SORGENTI CONTROLLATE E PERCENTUALE DI QUESTE PER CUI SI È RISCONTRATO ALMENO UN SUPERAMENTO DEI LIMITI

Data aggiornamento scheda
Autori

Gabriele Bellabarba, Francesca Sacchetti

Abstract

Il rumore prodotto dai trasporti, dalle industrie e da altre attività antropiche costituisce uno dei principali problemi ambientali e può provocare diversi disturbi alla popolazione. Per il contenimento dell'inquinamento acustico e quindi la regolamentazione delle sorgenti di rumore, la normativa nazionale sul rumore (LQ 447/95 e decreti attuativi) ha definito, per le diverse tipologie di sorgenti, i valori limite, distinti in limiti per l'ambiente esterno (assoluti di immissione e di emissione), in relazione a quanto disposto dalla classificazione acustica del territorio comunale, e in limiti all'interno degli ambienti abitativi (limiti differenziali di immissione). L'indicatore descrive l'attività di controllo con misurazioni del rispetto dei valori limite vigenti, in ambiente esterno e/o all'interno degli ambienti abitativi, effettuata dalle ARPA/APPA, con distinzione fra le diverse tipologie di sorgenti (attività produttive, attività di servizio e/o commerciali, cantieri e manifestazioni temporanee, infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e portuali). Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2024, le attività di servizio e/o commerciali (60,6% sul totale delle sorgenti controllate), seguite dalle attività produttive (25,5%). Tra le infrastrutture di trasporto, che rappresentano l'8,4% delle sorgenti controllate, le strade sono quelle più controllate (5,8%).

Descrizione

L'indicatore evidenzia quali sorgenti di rumore risultano maggiormente controllate da parte delle ARPA/APPA e in che misura presentano situazioni di non conformità, attraverso la definizione della percentuale di sorgenti controllate per le quali è stato riscontrato almeno un superamento dei valori limite fissati dalla normativa.

Scopo

Valutare in termini qualitativi e quantitativi l'inquinamento acustico prodotto dalle diverse tipologie di sorgenti di rumore.

Rilevanza
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione della stessa.
È semplice, facile da interpretare.
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente e delle risposte della società.
Solidità
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato sul piano tecnico e scientifico.
Presenta affidabilità e attendibilità dei metodi di misurazione e raccolta dei dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Misurabilità (dati)
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Principali riferimenti normativi e obiettivi

Nella Tabella C del DPCM 14/11/97 sono individuati i valori limite assoluti di immissione, in funzione delle sei classi acustiche del territorio (I - VI) e dei periodi di riferimento della giornata, diurno (06:00 - 22:00) e notturno (22:00 - 06:00). I valori limite assoluti di immissione sono definiti come i livelli massimi di rumore che possono essere immessi dall'insieme delle sorgenti nell'ambiente esterno, misurati in prossimità dei ricettori. I valori limite di emissione, riferiti invece alle singole sorgenti sonore, sono strutturati in modo del tutto simile a quelli di immissione, ma sono inferiori di 5 dBA. Nel decreto vengono altresì fissati i valori limite differenziali di immissione, che si applicano all'interno degli ambienti abitativi; il criterio differenziale impone nel periodo diurno il rispetto della differenza di 5 dBA tra il rumore ambientale (rumore con presenza della specifica sorgente disturbante) e il rumore residuo (rumore in assenza della specifica sorgente disturbante), differenza che si riduce a 3 dBA durante il periodo notturno; tale criterio non si applica nelle aree di classe VI e alla rumorosità prodotta dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime, da attività o comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali, da servizi e impianti fissi dell'edificio adibiti a uso comune, limitatamente al disturbo prodotto all'interno dello stesso. Nei comuni in cui non è stato approvato un Piano di classificazione acustica valgono, in via transitoria, i limiti individuati dal DPCM 1 marzo 1991. Per le infrastrutture di trasporto i valori limite di immissione all’interno delle fasce di pertinenza delle infrastrutture stesse sono fissati con specifici decreti attuativi, mentre all'esterno delle fasce di pertinenza le infrastrutture di trasporto concorrono al raggiungimento dei valori limite assoluti di immissione di cui alla Tabella C del DPCM 14/11/1997, definiti sul territorio dai comuni nei propri Piani di classificazione acustica. Ad oggi sono stati emanati i seguenti decreti: DM 31/10/97 per il rumore aeroportuale, DPR 18/11/98 n. 459 per il rumore ferroviario e DPR 30/03/2004 n. 142 per il rumore stradale; mentre non è stato ancora emanato il decreto che individua limiti per le infrastrutture portuali (in assenza dei quali valgono i limiti previsti dalla classificazione acustica del territorio).

DPSIR
Stato
Tipologia indicatore
Descrittivo (A)
Riferimenti bibliografici

-

Limitazioni

I dati raccolti sono relativi unicamente alle attività di controllo effettuate dalle ARPA/APPA attraverso misurazioni fonometriche.

Ulteriori azioni

-

Fonte dei dati

ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)

Frequenza di rilevazione dei dati
Annuale
Accessibilità dei dati di base

I dati utilizzati per l'elaborazione dell'indicatore sono presenti nella banca dati Osservatorio Rumore, popolata dai referenti delle ARPA/APPA e consultabile, anche dal pubblico, sul sito https://agentifisici.isprambiente.it/osservatoriorumore_public/home.php

Copertura spaziale

Nazionale, Regionale (19/20)

Copertura temporale

2000-2003; 2006-2024

Descrizione della metodologia di elaborazione

L'indicatore evidenzia la ripartizione percentuale delle sorgenti oggetto di controllo nelle diverse tipologie (attività/infrastrutture) e la percentuale di sorgenti per cui è stato riscontrato un superamento dei limiti normativi, valutata come rapporto del numero di sorgenti controllate per cui si è evidenziato un superamento sul totale delle sorgenti controllate, distinta per tipologia di sorgente. L’indicatore riporta anche il numero di sorgenti controllate su 100.000 abitanti.

Periodicità di aggiornamento
Annuale
Qualità dell'informazione

L'indicatore è rilevante nel descrivere lo stato dell'ambiente relativamente alla tematica inquinamento acustico. L'attendibilità e l'accuratezza dell'informazione sono buone in quanto la fonte dei dati è affidabile; i dati sono raccolti mediante metodologia omogenea sull'intero territorio nazionale e sono validati, permettendo comparabilità nello spazio e nel tempo. L'indicatore presenta una buona copertura spaziale, in quanto sono raccolti ed elaborati i dati di tutte le regioni/province autonome (per il 2024 non sono disponibili i dati relativi alla regione Sardegna), e una buona copertura temporale, in quanto la serie storica risulta continua dal 2006.

Stato
Medio
Trend
Stabile
Valutazione/descrizione dello stato

Dai dati disponibili, nel 2024 sono state controllate da parte delle ARPA/APPA 1.535 sorgenti di rumore (Tabella 1), di cui 1.443 controllate a seguito di esposto; nel 45,1% delle sorgenti controllate è stato rilevato almeno un superamento dei limiti normativi, che evidenzia come l'inquinamento acustico sia un problema ambientale non trascurabile (Figura 4). 
Analizzando l'incidenza sul territorio nazionale (Figura 3), si evince che sono state controllate 2,6 sorgenti su 100.000 abitanti; su 1,2 sorgenti controllate (ogni 100.000 abitanti) è stato riscontrato almeno un superamento dei limiti normativi, incidenza inferiore rispetto a quella riscontrata nel 2023 (1,6 sorgenti controllate con superamento ogni 100.000 abitanti). 
 

Valutazione/descrizione del trend

Nel 2024, la percentuale delle sorgenti per le quali è stato rilevato almeno un superamento dei limiti normativi è ancora significativa (45,1%), inferiore a quella riscontrata nel 2023 (-8,8 punti percentuali rispetto al 2023), ma comparabile con quella del 2022 (45,4%). 

L'incidenza sul territorio delle sorgenti controllate su 100.000 abitanti nel 2024, pari a 2,6, è inferiore a quella del 2023 (3,0), ma in linea con quella rilevata nel 2022 e nel 2021 (2,6) 
 

Commenti

Anche nel 2024 le attività di servizio e/o commerciali, in linea con quanto riscontrato negli anni passati, sono le sorgenti maggiormente controllate, pari al 60,6%, seguite dalle attività produttive (25,5%). Tra le infrastrutture di trasporto, che rappresentano l'8,4% delle sorgenti controllate, le strade, come negli anni passati, sono le  infrastrutture più controllate (5,8% sul totale) (Figura 1). 

L'attività di controllo viene eseguita principalmente a seguito di segnalazione/esposto da parte dei cittadini, rappresentando nel 2024 globalmente il 94% delle sorgenti controllate (1.443). Le attività di servizio e/o commerciali sono anche le sorgenti per le quali si rileva la più elevata percentuale di superamenti dei limiti normativi, pari al 53,4%, seguite dalle infrastrutture stradali (36 %) e dalle attività produttive (35,3%); superamenti significativi si riscontrano altresì per le infrastrutture stradali (29,4%) e per le attività temporanee (24,7%). (Tabella 2 - Figura 2).

Nel 2024 si segnala un'incidenza sul territorio nazionale di 2,6 sorgenti controllate su 100.000 abitanti e per 1,2 sorgenti controllate (ogni 100.000 abitanti) è stato riscontrato almeno un superamento dei limiti normativi. Le Regioni in cui l'incidenza delle sorgenti controllate risulta superiore al dato medio nazionale sono: Valle d'Aosta (7,3), Umbria (5,8), Emilia-Romagna (5,6), Calabria (3,8), Piemonte (3,5), Provincia di Trento (3,3), Lazio (3,2) e Lombardia (2,9); mentre quelle con valori significativamente inferiori sono Puglia (0,3), Campania (1,1), Marche (1,4) e Abruzzo (1,8) (Figura 3). 

Non sono pervenuti i dati relativi alla regione Sardegna.

Dati
Allegati
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Titolo

Figura 1: Percentuale di sorgenti controllate (2024)

Fonte

Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA

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Figura 2: Percentuale di superamenti dei valori limite (2024)

Fonte

Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA

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Figura 3: Incidenza delle sorgenti controllate e delle sorgenti controllate con superamenti su 100.000 abitanti (2024)

Fonte

Fonte: Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA

 
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Titolo

Figura 4: Andamento delle sorgenti controllate e di quelle con superamenti

Fonte

Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA

Titolo

Tabella 1: Numero di sorgenti controllate per regione/provincia autonoma

Fonte

Fonte: Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA

Titolo

Tabella 2: Percentuale di sorgenti controllate per le quali si è riscontrato un superamento dei limiti (2024)

Fonte

Fonte: Elaborazione ISPRA su dati ARPA/APPA