Cristina Frizza
L’indicatore quantifica l'impatto ambientale dei consumi italiani tramite 16 indicatori basati sul ciclo di vita (LCA). Nel periodo 2010-2024, l'indice dell'impronta di consumo nazionale ha registrato una riduzione dell'8% (scendendo da 100 a 92), a fronte di un aumento del 6% della media UE-27. Tuttavia, analizzando il trend per abitante, il punteggio unico dell'Italia, pur essendo calato da circa 0,98 pt a 0,91 pt, si mantiene costantemente superiore alla media europea (passata da 0,82 pt a 0,85 pt), evidenziando una pressione ambientale pro capite ancora elevata rispetto al contesto comunitario. L'obiettivo è monitorare il disaccoppiamento tra consumi e impatti per rientrare nei limiti planetari.
L’indicatore misura la pressione ambientale associata ai consumi finali nazionali lungo l’intero ciclo di vita dei beni e servizi consumati, includendo gli impatti incorporati nelle importazioni e quelli generati all’estero per soddisfare la domanda interna. L’indicatore copre cinque principali aree di consumo: elettrodomestici, alimentari, prodotti per la casa, abitazioni e trasporti. I risultati sono espressi attraverso un punteggio aggregato che sintetizza 16 categorie di impatto ambientale, tra cui cambiamento climatico, uso delle risorse fossili, uso di minerali e metalli, uso delle risorse idriche, uso del suolo, acidificazione, eutrofizzazione ed emissioni di particolato con effetti sulla salute umana. L’indicatore consente inoltre di valutare la sostenibilità dei modelli di consumo rispetto ai Planetary Boundaries (confini planetari), ovvero le soglie biofisiche individuate dalla comunità scientifica che definiscono lo spazio operativo sicuro entro il quale le attività umane possono svilupparsi senza compromettere la stabilità, la resilienza e la capacità di autoregolazione del sistema Terra. Il confronto con tali soglie permette di verificare se le pressioni ambientali associate ai consumi risultino compatibili con gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo. si senza compromettere la capacità del sistema Terra di autoregolarsi.
Misurare la pressione ambientale associata ai modelli di consumo nazionali, permettendo di: monitorare la sostenibilità dei consumi; valutare gli impatti indiretti delle importazioni; supportare le strategie di economia circolare; integrare la dimensione ambientale nelle politiche di produzione e consumo sostenibili.
Piano d'azione per l'economia circolare (COM/2020/98).
Strategia Farm to Fork.
Strategia UE Biodiversità 2030.
Commissione Europea (2023), Monitoring framework for the circular economy; JRC, Consumption Footprint Platform
EC - Joint Research Center (JRC)
Eurostat
Nazionale
2010-2024
Il Consumption Footprint sviluppato dall’European Commission – Joint Research Centre (JRC) è un indicatore composito basato su metodologie di Life Cycle Assessment (LCA), finalizzato a stimare gli impatti ambientali associati ai consumi finali. L’indicatore considera l’intero ciclo di vita dei beni e servizi consumati, includendo produzione, trasporto, utilizzo e fine vita, indipendentemente dal luogo in cui gli impatti si generano. Il modello è costruito a partire da circa 160 prodotti rappresentativi suddivisi in cinque macro-domini di consumo: alimentazione, mobilità, abitazione, beni per la casa ed elettrodomestici. I dati sui consumi derivano principalmente da statistiche Eurostat e sono combinati con banche dati ambientali e coefficienti LCA. Gli impatti vengono calcolati per diverse categorie ambientali, tra cui cambiamento climatico, uso delle risorse, acidificazione ed eutrofizzazione. Successivamente le categorie sono normalizzate e pesate secondo la metodologia europea Environmental Footprint, ottenendo un indicatore sintetico espresso in “Points” (Pt). Il Consumption Footprint consente quindi una valutazione “consumption-based” delle pressioni ambientali, includendo anche gli impatti incorporati nelle importazioni.
Ulteriori informazioni sulla metodologia sono consultabili nel documento” Consumption Footprint: methodological overview – A life cycle assessment-based model to assess environmental impacts of consumption” disponibile al seguente link https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC132734
La valutazione dello stato non può definirsi positiva in quanto l'impronta di consumo dell'Italia determina una pressione ambientale che supera i limiti di sicurezza planetari (3,42 planetary boundaries) (Tabella 2). Nel 2024, l'impatto pro capite italiano è di 0,91 punti, valore superiore alla media europea (0,85). Tale eccedenza rispetto alla capacità di autoregolazione degli ecosistemi e rispetto al contesto comunitario definisce una situazione ambientale critica.
Il trend è valutato come "positivo" poiché l'andamento dei consumi nazionali va nella direzione auspicabile di una riduzione delle pressioni ambientali. Tra il 2010 e il 2024, l'indice del Consumption Footprint per l'Italia ha registrato una diminuzione dell'8% (scendendo da base 100 a 92). Questo risultato è particolarmente significativo se confrontato con la media dell'Unione Europea, che nel medesimo arco temporale ha visto il proprio indice salire a 106 (+6%) (Tabella 1).
| Allegati |
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Titolo
Tabella 1: Consumption footprint Indce, 2010=100 Fonte
Eurostat |
Titolo
Tabella 2: Valutazione rispetto ai limiti planetari per categoria di impatto ambientale Fonte
Eurostat |
Nel periodo 2010-2024 il Consumption Footprint dell’Italia evidenzia una riduzione delle pressioni ambientali associate ai consumi finali superiore alla media europea. L’indice nazionale (2010=100) si attesta nel 2024 a 92, a fronte di un valore pari a 106 per l’UE-27, indicando un disaccoppiamento tra consumi e pressioni ambientali più marcato rispetto al contesto europeo. Nonostante il trend favorevole, il livello assoluto dell’impatto pro capite italiano permane superiore alla media UE (0,91 Pt contro 0,85 Pt nel 2024), evidenziando come il modello di consumo nazionale continui a generare pressioni ambientali rilevanti. La componente “alimentazione” rappresenta il principale contributo all’impronta complessiva, incidendo per circa il 47% del totale, mentre si osservano riduzioni significative negli impatti legati ai trasporti e alle abitazioni (Figura 2). LSi rileva, inoltre, il superamento di alcuni planetary boundaries, in particolare per l’ecotossicità delle acque dolci, il cambiamento climatico, le emissioni di particolato e l'uso di combustibili fossili cambiamento climatico, indicando che gli attuali modelli di consumo non risultano ancora pienamente compatibili con gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo (Figura 3, Tabella 2). Il Consumption Footprint costituisce pertanto un indicatore complementare utile a supportare il monitoraggio del Goal 12 dell’Agenda 2030 e delle Strategie europee per l’economia circolare.