Gaia Bazzi, Matteo Fontanella (LIPU), Simona Imperio, Federica Luoni (LIPU), Roberta Righini (LIPU)
Gli uccelli delle aree agricole rappresentano efficaci indicatori della qualità ambientale grazie alla loro sensibilità ai cambiamenti degli habitat e alla possibilità di monitorarne le popolazioni con metodologie standardizzate su vasta scala. Per tali caratteristiche, il Farmland Bird Index è adottato dalla Commissione europea come indicatore di contesto della Politica Agricola Comune per valutare lo stato della biodiversità negli agroecosistemi e l’efficacia delle misure di conservazione e gestione del territorio rurale.
L’indicatore nazionale, calcolato sulla base dell’andamento di 28 specie tipiche degli ambienti agricoli nel periodo 2000-2025, evidenzia un complessivo declino del 33,49%, con il 71% delle specie considerate in diminuzione. Anche l’indicatore relativo alle specie tipiche delle praterie montane (FBIpm), calcolato sul trend di 13 specie, mostra una riduzione del 29,90%, con il 46% delle specie in declino. Dai risultati emerge un persistente deterioramento della biodiversità associata agli ambienti agricoli italiani e la necessità di rafforzare le misure di conservazione previste dalle strategie nazionali ed europee per la biodiversità.
Il Farmland Bird Index (FBI) fornisce una valutazione sintetica dello stato di salute degli ecosistemi agricoli attraverso l’andamento delle popolazioni di uccelli comuni associati agli ambienti rurali. è basato sui dati raccolti nell’ambito del Programma nazionale di monitoraggio degli uccelli comuni nidificanti, avviato nel 2000 e successivamente integrato nel progetto Farmland Bird Index promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). Dal 2009 il calcolo dell’indicatore è realizzato dalla Lipu nell’ambito del medesimo progetto.
ll Farmland Bird Index (FBI) è costruito utilizzando le tendenze di popolazione di 28 specie di uccelli associate agli ambienti agricoli, mentre il Farmland Bird Index delle praterie montane (FBIpm) considera 13 specie degli ambienti aperti di montagna.
Oltre a questi indicatori di livello nazionale vengono elaborati anche indicatori riferiti a sei zone ornitologiche (zona alpina, rilievi prealpini e appenninici, sistemi collinari, pianure alluvionali, rilievi mediterranei, steppe mediterranee), ciascuna con specie indicatrici rappresentative delle rispettive peculiarità ecologiche; ciò al fine di evidenziare le dinamiche delle popolazioni di uccelli in contesti ambientali omogenei. L’analisi a scala ambientale consente di integrare l’informazione fornita dagli indicatori nazionali, evidenziando differenze geografiche e criticità locali che potrebbero non emergere dall’andamento complessivo osservato a livello nazionale.
Valutare lo stato di salute degli ecosistemi agricoli italiani monitorando le tendenze della popolazione degli uccelli comuni associati agli ambienti agricoli e alle praterie montane, fornendo un indicatore sintetico dello stato della biodiversità e dell’efficacia delle politiche agroambientali.
La Commissione Europea ha confermato il Farmland Bird Index come indicatore di contesto C36 - Indice dell'avifauna presente nelle zone agricole, nella programmazione PAC 2023-2027 (già C35 nelle programmazioni precedenti), nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), al fine di monitorare l’efficacia delle azioni intraprese e la salute di tali habitat.
Il principale riferimento normativo per la PAC 2023-2027 è il Regolamento (UE) 2021/2115 del Parlamento europeo e del Consiglio (2 dicembre 2021), che reca le norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere. L'indicatore risponde direttamente all'Obiettivo Specifico 6 (SO6) elencato nell’Art. 7, ovvero "Contribuire ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare gli habitat e i paesaggi".
- Blondel, J., Ferry, C., & Frochot, B. (1981)[SI1] . Point counts with unlimited distance. Studies in avian biology, 6(1), 87.
- Donald, P. F., Green, R. E., & Heath, M. F. (2001). Agricultural intensification and the collapse of Europe’s farmland bird populations. Proceedings of the Royal Society of London. Series B: Biological Sciences, 268(1462), 25-29.
- Fornasari, L., de Carli, E., Brambilla, S., Buvoli, L., Maritan, E. & Mingozzi, T. (2002). Distribuzione dell’Avifauna nidificante in Italia: primo bollettino del progetto di Monitoraggio MITO2000. Avocetta, 26, 59–115.
- Gregory, R.D. & van Strien, A. (2010). Wild bird indicators: using composite population trends of birds as measures of environmental health. Ornithol Sci, 9, 3–22.
- Gregory, R. D., van Strien, A., Vorisek, P., Gmelig Meyling, A. W., Noble, D. G., Foppen, R. P., & Gibbons, D. W. (2005). Developing indicators for European birds. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 360(1454), 269-288.
- Londi, G., Tellini Florenzano, G., Campedelli, T. & Fornasari, L. (2010). An ornithological zonation of Italy. In: Bermejo, A. (Ed.), Bird Numbers 2010 "Monitoring, indicators and targets". Book of abtsracts of the 18th Conference of the European Bird Census Council, EBCC-SEO Birdlife, Madrid, pp.77.
- Pe'er, G., Zinngrebe, Y., Moreira, F., Sirami, C., Schindler, S., Müller, R., Bontzorlos V., Clough D., Bezák P., Bonn A., Hansjürgens B., Lomba A., Möckel S., Passoni G., C. Schleyer, J. Schmidt & Lakner, S. (2019). A greener path for the EU Common Agricultural Policy. Science, 365(6452), 449-451.
- Pannekoek, J. & van Strien, A.J. (2005). TRIM 3 Manual (TRends and Indices for Monitoring data). Statistics Netherlands, Voorburg.
- Rete Nazionale della PAC & LIPU (2025). Farmland Bird Index nazionale e andamenti di popolazione delle specie in Italia nel periodo 2000-2025. Report Periodici, anche a scala regionale Consultabili su https://www.reterurale.it/farmlandbirdindex
- Rete Nazionale della PAC & LIPU (2025). Uccelli comuni delle zone agricole in Italia - Aggiornamento degli andamenti di popolazione e del Farmland Bird Index per la Rete Nazionale della PAC.
- Soldaat, L. L., Pannekoek, J., Verweij, R. J., van Turnhout, C. A., & van Strien, A. J. (2017). A Monte Carlo method to account for sampling error in multi-species indicators. Ecological Indicators, 81, 340-347.
- Van Strien, A. J. & Pannekoek, J. (1998). A pilot study on Euromonitoring. Bird Census News. 11, 46- 49.
- Van Strien, A. J., Soldaat, L. L. & Gregory, R. D. (2012). Desirable mathematical properties of indicators for biodiversity change. Ecological Indicators. 14, 202-208.
- Voříšek, P., Klvaňová, A., Wotton, S., & Gregory, R. D. (2008). A best practice guide for wild bird monitoring schemes. Czech Society for Ornithology/Royal Society for the Protection of Birds, Prague.
[SI1]Togliere il grassetto a tutti gli autori
Una possibile limitazione del monitoraggio è rappresentata dall’effettuare una sola visita annuale per ciascuna stazione di campionamento. Tale approccio potrebbe non consentire di intercettare in modo ottimale l’intero periodo di attività riproduttiva di tutte le specie considerate, in particolare di quelle caratterizzate da fenologie più precoci o più tardive. Tuttavia, il mantenimento di un periodo di rilevamento e di protocolli di campionamento costanti nel tempo garantisce la confrontabilità degli indici tra anni successivi e la robustezza delle analisi dei trend a lungo termine.
L’incremento dello sforzo di campionamento annuale profuso sul territorio potrebbe essere ottenuto tramite l’integrazione del piano di monitoraggio nazionale con progetti di monitoraggio regionali e locali.
Lipu/RetePac/Mito2000.
I dati sono stati elaborati nell’ambito del progetto Farmland Bird Index, finanziato dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste mediante il programma Rete Pac 2025/2027, FEASR - Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.
I dati raccolti nell'ambito del progetto Farmland Bird Index sono di proprietà del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF). La Lipu ne cura la gestione e l'estrazione previa autorizzazione ministeriale.
Per richiedere i dati è necessario inviare una richiesta formale all’indirizzo mail farmlandbird@lipu.it
Nazionale
2000 - 2025
La tecnica di rilevamento adottata è quella dei punti di ascolto senza limiti di distanza (Blondel et al., 1981), con sessioni di osservazione della durata di 10 minuti per ciascun punto (Fornasari et al., 2002). I censimenti vengono effettuati durante il periodo riproduttivo, prevalentemente tra maggio e giugno, e nelle aree alpine fino ai primi giorni di luglio e prevedono un’unica ripetizione all’interno della stagione. Per ciascun punto di ascolto vengono annotate su specifiche schede di campo le specie osservate o udite e il numero di individui contattati entro e oltre 100 m di distanza. I dati raccolti sono archiviati in un database centralizzato e sottoposti annualmente a procedure standardizzate di controllo e validazione.
Gli andamenti temporali delle popolazioni vengono elaborati mediante il software TRIM (TRends and Indices for Monitoring data), progettato specificamente per l'analisi dei dati di conteggio derivanti dal monitoraggio delle popolazioni selvatiche e raccomandato dall'European Bird Census Council (EBCC) per l’analisi delle serie temporali derivanti da programmi di monitoraggio faunistico. Per ciascuna specie vengono stimati gli indici annuali di abbondanza e le relative tendenze di popolazione. L’FBI e l’FBIpm sono successivamente calcolati come media geometrica degli indici delle rispettive specie target, assumendo come anno base il 2000 (indice = 100).
Nel 2025 l’FBI assume un valore pari a 66,51 e l’FBIpm un valore pari a 70,10, considerando 100 il valore di riferimento dell'anno 2000 (Figura n.1). I valori osservati indicano che l'abbondanza complessiva delle specie considerate è attualmente inferiore di circa un terzo rispetto all'inizio della serie storica.
Il quadro risulta particolarmente critico per gli uccelli degli ambienti agricoli, poiché oltre il 70% delle 28 specie che compongono l'indicatore presenta popolazioni in declino o, seppur oggi stabili, ancora caratterizzate da abbondanze inferiori a quelli storicamente osservate (Figura n.2). Lo stato dell'indicatore evidenzia pertanto condizioni sfavorevoli per la biodiversità associata agli agroecosistemi italiani.
Per quanti riguarda gli indicatori FBI delle sei zone ornitologiche (zona alpina, rilievi prealpini e appenninici, sistemi collinari, pianure alluvionali, rilievi mediterranei, steppe mediterranee), i dati del 2025 evidenziano un declino dei trend in tutte le zone ornitologiche ad eccezione di quella alpina il cui trend viene statisticamente classificato come stabile (Figura n. 3).
In modo analogo, per la zona ornitologica delle Alpi e in quella dei rilievi prealpini e appenninici, vengono analizzati gli andamenti delle specie legate alle praterie montane (FBIpm). Per il 2025, entrambi gli indici risultano avere un andamento statisticamente in declino (Figura n.4).
L'analisi della serie temporale 2000-2025 evidenzia una diminuzione progressiva e persistente degli indicatori. Nel periodo considerato l’FBI ha registrato una riduzione complessiva del 33,49%, mentre l’FBIpm è diminuito del 29,90% (Figura n.1).
La tendenza di lungo periodo viene classificata secondo un metodo standard definito a scala europea dall’EBCC (European Bird Census Council). L’attribuzione ad una delle categorie di trend identificate (incremento forte, incremento moderato, stabile, declino moderato e declino forte) tiene conto sia della variazione media annua che del suo intervallo di confidenza. Per maggiori informazioni si rimanda a Rete Nazionale della PAC & LIPU (2025).
L'andamento negativo interessa gran parte del territorio nazionale. Gli indicatori FBI elaborati per le sei zone ornitologiche mostrano infatti un declino in tutte le aree considerate, ad eccezione della zona alpina, per la quale l’andamento del trend viene definito stabile (Figura n.3). Le diminuzioni più marcate si osservano nelle pianure alluvionali, dove il declino supera il 50% rispetto ai valori iniziali, confermando l’urgente necessità di interventi di ripristino ambientale. L'assenza di segnali di recupero nel lungo periodo conferma una tendenza negativa della biodiversità degli ambienti agricoli italiani. Particolarmente allarmante è anche il trend negativo delle zone mediterranee, dove oltre alle modifiche nelle pratiche agricole incidono anche in maniera marcata gli impatti dei cambiamenti climatici e della trasformazione dell'uso del suolo.
La preoccupazione per le zone dei rilievi prealpini e appenninici viene confermata anche dall’analisi dell’indicatore FBIpm che per questa zona ornitologica ha ormai perso circa il 60% del suo valore al 2000 (Figura n.4).
| Allegati |
|---|
Gli uccelli rappresentano uno dei gruppi faunistici maggiormente sensibili alle trasformazioni degli ambienti agricoli, nonché uno dei taxa più studiati e costituiscono pertanto un efficace indicatore dello stato di conservazione degli agroecosistemi. Le variazioni delle loro popolazioni riflettono gli effetti combinati di molteplici pressioni ambientali, tra cui l'intensificazione delle pratiche agricole, la semplificazione del mosaico paesaggistico, la riduzione degli elementi marginali e seminaturali (siepi, alberi isolati, prati permanenti, margini erbosi e incolti), l'abbandono delle pratiche tradizionali nelle aree marginali e gli effetti dei cambiamenti climatici.
Il declino osservato nel Farmland Bird Index indica che tali pressioni continuano a determinare una progressiva perdita di qualità ecologica degli ambienti agricoli italiani. Particolarmente rilevante risulta la situazione delle aree agricole di pianura, dove la forte semplificazione degli habitat e l'elevata intensità delle pratiche produttive hanno probabilmente contribuito alle diminuzioni marcate osservate nelle popolazioni di molte specie.
L'andamento negativo dell'indicatore è coerente con quanto rilevato in numerosi Paesi europei e conferma come la conservazione della biodiversità degli agroecosistemi rappresenti una delle principali sfide per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Politica Agricola Comune e dalla Strategia europea per la biodiversità al 2030.