STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE DI DIRETTIVA HABITAT 92/43/CEE

Data aggiornamento scheda
Autori

Stefania Ercole, Valeria Giacanelli, Alessandra Grignetti, Gabriele La Mesa, Daniele De Angelis

Abstract

L'indicatore illustra le tendenze e lo stato di conservazione delle oltre 340 specie italiane tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE ed è basato sui risultati degli ultimi tre report italiani ex art. 17, coordinati da ISPRA su incarico del MASE e trasmessi alla Commissione Europea nel 2013, 2019 e 2025. Vengono presentati nel dettaglio i dati dell’ultimo report (riferito al periodo 2019-2024 e consegnato nel 2025), nel quale sono state valutate le 346 specie di interesse comunitario presenti sul nostro territorio e nei nostri mari (226 specie animali e 120 specie vegetali), realizzando 344 mappe di distribuzione e 580 schede di reporting (una per ciascuna specie in ogni regione biogeografica di presenza). 

I risultati mostrano che nel 2025 il 29% delle specie è in stato di conservazione (SC) inadeguato e il 20% è in SC cattivo, ovvero si trova in condizioni preoccupanti e a rischio di estinzione. La fauna terrestre e delle acque dolci è il gruppo con la maggior percentuale di specie in SC cattivo (22%), seguita dalla flora terrestre (16%) e dalle specie marine (11%). 

Confrontando i risultati del V Report con i precedenti (III Report-2013, IV Report-2019) per la maggior parte delle specie non emergono miglioramenti dello SC, anche se si è registrato un aumento di conoscenza per le specie marine. Le percentuali di cambiamento dello SC delle specie tra IV e V Report mostrano un 74% delle valutazioni in cui lo SC della specie rimane invariato, un 10% in cui lo SC migliora, un 11% di valutazioni in cui lo SC peggiora e un rimanente 5% in cui le valutazioni nei due report non sono confrontabili. 

I dati presentati confermano l’urgenza di attuare le azioni previste dal Regolamento UE 2024/1991 per il Ripristino della Natura e dalle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030, i cui target prevedono che almeno il 30% di specie e habitat in SC sfavorevole migliori il suo stato entro il 2030 o mostri almeno un trend di miglioramento. 

Descrizione

L'indicatore illustra lo stato di conservazione e le tendenze delle specie animali e vegetali di interesse comunitario incluse negli allegati II, IV e V della Direttiva Habitat 92/43/CEE, presenti nel nostro paese e nei mari. L’indicatore è basato sul reporting ex art. 17 che impone agli Stati membri, ogni 6 anni, la redazione di un report nazionale che fornisca le mappe di distribuzione aggiornate delle specie e dati e informazioni di dettaglio in formato standardizzato, utili a valutare lo stato di conservazione e i trend nel periodo di riferimento per ciascuna specie in ogni regione biogeografica. L’indicatore mostra i risultati dell’ultimo report consegnato dall’Italia e fornisce opportuni confronti con i risultati dei report precedenti.

Scopo

Valutare il livello di attuazione e successo della Direttiva Habitat, mostrando lo stato di conservazione delle specie italiane e le sue variazioni nel tempo, misurando i progressi verso i target delle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità.

Rilevanza
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione della stessa.
È semplice, facile da interpretare.
È sensibile ai cambiamenti che si verificano nell'ambiente e/o nelle attività umane
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente e delle risposte della società.
Fornisce una base per confronti internazionali.
It has a threshold or reference value against which it can be compared.
Solidità
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
Presenta affidabilità e attendibilità dei metodi di misurazione e raccolta dei dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Misurabilità (dati)
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Principali riferimenti normativi e obiettivi

La Direttiva Habitat è uno dei principali pilastri della politica comunitaria per la conservazione della natura, recepita in Italia nel 1997 con il Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 (G.U. 23 ottobre 1997, n. 248, S.O.). Scopo della Direttiva è "salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato" (art 2). Per il raggiungimento di questo obiettivo stabilisce misure per assicurare il mantenimento, o il ripristino, in uno Stato di Conservazione Favorevole (SCF) degli habitat e delle specie elencati nei suoi allegati. La Direttiva impone la sorveglianza (articolo 11) di specie e habitat da attuare attraverso il monitoraggio, e l'elaborazione di rapporti nazionali sull'attuazione delle sue disposizioni (articolo 17). 

Le Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030 contengono impegni specifici collegati allo SC delle specie e degli habitat di interesse comunitario, in particolare chiedono che non si verifichi un deterioramento dello SC e che almeno il 30 % delle specie/habitat con SC sfavorevole raggiunga entro il 2030 uno SC favorevole, o che almeno mostri un trend di miglioramento. 

Il Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura del Parlamento europeo e del Consiglio del 24/6/2024, entrato in vigore il 18/8/2024, crea un quadro giuridico comune per il ripristino di ecosistemi, habitat e specie degradati su tutto il territorio terrestre e nei mari dell'UE, basandosi sulla legislazione UE esistente ed integrandola. Il Regolamento mira a garantire il recupero a lungo termine della biodiversità attraverso il ripristino degli ecosistemi degradati, contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'UE in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e neutralità del degrado del suolo, contribuire al rispetto degli impegni internazionali. L'obiettivo generale a livello di UE è quello di mettere in atto misure di ripristino su almeno il 20% della terra e su almeno il 20% delle aree marine europee entro il 2030, e su tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. 

A seguito dell'adozione del Regolamento, tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, inclusa l'Italia, sono chiamati a elaborare un proprio Piano Nazionale di Ripristino (PNR) per illustrare come il Paese intende raggiungere gli obiettivi stabiliti dal regolamento. Gli Stati devono anche monitorare i progressi compiuti e riferire sull’efficacia degli interventi di ripristino sulla base di indicatori di biodiversità a livello dell'UE.

DPSIR
Stato
Tipologia indicatore
Descrittivo (A)
Efficacia delle politiche (D)
Riferimenti bibliografici

Ercole S., Angelini P., Carnevali L., Casella L., Giacanelli V., Grignetti A., La Mesa G., Nardelli R., Serra L., Stoch F., Tunesi L., Genovesi P. (ed.), 2021. Rapporti Direttive Natura (2013-2018). Sintesi dello stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario e delle azioni di contrasto alle specie esotiche di rilevanza unionale in Italia. ISPRA, Serie Rapporti 349/2021. 

Ercole S., Giacanelli V., Bacchetta G., Fenu G., Genovesi P. (Eds.), 2016. Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE) in Italia: specie vegetali. ISPRA, Serie Manuali e linee guida, 140/2016. 

La Mesa G., Paglialonga A., Tunesi L., 2019. Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE e Direttiva 09/147/CE) in Italia: ambiente marino. ISPRA, Serie Manuali e linee guida, 190/2019. 

Stoch F., Genovesi P. (Eds.), 2016. Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE) in Italia: specie animali. ISPRA, Serie Manuali e linee guida, 141/2016.

https://reportingdirettivahabitat.isprambiente.it/downloads

https://www.mase.gov.it/portale/il-ripristino-della-natura

Limitazioni

Le limitazioni sono dovute alla disomogeneità del livello di conoscenza nelle regioni italiane, alla scarsità di piani di monitoraggio ad hoc di lungo periodo, alla necessità di ricorrere al supporto di dati raccolti per altre finalità e al giudizio esperto nelle valutazioni. A queste limitazioni si aggiunge la difficoltà di dover fornire dati su parametri di difficile interpretazione e quantificazione (come quelle richieste per i “Valori favorevoli di riferimento”).

Ulteriori azioni

Implementazione del coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, messa a regime di piani di monitoraggio ad hoc, armonizzazione delle metodologie di campo e miglioramento della qualità dei dati raccolti.

Fonte dei dati
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Frequenza di rilevazione dei dati
Sessennale
Accessibilità dei dati di base

Dati III, IV, V Report Italiano ex art 17 consultabili e scaricabili dal sito ISPRA https://reportingdirettivahabitat.isprambiente.it/

Dati completi V Report (Italia e Stati membri) scaricabili dal sito Reportnet EU https://reportnet.europa.eu/public/dataflow/1525

Copertura spaziale

Nazionale

Copertura temporale

2007-2012, 2013-2018, 2019-2024

Core SET
SDGs Indicators
EEA - Set of Indicators
SDG goals
Goal 15: Vita sulla Terra
Descrizione della metodologia di elaborazione

Ai sensi dell'articolo 17 della Direttiva Habitat ciascuno Stato membro deve fornire ogni 6 anni un report contenente la valutazione a livello biogeografico nazionale dello stato di conservazione (SC) di tutte le specie di interesse comunitario presenti nel proprio territorio. In Italia i dati devono essere raccolti da regioni e province autonome e il report è elaborato da ISPRA su mandato del Ministero dell’Ambiente. Nel report va fornita la mappa di distribuzione aggiornata delle specie e i dati standardizzati utili a valutare lo stato di conservazione e il trend nel periodo di riferimento per ciascuna specie in ogni regione biogeografica. In Italia ci sono 4 regioni biogeografiche: alpina (ALP), continentale (CON), mediterranea (MED), marina mediterranea (MMED). Lo SC complessivo (overall conservation status) è il risultato sintetico del reporting e si ricava tramite un processo di valutazione realizzato usando i dati di quattro parametri: range, popolazione, habitat per la specie e prospettive future. Le categorie di SC sono: favorevole (FV), sfavorevole-inadeguato (U1), sfavorevole-cattivo (U2), sconosciuto (XX). 

Il trend (overall trend) viene valutato sulla base dell’andamento dei parametri relativi al range, alla popolazione e all’habitat per la specie nei diversi periodi di reporting; le categorie di trend sono: in incremento, stabile, in decremento, sconosciuto. Per le specie con presenza marginale in una certa regione biogeografica non è richiesta la compilazione della scheda di reporting.

Il reporting prevede una metodologia standardizzata che permette di effettuare confronti tra cicli successivi, individuando anche peggioramenti dello SC, miglioramenti (da U1 a FV, da U2 a U1/FV) o condizioni di stabilità quando non sono occorse variazioni. I cambiamenti dello SC tra un ciclo di reporting e l’altro, però, non sempre sono dovuti a un reale miglioramento/peggioramento dello status poiché le motivazioni di cambiamento previste dal sistema di reporting, che vanno inserite nelle schede unitamente alla valutazione dello SC, sono numerose, e in particolare è possibile indicare le seguenti cause: genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons.  

Informazioni complete sulle metodologie imposte a livello europeo per il reporting sono disponibili nel portale EIONET dedicato (https://cdr.eionet.europa.eu/help/habitats_art17).

Periodicità di aggiornamento
Sessennale
Qualità dell'informazione

L’indicatore presenta una buona comparabilità nel tempo e nello spazio, essendo basato su dati standardizzati e raccolti secondo i rigidi dettami europei. 

La qualità dell’informazione è alta, i risultati dei report ex art. 17 della Direttiva Habitat, insieme a quelli ex art. 12 della Direttiva Uccelli, costituiscono infatti il set di dati prioritario su cui si basano le politiche europee di conservazione della natura, essendo standardizzati a livello europeo e prodotti a intervalli regolari di 6 anni per valutare e seguire nel tempo lo stato delle specie e degli habitat d’interesse comunitario. Tali dati vengono accorpati ed elaborati per produrre lo State of Nature (State of nature in the EU | Publications | European Environment Agency (EEA) e gli indicatori sullo stato di specie e habitat in ambito europeo (https://www.eea.europa.eu/ims/conservation-status-of-species-under). 

Stato
Scarso
Trend
Negativo
Valutazione/descrizione dello stato

Lo stato di conservazione delle 346 specie italiane di Direttiva Habitat (Tabella 1) risulta preoccupante, essendo in SC sfavorevole il 49% delle valutazioni, e in particolare il 29% ha SC inadeguato e il 20% SC cattivo, ovvero in condizioni estremamente preoccupanti e a rischio di estinzione (Figura 1). La fauna terrestre è il gruppo con la maggior percentuale di specie in SC cattivo (22%), seguita dalla flora terrestre (16%) e dalle specie marine (11%) (Figura 2). L’obiettivo fissato dalla Direttiva Habitat del raggiungimento dello SC favorevole per tutte le specie di interesse comunitario è da considerarsi molto lontano, così come i target delle Strategie Europee e Nazionale per la Biodiversità al 2030 e del Regolamento per il ripristino della Natura. 

Valutazione/descrizione del trend

La tendenza risulta negativa poiché confrontando i risultati degli ultimi tre report (2013, 2019 e 2025) non si rileva un miglioramento complessivo dello stato di conservazione delle specie, ma un aumento della percentuale di casi in SC cattivo nel tempo, sia per la flora sia per la fauna terrestre, con valori rispettivamente del 10-13-16% e 18-17-22% (Figura 3). La situazione per le specie marine ha invece subito un cambiamento considerevole con apparente miglioramento, dovuto però soprattutto a un progresso delle conoscenze, e solo in pochissimi casi al raggiungimento di una migliore condizione (SC sconosciuto passato dal 50% nel IIIR all’11% nel V, Figura 3). 

Analizzando le variazioni subite dallo SC di ciascuna specie tra IV e V Report (Figura 4) si può vedere che i 63 casi di miglioramento registrati sono controbilanciati da 68 casi di peggioramento, non realizzandosi così i progressi attesi.

Anche i dati relativi all’overall trend delle specie nel V Report (Tabella 2) rilevano una tendenza negativa: infatti dei 115 casi con SC cattivo solo 11 mostrano trend in incremento e 20 trend stabile, mentre ben 75 sono quelli con trend in decremento. Anche tra le specie con SC inadeguato i trend in decremento sono molto rappresentati (67 casi su 171).

Commenti

Dai risultati dell’ultimo report emerge che in Italia sono presenti 346 specie di Direttiva Habitat (incluse nella checklist ufficiale ex art. 17 aggiornata al 2025 e condivisa con la CE) presenti sul territorio e nei nostri mari, in particolare: 210 sono specie animali terrestri e delle acque dolci, 16 sono specie animali marine, 118 sono specie vegetali terrestri e 2 specie vegetali marine (Tabella 1).

Per produrre il V Report italiano tra il 2024 e il 2025 sono state aggiornate le conoscenze distributive e compilati i format di reporting di ciascuna specie in ogni regione biogeografica di presenza, raccogliendo ed elaborando un’enorme mole di dati tramite una vasta rete di collaborazione e due sistemi di raccolta dati on-line realizzati ad hoc da ISPRA e SINANET. Complessivamente sono state prodotte 344 mappe di distribuzione e 580 schede di reporting (Tabella 1).

Il V Report mette in luce condizioni critiche per numerose specie italiane di interesse comunitario, poiché la metà di esse è in stato non buono e in particolare lo SC è risultato cattivo nel 20% dei casi e inadeguato nel 29% (Figura 1). 

Osservando i diversi gruppi (Figura 2) si può notare che la fauna terrestre è quella con una maggior percentuale di specie in SC cattivo (22%), seguita dalla flora (16%) e dalle specie marine (11%); mentre hanno SC inadeguato il 35% della flora, il 28% della fauna e l’11% delle specie marine. 

Confrontando gli ultimi tre cicli di reporting (Figura 3) non si rilevano significativi miglioramenti dello SC delle specie dal 2013 ad oggi, unico segnale positivo è il miglioramento delle conoscenze con una generale diminuzione dei casi con SC sconosciuto, particolarmente evidente tra IV e V Report per le specie marine.

Analizzando la Figura 4, che mostra i cambiamenti intercorsi tra IV e V Report nello SC di ciascuna specie, si osserva una situazione che complessivamente non migliora poiché i miglioramenti sono controbilanciati da altrettanti peggioramenti, in particolare si registrano:

-per le piante terrestri un miglioramento dello SC in 10 casi e un peggioramento in 12, 

-per gli animali terrestri un miglioramento dello SC in 47 casi e un peggioramento in 49, 

-per le specie marine un miglioramento dello SC in 2 casi e un peggioramento in 1, mentre in 5 casi lo SC del V Report non è confrontabile con quello del IV (casi passati da SC sconosciuto a favorevole).

I dati relativi al cambiamento sono stati calcolati confrontando lo SC di ogni singola specie in ciascuna regione biogeografica di presenza nel IV Report con lo SC del V. Da tale confronto derivano le percentuali di cambiamento dello SC delle specie tra IV e V Report (Figura 5): nel 74% delle valutazioni lo SC della specie rimane invariato (SC che rimane FV/U1/U2/XX), nel 10% di valutazioni si osserva un miglioramento (SC da U2 a U1/FV, da U1 a FV) mentre nell’11% emerge un peggioramento (SC da U1 a U2, da FV a U1/U2). Il restante 5% comprende valutazioni non confrontabili tra i due report (valutazioni con SC XX nel IVR passato a FV/U1/U2 nel VR, SC da FV/U1/U2 a XX, nuove valutazioni per specie entrate nella CKL art. 17 nel VR).

La situazione relativa agli overall trend emersa nel V Report (Tabella 2) mostra che:

-i casi con SC cattivo hanno per lo più trend in decremento (75 su 115),

-i casi con SC inadeguato hanno prevalentemente trend stabile (80 su 171) o in decremento (67 su 171), 

- i casi con SC favorevole hanno trend per lo più stabili (223 su 272) e in incremento (42 su 272), 

segnalando uno stato di allerta proprio per le specie in condizioni peggiori che mostrano spesso tendenze di peggioramento, invece che far rilevare trend in miglioramento come richiesto dai target delle strategie.

Il lavoro svolto negli ultimi 15 anni permette di avere un quadro chiaro della situazione delle specie di Direttiva in Italia, con tre ripetizioni delle valutazioni del loro SC e trend realizzate secondo gli standard europei. I dati mostrano l’urgenza di attuare programmi di conservazione attiva delle specie e miglioramento o ripristino degli habitat. Tali azioni sono previste dal Regolamento sul Ripristino della Natura e perseguono il raggiungimento dei target delle Strategie Europea e Nazionale per la Biodiversità al 2030 e gli impegni internazionali in materia di ambiente, quali quelli presi nell’ambito del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework.

Dati
Allegati
Titolo

Tabella 1: Numero di specie rendicontate nel V report e relative schede di reporting e mappe di distribuzione (agg. 2025)

Fonte

 Dati V report

Titolo

Tabella 2: Numero di casi nelle diverse combinazioni di stato di conservazione e trend delle specie valutate nel V report (agg 2025)

Fonte

Elaborazioni ISPRA su dati V report

Legenda

Categorie Stato di Conservazione (SC): favorevole, inadeguato, cattivo, sconosciuto, non valutato.  Categorie Trend: incremento, stabile, decremento, sconosciuto, non valutato.  Regioni biogeografiche: Alpina (ALP), Continentale (CON), Mediterranea (MED), Marino Mediterranea (MMED).

Note

Non vengono conteggiate le specie marginali e occasionali per le quali non è richiesta la valutazione dello stato di conservazione e del trend

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Titolo

Figura 1: Stato di conservazione (SC) delle 346 specie italiane di Direttiva valutate nel V report ex art. 17 (agg. 2025)

Fonte

Elaborazione ISPRA sui dati V report

Note

Per ciascuna categoria di SC sono riportati il numero di valutazioni e il valore percentuale calcolato sul numero totale di valutazioni (schede di reporting compilate per ogni specie in ciascuna regione biogeografica di presenza)

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Titolo

Figura 2: Stato di conservazione (SC) dei diversi gruppi di specie nel V report (agg. 2025)

Fonte

Elaborazione ISPRA sui dati V report

Note

Valori percentuali calcolati sul numero di valutazioni (schede di reporting compilate per ogni specie in ciascuna regione biogeografica di presenza)

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Titolo

Figura 3: Stato di conservazione delle specie italiane di Direttiva Habitat: confronto tra gli ultimi tre report

Fonte

Elaborazione ISPRA sui dati dei tre ultimi report italiani ex art 17

Note

III report, consegna 2013, periodo 2007-2012; IV report, consegna 2019, periodo 2013-2018 e V report, consegna 2025, periodo 2019-2024.

Valori percentuali calcolati sul numero di valutazioni (schede di reporting compilate per ogni specie in ciascuna regione biogeografica di presenza). Non vengono conteggiate le specie con presenza occasionale.

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Titolo

Figura 4: Variazioni dello stato di conservazione (SC) tra IV report (2019) e V report (2025) ex art 17, mostrato come numero di valutazioni, complessivamente per tutte le specie e separatamente per i tre principali gruppi. I motivi del cambiamento sono specificati nelle schede di reporting (vedi note per dettagli).

Fonte

Elaborazione ISPRA su dati IV e V report 

Legenda

SC migliorato: SC passato da U2 a U1/FV o da U1 a FV

SC invariato: SC rimasto stabile, sono compresi valutazioni che rimangono in SC FV/U1/U2/XX

SC peggiorato: SC passato da U1 a U2  o da FV a U1/U2

SC non confrontabile: SC passato da XX a FV/U1/U2, SC da FV/U1/U2 a XX, specie entrate nella CKL nel V report (nuove valutazioni)

Note

I cambiamenti dello SC non  corrispondono sempre a cambiamenti genuini dovuti a reali miglioramenti/peggioramenti nel periodo di reporting. Il sistema di reporting prevede infatti diverse motivazioni di cambiamento che possono essere riportate nelle schede unitamente alla valutazione dello SC:  genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons. 

Non sono comprese le specie con presenza marginale in una regione biogeografica, né le specie eliminate dalla CKL nel V report. Le variazioni dell'overall trend non vengono considerate in questa elaborazione.

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Titolo

Figura 5: Percentuale di variazione dello stato di conservazione (SC) tra IV report (2019) e V report (2025) ex art 17 per le specie. I motivi del cambiamento sono specificati nelle schede di reporting (vedi note per dettagli)

Fonte

Elaborazione ISPRA su dati IV e V report 

Legenda

SC migliorato: SC passato da U2 a U1/FV o da U1 a FV

SC invariato: SC rimasto stabile, sono compresi valutazioni che rimangono in SC FV/U1/U2/XX

SC peggiorato: SC passato da U1 a U2  o da FV a U1/U2

SC non confrontabile: SC passato da XX a FV/U1/U2, SC da FV/U1/U2 a XX, specie entrate nella CKL nel V report (nuove valutazioni)

Note

I cambiamenti dello SC non  corrispondono sempre a cambiamenti genuini dovuti a reali miglioramenti/peggioramenti nel periodo di reporting. Il sistema di reporting prevede infatti diverse motivazioni di cambiamento che possono essere riportate nelle schede unitamente alla valutazione dello SC: genuine change, improved knowledge/more accurate data, use of different method (including taxonomical change or use of different thresholds), nature of change is unknown, other reasons. 

Nel grafico non sono comprese le specie con presenza marginale in una regione biogeografica, né le specie eliminate dalla CKL nel V report. Le variazioni dell'overall trend non vengono considerate in questa elaborazione.

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Titolo

Abstract