CONCENTRAZIONE DI BARIO E IPA TOTALI NEI SEDIMENTI MARINI CIRCOSTANTI LE PIATTAFORME OFFSHORE
Data aggiornamento scheda:
Nei mari italiani sono presenti 138 piattaforme offshore; 42 di esse, perlopiù situate nel Mare Adriatico centrale e settentrionale e destinate all'estrazione di gas naturale, sono interessate da un piano di monitoraggio ambientale. Tra le sostanze chimiche monitorate vi sono il bario e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Il bario è un metallo impiegato nei fluidi di perforazione e può essere presente nelle acque di produzione che vengono periodicamente scaricate in mare dalle piattaforme; gli IPA, invece, sono sostanze chimiche la cui presenza in mare, oltre che per fattori naturali, è legata allo svolgimento di attività antropiche. Le concentrazioni di bario e di IPA totali nei sedimenti superficiali circostanti le piattaforme possono essere considerati degli indicatori ambientali della pressione derivante dallo sfruttamento di giacimenti di gas in ambito marino offshore. I dati disponibili per il periodo 2008-2025 mostrano nel complesso una riduzione delle concentrazioni medie di entrambi i contaminanti rispetto ai primi anni della serie, con valori generalmente più elevati in prossimità delle piattaforme. Per il bario, nel periodo 2008-2014 la percentuale di campioni con concentrazione superiore al valore di riferimento di base è superiore al 50% nella maggior parte delle combinazioni anno-distanza; dal 2015 al 2025 i superamenti si riducono e risultano generalmente prossimi o inferiori al 60%. Per gli IPA totali, nel periodo 2009-2017 i superamenti del livello soglia raggiungono in alcuni anni valori compresi tra circa il 15 e il 17% nelle stazioni a 25 m; nel periodo 2018-2025 risultano generalmente contenuti, con un valore dell'8,3% a 25 m nel 2025 e valori nulli alle altre distanze nello stesso anno.
SCARICHI A MARE DI ACQUE DI PRODUZIONE DA PIATTAFORME OFFSHORE
Data aggiornamento scheda:
Le “acque di produzione” o “acque di strato” sono uno dei principali reflui generati dallo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi in ambiente marino offshore e sono potenzialmente in grado di produrre effetti perturbativi sugli ecosistemi. Lo scarico in mare di tali reflui necessita di un’autorizzazione subordinata alla valutazione degli esiti di un monitoraggio annuale dell’ambiente circostante la piattaforma.
Tra il 2016 e il 2026 il numero di piattaforme sottoposte a valutazione ambientale ha mostrato oscillazioni coerenti con la variabilità delle istanze di autorizzazione presentate, con un lieve calo nell'ultimo anno. Il numero di piattaforme autorizzate ogni anno è diminuito dal 2017 al 2021, è risalito fino al 2023, si è ridotto a 2 nel 2025 ed è tornato a crescere nel 2026 (7 piattaforme). Un andamento analogo caratterizza il quantitativo annuo di acque di produzione autorizzato allo scarico, pari a 503.686 m³ nel 2026.
DELTA TERMICO E CLORO ATTIVO NELLE ACQUE DI PROCESSO DEI TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE OFFSHORE
Data aggiornamento scheda:
I terminali di rigassificazione trasformano il gas naturale liquefatto (GNL) trasportato via mare in gas naturale (GN) che viene poi immesso nella rete di distribuzione nazionale. Nel caso dei terminali situati in ambiente marino, l’acqua marina può essere impiegata nel processo di rigassificazione in quanto cede calore al gas liquefatto per riportarlo nella fase gassosa. L’acqua utilizzata viene, successivamente, reimmessa in mare dopo aver subito una riduzione di temperatura (delta termico negativo) e dopo essere stata trattata con cloro quale agente antivegetativo. Il principale impatto sull’ambiente che può verificarsi in fase di attività dei rigassificatori a mare è correlato, pertanto, allo scarico di queste acque di scambio termico, fredde e clorate.
In Italia, i primi terminali offshore a essere entrati in esercizio e per i quali si dispone di serie storiche di dati sulle acque di processo utili alla valutazione della pressione ambientale esercitata da queste strutture sono i rigassificatori posti al largo di Porto Viro e di Livorno.
Per entrambi i terminali, nel periodo 2014-2025, l’andamento del delta termico è risultato strettamente correlato alla quantità di GN immesso nella rete, con valori assoluti maggiori e di segno negativo (circa -4°C) negli anni in cui la quantità di GN prodotto è stata maggiore, presentando comunque valori sempre entro i limiti riportati nei relativi decreti autorizzativi. Anche la quantità di cloro contenuto nelle acque di processo scaricate in mare ha mostrato una buona correlazione con la quantità di GN immesso in rete, con valori compresi nell’intervallo 10-50 tonnellate/anno per il terminale di Porto Viro, a fronte di un quantitativo di GN immesso in rete compreso tra i 4 e i 9 miliardi di standard metri cubi (Smc), e compresi nell’intervallo 0,5-2,5 tonnellate/anno per il terminale di Livorno, a fronte di un quantitativo di GN immesso in rete compreso tra 1 e i 4 miliardi di Smc; in entrambi i casi, il rilascio di cloro nell’acqua di processo scaricata in mare è sempre stato conforme ai limiti imposti dalla normativa vigente e dalle autorizzazioni all’esercizio.