate a livello internazionale, descrive l’andamento complessivo della pressione di pesca esercitata sugli stock oggetto di sfruttamento commerciale.

Nel confronto della serie temporale, il 2023 rappresenta l’unico anno in cui il valore di Fcurr/FMSY scende al di sotto della soglia 1 (0,99), confermando il trend di progressiva riduzione osservato negli ultimi anni per questo indicatore.

PIANIFICAZIONE SPAZIO MARITTIMO: ZONE E SITI MARINI PER ACQUACOLTURA

Data aggiornamento scheda:

L’indicatore riporta a scala nazionale la superficie e il numero delle aree in concessione demaniale marittima per uso acquacoltura e delle Zone Allocate per l’Acquacoltura (AZA). Le AZA sono dichiarate dall’autorità competente come “aree prioritariamente assegnate per l’acquacoltura”, ovvero aree nelle quali non vi sono interferenze con altri utilizzatori e dove le condizioni ambientali sono tali da garantire la sostenibilità delle produzioni e la minimizzazione degli impatti ambientali.

In Europa, la ricerca di nuove zone marine da destinare all’acquacoltura è tra i principali obiettivi degli Orientamenti strategici per un'acquacoltura dell'UE più sostenibile e competitiva per il periodo 2021–2030 (COM/2021/236), dei Piani Strategici Acquacoltura nazionali 2014–2020 e 2021–2027 e dei rispettivi Programmi Operativi FEAMP e FEAMPA, di cui ai Regolamenti 508/2014/UE e 1139/2021/UE.

Il processo di identificazione delle AZA è anche parte del Quadro per la PSM della Direttiva 2014/89/UE, recepita in Italia con D.Lgs. 201/2016, che promuove la crescita sostenibile delle economie marittime con un approccio coordinato, integrato e transfrontaliero nell’ambito dei Piani di Gestione dello spazio marittimo. Tali processi di pianificazione per l’acquacoltura assumono inoltre particolare rilevanza anche in relazione alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, necessarie per mitigare gli impatti sul settore a medio e lungo termine.

Lo spazio marittimo sotto la giurisdizione italiana, compreso tra la linea di costa e il limite delle 12 miglia nautiche, è pari a una superficie di circa 14 milioni di ettari. Di questo spazio solo 20.250 ha è occupato da concessioni demaniali per uso acquacoltura, di cui circa il 96% (19.445 ha) per la molluschicoltura e solo il 3,9 % (805 ha) per la piscicoltura marina. Ad aprile 2024, le AZA sono state istituite in Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, per una estensione complessiva di circa 29.633 ha. Lo spazio già occupato da attività di molluschicoltura all’interno delle AZA è di 8.739 ha per la molluschicoltura e di 665 ha per la piscicoltura.